È riesplosa la violenza in terra di Palestina. Negli ultimi giorni la situazione si è fatta vieppiù incandescente. Le violenze si moltiplicano: lanci di razzi dalla striscia di Gaza, bombardamenti mirati dell’aviazione israeliana, repressione brutale da parte delle forze di polizia, cariche, pestaggi, scontri ormai aperti tra opposte fazioni all’interno delle città a popolazione mista1… Persino dall’altra parte del mondo, a New York City, manifestanti degli opposti schieramenti sono venuti alle mani2. E già si parla di una possibile escalation tale da mettere in stato di agitazione la diplomazia internazionale per le eventuali ripercussioni che si avranno su scala planetaria3.

Tuttavia non si parlerà di tutto questo nel presente articolo se non marginalmente, sia perché vi è qualcuno di più capace che può renderci edotti su ciò che sta succedendo4, sia perché parlare dell’ennesimo capitolo della guerra interminabile tra israeliani ed arabo-palestinesi significa addentrarsi in un vero e proprio campo minato dove, dovunque ci si muova, si rischia solo di irritare qualcuno. Prendere le difese degli israeliani, riconoscendo il diritto dello stato di Israele di usare la forza per difendersi dagli attacchi continui dei terroristi musulmani a suon di razzi, significa far imbestialire coloro che accusano Israele di perpetrare un autentico genocidio nei confronti degli arabi-palestinesi, cui sarebbero sistematicamente negati tutti i diritti più basilari, a cominciare da quello di poter abitare a casa propria. Ma allo stesso tempo, schierarsi per questi ultimi non può che comportare accuse anche di antisemitismo da parte di coloro che invece vedrebbero nelle azioni violente e terroristiche dei musulmani una diretta minaccia ai valori occidentali incarnati dall’unica democrazia presente in Medio Oriente.

Dunque non se ne parlerà, se non appunto marginalmente. E non certo perché si abbia paura di incorrere negli strali di coloro che dovessero dissentire, come è successo per esempio al malcapitato segretario della Lega, Matteo Salvini, pesantemente apostrofato sui social per aver preso le difese di Israele. Anzi, più che di insulti, si dovrebbe quasi parlare di vere e proprie minacce, come quelle per le quali il famigerato Chef Rubio – uno la cui affermazione come personaggio televisivo è solo l’ennesima dimostrazione del degrado culturale in cui versa irrimediabilmente il fu bel paese – rischia una querela da parte del leader leghista5. Certo, le dichiarazioni pro-Israele da parte di Salvini sono state quanto meno improvvide. Ci sono mille validi motivi per dissentire da lui. Francamente verrebbe voglia di accusarlo di insipienza politica, cosa questa che certo non può deporre a favore di colui che vuole assurgere al ruolo di leader di un paese in via di disfacimento finale. Sono ben altre le qualità che si richiedono per un ruolo del genere e Salvini, con questa chiara ma controversa presa di posizione, non può non far sorgere dubbi sulle sue effettive capacità. Ma per quanto opinabile, questa resta sempre una presa di posizione legittima. Al più in democrazia saranno gli elettori a punire Salvini qualora ritenessero queste sue dichiarazioni fuori dal mondo. Ma – si sa – il concetto di democrazia di certi personaggi del mondo dello spettacolo e non solo è alquanto aleatorio. “Rigore è quando arbitro fischia”, diceva anni addietro il compianto allenatore di calcio Vujadin Boškov. Parafrasandolo, si dovrebbe dire: “democrazia è ciò che dice sinistra, tutto il resto fascismo”.

Ordunque, ciò che ci preme sottolineare è un ben altro aspetto della guerra arabo-israeliana: un aspetto che probabilmente sfugge ai più che, portati ad una visione materialistica della vita, non sono in grado di coglierne la reale portata. Si tratta della volontà da parte di una certa fazione del giudaismo mondiale di edificare quanto prima il cosiddetto terzo tempio di Gerusalemme. Il primo, detto di Salomone6, fu costruito circa 3000 anni fa dall’omonimo re, figlio di Re Davide; all’interno del Sancta Sanctorum custodiva l’Arca dell’Alleanza. Fu abbattuto nel 586 A.C. dal re Nabucodonosor II (quello del Nabucco verdiano) ai tempi della cattività babilonese. Il secondo, detto di Zorobabele o anche di Erode (che ne commissionò l’ampliamento a distanza di secoli), venne edificato pochi decenni dopo la distruzione del primo e definitivamente raso al suolo nel 70 D.C. dalla Legio X Fretensis al comando del futuro imperatore Tito, le cui gesta eroiche sono state immortalate nel celeberrimo arco di trionfo che fece erigere ai piedi del Colosseo a Roma. Fu questo il tempio in cui Gesù venne consacrato al Signore e da cui scacciò con violenza i mercanti che erano intenti a cambiare la valuta.

Da allora sino ad oggi l’ebraismo è rimasto senza un vero Santuario di riferimento in cui praticare il Sacrificio ed il Sacerdozio. È noto che in Israele si conti di edificare il terzo tempio. Il progetto è gia bell’e che pronto.

Non solo. Pare che già da anni sia stato realizzato l’altare su cui potrà essere effettuato il sacrificio, che sia stato forgiato il vasellame da impiegarsi nelle funzioni religiose e, cosa assai particolare, che sia stato possibile attraverso sofisticati esami del DNA rinvenire anche i discendenti di Aronne, fratello di Mosè (secondo la Legge ebraica questi sono gli unici che possono praticare il sacerdozio ebraico)7. È persino già stata selezionata la giovenca rossa da immolare sul nuovo altare8. Insomma, c’è tutto l’occorrente. Fuorché il tempio. E qui iniziano le noti dolenti. Secondo la tradizione, vi è un unico posto al mondo dove il sacrificio possa essere celebrato perché sia efficace: sulla roccia di Abramo.

Questa sarebbe la roccia su cui il patriarca Abramo – di cui i musulmani si considerano comunque eredi in quanto discendenti di Ismaele, il figlio che ebbe dalla schiava Agar quando ancora la moglie Sara non era in grado di generargli una discendenza9 – messo alla prova da Dio, fu sul punto di sacrificare il proprio figlio Isacco (per l’appunto il figlio avuto dopo Ismaele da Sara). Il problema è che la roccia di trova all’interno della Cupola della Roccia, un mausoleo islamico costruito da maestranze bizantine che sorge sulla cosiddetta Spianata delle Moschee, accanto alla moschea di Al-Aqsa. Anche per i musulmani il sito è massimamente sacro, essendo quello il punto da cui Maometto fu assunto in cielo. Quindi nessun terzo tempio potrà mai essere costruito finché non saranno abbattute la Cupola della Roccia e la moschea di Al-Aqsa, al posto della quale una volta si presume sorgesse il Sancta Sanctorum del tempio di Erode.

Gli scontri all’interno della moschea di Al-Aqsa destano pertanto molta preoccupazione perché testimoniano dalla volontà di Israele di portare ad un’escalation. Come appena detto, per poter procedere alla costruzione del terzo tempio occorre prima distruggere i due edifici religiosi islamici presenti sulla Spianata. Ma farlo significa mettersi contro i musulmani di tutto il mondo. Non è una cosa che si possa fare a cuor leggero; sostanzialmente ciò comporta una guerra di tutti contro tutti. Tuttavia già qualche Rabbi in Israele festeggia perché ritiene sia prossima la venuta del Messia ebraico10 (che in realtà nell’escatologia cristiana corrisponde a ben altra cosa). Ma perché questo possa avverarsi è necessario che si sia compiuto il rituale sacrificio della giovenca rossa sull’altare all’interno del terzo tempio debitamente ricostruito.

È comprensibile come a noi occidentali, che viviamo in una società altamente secolarizzata, in cui persino il potere clericale non crede più in un Dio trascendente ed onnipotente ma piuttosto nella versione occidentalizzata di una pachamama umanista, venga difficile credere alla veridicità di questo genere di cose. Si stenta a convincersi, essendo noi stati educati a considerare la religione l’oppio dei popoli, che la causa ultima del conflitto israelo-palestinese, possa risiedere in faccende così tipicamente spirituali. Eppure è così. Non che le altre motivazioni, quelle di carattere prettamente materiale, non abbiano la loro importanza. Lottare per la propria vita, per i propri diritti civili, per un futuro migliore, per la giustizia, per difendere la propria casa, i propri averi, la propria famiglia, la propria identità culturale… in un’unica parola: la propria civiltà. Chi oserebbe negare che questa non sia cosa buona e giusta? Solo uno scellerato lo farebbe. Infatti i sinistrorsi nostrani attaccano Israele proprio per via di tutto questo: per loro gli ebrei starebbero compiendo un autentico genocidio nei confronti degli arabo-palestinesi a cui, togliendo loro ogni diritto e annichilendo i loro miseri mezzi di sostentamento, starebbero letteralmente rubando la terra da sotto i piedi.

“Bene, bravi, bis”, verrebbe pure da dire; “è giusto così, bisogna sempre state dalla parte dei deboli e degli oppressi”. Si, ok, ma gli italiani? I palestinesi sì ma gli italiani no? Eh sì, perché si dà il caso che oggi pure il popolo italiano debba essere annoverato tra quelli oppressi.

Scrive su Twitter Tomaso Montanari11, uno dei maître à penser (sic) della sinistra italiana:

Essere di sinistra significa essere dalla parte dei più deboli? Dunque, se ne deve conseguire che, diversamente, essere di destra sarebbe essere dalla parte dei più ricchi e dei più forti. Ma è realmente così? La realtà ci dice altro. Chi oggi in Italia va considerato debole? A mio giudizio, oggi va considerato debole ciascuno di quelli che da più di un anno a questa parte, causa lockdown e misure anti-covid, hanno visto il proprio tenore di vita crollare miseramente. Sono a milioni tra commercianti, ristoratori, albergatori, partite IVA, baristi, lavoratori del turismo, impresari del terziario, e di chissà quante altre categorie commerciali, coloro che si sono ritrovati, quasi dall’oggi al domani, a vivere in condizioni di povertà. Eppure si tratta di gente comune, che ha sempre condotto una esistenza meritevole, ha sempre lavorato e pagato le tasse, rispettato la legge, dato il proprio contributo allo sviluppo della società. Non sono persone che chiedono di vivere alle spalle del prossimo; chiedono solo di poter riprendere a lavorare e di continuare a mantenersi con il loro onesto lavoro. Forse sono pure persone che hanno sbagliato, che hanno commesso alcuni errori, che a volte hanno fatto cose di cui si sono successivamente pentite. Ma alla fine vogliono solo ritornare a lavorare. Niente di più.

Eppure, per gli intellettualoidi di sinistra questi sarebbero i forti, i ricchi, gli egoisti. Le loro pretese di poter riaprire sarebbero addirittura assurde. “Che ignobili pretese! Quanta prepotenza! Quanto disprezzo per la vita umana! Come si fa a pretendere che la propria attività – quella con la quale per inciso si dà da mangiare ai propri figli – sia da considerarsi essenziale quando i novantenni lasciati in “vigile attesa” crepano di continuo causa Covid? Si può essere più insensibili? Questi commercianti, ristoratori, impresari, in realtà tutti evasori fiscali, ladri, speculatori, raccomandati, hanno già parassitato abbastanza. Che crepino pure di fame se sono state cicale anziché formichine”. Pare già di sentirli, i loro strali…

Ed i ricchi, i ricchi veri? Jeff Bezos, l’uomo più ricco al mondo, malgrado il divorzio miliardario, si è appena regalato un giocattolino da oltre 500 milioni di dollari: la barca a vela più grande al mondo, da 127 metri di lunghezza12. Se la cifra di acquisto vi sembra esagerata, pensate solo a quanto costa mantenerla: circa 60 milioni di euro l’anno13. Ma questi sono solo bruscolini per un uomo che, dall’inizio della pandemia, ha visto il proprio già cospicuo patrimonio aumentare del 57% in pochi mesi14. D’altronde, non potendo la gente uscire di casa e dovendo comunque provvedere agli acquisti, questa non ha fatto altro che comprare su Amazon, rendendo così Jeff Bezos ancora più ricco di quanto già non fosse. Ma chiaramente per la sinistra il vero problema è la drogheria sotto casa che non rilascia 10 euro di scontrino, non una multinazionale come Amazon che, pur avendo fatturato oltre 44 miliardi in Europa in tutto il 2020, con un incremento pari a 12 miliardi rispetto al 2019, non ha pagato pressoché un centesimo di tasse perché la sua sede europea, che casualmente si trova nel piccolo paradiso fiscale del Lussemburgo, ha chiuso con perdite di poco sopra al miliardo15

Perché meravigliarsi di questa sinistra? Questa è la stessa sinistra che erige a proprio eroe quel Fedez che, unico in grado di simboleggiare il degrado culturale del paese in misura ancora maggiore dello chef di cui sopra, si appropria arbitrariamente del servizio pubblico televisivo per perorare la causa del DDL Zan ma non quella di tutti quei lavoratori, come ad esempio quelli precari di Amazon, che stanno vivendo un momento di difficoltà. Sarà forse perché lo stesso pseudo-cantante viene lautamente ricompensato per essere testimonial pubblicitario di questa multinazionale che non paga un centesimo di tasse malgrado il fatturato in così forte ascesa16?

Ma soprattutto, questa è la stessa sinistra petolosa che urla “salviamoli tutti”, riferendosi ai migranti che continuano in numero crescente a sbarcare sulle nostre coste. Io posso al più capire quelli che, all’interno della sinistra, occupano una qualche forma di posizione di comando e rendita di potere: al di là dell’ideologia fuori dal mondo, di cui sicuramente sono impregnati, essi sono comunque obbligati a tenere in pubblico una certa parvenza. Devono rispondere del proprio operato alle persone potenti cui devono tutto. Vi siete mai chiesti come fosse possibile che, prima della rivoluzione bolscevica, Lenin potesse fare la dolce vita sull’isola di Capri o Trotsky a New York, dove a Manhattan viveva in un appartamento di lusso con tanto di chauffeur a sua disposizione? Qualcuno doveva pagare per cotanto lusso. E quel qualcuno poi pretese qualcosa in cambio.

Però proprio non mi riesce di capire perché gli elettori di sinistra non riescano ad aprire gli occhi. Come è possibile che non si rendano conto che questi non sono naufraghi? Che sono individui per lo più senza dignità che si pongono volontariamente in condizione di pericolo per obbligare il prossimo a “salvarli” solo per poter essere trasbordati in Italia così da pretendere di essere mantenuti vita natural durante a spese del contribuente italiano? Che pressoché nessuno di questi sta scappando veramente da guerre o carestie? Che non sono neppure morti di fame, spendendo loro migliaia di euro per pagare gli scafisti quando con la medesima cifra, che nei loro paesi di origine è un più che discreto capitale, potrebbero contribuire, lavorando, al benessere collettivo? E neppure si rendono conto, i sinistroidi, che quelli che loro ritengono i buoni samaritani della ONG sono invece membri divere e proprie associazioni a delinquere che perseguono solo il proprio profitto materiale. Ma soprattutto, mi viene impossibile capire come facciano questi squinternati a ignorare il fatto che questo continuo flusso di migranti farà di noi italiani i prossimi palestinesi.

Tradizionalmente viene fissato nel 70 D.C., con la distruzione del secondo tempio, la data di inizio della diaspora ebraica. In realtà gli ebrei seguitarono a abitare la Palestina anche nei decenni successivi. Fu solo nel 135, al termine della terza guerra giudaica conclusasi tra immani massacri17, che essi ne furono definitivamente espulsi. Fu quello il periodo in cui Gerusalemme venne rinominata Aelia Capitolina e fu sostanzialmente una città cristiano-romana. Gli ebrei poterono fare ritorno a Gerusalemme solo nel VII. Approfittando di un momento di debolezza dell’impero bizantino, che regnava da secoli su quelle terre, essi si associarono all’impero persiano sassanide, la cui religione ufficiale ai tempi non era ancora l’islam, ma lo Zoroastrismo. Quando le truppe dell’imperatore Cosroe entrano in Gerusalemme nel 614, gli ebrei al suo seguito distrussero le chiese cristiane e massacrarono i cristiani a decine di migliaia18. Sconfitto Cosroe, i bizantini nel 629 ritornarono in possesso della Palestina ed ancora una volta vi scacciarono gli ebrei. Però il tutto durò pochi anni perché già nel 637 la Palestina fu conquistata dagli arabi ed islamizzata. E tale è rimasta fino al XX secolo, fatta ovviamente eccezione per il periodo delle crociate, in cui la Palestina ritornò ad essere ancora per pochi decenni terra cristiana.

Tuttavia, piccole comunità di ebrei avevano continuato a vivere in Palestina nel corso dei secoli, sotto la dominazione ottomana. Ma si trattava effettivamente di poche migliaia di persone, per lo più ebrei sefarditi, che non miravano certo a ricostruire un nuovo stato; circa 24.000 ebrei vivevano in Palestina verso il 188019. Ma a partire da quella data prese piede il movimento sionista, che appunto propugnava il ritorno degli ebrei della diaspora in Palestina. Da allora, attraverso varie ondate di aliyah, il pellegrinaggio di ritorno, principalmente da paesi dell’Europa centro-orientale, il numero di ebrei emigrati in Palestina aumentò in maniera esponenziale. Ancora nel 1918, un anno dopo la dichiarazione Balfour con cui la Gran Bretagna, che nel frattempo aveva assunto il controllo della Palestina su mandato della Società delle Nazioni, si diceva pronta a riconoscere la nascita di un “focolare” ebraico in Palestina, circa il 90% della popolazione palestinese era ancora araba20. Ma successivamente, anche a seguito dei fatti drammatici che nel frattempo stavano capitando in Europa, le ondate migratorie degli ebrei, soprattutto ashkenaziti in Palestina non fecero altro che aumentare. In più, gli ebrei erano ricchi ed avevano alle spalle i più grossi finanzieri al mondo. Incominciarono a fare incetta di terre e di proprietà in precedenza appartenuti agli arabi. Nel volgere di pochi decenni, senza che se ne rendessero conto, gli arabi divennero stranieri in casa loro. Quando lo capirono, era troppo tardi. Gli ebrei avevano già acquisito una notevole massa critica, si erano organizzati, avevano armi, erano motivati e godevano, dopo la fine della seconda guerra mondiale, dell’appoggio incondizionato dell’opinione pubblica mondiale. Così nel 1948 nacque lo stato di Israele, sorto sulle disgrazie del popolo arabo-palestinese.

Quello stesso è lo stato che oggi è oggetto delle invettive della sinistra immigrazionista. Non entro nel merito, non avendo interesse a prendere le difese degli israeliani piuttosto che degli arabo-palestinesi. Ma non posso fare a meno di rimarcare l’ottusità e l’ipocrisia della sinistra immigrazionista. Veramente pensano i sinistroidi che, una volta che non saranno diventati anche loro massa critica, gli immigrati afro-islamici che affluiscono di continuo in Italia non si comporteranno diversamente da quanto fatto dagli israeliani? Vogliono veramente pensare che questi si integreranno pacificamente senza dare origine ad uno stato nello stato? In che cosa pensano di essere tanto migliori da riuscire là dove tutti hanno sistematicamente fallito (integrare popolazioni di cultura, religione e etnia così differenti)? Basti vedere cosa sta succedendo oggi in Francia. La Grande Muette, ossia l’esercito francese, è sul piede di guerra addirittura contro Macron, accusato di eccessivo lassismo nei confronti dell’islam francese, che sta diventando sempre più virulento e che di fatto ha già sottratto ampie fette del territorio francese al controllo dello stato21. Sempre più spesso si sentono pronunciare delle parole terribili: guerra civile. Un recente sondaggio dimostrerebbe come la maggior parte della popolazione francese stia dalla parte degli ex generali firmatari della lettera contro Macron, accusati addirittura di essere potenziali golpisti22. Il che significa solo una cosa: che i francesi temono realmente di essere sull’orlo di una guerra civile in cui dovranno affrontare in una vera e propria battaglia campale quello che ormai percepiscono come un corpo estraneo all’interno della loro società, ossia appunto l’islam.

Gli stessi sinistroidi immigrazionisti dimostrano ad ogni piè sospinto quanto siano superficiali ed incolti. Si atteggiano a intellettuali di gran classe, ma in realtà sbalordiscono per la loro crassa ignoranza. All’interno dell’islam un precetto fondamentale è quello della taquiyya23. Essenzialmente si tratta di una forma di dissimulazione religiosa o dispensa legale in cui i credenti sono legittimati a negare la loro fede qualora reputino di trovarsi in una situazione di difficoltà. In pratica, è una sorta di tattica di guerra, basata sull’inganno e la dissimulazione. Fingono di non essere quello che in realtà sono fintantoché si trovano in una posizione di svantaggio, ma appena ne hanno l’occasione si dimostrano per quello che sono sempre stati realmente. Molti gruppi terroristici ne hanno fatto largo uso: è spesso capitato in Francia ed in tutta Europa che cittadini nordafricani apparentemente bene integrati, tanto da essersi sempre comportati in maniera irreprensibile, di punto in bianco si dimostrassero essere pericolosi terroristi. Non è, appunto, altro che taquiyya.

Invece succede spesso di sentire da parte degli immigrazionisti nostrani discorsi del tipo: “Ma poveretti! Non sono che dei disperati! Aiutiamoli, dimostriamo loro la nostra solidarietà”. Purtroppo la cronaca nera è piena di episodi di violenza da parte di immigrati nei confronti di cittadini europei che si sono comportati nei loro confronti in maniera più che amichevole. L’ultimo caso in ordine cronologico è quello della donna sarda aggredita selvaggiamente dal pachistano con il quale aveva avuto una relazione24. Nel tentativo di difendere la madre, il giovane figlio che costei aveva avuto da una precedente relazione ha trovato la morte. Né l’omicida pachistano si sta dimostrando pentito per ciò che ha fatto25. Perché sorprendersene? Evidentemente in base alla sua cultura non ha fatto qualcosa di così riprovevole da doversene pentire (ammesso e non concesso che si abbia realmente una coscienza cui rispondere). È così difficile capire che non si è tutti uguali? Che ci sono popoli che, per una miriade di motivi tra i più disparati, non sono minimamente assimilabili all’interno di altre culture? Non è questione di determinare chi sia meglio o chi sia peggio. Semplicemente si è diversi. Non ha nemmeno importanza chiedersi perché si sia diversi. Basta prendere coscienza del fatto che lo si è. La madre sarda che ha perso il figlio per mano dell’ex amante pachistano aggressore porterà sempre con sé il senso di colpa per essere stata la causa diretta della sua morte. Ha davanti a sé un’intera vita di rimorsi e di lacerazioni emotive e tutto il tempo per capire che, forse, il figlio è morto solo perché ha voluto credere alla favola che siamo tutti uguali.

Ma, per l’appunto, da dove nasce questa fallace convinzione? La verità è che coloro che immigrano dall’Africa e dall’Asia verso i nostri lidi non si illudono di essere uguali a noi. Non gli passa manco per l’anticamera del cervello. Anzi, è proprio per questo che emigrano: sanno di trovare in Europa un benessere materiale che da loro non esiste, non è mai esistito e mai esisterà. L’intero occidente sembra afflitto da un’epidemia di buonismo che porta molte persone, in special modo gli elettori di sinistra, a vivere fuori dalla realtà, fuori dal mondo. Perché? È difficile da spiegare. Ma forse il tutto nasce da un fatto: che queste persone dentro di sé sono vuote, sono anime perse. Se si sa chi si è veramente, da dove si viene e quale è la civiltà a cui per nascita si appartiene, non si è disposti a prendersi carico di ogni migrante dal terzo mondo. Non lo si fa certo per cattiveria, per mancanza di solidarietà, o – come sostiene la sinistra – per razzismo o suprematismo bianco. Lo si fa semplicemente perché si è coscienti del fatto che questi migranti mai si integreranno, provenendo essi da mondi e culture troppo distanti dai nostri. In altre parole, non si è disposti a cancellarsi come individui portatori di civiltà per un vacuo ideale che non sta né in cielo né in terra. Ma nel momento in cui si è spiritualmente vuoti, si diventa autentici zombi che camminano e per i quali tutto pare appiattito. Si ha l’impressione di non avere nulla per cui vivere, nulla da difendere, men che mondo la propria cultura e la propria civiltà, nessun obiettivo da conseguire nella vita. Ma così si solo è morti dentro.

Questa è una verità troppo difficile da accettare per alcuni. Non avendo costoro la volontà di accettarsi per quello che si è veramente, e dunque non essendo disposti a mettersi in gioco per difendere se stessi e la cultura a cui si appartiene, si sente comunque la necessità di una compensazione. Sì, compensazione. Si deve in qualche modo riempire il vuoto che si crea nel profondo della propria anima nel momento in cui si rinuncia alla difesa chi si è veramente. Da lì il bisogno di apparire buoni. Ma è solo una parvenza. Non si è buoni veramente, si finge di esserlo solo per placare il proprio vuoto interiore. In definitiva, si è solo dei grandissimi egoisti: non si fa il bene per amore del prossimo, si fa quello che si crede bene, ma che è solo nella migliore delle ipotesi puro conformismo, al solo scopo di non star male con se stessi.

Questa è la peggiore delle forme di egoismo: non solo si finge di fare del bene solo per riempire la propria vacuità, ma si impedisce anche al prossimo, nei confronti del quale ci si percepisce comunque come inferiori, di essere quello che è. Questa è forse, in ultima istanza, la causa delle continue accuse di fascismo rivolte dalla sinistra semplicemente a tutto coloro che la pensano diversamente. Si è così spiritualmente morti da non saper accettare neppure il fatto che altri abbiano qualcosa in cui credono con tale fervore da desiderare di difenderlo con tutto se stessi. Alla fine, non è che invidia. Egoisti ed invidiosi, ecco cosa sono realmente i sinistrorsi immigrazionisti. Non hanno nulla che a loro stia così a cuore da desiderare di difenderlo con tutte le proprie forze, ma sentendosi vuoti, devono comunque compensare e lo fanno fingendo di sentirsi migliori. È solo una farsa, una bugia, un inganno. Ingannano per primi loro stessi.

Purtroppo queste che appaio piuttosto come disturbi della sfera mentale sono ormai talmente radicate nella nostra società da avere gravissime ripercussioni sulla vita di ciascuno di noi, soprattutto di tutti coloro che non si rassegnano all’idea di perdere quello che a loro è più caro, ossia quella cultura nella quale si identificano anima e corpo. Quella della sinistra è autentica cultura di morte, la negazione degli autentici valori della vita, capace solo di portare ad un totale sovvertimento degli stessi. Il brutto diviene bello, lo stupido intelligente, il violento compassionevole. Sono troppe oggi le persone che vivono letteralmente fuori dal mondo, fuori dalla realtà. Ma non basta: per costoro occorre che anche il prossimo viva al di fuori dal mondo. Non possono tollerare che costui viva felice, in pace con se stesso. Ci vogliono portare tutti quanti nell’abisso assieme a loro, queste anime perse.

Che diritto hanno di farlo? Che diritto hanno di farci diventare come i palestinesi? Che diritto hanno di chiamarci razzisti o fascisti solo perché la pensiamo diversamente da loro? Non ne hanno alcun diritto, certo. Ma a loro non importa. Troppo forte è il loro dolore interiore per sentire ragioni. E noi dobbiamo patire con loro. Ma questo è il loro, di dolore. Loro ne sono i colpevoli, e nessun altro. Nessuno ha il diritto di essere tanto egoista da investire il prossimo del proprio dolore. Ciò è inumano, è fuori dal mondo. Ma essi vivono realmente fuori dal mondo, in una realtà parallela. Ormai i due mondi, il loro ed il nostro, non possono più essere conciliati. Loro, per noi, devono essere solo pesi morti. È giunto il momento che si facciano carico del loro dolore da soli. Noi dobbiamo solo pensare a noi stessi, a come sopravvivere, a come andare avanti nel nostro, di mondo. Che marciscano pure di dolore nel loro. Che mal gliene incolga!

  • 1 https://twitter.com/i/status/1392251221096992771
  • 2 https://gab.com/LaurenWitzkeDE/posts/106218996601890180
  • 3 https://www.rtl.fr/actu/international/les-infos-de-6h-conflit-israelo-palestinien-le-pays-au-bord-d-une-guerre-a-grande-echelle-7900030533
  • 4 https://www.orazero.org/i-disordini-a-gerusalemme-est-e-gaza/
  • 5 https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/27198810/matteo-salvini-chef-rubio-insulta-cu-bersagliato-verghe-sioniste-scoreggi.html
  • 6 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tempio_di_Salomone
  • 7 https://www.missioneparadiso.it/notizie-dal-fronte.php?id=44
  • 8 https:///www.ilsussidiario.net/news/esteri/2018/9/10/israele-nato-vitello-rosso-fine-del-mondo-vicina-per-i-testi-sacri-questo-evento-prefigura-l-apocalisse/838379/amp/
  • 9 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Sara_(moglie_di_Abramo)
  • 10 https://www.israel365news.com/190440/massive-fire-on-temple-mount-means-messiah-is-imminent-prominent-rabbi-says/
  • 11 https://it.m.wikipedia.org/wiki/Tomaso_Montanari
  • 12 https://www.corriere.it/tecnologia/21_maggio_11/jeff-bezos-compra-barca-vela-piu-grande-mondo-lunga-127-metri-621de6d6-b241-11eb-ad37-20fbbce36b88_amp.html
  • 13 https://www.thecut.com/amp/2021/05/jeff-bezos-500-million-yacht-comes-with-own-yacht.html
  • 14 https://www.cbsnews.com/news/billionaire-wealth-covid-pandemic-12-trillion-jeff-bezos-wealth-tax/
  • 15 https://www.ilpost.it/2021/05/05/amazon-non-ha-pagato-tasse-profitti-europa-lussemburgo/amp/
  • 16 https://oltrelalinea.news/2021/05/02/fedez-perche-non-hai-parlato-dei-lavoratori-di-amazon/
  • 17 https://it.wikipedia.org/wiki/Terza_guerra_giudaica
  • 18 http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=318817&Itemid=100021
  • 19 https://www.tmcrew.org/int/palestina/massara.htm
  • 20 https://www.ilpost.it/2016/04/22/rivolta-araba-israele/
  • 21 https://www.ilgiornale.it/news/politica/francia-lesercito-ex-generali-contro-macron-difenderemo-1942422.html
  • 22 https://scenarieconomici.it/il-58-dei-francesi-appoggia-la-lettera-dei-20-generali-francesi-voi-che-ne-pensate/
  • 23 https://it.wikipedia.org/wiki/Taqiyya
  • 24 https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/200597/omicidio-a-tortoli-il-29-pakistano-portato-in-caserma-tra-le-urla-e-le-lacrime-della-gente
  • 25 https://www.unionesarda.it/news-sardegna/ogliastra/tortoli-lomicida-non-si-e-pentito-il-procuratore-rabbia-e-violenza-non-aiutano-mirko-qjw683ns