Il presidente Trump, giusto qualche giorno fa, ha deciso di entrare a gamba tesa sulla catena di approvvigionamento dell’F-35: sottolineando la “stupidità” di aver posizionato all’estero buona parte della articolata supply chain, che riunisce fornitori sparsi su mezzo mondo.

“Potrei raccontarvi centinaia di storie sulla stupidità che ho visto. Per esempio, facciamo un jet, è un grande jet, e facciamo pezzi per questo jet in tutto il mondo. Li facciamo in Turchia, li facciamo qui, li facciamo lì”, ha aggiunto Trump.

“Il problema è che se abbiamo un problema con un Paese, non si può fare il jet”. “Riceviamo pezzi da ogni parte del mondo. È una follia. Dovremmo fare tutto negli Stati Uniti.”

Trump non ha fornito ulteriori dettagli.

Il portavoce del programma JSF (Joint Strike Fighter) da cui è nato l’F-35, ha ribadito che “Il Dipartimento delle Difesa rimane pienamente impegnato nel programma F-35, e nel mantenere un vantaggio competitivo con le sue capacità uniche e ineguagliate di quinta generazione”

UN po’ più articolata la posizione del National Interest, che lega l’ennesimo incremento di costi del F-35 al coronavirus, perdendo un po’ di vista le buone regole del politicamente corretto.

È arrivata l’ora di mettere a riposo il programma F-35? scoppiato e a pezzi?”

“…Anche per gli standard governativi, l’ultima frenesia della spesa federale è eccessiva. Dati i mandati dei governi in materia di sanità pubblica, è impossibile per molte aziende operare e quindi la spesa per gli aiuti legati al Coronavirus era del tutto comprensibile.

Questo aiuto, principalmente sotto forma di prestiti favorevoli alle piccole imprese e di assegni alle famiglie, dovrebbe indurre i responsabili politici a valutare quali altri sforzi di spesa possono essere ridotti. Ma, in maniera tipicamente federale, i legislatori e i funzionari del Pentagono vogliono mantenere il programma fallito F-35, finanziato con 1,5 trilioni di dollari, mentre il governo invia assegni a… praticamente a tutti.

È una piccola consolazione mandare alle famiglie (di quattro persone) 3.400 dollari quando costa ai contribuenti 44.000 dollari all’ora per tenere in aria ogni F-35.

L’attrezzatura militare è sicuramente costosa ed è importante mantenere l’America al sicuro contro i suoi nemici. Ma i contribuenti meritano risposte sul perché il Pentagono continua a puntare su un aereo che costa l’80% in più del suo sostituto….”

Come anticipato un anno fa, l’uscita della Turchia dal programma F-35 ha messo sotto forte pressione la delicata e ambiziosissima supply chain del velivolo, che era già andata sotto pressione quando nel 2018 il GAO (Government Account Office) aveva dipinto un quadro formicolante di attività: officine che giravano a pieno ritmo per riparare gli aerei, affamate di parti di ricambio, arrivando anche a cannibalizzare a ritmi furibondi altri velivoli fermi in attesa di ricambi pur di riuscire a metterne altri in condizione di volare.

Secondo il recente audit del GAO, “il programma (JSF) ha identificato nuovi fornitori per 1005 codici prodotti da fornitori turchi, ma sta ancora valutando gli effetti del ritardo di 15 parti chiave, che non sono consegnati al ritmo imposto dalla produzione”. I ritardi e gli extra costi non sono stati ancora stimati al momento dell’uscita dell’audit.

D’altronde ritardi, extra costi, aerei che volano poco, problemi a non finire, una montagna di risorse sprecate, non sono novità ma tutte rogne già viste. Ad oggi l’F-35 non ha ancora passato i collaudi governativi necessari per chiudere formalmente la fase di prototipo-produzione a basso regime e passare alla piena produzione, evento che verrà festeggiato durante la prossima amministrazione.

Ma come si è arrivati a una tale situazione? La risposta è: S-400. La vendita del sistema di difesa aereo russo alla Turchia ha prodotto un mezzo sconquasso nel programma F-35, ancora prima che si accendesse un solo radar. Una mossa degna di Sun Tzu.

https://thehill.com/policy/defense/497874-trump-hints-at-bringing-overseas-production-of-f-35-back-to-us

https://nationalinterest.org/blog/buzz/time-put-broken-and-bloated-f-35-program-rest-154036