Vi riporto, su consenso ricevuto da ambo le parti, una interessante analisi sulla questione energetica, i differenti punti di vista e analisi. Vi riporto come è avvenuta, botta e risposta. Seguitela attentamente per capire i differenti punti di vista, che permettono a tutti di trarre corrette riflessioni e non la solita tifoseria da stadio. Attenti ai passaggi e ai punti di vista.

PRF: Analisi logica. In questo periodo stanno arrivando via posta, mi dicono, comunicazioni da parte dei fornitori di energia elettrica. Facciamo l’analisi logica di una di queste comunicazioni, che un conoscente mi ha gentilmente passato. No, non l’analisi logica che abbiamo imparato a scuola, ma l’analisi delle affermazioni e dei dati contenuti nel testo passandoli al vaglio della logica. Ecco qui le due pagine della lettera, con ovviamente i dati del destinatario della missiva oscurati:

E ora passiamo all’analisi logica.
Già cominciamo male, in una lettera ad un cliente nessun professionista serio si sognerebbe mai di iniziare con un “ciao”. Soprattutto quando si tratta di variazioni contrattuali. Ve lo vedete un medico che scrive ad un paziente con il quale non ha rapporti di amicizia “Ciao Tizio, le analisi sono così e così, la tua patologia è la seguente e richiede le seguenti cure”? O un ingegnere che scrive ad un ufficio della Società Autostrade “Ciao Sempronio, i calcoli per il ponte sono questi, seguirà parcella”?
No vero? perché si tratta di rispettare la controparte. Il “ciao” implica il considerare il destinatario, che potrebbe essere una signora di 80 anni o un Premio Nobel per la fisica, come un ragazzetto, è roba da pacca sulle spalle del tipo “ehi frà, come butta? ti raddoppio il costo della bolletta, frà”… ah orpolina, vi ho fatto lo spoiler. Chiedo venia. Proseguiamo.
Insomma, in quel “ciao” c’è il tentativo di presentarsi amiconi unito al mettere il destinatario di fronte al fatto che lui è come un ragazzino, e quindi da bravo adulto lo scrivente gli comunica unilateralmente quello che lui dovrà fare, senza possibilità di appello: o così o addio e vai pure per la tua strada bambinetto.
Tranquilli, non analizzerò ogni singola parola della lettera, ma questo esordio ne valeva la pena perché anche se consciamente magari non ci si fa caso, agisce comunque nel profondo.
“Siamo felici” e bla bla bla, un po’ di lisciata di pelo prima della botta in testa, e comunque ti credo che sono felici, loro, visto quanto faranno pagare l’elettricità. Ma nella stessa frase troviamo che vengono guidati “verso l’offerta di vantaggi creati su misura per te”. Bello. Quindi raddoppiarmi il costo della bolletta è un vantaggio? Ed è creato su misura per me? Però, che culo. Pensa un po’ se non ci mettessero impegno e passione cosa succederebbe. E poi un’offerta presupporrebbe, magari eh, anche un “no, grazie, mi tengo quello che avevo prima” mentre qui il discorso è piuttosto in stile mangia la minestra o salta dalla finestra. Bell’offerta. E si chiama pure E-LIGHT, ovviamente all’inglese, perché loro sono fighi, e in inglese light significa luce ma anche leggero, lo sanno pure le pietre vista la profusione di prodotti light per le diete. La “E” ovviamente sta per Energia anche in italiano, quindi abbiamo l’energia leggera e anche qui, che culo! Pensate se fosse stata pesante! I destinatari di questa meravigliosa comunicazione sono proprio fortunati, ammettetelo. Ah, già, ma visto che la dea bendata gli concederà questa tariffa solo per 12 mesi, magari la pesantezza arriverà dopo.
Giungiamo così alla frase che specifica il prezzo della componente energia, nella quale è scritto che “tale prezzo è perdite di rete incluse” con il grassetto nel testo originale al fine di dare risalto a questa informazione. Ora, spiegatemi come le “perdite naturali di energia elettrica che si verificano durante il trasporto dalla centrale di produzione fino al tuo contatore”, definite così nella seconda pagina, dovrebbero influire sul calcolo del consumo dell’energia elettrica che dovrebbe venire contabilizzata a partire dal mio contatore verso il mio impianto privato. Un po’ come se il lattaio vi portasse due bottiglie di latte e vi dicesse “tranqui frà, nel tragitto dalla centrale a qui ne ho rotta una, ma ti faccio pagare solo le due che vedi, che mi stai comprando e che stiamo contando insieme”. I vecchi piemontesi l’avrebbero chiamato ‘l bonbon da ciucé, ovvero un’inutile caramellina di zucchero data per distrarti dalle legnate sul groppone. Altrimenti a che servirebbe il contatore? Tanto varrebbe che calcolassero il consumo in centrale. Ma sicuramente sono io che non capisco un tubo.
Nella frase successiva c’è un “corrispettivo di commercializzazione e vendita” di ben 144 euri l’anno (mica son pochi) sostitutivo del prezzo commercializzazione vendita l’importo del quale, se non mi inganno, è invece della metà (ma potrei sbagliarmi). In ogni caso, con questo si comunica che verranno spillati 144 euro annuali per (vedere la definizione a pagina due) svolgere la gestione commerciale dei clienti. Ovvero per sfracassarci i maroni con telefonate continue e inopportune, quindi (sorpresa!) paghiamo di tasca nostra con un’apposita voce del contratto il rompimento di scatole che ci viene somministrato quotidianamente. Sublime. E se prima il PCV veniva definito da un’Autorità di Regolazione che poteva quanto meno fare finta di essere imparziale e calmierare l’importo, ora il CCV se lo definiscono loro da soli, così, a muzzo, se la suonano e se la cantano, e guarda a caso (sempre che io non mi sbagli), abracadabra… raddoppia. Magie del cambio di nome e di acronimo (poff, stupore del pubblico in sala).
Ed ecco che finalmente arriviamo (rullo di tamburi!) alla tabella con le cifre.
E la tabella ci dice per esempio (il resto è simile) che la stima per un consumo annuo di 1.500 chilowatt/ora sarà di una bolletta (imposte e tasse escluse) di 611,80 euro, con una differenza rispetto a quanto il povero destinatario della missiva paga con le condizioni contrattuali attuali di 313,52 euro.
Mettiamola in modo più comprensibile: 611,80-313,52=298,28 ovvero gli euro pagati con la tariffa attuale. Quindi:
Tariffa attuale = 298,28 euro
Nuova tariffa “offerta di vantaggi” = 611,80 euro
Differenza tra le due tariffe, ovvero aumento = 313,52 euro
Aumento in percentuale = 105,11%
Ovvero più del doppio. A Roma direbbero: me cojoni! E poi direbbero: ettecredo, ce stà la guera. E di conseguenza il gas e il petrolio sono scarsi a causa del perfido Putin, quindi mica ce la possiamo prendere con i poveri (?!?!?!?) produttori di energia, no?
Ma…. ma, come ultima considerazione logica diamo un’occhiata all’affascinante bollino verde che fa bello sfoggio di sé tutto orgoglioso sulla prima pagina, in alto a destra:


Energia rinnovabile (e pure certificata, ullallà!) vuol dire niente gas, niente petrolio, niente carbonaccio o incenerimento di rifiuti pestilenziali, ma solo petaloso sole, zefiri argentini, dolci brezze carezzevoli.
Donde viene ordunque, poffarbacco, il raddoppio delle tariffe? Già, forse dal fatto che a partire dal 1 novembre verranno raddoppiati, se non triplicati, tutti gli stipendi… o forse era NON verranno raddoppiati NE’ tanto meno triplicati? Uffa, non ricordo bene, sarà che è ora di cena e con la pancia vuota si confondono le idee e la memoria: sono scherzi che fa la fame, così come li fanno il buio e il freddo.
Sarà un inverno molto, molto interessante.
Per finire in bellezza, ecco a voi in gentile omaggio una breve pillola di sopraffina cultura aviaria.
Dice il saggio: quando lo struzzo mette la testa sotto la sabbia, il suo culo resta fuori e ben esposto a chiunque passi e ne voglia approfittare.

EE: Io la vedo da un altro punto di vista… Sicuramente io lavoro per un produttore, quindi posso avere un bias; ma non siamo venditori al dettaglio quindi in questo gioco io non sono per niente coinvolto. Lo sono solo come consumatore.
Però un po’ il mercato lo conosco, soprattutto quello all’ingrosso.
Il prezzo della materia prima è aumentato molto negli ultimi 2 anni.
Il prezzo storico all’ingrosso era 40-60 €/MWh.
Oggi è 500-550 €/MWh
Cioè ha fatto 10X
In questa lettera, fanno pagare circa 250; per quanto sia molto più di prima, è la metà di quanto costa oggi davvero l’energia.
Oggi i venditori non offrono a prezzo fisso, ma a prezzo variabile; cioè scaricano il rischio di ulteriori rincari sui consumatori.
Ho comunque trovato un fornitore che fa un’offerta oggi a prezzo fisso; offre 290, quindi il contenuto della lettera è ancora vantaggioso rispetto alle alternative disponibili.
Capisco che sia più di prima, ma i prezzi salgono per tutti e quindi anche per i consumatori.
Nel mercato elettrico il venditore ha il diritto di fare un repricing dopo un certo tempo dall’attivazione e il consumatore ha il diritto di cambiare gestore in ogni momento. Sono due forze che un po’ si bilanciano, anche se non benissimo; io l’avrei fatto molto diverso (purtroppo manca la possibilità di fare un contratto a prezzo fisso senza recesso per entrambi) ma comunque è così e il consumatore non ha svantaggi superiori al venditore.
Le perdite di rete le deve pagare il consumatore, perché il prezzo viene rappresentato omogeneo a quello all’ingrosso, per poterlo confrontare meglio (per trasparenza).
È un costo di logistica e la logistica si paga. Poteva stare all’interno del prezzo finito oppure come maggiorazione per le perdite; è stata scelta la seconda possibilità, secondo me correttamente, per aiutare il consumatore a fare i confronti.
Il mercato “tutelato” che tanto piace (o meglio piaceva) alla gente, si sta beccando in faccia i 500-550 €/MWh quindi di tutela non ha un bel niente: il cliente è esposto al mercato.
Il PCV è una quota fissa a discrezione del venditore e fa parte del pacchetto.
Indica più o meno l’efficienza del venditore. Il minimo è 70€ all’anno (per il mercato tutelato), ma sul mercato libero possono alzarlo. E il cliente può andare altrove.
Infine, l’energia elettrica (come molte altre cose) ha un prezzo che è il “marginale”, cioè viene prodotta in mille modi ma il prezzo è quello dell’ultimo pezzetto di volume prodotto. Tutti quelli che sono più efficienti si tengono la differenza. È nell’interesse di tutti che sia così altrimenti non ci sarebbe spinta all’efficienza. L’energia a gas ora costa tantissimo, per ovvi motivi. E quindi l’energia eolica o solare ne beneficia; ma questa energia richiede comunque investimenti (che ora costano molto cari), manutenzione, ecc. E in molti altri periodi storici vendeva in perdita. Quindi ci sta che ora quelli guadagnino.
Non è possibile comprare l’energia prodotta con una tecnologia e pagarla il prezzo di quella tecnologia: sicuramente il produttore vuole essere remunerato ma anche per i consumatori è bene che sia così. Tu pensa se ci fosse la possibilità di accaparrarsi energia a basso costo mettendo le mani sulle tecnologie ora meno costose (e che in passato non lo erano e magari non lo saranno in futuro): ci accederebbero i fortunati o i paraculi e alla gente normale resterebbe la più costosa in assoluto.
Non funziona così in nessun mercato, anche perché chi produce sa che può vendere a prezzo maggiore se la butta nel mucchio.
In definitiva, il costo dell’energia è salito. Per tutti.
E purtroppo i venditori non sono i nemici; anzi stanno perdendo un botto di soldi pure loro.
Nello specifico, Enel sta comprando a 500 e sta vendendo a questa persona a 250; ci perde….
E quando il prezzo tornerà a 100, questa persona andrà da un altro.
Se questa persona si deve incazzare con qualcuno, deve farlo con chi è andato a litigare con chi ci vendeva il gas; e con chi ha fatto la politica energetica degli ultimi decenni.

Prezzo all’ingrosso da gennaio 2017 a luglio 2022

Guarda le slide 8 e seguenti. Enel perde 1 miliardo sul mercato italiano perché vende alla gente a metà del prezzo di acquisto; e ha fatto repricing al 100% dei clienti.
Cioè Enel si sta assorbendo una parte consistente del rialzo dei prezzi; non credo che sia corretto incazzarsi con lei https://www.enel.com/content/dam/enel-com/documenti/investitori/informazioni-finanziarie/2022/trimestrali/1h-2022-risultati.pdf

PRF: Molto interessante e istruttivo perché ha aperto una visuale, anche se immagino ci sarebbe da scrivere un libro sui problemi dei produttori.
Parte del problema a mio avviso è nella mancanza di comunicazione, perché tutti sono in difficoltà, consumatori e produttori, ma non comunicando in modo efficace e chiaro alla fine si scannano tra di loro e non ci si focalizza su chi il problema lo ha causato. Inoltre, sta montando un risentimento che potrebbe diventare esplosivo e si indirizzerebbe nella direzione sbagliata.
Questo porterebbe ad individuarle queste cause, e magari molte più persone a cercare di risolverle oltre che a ridurre l’analfabetismo funzionale che è causato, tra l’altro, proprio dalla pervasiva pochezza della comunicazione. Ma temo non sia proprio esattamente ciò che vuole chi sui problemi ci guadagna.
Immagina una lettera che spiegasse, come si deve in modo semplice e comprensibile, problemi e cause. Forse il risultato sarebbe diverso, e molta più gente si imbufalirebbe contro l’obiettivo vero nonostante l’analfabetismo funzionale dilagante. Perché, ammettiamolo, una lettera dai toni di quella che ho illustrato dà oggettivamente anche al più stordito degli italiani il senso del rapporto di forza sbilanciato e soprattutto del sopruso che schiaccia la parte debole del contratto. In fondo, e i produttori devono tenerlo sempre ben presente, l’inverso non può accadere, ovvero il consumatore non può permettersi di inviare una lettera simile al produttore per modificare anche solo di una virgola le condizioni del contratto. Il consumatore può solo cambiare fornitore ma questo viene ovviamente vissuto come un’assenza totale di controllo con grande frustrazione perché spesso significa finire dalla padella nella brace (l’energia è un bene primario del quale non si può fare a meno, non qualcosa al quale si può rinunciare). Tutti sono coscienti infatti che un vero contratto non è mai redatto in toto e calato dall’alto in stile “o firmi o niente” da una sola parte ma, appunto, contrattato con un dialogo tra le parti. E in quel modo tra l’altro, con il dialogo della contrattazione, tutte le parti verrebbero a conoscenza delle motivazioni ciascuna dell’altra.
Emerge la pochezza e superficialità della comunicazione contenuta nella lettera: sarà magari involontario da parte del mittente, ma quello scritto sembra fatto apposta per far imbufalire il destinatario.

Alessia C. F. (ALKA): ciascuna delle due parti ha ragione dal proprio punto di vista. Il problema è nella terza parte, quella che il problema l’ha creato e lo alimenta. Alla fine ci si scanna solo tra produttori e consumatori. Qua si sono presentate due facce della medaglia (produttori e consumatori).
Purtroppo gli effetti negativi si ripercuoteranno anche sui produttori stessi.
Molte aziende rischiano a Settembre di chiudere a causa del caro energia. Quindi posti di lavoro che svaniscono nel nulla, e badate bene che lo dico da moltissimo tempo, ormai lo scrivo da quasi 2 anni!
Oltre a trovarci senza lavoro e reddito, rischiamo di non poterci riscaldare, muoverci, moltissimi si ritroveranno con un reddito insufficiente devastato dalle molte turbolenze in arrivo. La fame e il freddo sono brutti, ma senza semiconduttori la vita in generale rischia di arretrare al MedioEvo. Per anni ipotizzavo un MedioEvo tecnologico, ora temo un abbrutimento della peggiore specie.

Tempi interessanti.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.