Al momento siamo piegati dall’economia distrutta dal Covid, le casse dei privati sono vuote, chi ha continuato a lavorare ha adottato il sistema di una maggiore distanza tra i lavoratori. Nei prossimi giorni bisognerà che qualche “sano di mente” prenda in considerazione di scagliarsi contro la nuova follia del decreto che prevede la responsabilità penale del datore di lavoro nel caso in cui si ammali un dipendente. E’ pure difficile dimostrare che il virus lo si è contratto sul posto di lavoro. Follie che ogni anno regolarmente compaiono e che poi vengono dichiarate incostituzionali.

Comunque chi lavora si è adattato alla distanza, a farsi rilevare la temperatura, ad usare la mascherina – arriverà presto il caldo e con la mascherina vedremo gente svenuta ovunque – sono stati adottati alcuni accorgimenti e se i controlli non diventano insensati solo per comminare multe e fare cassa, credo che la normativa anti-covid è stata rispettata con una certa facilità. Rimangono al contrario non risolvibili e quindi non riapribili per il classico eccesso di zelo – o di ignoranza, ma poco cambia – alcuni settori importanti per il PIL italiano.

Inutile ormai sperare in ingenti investimenti per sostenere le aziende, lo stato non ha soldi e a promesse si muore di fame e di sete. Non ha nemmeno senso fare investimenti a lungo termine, in realtà le aziende hanno bisogno di liquidità, il PIL perduto non è recuperabile e molti imprenditori preferiscono chiudere piuttosto che indebitarsi. Nessuno è certo di poter rimborsare questi prestiti, la fiducia è azzerata. Questa è la settimana dove si vedrà realmente chi tenta di ripartire, chi non riaprirà più e chi per sopravvivere lavorerà esclusivamente in nero: del resto chi è stato dimenticato non verserà più un centesimo allo stato che gli ha girato le spalle, temo che il lavoro sommerso sarà l’unico modo per molti per sopravvivere e per altri di vendicarsi. Come si può essere riconoscenti a chi ti ha abbandonato?

In Italia gran parte del tessuto economico produttivo era già saturo di debiti, è arrivata la crisi di liquidità, in massa sono diventati insolventi, le manovre arrivate non servono quasi a nessuno, molte banche non hanno prestato denaro per allungare la vita di molte aziende: il clima è incerto e nessuno ha offerto veri sistemi che permettano di recuperare. Del resto lo stesso stato non è mai stato capace di far emergere nei decenni la nota massa di lavoro sommerso, questo aumenterà a dismisura e sarà sempre più difficile da combattere. Certo, l’elefante può mettere il piede in un formicaio e ammazzare centinaia di formiche, ma la vera grossa massa si sposterà con grande velocità, schiverà il colpo e continuerà a vivere ignorando lo stato e tutte le sue regole. Del resto le formiche non nutrono simpatia per gli elefanti da molto tempo.

Qualcuno di voi ha perso tempo tempo a leggere il decreto? Tante regole e norme, ma nulla che fermi la caduta libera. Una bella crisi che richiede sicuramente inventiva imprenditoriale, ma di base chi fa impresa deve mettere le mani in tasca e cacciare fuori i propri risparmi. Ma stavolta non si tratta di stringere i denti e tirare avanti, con una frazione di ammalati in più ti ritrovi di nuovo in lockdown, di base questa volta sai che il rischio è più alto delle crisi economiche precedenti, rischi di dover assorbire esorbitanti perdite e poi di tirare avanti solo qualche mese in più. Molti stavolta lo hanno capito, sanno di muoversi in un ambiente dove lo stato latita, quando lo vedi è perché chiede il pizzo ma nessun tipo di protezione offre rispetto ad altre note organizzazioni. In più si è consapevoli che presto lo stesso elefante vorrà mettere mano sulla massa di risparmio privato, un pericolo che tutte le formiche hanno ben presente.

Nel frattempo la Cina ha regolarizzato tutto alla velocità della luce, è ripartita, la gente è tornata a vivere. Altri, USA in testa, vogliono un responsabile, che comunque è colpevole di aver taciuto per troppo tempo e di aver dato l’allarme troppo tardi, ovunque stanno nascendo forti risentimenti contro la Cina. Difficile capire quando l’Italia si sveglierà, ma quando lo farà dovrà velocemente capire da che parte stare. Una cosa è sicura: nessuna nazione China-friendly prospera.

È imperativo che l’Italia scelga da che parte stare, nonostante sia noto che nessun paese si arricchisce quando diventa filo-cinese. E molte nazioni che hanno investito in OBOR ora sono sommerse da tanti debiti e da pochi risultati. La nuova Via della Seta ha dimostrato che esiste una sola direzione di arricchimento, ovvero il loro. Con l’Italia non si è creata nessuna cooperazione allo sviluppo, non sono arrivati grandi contratti che hanno fatto aumentare il PIL, di fatto esportiamo in Cina molto poco (circa il 4% del nostro export), una cosa ridicola. Quindi ha senso rimanere amici della Cina?