Questo post si basa sulla testimonianza di una persona che conosciamo molto bene [comune amico degli autori], che di recente ha osservato oltre un mese di quarantena dopo l’esito positivo di un tampone covid.

La persona in questione, che chiameremo Giovanni, G per semplificare, intende mantenere l’anonimato, per cui qualsiasi cosa che riguarda la sua reale identità è modificata, ma tutto quello che ha dichiarato, testimoni gli autori, è autentico.

Un bel giorno di febbraio, G, in seguito ad un tampone, apprende tramite telefonata dal a.s.l. di essere positivo al covid. Come diavolo mi sono contagiato, pensa subito G. Lui e sua moglie non vanno al ristorante almeno da ottobre, non frequentano bar, non lo facevano nemmeno prima del covid, frequentano una ristretta cerchia di persone, del resto molto saltuariamente sin dall’esplosione della cosiddetta seconda ondata, e comunque nessuna di queste risulta aver mai contratto il covid. Non amano gli affollamenti, escono di casa più che altro per andare al supermercato, sempre muniti di mascherina e osservando sempre le regole del distanziamento. Hanno un figlio, che ha terminato le scuole superiori, è ancora disoccupato e che da quando c’è il covid esce raramente preferendo intrattenere relazioni con gli altri attraverso i social. E allora non rimane che il posto di lavoro. Nonostante ci siano regole ferree, il rilevamento della temperatura all’ingresso dell’azienda, l’obbligatorietà della mascherina, sanificazione giornaliera degli ambienti e tutto il corollario di misure per prevenire l’infezione, seguire scrupolosamente tutte le regole imposte contro la diffusione del virus, dovendo convivere 8 ore al giorno per 5 giorni con diverse altre persone, o non è possibile o evidentemente non serve a fermare il virus.

Probabilmente è successo che un collega di G, che ha cominciato ad avere la febbre e ad avvertire dolori alle articolazioni, per scrupolo personale ha effettuato un tampone. Il tampone è risultato positivo. A questo punto penserete che le strutture sanitarie locali abbiano avviato il cosiddetto tracciamento dei contatti diretti della persona risultata positiva, onde evitare la diffusione del virus. E invece nulla di tutto questo, nessuno ha tracciato nulla e, a parte dichiarare in quarantena il soggetto in questione, nient’altro. Eppure si tratta dell’efficiente Emilia Romagna, quella governata dal supereroe Bonaccini!

Per fortuna i responsabili dell’azienda, saputo della positività del loro dipendente, hanno fatto eseguire a spese dell’azienda stessa un tampone a tutti i dipendenti del reparto di appartenenza del collega covid-positivo. Solo così si è potuto individuare una decina di persone positive al covid. Senza la lungimiranza dell’azienda, le autorità locali avrebbero lasciato circolare tranquillamente diversi individui positivi in grado, secondo la narrazione dominante, di provocare numerosi focolai.

G e la moglie, che lavora nella stessa azienda, positivi al covid hanno ricevuto l’avviso dal a.s.l. di quarantena obbligatoria. Ma nessuno che si fosse preoccupato di chiedere se ci fossero altre persone coinvolte nel nucleo familiare. E’ stato G a dichiarare di avere un figlio convivente con lui e sua moglie e a richiedere che gli venisse fatto un tampone, e nell’attesa, tenerlo in quarantena volontaria. Per le strutture sanitarie poteva circolare liberamente, non essendoci a suo carico nessun provvedimento restrittivo ufficiale. 

Il tampone è risultato fortunatamente negativo. 

Nel momento in cui G è risultato positivo al primo tampone, le regole prevedevano un tampone di controllo dopo 10-14 giorni successivi al primo. In caso di negatività liberi subito, in caso contrario la regola imponeva di aspettare il 21esimo giorno dal primo tampone, quello positivo, e dopo, senza ulteriori tamponi si tornava liberi. Nel frattempo però le regole sono cambiate, per cui prima di tornare in libertà un positivo al covid deve prima avere un tampone negativo. A questo punto c’è da chiedersi se le nuove misure siano inutilmente vessatorie, per eccesso di prudenza, oppure se la regola di 21 giorni poi uccelli di bosco senza la conferma di un tampone negativo non fosse una regola criminale che ha consentito a diversi positivi non ancora del tutto negativizzati di circolare e diffondere il virus allegramente! Non lo sapremo mai. Ma fa parte dell’enorme quantità di cose senza senso fatte dal governo, l’uno o l’altro cambia poco. Del resto che senso ha mettere il coprifuoco a partire da una certa ora? O vietare la vendita di alcolici dopo le 18? E quella di transennare interi reparti nei supermercati il sabato e la domenica? Senza alcun senso, ma le spese alla fine le fa il povero cittadino, cornuto e mazziato.

Dei colleghi di G contagiati, la maggior parte asintomatici. Qualcuno ha manifestato sintomi lievi, uno solo ha avuto febbre alta e dolori, ma è guarito in pochi giorni, uno in terapia intensiva, guarda caso il più anziano di tutti e con un paio di patologie serie. Fortunatamente dopo qualche giorno è migliorato e trasferito in reparto non intensivo.

Ma la cosa più straordinaria è che il figlio di G è sempre risultato negativo. Nonostante le accortezze, se vivi 24 ore su 24 con altre persone, è quasi impossibile non entrare in contatto con esse. Figuriamoci quando i positivi in casa sono 2! Chissà, magari il figlio di G è un superuomo, un caso di studio da parte degli scienziati, o più semplicemente gli asintomatici hanno una carica virale talmente bassa che le possibilità di infettare altri è estremamente bassa. Se non ricordo male qualche scienziato lo aveva dichiarato che gli asintomatici non erano infettivi. Ma si sono condotti studi seri sulla reale carica infettiva degli asintomatici? Non si sa, si sa solo che vengono trattati come se avessero la peste.

“Se avessi avuto la comune influenza sarei stato peggio” dice G, sicuramente se non avesse fatto il primo tampone mai avrebbe pensato di aver contratto il virus! 

Ora che è risultato negativo, G può lasciare gli arresti domiciliari per entrare nel campo di prigionia che è diventata l’Italia pre, e probabilmente anche post, pasquale. 

Considerazioni degli autori: alla luce dei tantissimi casi simili a quello di G, la stragrande maggioranza di chi ha contratto la “pericolosissima malattia”, non sarebbe stato più normale, più giusto e più logico cercare di mettere in sicurezza le persone più fragili, monitorare costantemente tutti coloro che abbiano cominciato a mostrare sintomi di una malattia seria, onde intervenire tempestivamente con le cure, evitare l’isteria di massa che ha letteralmente mandato in tilt il SSN, l’isteria, non il virus, evitare di mandare in vacca un intero paese, rovinare le generazioni future con la perdita di 2 anni completi di scuola e la distruzione psicologica dei giovani, la distruzione di centinaia di migliaia di posti di lavoro e l’inutile e crudele vessazione di un intero popolo? La risposta è certamente sì, e probabilmente tra 10-20 anni, quando si analizzerà con mente fredda e lucida questo periodo, sicuramente questa vicenda sarà presa come esempio di cosa non fare in caso di pandemia.

Tutto questo denota, rende evidenti le forti contraddizioni innate non solo nella narrazione terroristica di tutta la vicenda covid ma anche nelle misure prese per contrastarlo. Tutto ciò che è stato fatto, mascherine, lockdown, distanziamento sociale sono misure inutili a risolvere il problema, l’italia ne è l’esempio più manifesto; da noi si sono adottate le misure più dure, sono state rispettate da una popolazione impaurita (e ignorante) e a cosa è servito? A nulla, anzi quelle misure hanno peggiorato la situazione.  Quelle misure ci hanno portato ad un tale baratro economico inimmaginabile, che avremo chiaro quando si cercherà di risollevare l’economia, hanno portato a decine di migliaia di morti non covid ma collegati alle misure anti covid, gente lasciata crepare di altre patologie per dare spazio ad una malattia che per il 95% della popolazione equivale ad una influenza stagionale, e gente ammalata di covid lasciata crepare per gli assassini protocolli ministeriali nonostante le cure ci siano e ci siano sempre state, come coraggiosi medici hanno dimostrato. La medicina moderna ha dimostrato tutta la sua impreparazione sulle pandemie, i virologi litigando ovunque potessero avere un briciolo di visibilità mediatica hanno palesato la loro incompetenza, impreparazione, imperizia; se si fosse trattato di una malattia veramente grave saremmo morti se non tutti sicuramente per la maggior parte, avremmo avuto non degli zero virgola zero nelle percentuali dei decessi ma numeri a due cifre. Nel passato in questi casi si isolavano gli infetti nei lazzaretti, i lebbrosi venivano confinati nei lebbrosari e questo ha impedito lo scatenarsi di tante epidemie o ne ha in qualche modo limitato la diffusione come nel caso della peste; certo con la peste la mortalità era elevatissima ma era peste e non solo non c’era cura, nemmeno si sapeva cosa stava succedendo. Non servono lockdown indiscriminati o distanziamenti coatti, servono cure tempestive e isolamento degli infetti. 

Rodney Moore & Mmyg