Milano, Italia, continua e finisce la notte tra 11 e 12 Maggio 2020 A.D., 0 A.A. (Anno Anubi, il Dio Cane, bau bau)

Sta arrivando l’alba e mi trovo tutto sudato dietro la maschera, gli occhi che bruciano e tutte le pillole e le capsule e le polveri e i liquidi che fanno effetto e Nuke che ha finito la sua lezione pratica sul livello di acidità fatidica del corpo umano e ripete il concetto una seconda volta.

Perché la seconda acidità fatidica è sempre la migliore.

Del resto, è palindromo (non ve ne eravate accorti, eh?).

L’alba ci ha sorpreso coi primi raggi che trafiggono le grate di quel seminterrato e la luce spruzza di viola il grigio del cemento.

Ci dobbiamo occupare del Sindaco Viscidus, che è rimasto lì col mento appoggiato al petto durante tutte le operazioni di compostaggio dell’altro nobile membro della Catena di Comando.

La situazione è complicata: da una parte è eticamente corretto continuare l’interrogatorio, dall’altra l’arroganza del soggetto lascia poco spazio ad una possibilità di salvezza.

Siamo stanchi.

Il giardinaggio è un’attività davvero faticosa, si suda tantissimo e la maschera e tutta l’attrezzatura è pesante, ma le erbacce devono essere estirpate e i rami secchi devono essere tagliati, altrimenti finisce che casca tutto e la natura da sola è troppo violenta e caotica e noi siamo solo piccoli esseri umani.

C’è bisogno di un po’ di design, di progettazione, quel minimo di regole, magari diverse da giardino a giardino, giusto per rendere il mondo più aderente alle prescrizioni dell’anubismo.

Per questo Nuke voleva infilare 100 kg di calzini arcobaleno nel culo del sindaco e dargli fuoco, ma non abbiamo trovato nessuno che alle prime luci dell’alba consegnasse a domicilio 100 kg di calzini arcobaleno e penso che questa sia una grave carenza alla quale la società dovrà porre rimedio in futuro.

Quindi abbiamo deciso di continuare l’interrogatorio.

Per inciso: sia chiaro, gli anubisti sono tutto tranne che omofobi.

Anzi.

Cito direttamente dalle Sacre Scritture: “Se ci si sforza di immaginare un Dio unico immutabile onnipotente, non è difficile immaginare cosa stracazzo può fottergliene degli umani: Nulla.

E quel nulla è ancora infinitamente di meno di quanto noi ci possa interessare alla depressione di un’ameba. Infatti ad Anubi interessa normare la nostra vita sessuale quanto a noi interessa “normare” la vita sessuale delle amebe. Forse ci è mai venuta voglia di chiamare un’ameba in cima a un sassolino e dargli dei comandamenti? No. Eppure i capi delle varie superstizioni si affannano a dire cosa dio vieta cosa dio permette. Se ti tocchi fai peccato, se hai voglia di farti uno del tuo sesso fai peccato: hai mai conosciuto un umano interessato a cosa cazzo fa un’ameba quando si arrapa? Non ci prendiamo per il fondoschiena. Anubi è l’unico vero Dio Cane, infatti se ne sbatte radicalmente le palle di cosa cazzo fanno gli umani con il pistolino e la fighetta, ha altro da fare! Ne deriva che l’Anubista osservante va a letto con chi gli pare, quando gli pare e come gli pare. Può anche decidere di andare a letto con un criceto purché lo stesso sia consenziente.”

Però all’Anubista in generale da molto fastidio la propaganda politica e da ancora più fastidio che un politico faccia campagna elettorale sulle preferenze sessuali altrui e questo diventa ancora più grave quando nessuno glielo ha chiesto e quando non sposi una coppia di donne finché non finiscono in tivvù o cose del genere, quindi il Giardiniere, che è un Anubista radicale, finisce per reagire negativamente nei confronti di chi sfrutta certi simboli.

E può essere che ti infili i simboli nel culo e gli dia fuoco. È una reazione giusta e comprensibile.

Quindi resto un po’ pensieroso su questa assenza di calzini e sulla necessità o meno di un giusto processo oppure se invece è meglio passare direttamente al compostaggio e penso che davvero mi piacerebbe andare in Giappone, che è un sogno della mia vita e che in questo momento avrei dovuto essere lì se non fosse successo tutto questo casino e invece sono qui in un seminterrato a sognare di ascoltare la Vanoni sotto una pioggia di petali di ciliegio a Kyoto.

Dico a Nuke:

– Secondo te il Giappone può accogliere una mia domanda di asilo politico?

– Dopo che hai fatto a fette alcuni politici con una katana sicuramente sì. Non resisterebbero. C’est coulturel. Ma deve essere una katana da guerra, una wakizashi, e devi urlare “kiai” con uno sguardo sinistro negli occhi mentre li affetti. Ti vorrebbero bene, davvero, tranne forse i politici giapponesi, che inspiegabilmente si sentirebbero a disagio in tua presenza. Nel dubbio affetta, drugo. Tritarne uno per educarne cento. Confucio.

E quando Nuke cita Confucio mi piace perché dà al mestiere del giardiniere un aplomb di nobiltà, un’eleganza d’altri tempi che in questi tempi oscuri penso sia davvero necessaria. Mi vedo da Hattori Hanzo in attesa della mia wakizashi e ho sempre voluto andare ad Okinawa e sono molto felice.

Allora cerco tutte le forze che ho e per aiutarmi mi mastico una pastiglia di amfetamina che ha sempre quel retrogusto di petrolchimico di Marghera che solo i palati più fini riescono ad apprezzare.

Quindi:

• Prendo un secchio e lo riempio di acqua gelida.

• Lo tiro in faccia al sindaco che è saldato alla sedia di metallo su sfondo di cemento con sprazzi di luce viola.

• Apre gli occhietti.

• Li spalanca.

• Guarda alla sua sinistra.

• Vede l’altra sedia metallica vuota

E capisco che sono questi i momenti in cui il lavoro del giardiniere ti dà davvero il massimo delle soddisfazioni perché vedi in quegli occhietti che tutta l’arroganza sparisce, che capiscono che non sono più i padroni del mondo o anche solo di una città e che anche se per caso dovessero sopravvivere non diranno mai più “chiudo tutto”, riferendosi a strade che non sono loro.

Bravo, giardiniere, hai fatto il tuo lavoro.

Allora mi avvicino con la maschera e tutto l’amore che ho – perché noi siamo amore e questo non bisogna mai dimenticarlo – e gli chiedo:

– ammetto che sei il miglior sindaco degli ultimi quindici anni. E forse questo rende tutto più difficile. Non che la tua missione fosse impossibile, ce l’avrebbe fatta anche il criceto consenziente che si scopa Anubi. Prima di te l’abisso. Ma diciamocelo: a ‘sto giro male male, no? Come ti è venuto in mente di lanciare il bando per la sponsorizzazione degli eventi in piena quarantena? Perché portavi cibo solo agli ultrasessantacinquenni in isolamento? Con migliaia di dipendenti comunali che prendevano lo stipendio per stare sul divano. Come cazzo ti sei permesso di additare come criminale una cinquantina di ragazzi sui Navigli che bevevano qualcosa all’aria aperta? Ma ti rendi conti di cosa cazzo avete fatto passare non tanto a me, ma ad un adolescente, che non ha potuto limonare, non ha potuto baciare chi voleva, per mesi? Mesi! Lo sai quanto dura un mese durante l’adolescenza? Cosa cazzo ti è venuto in mente, cosa hai pensato quando hai detto “chiudo tutto, chiudiamo tutto”? E quando hai vietato le bevande da asporto dopo le 19? Pensi sia roba tua? Pensi di poter aprire e chiudere le strade quando ti pare? Come puoi passare dal “baciamo i magnasorci” al “chiudiamo tutto”? Hai per caso l’albero dei soldi a Palazzo Marino? Pensi davvero che esista una vita senza una borsa?

E guardo Nuke e sono davvero tranquillo perché sento che da lì a poco Viscidus avrebbe abbassato il capo, si sarebbe scusato, ci avrebbe spiegato che era in difficoltà, che aveva troppe responsabilità e non conosceva l’anubismo e peccava di arroganza.

Sento che davvero questa volta andrà tutto bene, che lui non è come quell’altro.

E già mi vedo con Nuke a salutarlo in una strada della Milano deserta, sventolando il fazzoletto, sicuri che l’avremmo lasciato libero e avremmo reso il mondo migliore, con Mina che canta “città vuota” e tutti che ci abbracciamo e siamo felici.

Sorrido dietro la maschera e mi inginocchio guardandolo dal basso negli occhi in attesa del suo pentimento, delle parole giuste, di quell’attimo di amore.

Lo vedo spiccicare le labbra e poi richiuderle.

Capisco l’emozione, capisco che anche lui senta la tensione del momento.

Infine mi guarda con gli occhi intrisi d’odio e dice:

– come fate a lamentarvi? Cosa volete da me? Pensate che disastro se al mio posto ci fosse stato Santini

E allora resto davvero deluso.

Proprio tanto deluso.

E chiudo la bocca del sindaco con la palla e la lego stretta dietro la nuca mentre lui cerca di divincolarsi.

Ma l’amfetamina ha fatto effetto di brutto e forse questa volta non riesco a contenermi, ma di sicuro, garantito al limone, ho bisogno di musica. E accendo la radio che per fortuna Nuke ha portato dentro quel seminterrato di cemento coi riflessi viola dell’alba. L’accendo mentre tiro fuori la lama e la guardo luccicare.

Dovete sapere che Joe Egan e Jerry Rafferty erano i componenti del duo Stealers Wheel quando nell’aprile del ’74 incisero questo pezzo un po’ giovanile di spiccata influenza Dylaniana, attestandosi al quinto posto e sì, sì, immagino proprio abbiate capito che mi sto passando la lama sulla maschera mentre sta partendo “stuck in the middle with you”.

E non ce la fai a non ballare quando attacca e faccio avanti due passi e indietro tre e guardo il sindaco dritto dritto negli occhi e sorrido dietro la maschera.

Una piroetta.

Gli occhi sempre fissi sui suoi e gli sto camminando davanti con la lama in una mano e penso a Nuke che dice “nel dubbio affetta, drugo” e io di dubbi ne ho sempre tanti perché di dubbi è lastricata la strada che porta al palazzo della saggezza e allora prendo la lama e tiro un fendente in faccia al sindaco, che comincia a sanguinare.

Allora gli salto a cavalcioni sulle gambe e con molta, molta più fatica del previsto, ma aiutato dal ritmo coinvolgente della musica, gli taglio via un orecchio. Lo prendo in mano e lo avvicino alla maschera e dico:

– per te è stato bello come lo è stato per me? Pronto mi senti? Che succede?

E scoppio a ridere perché la scena è davvero simpatica, poi però mi accorgo che ho la mano sporca di sangue che è tutto appiccicaticcio e anche se la cerata è fatta apposta me la pulisco nella sua camicia.

Quindi prendo e lo lascio lì ed esco da quella stanza per scendere altre due scale nel seminterrato perché è lì che Nuke ha messo la benzina e man mano che scendo la musica non si sente più e io ne ho davvero tanto tanto bisogno, quindi prendo la tanica e corro di sopra e appena apro la porta ricomincio a ballare mentre cammino e il sindaco con la palla in bocca mi guarda e comincia a lamentarsi e a muoversi, ma è saldato alla sedia, con le gambe legate col filo spinato e immagino che muoversi sia doloroso.

Mi avvicino. Un giro in giro. Due passi avanti e tre indietro.

Poi stappo la tanica e comincio a versargli tutto, tutto il contenuto, velocemente, addosso.

Quindi gli strappo la palla dalla bocca e lui:

– no, no fermati, ti prego

– che c’è?

– ti prego, basta, basta. Ti prego.

– ti brucia un po’, ti fa un po’ male?

E insisto e lui continua a piagnucolare e io sono sempre più deluso, così inizio a trascinare gli ultimi gocci di benzina dietro di me e lui mi grida “non bruciarmi, non bruciarmi” e io “hai paura del fuoco?” e tutto intorno mi pare ovattato e la musica è sempre più lontana.

Forse è il momento di uno Xanax. Mai farselo sfuggire.

Lo tiro fuori in una mano e lo Zippo nell’altra e mentre metto la pillola in bocca passo veloce avanti e indietro la rotella dello Zippo sulla cerata e penso che forse non si accenderà, ma invece… zip! Si accende subito.

Lo butto in terra.

E allora, wow, davvero.

La luce che esplode.

Quella striscia di fuoco che arriva fino alla sedia.

E le urla che quasi si perdono tra il friggere delle fiamme.

Che spettacolo.

Mi viene in mente che il lanciafiamme si usa per bruciare le sterpaglie secche e penso che dovremo procurarcene uno.

Ci vuole proprio un altro Xanax.

Il secondo è sempre il migliore.

Del resto, è palindromo.

To be continued…