Per la filosofa e saggista Anne-Sophie Chazaud, l’attuale crisi sanitaria e le sue conseguenze economiche potrebbero far rivivere il movimento dei Gilets Jaunes, che dopo due anni sembra congelato nella sua caricatura e strumentalizzato.”

Due anni fa, in una bella mattinata di novembre, è iniziato uno dei movimenti più atipici e portatore di speranza e disperazione degli ultimi decenni. Persone provenienti da tutte le parti della Francia, dai margini, ma anche e soprattutto da questa Francia descritta come “periferica”, che indossava giubbotti gialli che sottolineavano la necessità di essere infine notati e presi in considerazione, riuniti tutti insieme, spontaneamente e al di fuori delle organizzazioni sindacali.

La rabbia dilagò, un affare di aumento della benzina diede fuoco alla polveriera, ne seguirono mesi di mobilitazione, secondo un nuovo spazio-tempo, il sabato, perché queste persone lavoravano (o cercavano di lavorare) durante la settimana, occupando luoghi specifici che divennero il loro emblema (rotatorie, aree autostradali, etc.).

Beneficiando di un immenso sostegno popolare nelle prime settimane, il movimento ha gradualmente perso la guerra di posizione. L’ultra-sinistra, compiacentemente infiltrata e giocando come al solito al gioco di potere, aveva appena finito di offuscare una rivolta che aveva visto la più dura e sanguinosa repressione che il Paese avesse visto dalla guerra d’Algeria, con migliaia di arresti arbitrari, condanne deliranti, violenze fisiche, facce stordite, occhi e mani strappate, con leggi liberticide che piovevano a dirotto come a Gravelotte.

Con il tempo e in situazione di stallo, la rivolta dei Gilet Jaunes finisce per attirare l’inestinguibile e sprezzante odio dei sostenitori del potere, viscidi e solidamente accampati per abitudine a lato del padrone, ma anche di tutti coloro che, piccoli commercianti o semplici cittadini, non capivano e non accettavano più questo modus operandi che, per prendere la difesa del popolo finivano per danneggiarlo. Gli stessi leader del movimento hanno abbandonato la nave uno dopo l’altro, con l’eccezione di pochi teorici estremi con teorie e comportamenti più o meno inverosimili che hanno finito per aiutare l’esecutivo screditandolo e finendo per delegittimare ciò che l’ultra-sinistra e i black-block avevano lasciato da distruggere.

Tuttavia, questa rivolta dei “Gaulois” refrattari, oggetto di ogni odio e disprezzo da parte del potere politico e dei suoi sostenitori, è stata in realtà un vero e proprio fenomeno. E se il movimento, nella sua forma si era offuscato, caricaturato e strumentalizzato, arrivando alla sua fine, l’onda che ha rivelato, e di cui era il sintomo, è oggi ancora più viva e potente di due anni fa.

Due anni dopo, sotto il dominio di un potere macroniano tanto autoritario quanto ridicolo, oggi chiamato “Absurdistan” per la sua patetica e tragica gestione della pandemia, ha l’alibi sanitario che permette tutti gli eccessi e che vede il ripetersi di repressioni, controlli, arresti e multe alla popolazione. Permettendo anche di mettere temporaneamente la museruola alle richieste sociali. Le forze dell’ordine, il cui lavoro è apprezzato quando si tratta di mettere i delinquenti e i distruttori della Francia fuori dai guai, dispiegano ancora una volta il loro zelo contro la “nonnina” che avrà dimenticato il suo permesso di uscita, verranno a multare chi passeggia nella foresta, andranno a prendere un commesso del supermercato che portava la maschera sotto il naso, fermeranno l’infermiera che sta dimostrando per avere più risorse davanti all’Hôtel-Dieu,[Ndt. Ospedale Maggiore] etc.

I motivi e il pretesto della repressione si sono spostati sull’argomento sanitario, ma la forma e lo spirito sono rimasti gli stessi e sono stati rafforzati, con l’ormai supremo divieto, il divieto di andare e venire, il divieto anche per tutti quei piccoli commercianti, che si erano lamentati di essere stati esposti agli eccessi dell’ultra-sinistra infiltrati nei Gilets Jaunes per dividere il popolo, semplicemente di lavorare.

Da qualche giorno assistiamo a una sorta di “conversione a Gilet Jaunes” di piccoli commercianti, liberi professionisti e ristoratori, tutti sull’orlo dell’abisso, alcuni dei quali sono già passati oltre e hanno preferito porre fine alla dura vita che è stata loro imposta per discutibili motivi di salute e sulla quale, in nessun momento, la gente è stata consultata. Tutti cominciano a rendersi conto che quello che il Gilet Jaunes segnalavano in modo confuso, urlando e protestando, li sta travolgendo.

Le piccole imprese della Francia rurale e periferica, la stessa che due anni fa cercava di far sentire la sua voce, non si riprenderanno, o si riprenderanno con grande difficoltà, da queste assurde misure, che completeranno il movimento verso la metropolitizzazione della società, permettendo ai vincitori della globalizzazione e ai bobos fuori dalla realtà di continuare la loro opera di smantellamento della nazione, mentre i grandi supermercati, i grandi centri di vendita online, i servizi di consegna che, sfruttando la manodopera importata a basso costo, prosperano, completano la deplorevole futura situazione sociale del Paese.

Intanto, tranquillamente, la tanto contestata legge – la cui sfida aveva preso la fiaccola il movimento dei Gilet Jaunes – sulla riforma delle pensioni, continua a farsi strada nel mezzo della crisi epidemica, in occasione di un emendamento del Senato alla legge sul finanziamento della previdenza sociale, mentre un altra legge con il pretesto della sicurezza peserà molto sui movimenti sociali e politici, oltre che sulla libertà di esprimersi e di informare.

Divieto di manifestare, divieto di andare a messa, divieto di andare in libreria, divieto di vedere gli amici, vietato ballare. Ma nel frattempo, il crollo sociale non solo continua, ma sta aumentando in modo assurdo ed esponenziale, ed è ancora la classe media e la classe operaia in fase di impoverimento e precarietà che ne pagheranno il prezzo.

La reazione del popolo spinto al limite sarà terribile, e il movimento dei Gilets Jaunes è stato, come spesso sono le rivolte, solo un avvertimento che annunciava i grandi cambiamenti storici. In questo senso, sono, allo stesso tempo, puntualmente condannati al fallimento, ma, come sintomi poi illuminati dalla Storia, ne rivelano il significato.

Anne-Sophie Chazaud

https://francais.rt.com/opinions/80800-gilets-jaunes-deux-ans-plus-tard-reste-t-il-de-nos-amours Scelto e tradotto da Jean Gabin