Molto si parlò in passato degli intellettuali di Sinistra, ora non è rimasta nemmeno la polvere, spazzati via dalla prima folata di vento nazional-popolare. Erano tutti buoni & bravi ma non furono in grado di mescolarsi alla massa e tanto meno di ascoltarla. Infatti un ottimo residuato bellico sono le magliette rosse col Rolex.
Fu una classe abbastanza intelligente, colta, ma fu in grado di auto-fagocitarsi in pochi decenni: il loro ego era grande come un piccolo pianeta. Berlusconi e Renzi alla fine sono uguali.

Si parlò dell’edonismo Reaganiano (Roberto D’Agostino, Gli anni dell’edonismo reaganiano, La Stampa, 06/02/2011), ovvero la confusa sensazione americana, degli anni 70-80 di essere per diritto divino i “buoni”, gli unici legittimati a governare il pianeta. Ne sono testimoni i tanti film del periodo, dall’Ispettore Callaghan (coraggio fatti ammazzare!), a Rambo. Un Edonismo sfrontato e brillante (http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/3506/824361-1173697.pdf?sequence=2 di M Francioni – ‎2013 – Relazionalità, performance e politica tra le drag queen di Milano).

Milioni di persone hanno pagato a caro prezzo per questa illusione.

In Italia, a fine anni ’80 cominciammo a subire un altro fenomeno, l’edonismo leopardato, pieno di “bella gente”, uomini con il cocktail in mano e belle donne, tirate dalla chirurgia plastica fino all’inverosimile. Drag Queen e “ogni travestimento vale” anche senza carnevale. Dagli anni ’70 abbiamo bruciato due generazioni di persone che si sono combattute su fronti politici contrapposti, ma entrambi sono stati magnifici protagonisti “della dolce vita”. Identità bruciate, vizi energicamente coltivati e accreditati come massimo esempio.

Una società che si mostrava conformista, fasullamente conservatrice che perdeva pezzi ovunque, dove emergeva un individualismo sfrenato, un colossale edonismo che si nascondeva sotto i vapori residui di quello che rimaneva della legge morale. L’ideologia di destra e sinistra morì, vinse l’aziendalizzazione della politica, la logica dell’impresa e del capitalismo selvaggio, la finanzia spazzò via tutto e divenne il nuovo ideale da perseguire, l’economia prevalse sulla società e sui suoi Veri bisogni. E nello stesso periodo esplose la Massoneria, quasi desiderata come status sociale per dimostrare dove eri arrivato, se poi si chiamasse Loggia poco importa.

Vivere il presente, adornarsi di superfluo inessenziale, una rappresentazione del vuoto pneumatico che la collettività rincorse. Si infilò ovunque e incrostò ogni fessura della nostra vita. L’osceno divenne spettacolo, e i nostri armadi traboccano di residui di tale epoca. Pantaloni a vita bassa, tanga in ogni cassetto, democratiche infradito, sneakers e il leopardato (ogni nonna e mamma ha almeno una maglietta, una sottana o un pantalone, i sandali oro+cristalli+leopardo non possono assolutamente mancare): tutto questo è ancora cool. Ormai non sono nemmeno più stereotipi.

La morte della supremazia dell’interesse comune.

L’impero del tornaconto individuale divenne la religione imperante. Con la grossa differenza che ora al Governo non abbiamo persone colte, non sono ricchi ma sanno usare “tutti gli strumenti ereditati” per diventare influenti. Parlano di pancia, tanto basta un tweet per correggere ogni sorta di castroneria.

E la mise leopardata è forse il simbolo di queste persone. Incarnano molti dei clichè del periodo reaganiano, come il liberismo e il clericalismo. Liberismo per costoro significa che lo Stato non deve rompere, lasciandogli campo libero per far soldi. Clericalismo significa rispettare le gerarchie della Chiesa e condividere il potere secolare come costoro. Ma in fono sono tutti individui, accecati dalla luce, pronti a sgomitare per avvicinarsi al Potere.

E le donne? No, non hanno ancora smesso di sfoggiare la loro divisa leopardata, simbolo di una sessualità aggressiva e rapace. Non solo sono disposte a concedersi ai potenti, ma la loro disponibilità è feroce.

Appartengono a due categorie: i troioni rifatti quasi in disarmo e le giovani rampanti.

Chi è in disarmo si fa rifare dalle sopracciglia fino alle dita dei piedi pur di attirare i maschi alfa dominanti. Grinta e potere accaparrato negli anni le fanno comunque spiccare. 20 centimetri tra tacco e plateau, secche ma muscolose, svettano tra la folla. E le “divise” provocanti sono solo il simbolo del loro potere.

Le giovani pitonesse rampanti emergono, spesso ex groupie di vecchi politici, uno stuolo di donne che emergono dalle vecchie feste e riunioni di Partiti Politici estinti. Diavolesse che hanno cambiato mille casacche e come surfiste hanno cavalcato le onde anomale della politica. E poco importa dove hanno fatto l’asilo, se emergi dall’onda sai affrontare anche torrenti di fango che sommergono tutto.