È stato definito «il siluro di Politico.eu» [1] ‒ magazine acquistato lo scorso agosto dall’editore tedesco Axel Springer per circa un miliardo di dollari [2] ‒ lo sdoganamento del neologismo geopolitico “Draghistan” coniato dal docente di Marketing dell’Università di Palermo, Gandolfo Dominici.

Al di là dei messaggi subliminali affidati all’articolo di Hannah Roberts [3] ‒ e quelli molto più espliciti arrivati dal convegno palermitano organizzato nella Sala Piersanti Mattarella dell’Assemblea Regionale Siciliana proprio dal Dominici e dal deputato regionale Sergio Tancredi [4] ‒, pare proprio che la sorte del termine riveli un successo alquanto inaspettato.

A tal punto che, fino a ieri, anche Google riportava ‒ tra il serio e il faceto, tra la “fake news” e la satira goliardata di qualche anonimo buontempone ‒ che il Draghistan fosse un «città fantasma a Roma» con sede in Via del Corso 350, codice di avviamento postale 00187.

Peccato che nessuno abbia rivendicato l’attività della sede virtualmente vacante. Rimane il fatto che la vicenda parrebbe confermare quanto temerariamente ‒ dal punto di vista scientifico ‒ sostenuto da George Friedman nell’aprile scorso: «Tutte le nazioni sono state inventate, il punto è quanto tempo fa» [5]. Per quanto concerne il Draghistan, quindi, in attesa della nuova Lonely Planet dedicata, si tratta poche settimane e vale la pena, oggettivamente, capire come mai sia nato e ricordare ai dummies ‒ brevemente ‒ il perché.

Le prime critiche qualificate ‒ poiché provenienti non dai masanielli virtuali che popolano i social media, ma da accademici di livello ‒ alla linea politica più che sanitaria assunta da Palazzo Chigi, sono rinvenibili tra i firmatari dell’Appello dei docenti universitari «contro la natura discriminatoria del “green pass”, per ribadire che l’Università è un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo» [6].

All’epoca ‒ era lo scorso settembre ‒ fece scalpore l’adesione alla petizione di Alessandro Barbero [7], ma tra i firmatari vi erano anche, tra gli altri, Giuseppe Cataldi, docente di Diritto internazionale all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e Daniele Trabucco, professore di Diritto costituzionale: il primo sottolineò, ricorda la Roberts, che «se un lavoratore non vuole vaccinarsi, e almeno formalmente si riserva il diritto di non vaccinarsi, ma alla fine è costretto perché sostiene la sua famiglia e non può spendere il 10% del suo stipendio per i test, non va bene», il secondo che «creando un obbligo indiretto invece di legiferare per imporre la vaccinazione, il governo ha “aggirato surrettiziamente la costituzione”» [8].

Dopo i moniti accademici, nel mese di settembre, è noto quanto accaduto. L’ha ben fotografato Ernesto Ferrante: «in 48 ore il governo chiede 4 voti di fiducia su argomenti sensibili come la giustizia penale e civile e il green pass. Pochi parlano, molti tacciono, tantissimi pensano a tirare a campare. Il Parlamento è mortificato, il dissenso viene demonizzato, le presunte fronde interne svaniscono alla prova dei fatti» [9]. Cronache dal Draghistan, de facto.

E se settembre piange, novembre non ride: l’11 del mese anche il manifesto sancisce il riconoscimento di ciò che rimane dell’intellighenzia comunista e fa proprio il neologismo geopolitico in un articolo di Pier Giorgio Ardeni che si domanda, rispondendosi tristemente, ma non a torto, da solo: «Come si sta nel Draghistan? Dopo un’incruenta presa del potere e dopo mesi in cui il governo ha veleggiato con consenso pressoché generalizzato, sta arrivando per molti “l’inverno del nostro scontento”. È vero che ci sono ancora talebani a presidio dei suoi organi di stampa. Giornali che inneggiano lodando il Leader e la barra del timone che Egli tiene ben ferma sulla rotta tracciata. Ma è anche vero che il Paese, quello reale, non pare troppo convinto. Il Tecnico al di sopra delle parti, chiamato per gestire «l’emergenza» cui i partiti non parevano saper far fronte (o forse solo alcuni tra i loro uomini e donne), per quanto sobrio e ben ispirato, ha sempre avuto non solo una sua «agenda» (legittima) ma una sua chiara visione del mondo» [10].

Una visione che è iniziata a palesarsi non tanto con la transustanziazione del “Green Pass” (Dpcm del 17 giugno 2021) [11] in “Green Pass rafforzato” (Decreto legge del 26 novembre 2021) [12], quanto con un altro Decreto legge passato, tra i due citati, alla chetichella: il n. 139 dell’8 ottobre 2021, il cosiddetto “Decreto Capienze”, convertito, poi, in legge dello Stato n. 205 il 3 dicembre dopo aver ricevuto il definitivo via libera della Camera dei Deputati due giorni prima. In quell’occasione, i voti favorevoli sono stati 303, i contrari 28 e un solo deputato si è astenuto.

Ma cosa prevedeva, in pratica, questo testo? E perché è così importante per le sorti del Paese con «la buffa forma di uno stivale situato tra l’Europa e l’Africa» [13]? Gli è che abroga l’art. 2 quinquiesdecies del Codice della Privacy. Un decreto, insomma, che aveva previsto un allentamento delle restrizioni per la frequentazione di cinema, teatri e discoteche, ma serbava al suo interno, «un po’ come i classici cavoli a merenda, un articolo che c’entra poco con le capienze e invece potrebbe avere impatti tutt’altro che trascurabili in tema protezione dei dati e privacy […] l’articolo 9 del decreto legge 8 ottobre 2021 n. 139» [14].

Un testo che, quindi, ha rafforzato il potere dell’esecutivo riducendo proprio quello del Garante il quale «non potrà più intervenire in via preventiva su trattamenti a rischio da parte della PA, la quale d’altro canto avrà sempre la possibilità di trattare i dati per fini di interesse pubblico senza bisogno di una norma primaria – indicati dalla stessa amministrazione in caso non siano già previsti dalla legge» [15].

Le “semplificazioni” ‒ così definite da Palazzo Chigi [16] ‒ hanno rimosso «i vincoli alla raccolta e ai trattamenti dei dati, inclusi quelli più rischiosi per la riservatezza degli italiani, che oggi le amministrazioni dello Stato sono tenute a rispettare. Da adesso, in nome del “pubblico interesse”, esse potranno fare teoricamente di tutto. Incluso il riconoscimento facciale a tappeto, qualora lo ritenessero necessario» [17].

Che sia questa la «visione del mondo» di cui parlava Ardeni sulle colonne del quotidiano comunista? Una visione, insomma, nella quale la blockchain che sottende i meccanismi di funzionamento del Green Pass nata come strumento di supporto ad un metodo di pagamento alternativo ‒ il bitcoin ‒ per creare «una rete di realtà cooperative e anticapitaliste, che non siano comunità di esodo nelle quali rifugiarsi ma la base per un progetto politico, dal basso» [18] diventa il mezzo sul quale far leva per risolvere l’annoso problema della P.A. ossia l’unificazione dei database ‒ prima separati ‒ in un’unica piattaforma?

Bella domanda, non c’è che dire. E che suggerisce di ricordare una sibillina risposta fornita da Mario Draghi nel 2018 quando, ad un giovane studente che gli chiese cosa ne pensasse delle criptovalute, mostrando relativamente ad esse una certa cautela, si disse invece «molto interessato alla tecnologia blockchain» [19], considerandola una promettente tecnica che probabilmente sosterrà l’economia e creerà molti benefici permettendo di fare più velocemente alcuni processi [20].

Uno l’ha senz’altro fatto. Creare, in men che non si dica, una nuova nazione sull’atlante geopolitico che è de facto, quella dalla quale scriviamo e nella quale viviamo, checché se ne dica. «E io me ne fregio!» direbbe Petrolini ai dummies del Draghistan.

Note:

[1] F. Caleri, “Benvenuti nel Draghistan”, il siluro di Politico.eu dopo l’offerta Kkr per Tim: cosa c’è dietro, in «Il Tempo», del 23 novembre 2021, ora in https://www.iltempo.it/attualita/2021/11/23/news/benvenuti-nel-draghistan-siluro-di-politico-eu-mario-draghi-opa-kkr-tim-alex-springer-29543220/.

[2] M. Meneghello, Axel Springer acquista Politico e rafforza l’offerta negli Usa, in «IlSole24Ore», del 26 agosto 2021, ora in https://www.ilsole24ore.com/art/axel-springer-acquista-politico-e-rafforza-l-offerta-usa-AEK78ue.

[3] H. Roberts, Welcome to Draghistan, in «Politico», del 22 novembre 2021, ora in https://www.politico.eu/article/mario-draghi-coronavirus-restrictions-vaccines-crisis/.

[4] Ci si riferisce al Convegno “Dalla Democrazia alla Dittatura. Il ruolo della Memoria”, cfr., ANSA, Green pass: convegno su “dittatura”, polemiche a Palermo, in «ANSA», del 13 ottobre 2021, ora in https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2021/10/13/green-pass-convegno-su-dittatura-polemiche-a-palermo_d5e14fa4-87dd-49e0-bcfb-4982f6fac8ed.html.

[5] G. Friedman, La natura delle nazioni, in «Limes», del 22 aprile 2021, ora in https://www.limesonline.com/rubrica/george-friedman-natura-delle-nazioni.

[6] Cfr., il testo dell’appello e gli aderenti alla petizione in https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/.

[7] A. Chetta, Alessandro Barbero ha firmato un appello contro il Green pass all’università, in «Corriere della Sera», del 6 settembre 2021, ora in https://torino.corriere.it/cronaca/21_settembre_06/no-green-pass-all-universita-anche-alessandro-barbero-firma-l-appello-prof-d4f12d54-0efc-11ec-9614-5f4fa1f949f6.shtml.

[8] H. Roberts, Welcome to Draghistan, cit.

[9] E. Ferrante, Gli esautorati. Cronache dal Draghistan, in «L’Opinione Pubblica», del 22 settembre 2021, ora in http://www.opinione-pubblica.com/gli-esautorati-cronache-dal-draghistan/.

[10] P.G. Ardeni, Nel Draghistan il lavoro per i giovani resta un miraggio, in «Il Manifesto», dell’11 novembre 2021, ora in https://ilmanifesto.it/nel-draghistan-il-lavoro-per-i-giovani-resta-un-miraggio/.

[11] Cfr., Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante «Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19», in «Gazzetta Ufficiale», Serie Generale, n. 143, del 17 giugno 2021.

[12] Cfr., Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19 e per lo svolgimento in sicurezza delle attività economiche e sociali, in «Gazzetta Ufficiale», Serie generale, n. 2828, del 26 novembre 2021.

[13] G. Aliberti, Diavoli in Paradiso…ovvero lettera a Isotta, in Id., Il Riposo di Clio, Roma, E-Doxa, 2005, p. 191.

[14] L. Di Giacomo, Decreto capienze e privacy: i nuovi scenari, in «Diritto.it», del 9 dicembre 2021, ora in https://www.diritto.it/decreto-capienze-e-privacy-i-nuovi-scenari/.

[15] A. Longo, N. Pisanu, Decreto Capienze, la privacy sottomessa al pubblico interesse: cosa cambia e cosa si rischia, in «Cyber Security 360», dell’8 ottobre 2021, ora in https://www.cybersecurity360.it/news/decreto-capienze-la-privacy-sottomessa-al-pubblico-interesse-cosa-cambia-e-cosa-si-rischia/.

[16] Cfr. il comunicato stampa n. 40 del Consiglio dei Ministri, Decreto Capienze. Disposizioni urgenti per l’accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l’organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali (decreto-legge), del 7 ottobre 2021, ora in https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-40/18160.

[17] F. Carioti, Green Pass, finiremo tutti schedati? Ecco il decreto che cancella un bel po’ di privacy, in «Libero Quotidiano», del 9 ottobre 2021, ora in https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/28989493/green-pass-finiremo-tutti-schedati-ecco-decreto-cancella-privacy.html.

[18] G. Cracco, Bitcoin, tra tecnologia e politica, in «PaginaUno», del 19 febbraio 2018, ora in https://rivistapaginauno.it/bitcoin-tra-tecnologia-e-politica/.

[19] AA.VV., Draghi studia la blockchain e sul bitcoin dice: non è la Bce a dover scrivere le regole, in «IlSole24Ore», del 13 febbraio 2018, ora in https://www.ilsole24ore.com/art/draghi-studia-blockchain-e-bitcoin-dice-non-e-bce-dover-scrivere-regole–AEPESUzD.

[20] Cfr., Debating Europe, Mario Draghi answers Italo on bitcoins, del 13 febbraio 2018, ora in https://www.youtube.com/watch?v=ybRNt1OJQRk.

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Roberto Bonuglia
BIOGRAPHY: Roberto Bonuglia (Roma, 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia e formazione dei processi socio-culturali e politici dell'età contemporanea” presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.Assegnista di ricerca presso Laziodisu è stato consulente dell’Istituto Luce, caporedattore della rivista «Elite&Storia», tra gli organizzatori della “Settimana della Storia”, consulente dell’Istituto Luce e in occasione delle celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana per il progetto “Storia dell’Unità italiana” svolto nelle Scuole Primarie del Lazio.Collabora con diverse riviste e testate come “Il Primato Nazionale”, "Il Corriere delle Regioni", "Nova Historica", “Il Pensiero Forte”, “Barbadillo”, "ORAZERO http://www.orazero.org/" e i “Quaderni Culturali dell’Accademia Adriatica di Filosofia Nuova Italia”.Tra le sue pubblicazioni: L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione, Elite e storia nella narrativa napoletana, Da Khayyam alla globalizzazione, Tra economia e politica: Pasquale Saraceno. Ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi collettanei: Gioacchino Volpe tra passato e presente, Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Geopolitica del Terzo Millennio, Il Codice di Camaldoli e la “ricostruzione” cattolica.Appena pubblicato: Dalla globalizzazione alla tecnocrazia. Orientamenti di consapevolezza distopica del Terzo millennio e All’ombra della vulgata. Articoli inediti sugli argomenti più attuali tra nuovi mondi economici e manipolazione tecnologiche. Un testo scorrevole ma profondo, preciso e vivo, in grado di rappresentare un saggio di valore all'interno di quella letteratura che vuole capire gli sviluppi della società moderna invece che subirli, che vuole farsi domande invece che accettare ogni nuovo dogma del capitalismo pseudo-felice, un panorama di fatti raccontati in maniera coraggiosa che ci danno modo di riflettere.RESEARCH INTERESTS Storiografia, Storia economica, Storia Contemporanea, Geopolitica