Per capire perché il prezzo del gas aumenta così rapidamente dobbiamo anche tenere in considerazioni le folli politiche verdi presenti in UE. In Europa vige un sistema di penalizzazione per chi emette CO2, questo viene spacciato come sistema mondiale ma in realtà vi aderisce solo l’Europa.

In pratica chi emette CO2 deve comprare certificati di emissione.
L’Europa cambia spesso le regole per forzare questo meccanismo e lo ha fatto ancora per due volte quest’anno. In risposta, il prezzo della CO2 sale perché i certificati sono più scarsi e perché aumenta la platea europea di chi li deve acquistare.

Insomma in Europa la CO2 costa molto più di prima.

Un ulteriore tassello del gioco: il carbone emette più CO2 del gas e l’energia elettrica si produce con questi due combustibili oltre che con le rinnovabili (queste ultime da sole non bastano, per questo il prezzo lo fanno gas e carbone).
Quindi con la CO2 più alta, produrre energia elettrica con il gas è relativamente più conveniente che con il carbone.

E quindi i venditori di gas alzano il prezzo di conseguenza. In altre parole, le nostre follie verdi sono un incentivo per i venditori di gas ad alzare il prezzo.
E a noi europei continua a convenire comprarlo. Quindi la svolta verde non ci porterà all’indipendenza energetica.

L’aumento è enorme soprattutto rispetto al 2020 in cui i prezzi andarono molto in basso a causa della scarsa domanda.
Quindi diciamo che abbiamo risparmiato lo scorso anno e paghiamo di più questo anno.

Il problema è che questo prezzo alto è funzionale a far partire gli investimenti sulle rinnovabili, con un meccanismo a dir poco criminale: si pompano i prezzi adesso per far tornare i ritorni sugli investimenti. Gli investitori non sono ancora convinti e quindi c’è una grande campagna di contratti a 5-10 anni che serve a stabilizzare i ricavi nella prima fase di investimento.
Dopo questa prima fase, la promessa è di far diventare il mercato “infrastrutturale”: cioè ci sono solo rinnovabili e batterie, tutto ha costo variabile nullo e quindi viene data una tariffa amministrata per remunerare il capitale investito, senza mercato.
Come la rete elettrica o la rete gas, come autostrade.

Probabilmente un progetto del genere è destinato a implodere, ma nel frattempo moltissime aziende si indebiteranno moltissimo per investire su cose sicure come questo mercato infrastrutturale.

L’idea alla base del miraggio non è sbagliata: l’indipendenza energetica dell’Europa.

Il problema è che non è raggiungibile perché i costi sono elevatissimi e quando ci si mette su quella strada tutti gli altri fornitori aumentano considerevolmente i prezzi perché da lì non puoi scappare, ed è quello che stanno facendo ora.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.