La manipolazione del “complesso Industriale non profit” sta raggiungendo le persone di ogni età. Se un popolo non ha le competenze e le conoscenze necessarie per poter pensare veramente con la propria testa, la manipolazione allora compie un vero miracolo. La costruzione di Greta Thunberg – ai fini di raggiungere il massimo consenso – è un’opera machiavellica delle meglio progettate nel mondo occidentale. Per prima cosa osserviamo gli attori:

  • la start-up tecnologica mainstream “We Do not Have Time”
  • i giovani
  • Al Gore, la madre Malena Ernman (WWF “Eroe ambientale 2017″) e
  • Green New Deal e la “Nuova economia climatica”
  • i mantra collettivi, i nuovi mercati finanziari, il nuovo marketing, il consenso pubblico di massa, investimenti e infrastrutture, il più grande esperimento di cambiamento comportamentale mai tentato su scala globale, i social media

L’ingegneria sociale, il grande profitto & business , il poco pensiero critico e il marketing … hanno creato forse un cambiamento comportamentale? Forse non avete il tempo di leggere questo lunghissimo articolo http://vocidallestero.it/2019/03/16/la-fabbricazione-di-greta-thunberg-ai-fini-del-consenso-la-politica-economica-del-complesso-industriale-non-profit-atto-i/ e per ovviare al problema sotto inserisco due video dove si capisce in modo chiaro chi c’è e chi si muove dietro Greta. Quella di Greta non è una favola. E’ una macchina creata ad arte. Tanti attori impercettibili. Buona visione a tutti.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.