Milano, Italia, 10 Giugno 2020 A.D., 0 A.A. (Anno Anubi, iddiobaubau)

Devo dire che la gente è molto strana: tutti bravi ad inginocchiarsi contro la polizia americana, poi seppellisci due ghisa e scoppia la polemica.

Due sbirri e due misure. Sarà che la ghisa pesa.

Un grandissimo anubista diceva: “La società aveva un problema col crimine. Ha assoldato gli sbirri per attaccare il crimine. Adesso la società ha un problema con gli sbirri”. E quando qualcuno prova a risolverlo ‘sto problema tutti che gli danno addosso.

Dove finiremo di questo passo?

Finiremo che nessuno proverà più a risolvere i problemi.

Figuratevi che per me la società manco esiste. Provate a urlare “società” dalla finestra, vedrete che non vi risponderà nessuno.

Mi stavo bevendo un Engine gin con una J. Gasco e Nuke mi raccontava per l’appunto che le prime parole che ha detto sua figlia erano “sbilli di medda” e che la cosa aveva causato problemi ad un posto di blocco e io ci credo perché comunque noi anubisti siamo una minoranza perseguitata e fin da piccoli ci danno addosso e non abbiamo nemmeno un programma ministeriale di quote che ci protegga. Adesso la figlia di Nuke non la perseguita più nessuno perché riesce a smontare, pulire e rimontare una Beretta nel tempo che io impiego a soffiarmi il naso (attività vietata in luoghi pubblici al momento, pulire la Beretta no), sa uccidere un uomo con una matita appuntita ed è capace di costruire una bomba che fa saltare in aria il supermercato con 500 punti fragola di merce e un carrello della spesa.

Sempre che Nuke esista.

E tutta la sua famiglia.

Sempre che non siano solo nella mia testa.

Con questa idea che mi faceva penzolare su un piede solo in bilico sulla lama del rasoio che sta tra la realtà e il sogno, nella perenne incertezza tipica del saggio, mi sono preso una capsula di mefedrone e 2CB per vedere se riuscivo a sbilanciarmi. Al che Nuke mi guarda e penso che stia per rimproverarmi e invece mi dice:

– ho una sorpresa per te, Drugo. Un regalo. Te lo sei meritato.

E davvero questa cosa mi coglie di sorpresa perché tutto mi aspettavo tranne un regalo, perché sono solo un giardiniere in erba e ho ancora tanto da imparare, perché ‘sto gin tonic è una favola e perché, hey ragazzi, quando fa effetto il capsulone ne vedremo delle belle e non vorrei mai trovarmi nella spiacevole situazione di non riuscire a mostrare a Nuke la mia immensa gratitudine.

Ricordiamo sempre che siamo nel bel mezzo dell’epicentro dell’occhio del ciclone della pandemia totale globale letalissima, che in realtà letale non lo è più per nulla perché i dottori han fatto i miracoli, ma il resto del mondo se ne sbatte i coglioni e non li ringrazia nemmeno e continua a ululare alla peste che non c’è. Tra qualche mese orde di esperti ci diranno che tenere chiusi in casa i bambini continuando a parlare di morte e dell’arrivo dell’apocalisse non è stata una buona idea, che ha causato in loro qualche problema, che questa è la definizione stessa di trauma. Con gli adolescenti è ovviamente molto peggio. L’equilibrio psicologico di un’intera generazione è stato mandato a puttane per salvare qualcuno di due generazioni precedenti.

Bell’affare.

Sai fare di meglio, homo sapiens, molto di meglio.

Ma tutto questo pare non interessare nessuno e anzi si fa la gara allo strillo, attività adorata soprattutto dalle puttanazze, scatenate nella propaganda, perché invece che fare il loro lavoro è effettivamente molto più facile fare copia-incolla di un’agenzia di un Paese qualsiasi e metterci sopra un titolo che non c’entra un cazzo. Per loro la pandemia durerà finché non arriverà un giardiniere a spiegare il passare delle stagioni, ne sono certo.

Ah, scusate: le puttanazze sono quelli che si definiscono giornalisti. Nuke li chiama così.

Ed è proprio uno di loro che mi fanno trovare in quel seminterrato con le pareti di cemento grigio dove mi riporta Nuke sfrecciando a millemila all’ora nella notte illuminata della città deserta, con le strade spruzzate di posti di blocco ancora alla ricerca del Sindaco e del Presidente (non Governatore) della Regione e di una macchina di ghisa con ghisa inclusi.

Arrivo con la maschera addosso, tutto eccitato con il capsulone che mi frigge le sinapsi – essu eggiù e hop hop hop – e mi ritrovo nientepopodimeno che il signor Marco Tormento, direttore de Il Ratto Quotidiano, organo di stampa quasi ufficiale sia del Governo del mio disgraziato Paese che, come si può facilmente intuire dal nome, della Repubblica Popolare dei Magnasorci, che immagino finanzi il tutto con le solite valigette di contanti, come da tradizione locale.

E loro, lo vedo bene, lo hanno già sistemato a dovere: è legato sulla sedia di metallo con il filo spinato, ha il nastro adesivo americano sulla bocca, le mani ammanettate in alto in un gesto che lo rese famoso perché lui vuole sempre mandare tutti in galera e sugli occhi, per tenerli aperti, quegli aggeggi che ne L’Arancia Meccanica avevano messo ad Alex durante l’applicazione della tecnica Ludovico.

Che sì, ok, funzionano bene. Ma anche no.

Se ti sforzi alla fine con un po’ di sofferenza gli occhi ce la fai a chiuderli.

E questo non mi pare giusto.

Perché ho capito subito che Marco Tormento non era sotto interrogatorio, perché tanto le puttanazze non le puoi interrogare, essendo colpevoli per mestiere e non avendo nulla da dire a propria discolpa, lui era lì per testimoniare al mondo il duro, sporco e necessario lavoro dei giardinieri.

Quindi ho chiesto a Painlord se per cortesia, con gentilezza, non poteva rimuovere tutto quell’aggeggio che stava attorno alla testa della Puttanazza, necessario a mantenere i suoi occhi aperti, e per cortesia, gentilmente, con molta semplicità, rimuovergli chirurgicamente invece le palpebre.

Per Anubi! (Espressione che si può cantare come Alice cantava “Per Elisa” di Battiato, Pia, Alice, 1981, EMI)

Certo, sono qui che guardo il mondo da un oblò (“Luna”, Gianni Togni, mitologica CGD) e pluraleggio da un po’ e mi sono completamente dimenticato che non avete la più pallida idea del fatto che nel seminterrato scuro non siamo più solo io e Nuke, ma c’è anche un muscoloso e cattivissimo infermiere che ama chiamarsi Painlord. E come cazzo ha fatto a finire in questa situazione? Lo saprai leggendo la

Storia di Painlord

Quella mattina padovana i campi erano in fiore e quel bambino invece di giocare con gli altri tormentava gli insetti.

Poi crebbe.

E un giorno un uomo grosso e per nulla cattivo che era un artista del giardinaggio viene sul suo posto di lavoro – un luogo nel quale la società (che non esiste) chiude, solitamente con la forza e senza un processo, tutti gli Homo Sapiens che non riesce a catalogare e li chiama “matti”, perché se ammazzi un bambino servono tre gradi di giudizio, ma se sei “matto” basta un consulto medico – e gli dice:

– mi piace come hai a che fare coi “matti”, Drugo. Hai mai pensato a una carriera nel giardinaggio?

E Painlord lascia le cinghie che stava stringendo, si gira, lo fissa. Si rigira, torna a fare il suo lavoro, a stringere le cinghie ai polsi di quel povero cristo che sarebbe stato da lì a poco spalmato sul cuscino dalle sostanze stupefacenti più potenti del mondo – perché se lo fa lo Stato è tutto ok, ma se lo fai tu malemalemale, del resto la funzione fondamentale dello Stato è la negazione delle proprie regole – poi ci ripensa, molla tutto, si toglie il camice, invoca Anubi e dice:

– ma sì, in mona.

E segue Nuke fuori dal manicomio.

Quindi insomma finisce che Painlord, anche lui con la maschera da pagliaccio e con una precisione onestamente inaspettata da un infermiere, imbraccia un bisturi e mentre io e Nuke teniamo ferma la Puttanazza gli asporta le palpebre.

Non ve lo immaginate un essere umano senza palpebre. È davvero interessante. Sembra un po’ un alieno.

E Painlord si è dimostrato davvero un giardiniere in gamba perché aveva già pronto un complicatissimo sistema meccanico e idraulico per mantenere le sue cornee idratate tramite costante gocciolare ed è stato tutto davvero bellissimo perché ha usato un sistema d’irrigazione per piante in vaso. Questa sì che è professionalità.

Da parte mia ho aggiunto all’acqua qualche goccia di LSD per rendere tutto più interessante perché Lucy in the Sky with Diamonds aumenta esponenzialmente la percezione emotiva, quindi credo proprio che un testimone sarà molto più attento, recettivo e che tutto resterà impresso nella sua mente a lungo grazie alla scoperta dello zio Albert e all’assenza delle sue palpebre.

Occhei occhei lo ammetto, qualche goccina è finita anche sulla mia lingua. Ma è solo per dare quel non so che di fru fru, niente di serio, niente di pericoloso.

Il delicato piacere dell’allitterazione.

Al che mi rivolgo mani giunte ai due grossi compagni di giardinaggio per ringraziarli e ripeto che è un regalo bellissimo, che faremo giardini meravigliosi e tutti ci vorranno bene, ma Nuke mi dice:

– non è questo il regalo, Drugo. Chiudi gli occhi, arriva la sorpresa.

Allora davvero mi emoziono e mi viene quasi da piangere perché cosa può esserci di meglio per un giardiniere in erba di Marco Tormento ammanettato ad una sedia senza palpebre?

Chiudo gli occhi trepidante e faccio fatica perché l’LSD non è ancora salito, ma cazzo se pompa quel 2CB e l’amfetamina e inseguo tutte le stelline che mi fanno da galassia davanti agli occhi chiusi e penso che grande invenzione sono le palpebre e sento che parte la musica e il rap onestamente non è il mio forte, ma esistono solo due generi musicali, mi ripeto, la musica bella e quella brutta, e l’album Yesterday’s Gone di Loyle Carner è un cazzo di strafottutissimo capolavoro e lo riconosco subito anche ad occhi chiusi sotto la maschera da medico della peste e sento che Nuke manda avanti le canzoni sopra tutto un rumore di metallo strisciante finché, giro di basso epico, parte “NO CD” e Nuke mi dice:

– apri gli occhi, Drugo

E devo dire che faccio un po’ fatica ad ubbidire perché inseguire le stelline a occhi chiusi è sempre bellissimo, ma alla fine mi decido perché è il mio regalo e lo devo a Nuke e lo devo a Painlord che si sono sbattuti tanto per me e davvero appena capisco penso che la mandibola mi cada a terra scollegata dalla mascella perché davanti ai miei occhi brillantati dal 2CB, sospeso in aria con quello che sembra un gancio da macellaio infilato nel culo, con gli occhi spalancati, le mani ammanettate, il corpo percosso da uno spasmo e la bocca chiusa dal nastro adesivo c’è Peppino Inpeggio, Ministro degli Esteri.

Wow.

Wow.

Il secondo wow è sempre il migliore.

Del resto, è palindromo.

To be continued…