“Tutto ciò che noi diciamo di Dio in termini positivi non proclama la sua natura, ma ciò che circonda la sua natura” (“In Theophania”) e designa le energie divine con le immagini espressive di “movimento” o di “slancio di Dio”. 
San Giovanni Damasceno

Se Dio ci chiede qualcosa, sicuramente ci colma pure di energie, affinché possiamo attuare la Sua Volontà, a condizione che noi, da parte nostra, non trascuriamo di fare ciò che dipende da noi.
Padre Massimiliano Kolbe

Introduzione

Il presente breve saggio esamina una delle fondamentali visioni della teologia triunitaria: l’essenza e le energie di Dio. Questa diversificazione nel movimento dinamico e creatore continuo di Dio è attribuita come finalizzatore più importante all’interpretazione d San Gregorio Palamas (XIV sec.) dal momento in cui il santo dichiara vigorosamente la partecipazione delle energie divine nel cosmo e nell’uomo. Precedentemente la teologia occidentale, che rifiuta tale distinzione, rinviene altri autori significativi che affermano o rielaborano la questio sulle energie divine come San Massimo il Confessore. La stessa distinzione, con alcune modifiche che preoccuparono la chiesa, sono quelle introdotte da Giovanni Scoto Eriugena, il quale però si addentrò in un labirinto che portò alla ipotesi dell’incarnazione condannata dalla Chiesa.

La teologia dogmatica occidentale si è spostata sempre di più verso una sorta di immobilismo razionale che ha trascurato la Sapienza come dinamicità creatrice che partecipa quindi all’essenza ed all’energia di Dio.

Al contrario San Gregorio il Sinaita, San Serafino di Sarov e San Gregorio di Nissa trattarono tale argomento immergendosi sempre di più nella luce della Verità che si manifesta attraverso le essenze e le energie divine. “La relazione con la Divinità si trova al di fuori di intrecci psichici…Dio come tale non poteva modificare la tragica condizione dell’uomo…l’unica soluzione possibile era l’incarnazione di Dio, Siccome era necessario che l’azione non fosse imposta dall’esterno… allora Dio è diventato uomo e in questo modo è stato offerta la possibilità di agire dal di dentro…L’ordine celeste poteva compiersi soltanto grazie a quell’Essere che avendo in sé due nature divino e umana avrebbe piuttosto potuto agire allo stesso tempo sia come Dio, sia come uomo.1

Ragionando naturalmente la Luce Divina è formata da Energie Increate perché il Punto Luce originario si allarga per ridurre le ombre dell’universo. Essa è la Luce che diviene energia creata nell’uomo che vuole essere vero Figlio di Dio2.

La luce dunque ha per sua natura la proprietà di moltiplicarsi in ogni direzione e possiede per sua natura una qualche forma – diciamo – di auto-generatività (generativitas). Per natura infatti la luce si propaga ovunque generandosi, e il generarsi è simultaneo al suo esserci, e quindi pervade istantaneamente lo spazio circostante. Infatti la luce che viene prima genera la luce successiva, questa una volta generata immediatamente genera, e genera la luce immediatamente successiva, che a sua volta produce quella successiva, e così di seguito. Per cui in un solo istante un solo punto luce ha la proprietà saturare di luce l’orbe intero. Se la luce si diffondesse secondo la velocità del moto locale come pensano alcuni, ci sarebbe necessariamente una luce non immediata, ma progressiva degli spazi oscuri. E dal fatto che la luce è per natura auto-generativa è da ritenere che abbia anche la proprietà̀ di rendersi visibile (manifestabilitas)3….

Proverbi 8,22-31

22 Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d’allora.
23 Dall’eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
24 Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
25 prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
26 Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
27 quando egli fissava i cieli, io ero là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso;
28 quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso;
29 quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
30 allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
dilettandomi davanti a lui in ogni istante;
31 dilettandomi sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo.

Siracide 24,9

Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi creò;
per tutta l’eternità non verrò meno.

Sapienza 7,21

Tutto ciò che è nascosto e ciò che è palese io lo so,
poiché mi ha istruito la sapienza,
artefice di tutte le cose.

Sapienza 7,26

È un riflesso della luce perenne,
uno specchio senza macchia dell’attività di Dio
e un’immagine della sua bontà.

Sapienza 8,3

Essa manifesta la sua nobiltà,
in comunione di vita con Dio,
perché il Signore dell’universo l’ha amata.

Sapienza 9,9

Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
che era presente quando creavi il mondo;
essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.

Tutta la filosofia svanisce di fronte alla forza creatrice vivente e dinamica della energia creatrice che non può essere imprigionata in dogmi. L’apparente antinomia esistente dell’immutabilità di Dio e del Suo divenire può trovare la sua soluzione nel Palamas che regge i rapporti tra essenza immutabile ed energie increate.

Dumitru Staniloae scrive: «Le energie increate di Dio manifestano da una parte della sua inesauribile ricchezza e dall’altra gli atti che esprimono questa possibilità. L’Essenza Divina deve avere in sé infinite possibilità di manifestarsi…4

La dinamicità delle energie increate si trasformano in dialettica la Parola-Uomo in Parola-Dio. L’apostolato infatti utilizza un’appropriata energia increata, di cui non è cosciente, che diviene creata in colui che auspica che le sue parole scorrano come una sorgente.

Sostiene San Gregorio il Sinaita.

Due sono i modi per trovare l’energia dello Spirito che sacramentalmente ci fu data nel Battesimo:

a – la pratica, a prezzo di sforzi prolungati, dei comandamenti: permette la rivelazione di questo dono. San Marco ci dice: nella misura in cui pratichiamo i comandamenti esso fa risplendere in noi la sua luce.

b – mediante la sottomissione, raggiunta con l’invocazione metodica e costante del Signore Gesù, cioè con la memoria di Dio. Più lungo è il cammino del primo modo, più rapido quello del secondo, purché si sia appreso a scavare la terra con vigore e perseveranza per scoprire l’oro. Volendo scoprire e conoscere senza errori la verità, cerchiamo di raggiungere l’energia del cuore ponendoci oltre le forme e le figure, liberiamo l’immaginazione da qualsiasi forma o impressione di cose chiamate sante, né soffermiamoci a contemplare alcuna luce…

Cerchiamo di tenere attiva nel cuore l’energia della preghiera che dà tepore e gioia alla mente, e che accende nell’anima un amore indicibile verso Dio e verso gli uomini. Non piccola umiltà e contrizione nascerà dalla preghiera; essendo la preghiera, anche sui principianti, l’instancabile azione dello Spirito che comincia nel cuore come fuoco gioioso e termina in una luce che diffonde un odore soave. San Gregorio ll Sinaita – Filocalia.

In altri l’incontro produce una indicibile contrizione e un inesprimibile travaglio dell’anima, quasi i dolori della partoriente di cui parla la Scrittura. La parola viva e attiva di Dio, che è Gesù Cristo, arriva fino a dividere l’anima dal corpo, le giunture dal midollo, per eliminare dall’anima e dal corpo quanto ancora racchiudono di passionalità.

Altri invece, sperimentano una sorta di amore e di pace indicibili verso tutti gli esseri; altri, invece, sentono un’esultanza ed un tripudio, chiamato dai Padri: movimento del cuore vivente, energia dello spirito. Fenomeno questo chiamato anche impulso e inesprimibile sospiro dello Spirito che per noi intercede davanti a Dio. Isaia lo nomina «onda della giustizia di Dio»; e il grande Efrem lo chiama «ferita»; il Signore: Sorgente di acqua che sgorga per la vita eterna, l’acqua è lo spirito che sgorga e gorgoglia potente nel cuore. San Gregorio il Sinaita – Filocalia.

Nel cuore di ogni principiante operano due distinte energie: una che proviene dalla grazia, l’altra che discende dall’errore. Marco il grande eremita così ne parla: «Esiste un’energia spirituale ed un’energia satanica sconosciuta dai principianti. Ed inoltre: triplice è la fiamma che brucia nelle energie dell’uomo, una è accesa dalla grazia, la seconda è portata dall’errore e dal peccato, la terza proviene dalla sovrabbondanza del sangue. Talassio l’Africano chiama quest’ultima: Temperamento, e questo può essere domato e pacificato con un’equilibrata astinenza.

L’energia della grazia è una forza ardente dello Spirito che si muove con gioia e diletto nel cuore; consolida, riscalda e purifica l’anima, acquieta i pensieri agitati, e per un po’ estingue le pulsioni della carne. Questi sono i segni della sua presenza e i frutti che ne rivelano la verità: le lacrime, il cordoglio delle colpe, l’umiltà, il dominio delle forze fisiche, il silenzio, la pazienza, l’amore per la solitudine, tutto questo riempie l’anima di un senso di indubbia pienezza.

L’attività della trasgressione è la febbre del peccato che accende l’anima di voluttà, e aderendo vigorosamente alle bramosie carnali risveglia i movimenti del corpo. San Diadoco ci dice che essa è del tutto volgare e disordinata. Essa reca con sé la gioia irragionevole, la vanità, il turbamento, il basso piacere e com’è giusto dire, essendo priva di sostanza, agisce di preferenza in quei temperamenti che si dilettano nella tiepidezza. Procurando materia infiammata collabora con le passioni e con l’insaziabile ventre. Ove entra in rapporto con la complessione carnale infiammandola, mette in agitazione l’anima e la surriscalda invitandola a sé, affinché l’uomo, abituandosi ai piaceri della passione, lentamente si allontani dalla grazia. San Gregorio il Sinaita – Filocalia5

Energie increate

In un dialogo intitolato Theophanes, San Gregorio Palamas afferma che la natura divina deve essere definita al tempo stesso impartecibabile ed anche partecipale. Dio rimane inaccessibile in quanto essenza. Dio sarebbe allo stesso tempo accessibile in quanto energia.

Dio però può rendersi accessibile o inaccessibile. La Grazia rende Dio accessibile perché è un dono gratuito all’uomo. Essa è il tendere la mano all’uomo che si fida di Dio pertanto nella Grazia vi è l’energia e l’essenza dell’Amore di Dio.

L’accessibilità a Dio prevede anche una volontà umana di conoscerlo e riconoscerlo in tutto ciò che la circonda mentre l’inaccessibilità è frutto di una concentrazione sulle cose del mondo.

Si potrebbe asserire che questo disegno provvidenziale sia definibile come una concatenazione della Volontà Trinitaria che agisce nel mondo attraverso la Sapienza che ha sede nella Vergine Maria che richiama l’uomo alla figliolanza col Figlio dell’Uomo.

Il volto della Vergine è l’essenza Materna della Volontà Creatrice di Dio, ma è anche il volto delle vere madri, quelle che Dio ci ha donato su questa terra.

Non vi sono inammissibilità al fatto che Dio possa manifestarsi, perché si è rivelato come una potenza prima nella creazione dell’universo.

In principio Dio usò le sue energie increate nella loro essenza per dare vita, attraverso la Sapienza, a tutto l’Universo.

Alla Sapienza immacolata Dio diede un volto che era già nel Suo Pensiero sin dall’inizio che è Maria SS.

Nel corpo e nel Cuore della Vergine, Dio si è fatto Uomo per salvare l’umanità intera.

Questa energia creativa di Dio si compie nel Linguaggio Divino. La Parola vive nel grembo dell’energia creatrice per formare e dare volto alla parola-uomo.

Dio è energia increata d’Amore ed essenza purissima dell’Amore.

L’Amore di Dio unisce essenza ed energia per donare l’autorivelazione della Santissima Trinità ed in tal caso l’ipostasi del Padre, contenente tale pienezza genera la Sapienza. La nascita del Figlio è la Rivelazione: il Padre esce da Sé nel Figlio ed il Figlio nel Padre.

L’autorivelazione del Padre che si ipostatizza si unisce col Figlio allo Spirito Santo, Spirito di Verità. Questo terzo momento dell’autorivelazione è l’ipostatizzazione del Padre non soltanto nel Figlio ma anche dello Spirito Santo.

L’Amore infatti non può essere altro che Trinitario perché l’uomo non può amare nessuno se non esiste la triangolazione col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo.

L’energia di Dio è il punto-luce che si allarga sempre di più per mostrare il Volto della Sede della Sapienza che è in Maria Santissima.

Lo stesso Spirito Santo è Amore ipostatizzato. Egli è «infatti scruta ogni cosa ed anche le profondità di Dio» (Cor. 1- 2,10).

Per una relazione di amicizia con Dio l’uomo deve essere libero, libertà dello spirito, energia spirituale creativa. Nell’atto creativo della conoscenza, come in ogni atto creativo si ha un incremento dell’essere ed un suo innalzamento. La vita dell’uomo racchiude in sé un principio creatore che è sempre legato all’energia che sintetizza la persona; esso è l’attività dello spirito nell’uomo, che permea non solo la vita dell’anima ma anche quella del corpo. Lo spirito dell’energia dà forma alla persona, costituisce il carattere dell’uomo.

Senza questa attività sintetizzatrice dello spirito la persona si disunisce, l’uomo si frantuma in parti e l’anima perde la propria integralità, la propria capacità di reagire intensamente. L’energia della Trinità si trasferisce nell’uomo che ama la Trinità. L’uomo si annienta nella beatitudine sacrificale attraverso il Consolatore che gli rivela i segreti del Cristo.

Essendo l’Amore l’apice della beatitudine, l’Amore stesso diventa l’energia e l’essenza della Trinità che realizza in sé ipostaticamente tutta la è pienezza nell’uomo che ama il Logos6.

Essendo Dio Amore in Essenza esplica questo nella sua Energia che è Creazione. L’Energia di Dio da un volto all’uomo attraverso il Logos e Dio si pone in essenza nell’uomo all’interno della coscienza dell’uomo creato nell’attesa del desiderio di riconoscerlo come luce7. Pertanto le energie increate indicano il movimento della Trinità che continuamente crea in un movimento dinamico continuo.

Il senso della parola «energia» significa attività, movimento, lavorio. Queste si distinguono dalle essenze perché il loro sgorgare non è sempre identico ma sono una manifestazione volontaria di Dio.

Nella relazione teandrica Dio, come ipostasi, esprime la sua Essenza per mezzo del Logos che diviene la sua Energia Creativa. La Parola definisce l’attimo nel quale Dio si fa conoscere attraverso l’orecchio degli uomini sensibili che sulla Terra hanno offerto la loro coscienza come altare della Verità dell’Amore. L’Amore è desiderio che diventa volontà del cuore dell’uomo che è vita della Vita di Dio nell’uomo. L’uomo si apre allora al ricordo dell’immagine e somiglianza con Dio. In tale caso la vita terrena diventa finita nel tempo ma infinita in Cristo. L’Amore non vuole essere, vuole soltanto amare. Essere amati non è niente mentre amare è tutto. La felicità è solo nella nostra anima in cui essa sente sé stessa e percepisce la propria vita. Felice è dunque colui capace di amare molto.

Per questo solo i mistici possono comprendere le apparenti tesi ed antitesi per pervenire alla sintesi del perfetto movimento energetico della Trinità:

Il mistico contempla la luce increata ed è reso luminoso: si dispone così alla quiete e alla pace interiore mediante la preghiera ininterrotta. Trasfigurato nell’anima raggiunge così la deificazione (in greco : Theosis) ossia prende parte diretta alla vita di Dio, diventando per Grazia ciò che Dio è per natura.

Le ipostasi

Le tre ipostasi debbono esser concepite in modo distinto ma uguale allo stesso tempo. Non abbiamo pertanto una triade ma una correlazione ipostatica trinitaria.

Si dice Padre non soltanto in riferimento al Figlio ma altresì allo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio e che viene inviato dal Figlio per concludere la Rivelazione dell’Amore Divino:

15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». (Gv. 14)

Il secondo Consolatore si lega al primo sia in Spirito e Verità sia ipostaticamente.

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». (Gv.21, 20-25)

In potenza il Consolatore può manifestarsi ipostatizzandosi in colui che diverrà il secondo Consolatore.

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. (Gv 21,20-25)

Il secondo Consolatore è pertanto un testimone che in spirito rimane sulla terra e che probabilmente si dovrà ipostatizzare. Questo spirito è quello che dovrà rivelare i segreti ancora non compresi dell’Amore consolatore di Dio.

Ipostaticamente non può essere parte della Trinità, ma dal punto vista del Logos può esserne Voce.

Del resto se applichiamo l’analogia dell’essere Tri-ipostatico all’essere pluri-ipostatico allora anche nell’essere umano creato, il complesso della paternità non si esaurisce neppure nella generazione, ma comprende in sé la relazione di amore attivo del genitore verso il generato; è un’analogia, nel mondo della creatura, dell’amore ipostatico del Padre per l’Unigenito.

Lo Spirito Paraclito è il vincolo d’amore del Padre, nel Figlio in un uomo Figlio del Figlio dell’Uomo. (ipotesi problematica)

“Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi. E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da Lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la Sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mente, così state saldi in Lui, come essa vi insegna”. (1Giov 2:26-27 CEI).

Chi è guidato dallo Spirito di Dio, però può essere Voce della Verità ipostatizzata in un uomo che prosegue il lavoro del Consolatore per mezzo della Sapienza creatrice8.

“La Trinità non ha limiti, non ha confini, non ha misura, non ha dimensioni. Non si circoscrive nello spazio, non si penetra col pensiero, non si afferra col giudizio, non si muta col tempo. Anche agli uomini il Signore Gesù ha dato la grandezza: infatti «la loro voce si diffonde su tutta la terra; le loro parole giungono all’estremità del “mondo»; però non oltre l’estremità del mondo, non oltre l’estremità del cielo, non al di là dei cieli. Invece nel Signore Gesù «sono state create tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra, le visibili e le invisibili, ed egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui». Mira il cielo, Gesù è lassù; guarda la terra, Gesù è presente; sali mentalmente al cielo, discendi mentalmente nelle viscere della terra, Gesù è sempre là. Se salirai al cielo, Gesù è là…9

Tutti i nomi divini presuppongono un confronto tra la realtà̀ increata e quella creata, tutti stabiliscono una proporzione tra ciò̀ che è umano o espresso dal linguaggio umano e quello che è fondamentalmente inesprimibile. Questo significa che nessuno dei nomi divini raggiunge Dio, anche se tutti lo riguardano. Di conseguenza la dottrina dei nomi divini non è altro che il complemento di un’altra dottrina ben nota, che Dio è innominabile10.

L’energia della Grazia

«Ma viene un’ora, ed è adesso, quando i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità̀» (v; 23). L’«ora» escatologica, il tempo finale, è determinata dalla presenza di Gesù; l’ordine antico, rappresentato dal tempio di Gerusalemme e da quello concorrente dei samaritani, è superato dal culto nuovo, escatologico, e coloro che vi prendono parte sono i «veri adoratori», dove «vero» – aggettivo caratteristico del Vangelo di Giovanni (cfr. la «luce vera»: l,9; il «vero pane dal cielo»: 6,32; la «Vera vite»: 15,1) – equivale ad autentico e definitivo, in contrapposizione a ciò̀ che è falso oppure prefigurazione imperfetta11.

“Se per il fatto che vi sono tre ipostasi dicono che sono divise, che lo vogliano o no, sono tre, oppure che sopprimano del tutto la Trinità»; e ancora: «Per questo “dopo l’unicità ciò che è più divino è la Trinità». Anche Clemente, in modo più arcaico dice: «Vive Dio e il Signore Gesù Cristo e lo Spirito Santo». Ireneo, poi, che è vissuto vicino agli apostoli, ascoltiamo come si sovvenga dello Spirito nel suo trattato contro le eresie: «Quelli “che non hanno freno – dice -, quelli che si lasciano andare ai loro impulsi e non hanno alcun desiderio dello Spirito divino, a ragione l’Apostolo chiama carnali».12

«Ma viene un’ora, ed è adesso, quando i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (v; 23). L’«ora» escatologica, il tempo finale, è determinata dalla presenza di Gesù; l’ordine antico, rappresentato dal tempio di Gerusalemme dalla chiesa invecchiata e coloro che vi prendono parte sono i «veri adoratori», dove «vero» – aggettivo caratteristico del Vangelo di Giovanni (cfr. la «luce vera»: l,9; il «vero pane dal cielo»: 6,32; la «Vera vite»: 15,1) – equivale ad autentico e definitivo, in contrapposizione a ciò che è falso oppure prefigurazione imperfetta.

Il culto nel quale si realizza l’incontro perfetto e autentico dell’uomo con Dio è risolto attraverso una duplice definizione: è diretto «al Padre; si attua «in spirito e verità». Rivolto al Padre, esso suppone la piena rivelazione della Paternità del Padre e la nuova nascita è il consequenziale rapporto filiale con Lui per mezzo di Cristo (l’espressione «in Spirito e Verità, si dovrà intendere a partire dal linguaggio biblico e nel quadro della teologia giovannea, guardandosi dall’attribuire a questi termini un senso spiritualistico o razionalistico (come: culto interiore, spirituale, razionale) estraneo alla mente dell’evangelista. Il termine «spirito» che nella Bibbia indica semplicemente il divino oppure una forza divina comunicata all’uomo nel Quarto Vangelo si riferisce allo Spirito Santo che Cristo risorto effonde nei Figli del Logos.

Nella visione del Quarto Vangelo la parola battezzare in Spirito circoscrive tutta l’attività di Gesù. I profeti avevano profetizzato la espansione escatologica dello Spirito Santo da parte di Dio. Mediante l’attività di battezzare nello Spirito, Gesù viene rivelato come l’autore divino della effusione escatologica dello Spirito. La novità del testo iniziale del Quarto Vangelo consiste nell’attribuire a Gesù la donazione dello Spirito che nell’Antico Testamento era considerata proprietà esclusiva di Dio. Il continuo passaggio di Energie nella Trinità indica la forma attraverso la quale le tre Ipostasi attuano la loro essenza13.

“L’Energia Divina è inseparabile dall’Essenza Divina, è Dio stesso che agisce. Distinguere le energie divine dall’essenza non significa dividere Dio, perché l’una e l’altra sono due immagini della stessa vita di Dio…Sono un eccesso della natura divina, che non può limitarsi, che è più grande della sua essenza. Possiamo dire che le Energie ci rivelano una certa immagine dell’esistenza della Santissima Trinità al di fuori della sua essenza inavvicinabile.

Essenza e Bellezza Divina

La diversificazione tra l’essenza divina, che è imperscrutabile e le energie alle quali l’uomo può partecipare, è stata già evidenziata prima di Gregorio di Nissa. Clemente d’Alessandria sottolinea che la parola umana è incapace d’esprimere l’essenza divina. Solamente la forza e le opere di Dio possono essere conosciute. Le parole ‘forza’ ed ‘energia’ sono sovente impiegate da Clemente senza alcuna distinzione. Poiché l’Amore è la sintesi della Trinità, un uomo che si lega a questa come parola-uomo può rendere la sua parola all’apice dell’Amore perché raggiunge la piena beatitudine.

L’essenza di una parola può essere un pensiero estraneamente breve, basti vedere gli apoftegmi dei Padri del Deserto che concentravano in poche parole, l’essenza piena dell’energia creatrice di Dio. L’ascolto può e poteva far riposare l’uomo nello Spirito della Parola pronunciata dal monaco esicasta. Eunomio venne condannato da Gregorio di Nissa perché affermava che l’essenza di Dio può essere conosciuta dall’uomo. Egli precisava pure [la natura] di quest’essenza identificandola con l’ingenerazione (agennesia). Da questo aspetto però va anche detto che la Parola di Dio può, per la libertà dello Spirito Santo, che è Spirito libero, ingenerarsi nell’uomo che è una parola di Dio vivente facendolo divenire Parola di Dio nei tempi concessi da Dio.

I grandi mistici, come i grandi Santi del passato e quelli nascosti di oggi, erano Parola di Dio vivente e pertanto il loro linguaggio era ed è quello di Dio.

In tutto simile a noi, eccetto nel peccato, (cfr. Eb. 2, 17; 4, 15), il Verbo di Dio dovette esprimersi in modo umano tramite parole e gesti che sono narrati nel Nuovo Testamento e specie nei Vangeli. Si tratta di un linguaggio in tutto simile a quello degli uomini, ma senza errori. Con gli occhi della fede, nella fragilità della natura umana di Gesù Cristo, il credente scopre lo splendore della sua gloria «come di unigenito dal Padre, pieno di Grazia e di Verità» (Gv. 1, 14).

La genesi del mondo può essere paragonata a quella di un albero: come questo pre-contenuto causalmente nel seme, la cui energia permette la trasformazione della terra umida in legno, rami e foglie, così di tutte le specie viventi che nel tempo giungono a formarsi e a popolare il mondo durante la fondazione primordiale delle cose erano già stati posti in essere tanto i princìpi formali immanenti del loro futuro sviluppo quanto gli elementi materiali di cui e a partire da cui sarebbero state fatte.

Così impariamo: Dio esiste simultaneamente sia nella sua essenza che al di fuori di essa… Dio non può essere identificato solo con la Sua Essenza, perché Dio lo fece non dire a Mosè sul Sinai: “Io sono l’Essenza14».

L’Essenza di Dio si fa energia nella Bellezza così come sostennero “La bellezza è discesa dal cielo per salvarci» aveva scritto Platone. «La bellezza salverà il mondo» confermano Dostoevskij, Solov’ev ed Evdokìmov. Tutti sono d’accordo, anche oggi, sull’importanza della bellezza.15” E quando penso alla Vergine SS. penso alla Sua Bellezza che salverà il mondo di cui è Regina.

“Può sembrare strano, e perfino contraddittorio, questo desiderio di Evdokìmov di pubblicare un libro sulla bellezza. La sua esistenza, infatti, appare tutt’altro che bella, lacerata come fu da un susseguirsi di fratture: dalla perdita “violenta del padre assassinato quand’egli era ancora bambino alla malattia e alla morte prematura della moglie, dall’esilio dopo la Rivoluzione d’Ottobre al continuo contatto con esuli e rifugiati politici. Come mai un’esistenza così profondamente frantumata riuscì a nutrire una contemplazione della bellezza “come sintesi della vita? Non mancherà chi interpreterà questa passione di Evdokìmov per la bellezza come una proiezione compensativa delle frustrazioni accumulate nel corso dell’esistenza reale.16

È molto difficile per il cristiano essere all’altezza della propria fede, del proprio ideale, poiché egli deve amare i suoi nemici, portare la propria croce, deve resistere eroicamente alle tentazioni del mondo, cosa che non devono fare né il credente ebreo, né il maomettano, né il materialista. Il cristianesimo guida la nostra vita lungo la strada della più grande sopportazione, la vita del cristiano è crocifissione di sé stessi.

“La natura dell’Essenza invisibile può essere conosciuta attraverso i suoi misteri; cioè quei misteri che [Dio] vuole che siano conosciuti. E in effetti sono conosciuti da [colui] che medita la costituzione dell’universo, e che soprattutto scruta continuamente le Economie di [Dio] e le sue diverse rivelazioni, che sono appunto stabilite per istruire la mente diligente del credente che cerca e che investiga senza negligenza.17

Nella conoscenza del Bene si dice che “il Serafino, che significa tutto ardente, ed indica il fervore dello spirito, ha sei ali, piene di occhi, perché essi mentre volano velocemente nella Volontà di Dio, protendendosi verso Dio in sei modi, cioè con il pensiero, con l’affetto, con la memoria, con l’azione, con la virtù e con l’intenzione, tuttavia regolano con discrezione ogni azione per non peccare né per eccesso né per difetto, ma fare tutto con regola, secondo quanto conviene a Dio ed essi stesi sono in grado di fare…questo ordine custodisce il cuore di tutti gli angeli e ordine nelle gerarchie e negli ordini dovuti tutta la milizia del cielo, poiché ogni angelo compiace agli altri rimanendo al suo posto e assolvendo la sua funzione18. Nella essenza della creazione l’energia “viene ad illuminare pienamente il giorno. L’oscurità donde rifulse questa Vergine, è l’oscuro disegno di Dio che fin dalla creazione del mondo la predestinò per noi perché sorgesse la Grazia per la nostra gloria. Di Colui che questa Vergine ha generato, secondo la sua eterna generazione dal Padre, fu scritto in un salmo: dal mio grembo prima di Lucifero ti ho generato. L’utero del Padre infatti è la natura della divinità feconda nel Figli nel Padre…allora infatti per la prima volta risplendette sopra di noi la luce, quando Dio ci donò il casto utero della Vergine per il quale possiamo ricevere la purezza della divinità stessa, in cui non c’è nulla di immondo. E la sindone della castità. In cui avvolgiamo le sfere del vero sole, affinché il nostro Dio che è fuoco che consuma e sole di luce inaccessibile confondendo gli occhi della nostra debolezza, non ci consumi con la sua luce, come nel fuoco fumante e nello splendore non velato, per mezzo del quale si accostò agli antichi.

Salve Aurora che sorge
Per cui è iniziata la prima ora
Dello splendore tearchico.
Prega il sole da te nato
Irroraci con la rugiada della luce
Stilla di rugiada divina

In quest’ora infatti è solita discendere la rugiada, poiché appunto nella nascita di Maria, che è una stilla di rugiada divina, cominciò a stillare per noi la rugiada della misericordia. Sei dice poi che sorge con la pienezza di Grazia e cresce fino al giorno della redenzione perfetta.

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.com

  • 1 Cfr. Pavel Florenskij – Il Cuore cherubico
  • 2 Io so chi siete, da dove venite, dove dovete andare, perché la vostra vita è energia emanata dalla mia volontà di donare quello che Io sono, quello che possiedo. L’energia mia ha formato la carne che è servita a dare un volto al vostro spirito. Il vostro spirito era prima che si rivestisse della vostra carne. Quaderno dell’Amore – Luigi Gaspari – © CDOLG Via San Felice 91 Bologna
  • 3 Cfr. Roberto Grossatesta – De Luce – Edizioni PLUS Pisa University Press – 2000
  • 4 Cfr. D. Staniloae – Teologia Dogmatica e simbolica. Vol. I Bucarest 1938 p. 330
  • 5 Le energie non implicano affatto la necessità della creazione, che è un atto libero, effettuato dall’energia divina, ma determinato da una decisione della volontà comune delle Tre Persone. È un atto del volere di Dio che pone un nuovo soggetto al di fuori dell’essere divino, “ex nihilo”. L’ambiente della manifestazione avrà così inizio. Quanto alla manifestazione stessa, essa è eterna; è la gloria di Dio. 
  • Le energie increate indicano una distinzione ineffabile – esse non sono Dio nella sua essenza – e, al tempo stesso, essendo inseparabili dall’essenza, testimoniano dell’unità dell’essere semplice di Dio. 
  • Le energie increate indicano una manifestazione esteriore della Trinità.   Quando diciamo che Dio è Sapienza, Vita, Verità, Amore, intendiamo le energie, ciò che viene dopo l’essenza, le sue manifestazioni naturali, ma esteriori all’essere proprio della Trinità.  Nell’ordine della manifestazione economica della Trinità nel mondo, ogni energia proviene dal Padre, comunicandosi per mezzo del Figlio nello Spirito Santo: εκ πατρός, διά υιου, εν αγιω πνενματι. Si dirà che il Padre crea ogni cosa per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.  – Vladimir Losskij
  • 6 San Gregorio Palamas, arcivescovo di Tessalonica consacra un dialogo intitolato “Theophanes” alla questione della divinità incomunicabile e comunicabile. [Egli] afferma: “La natura divina dev’essere detta al tempo stesso impartecibabile e, in un certo senso, partecipabile; noi giungiamo alla partecipazione della natura di Dio e, tuttavia, essa rimane per noi totalmente inaccessibile” (P. G. 150). Dio ci rimane dunque inaccessibile in quanto essenza.  Occorre dunque confessare… una distinzione secondo la quale Egli sarebbe totalmente inaccessibile e accessibile al tempo stesso sotto rapporti diversi. È la distinzione tra l’essenza di Dio o la sua natura propriamente detta, inaccessibile, inconoscibile, incomunicabile, e le energie o operazioni divine, forze naturali e inseparabili dall’essenza nelle quali Dio procede all’esterno, si manifesta, si comunica, si dà. “L’illuminazione e la grazia divina e deificante non è l’essenza ma l’energia di Dio” (Theophanes”). Così, secondo la parola di san Gregorio Palamas “dicendo che la natura è partecipabile non in se stessa ma nelle sue energie, noi rimaniamo nei limiti della pietà” Fonte: https://luceortodossamarcomannino.blogspot.com/2016/05/energie-increate-vladimir-losskij.html
  • 7 Dionigi l’Areopagita i Padri applicano alle energie il nome di “raggi della divinità” che penetrano l’universo creato
  • 8 …la promessa è profezia, la Pentecoste la realizzazione. È appunto qui che si parla del Consolatore, anzi in modo più espressivo «di un altro Consolatore». Vale a dire ipostatico, accanto Verbo ipostatico; il problema personale di terza persona gli è applicato dalla Scrittura in Gv 14,26, in Gv.14,16 in Gv 15,26 ed in Gv. 16,17
  • 9 Passi di: Ambrogio. “Opere”. Apple Books pg 1966-1967
  • 10 Opere Dogmatiche di Gregorio di Nissa pg. 148 – Bompiani – Il pensiero Occidentale
  • 11 Cfr. “Per un’interpretazione in senso antropologico spirituale, cfr. BERNARD, 147; LAGRANGE, 111.I testi di Filone (Det. , 2 1 ; Vita Mosis 2 , 1 08 ecc.) che si possono considerare paralleli al nostro, si ispirano evidentemente alla religiosità̀ ellenistica: il vero culto, interiore, consiste nella vita onesta. I paralleli qumranici ( lQS 4,20s; 9,3-6 ecc.) sono più̀ vicini al Vangelo di Giovanni, che tuttavia ne differisce e li supera grazie alla prospettiva escatologica e cristologica (cfr. SCHNACKENBURG, I, 648s). «A partire dalla Riforma, si è stranamente abusato di questa formula, come se equivalesse a una condanna di ogni culto esteriore… “In spirito” non significa: “in modo spirituale, non corporale”, come hanno a volte ritenuto i Padri greci, sotto l’influsso del dualismo platonico; lo spirito non designa neppure lo spirito dell’uomo o l’anima umana: Gesù̀ non intende qui parlare dell’interiorità̀ della preghiera cristiana” (1. DE LA POTTERIE, Gesù̀ e i samaritani, 46).
  • 12 Passi di: Basilio di Cesarea. “Lo Spirito Santo”. Apple Books pg 677
  • 13 Cfr. “Pur affermando che conosciamo il nostro Dio nelle sue energie, non promettiamo affatto che l’avvicineremo nella sua essenza. Difatti, le sue energie discendono fino a noi, ma la sua essenza rimane inaccessibile” (San Basilio Magno ” Epistola CCXXXIV”).
  • 14 San Basilio Magno
  • 15 Cfr. Teologia della Bellezza. Pavel Evdokimov : Teologia della Bellezza Apple Books – L’arte dell’Icona
  • 16 Passi di: Pavel Evdokimov. “Teologia della bellezza. L’arte dell’icona”. Apple Books.
  • 17 Passi di: Isacco di Ninive. “Discorsi Ascetici”. Apple Books
  • 18 Cfr. Alberto Magno – IL BENE -Trattato 12 pg. 101-104 – Rusconi 1987