Cari fratelli (e sorelle soprattutto). So che molti di voi si aspettano una approvazione veemente di questo conflitto, che non mi era del tutto inaspettato, ma che mi ha colto di sorpresa per la determinazione russa .

Il vecchio Putin, il solito tentennatore , il leader dell’ala “morbida ” del Cremlino (sì bambini, costui è il leader delle Colombe” e non dei “Falchi”), il politico criticato dalla maggioranza dei russi per il suo atteggiamento troppo riguardoso nei confronti dell’occidente, mobilita l’esercito e va all in in Ucraina.

Quello che ci dobbiamo chiedere non è il cosa sta facendo, o il come, ma è il perché.
Non so se siano vere le voci di preparazione di armi nucleare da parte degli ucraini o di un esercito pronto ad invadere le zone controllate dai separatisti. Quello che è certo è che cinquantamila soldati, quelli meglio armati e più motivati erano effettivamente presso il Donbass, e gli sforzi dell’esercito russo e di quello separatista per circondarli e poi farli fuori con comodo prova che costoro stanno opponendo una fiera resistenza.

Ma la guerra è un orrore, sia per chi vince che chi perde, un coltello senza manico che taglia sia chi impugna la lama e chi sferra il colpo. Soldati russi che muoiano e soldati ucraini che muoiono in misura anche maggiore. Anche i soldati ucraini hanno una famiglia, e una madre che lo piangerà. Non dispiacersi anche per costoro significherebbe porti al livello dei subumani delle brigate filo-naziste, o dei ministri degli esteri europei.

Detto questo appare chiaro che il piano russo era portato avanti da anni, fin da prima della pandemia. Il servizio di emissione delle carte di credito ha permesso alle carte visa e mastercard di funzionare all’interno del territorio russo, così come il sistema russo e l’aiuto dei cinesi , e di “nazioni non proprio amiche” sta permettendo di superare il blocco dello Swift: blocco che non è totale, le aziende energetiche, per esempio possono continuare a fornire gas e petrolio, e, volendo i contratti del petrolio passeranno attraverso Hong Kong, pare.

Tanta velocità di esecuzione da parte russa è inusuale, è evidente che le mosse della Banca Centrale di Mosca, del blocco di internet, della messa in opera di leggi feroci contro i dissidenti filo occidentali e altro, erano preparate da tempo. Così come l’atteggiamento cinese, a dir poco complice della guerra in Ucraina. Basti dire che la Cina si è affrettata a prestare 150 miliardi di dollari alla Russia il primo giorno di guerra, così, tanto per gradire. Non solo, la Cina si è disposta a comprare a prezzi di mercato qualsiasi prodotto russo prima dedicato ai paesi occidentali. Che gentili.

Proviamo un pò a vedere cosa è successo negli anni scorsi, e come questi avvenimenti possano aver fatto da apripista per la guerra, per la “pazzia di Putin”.

  • 1) Rivoluzione ucraina e atteggiamento occidentale. Nel 2014 il governo regolarmente eletto vine cacciato e al potere subentra la parte politica filoccidentale. La Russia forza la situazione causando una crisi economica nel paese, da parte loro gli occidentali forniscono il minimo indispensabile di denaro per permettere alla nazione di sopravvivere e nel frattempo fanno di tutto per favorire il possibile ingresso del paese nella Nato. La posizione di Mosca a quel proposito è stata di assoluta contrarietà, ma nei fatti USA, Canada, UK, Polonia e Paesi Baltici hanno aiutato militarmente gli ucraini e si è arrivati persino all’inizio di insediamenti militari nel paese. Nessuno ha mai tenuto in minima considerazione gli avvisi di Mosca.
  • 2) Nel 2021 una fallita rivoluzione causa un cambio di vedute da parte del governo bielorusso, salvato da una veloce azione dei servizi russi. A quel punto la Bielorussa diventa qualcosa di più di un alleato e non solo “non si oppone alla invasione ucraina”, ma appoggia in tutto e per tutto l’azione dei miliari russi, che dal paese riescono a raggiungere Kiev velocemente.
  • 3) La lunga guerra in Siria finalmente finisce con la vittoria del governo di Damasco. Non solo i russi riescono a vincere con pochi militari sul campo, ma mediano con iraniani e libanesi e israeliani. I russi trattano con gli alleati riluttanti e organizzano la progressiva eliminazione dei militanti e trattano con i nemici di Damasco, ovvero Israele e Turchia. Una vittoria diplomatica, oltre che militare.
  • 4) La pessima gestione della ritirata americana in Afghanistan aliena molti degli ex alleati di Washington. Molti si chiedono se gli USA siano davvero affidabili.
  • 5) Il vero responsabile comunque è il governo statunitense. Il presidente evidentemente senile che rassicura più e più volte i russi sul fatto che mai oseranno intervenire direttamente in Ucraina. POTUS che prima confonde gli ucraini con gli iraniani e poi dichiara che Putin ha invaso la Russia. Il vero responsabile della guerra è colui che ha fatto di tutto affinché la guerra scoppiasse.
  • 6) La guerra in Armenia e lo stano “golpe” in Kazakistan dimostrano che quando arrivano militari russi in loco velocemente i disordini si placano. La buona reputazione aiuta, ma può anche favorire ingiusta fiducia in se stessi.

Questo può aver favorito l’attacco russo, ma il vero convitato di pietra, colui che agisce “ma di cui nessuno parla” è il governo cinese.
Governo cinese che da un paio di inverni, di concerto con il governo russo, manipola il prezzo dei fertilizzanti. L’inverno scorso, ovvero fino a pochi giorni fa si è tenuta la prova generale.
La Cina da sola assorbe il sessanta per cento delle esportazioni mondiali di cereali. Il 60%!

Russia e Ucraina da sole costituiscono una parte fondamentale di queste esportazioni.
La Cina è conscia anche di un altro fattore importante, ovvero la siccità che colpisce vaste aree del Sud America, dell’Africa e del Nord America (e anche dell’Europa, se vogliamo, pensate quante volte ha piovuto dalle vostre parti nello scorso anno, per esempio). La Cina, con accordi del governo russo, cerca di accaparrarsi tutte le esportazioni di Mosca; la Russia infatti è il primo esportatore al mondo di cereali. E grazie al suo appoggio credo che Mosca sarà ben felice di farlo.
Non solo, la Cina era il maggior esportatore di fertilizzanti e prodotti azotati. Prodotti che il governo di Pechino ha vietato di esportare da mesi. Russia, Bielorussia e Ucraina difficilmente forniranno fertilizzanti agli occidentali, e questo è un bel problema per l’agricoltura.
Quindi, il prossimo inverno, sarà foriero di penuria di alimenti e di aumenti incontrollati dei prezzi degli stessi.
Lo stesso ragionamento potremmo farlo per tanti altri prodotti, oltre al petrolio e il gas. L’acciaio russo, per esempio non arriverà in Europa o arriverà in misura minore. La produzione degli acciai speciali risentirà della mancanza di nichel e di manganese, che dipendono appunto da giacimenti in Russia e Ucraina (proprio nelle zone dove si combatte, tra l’altro, ma deve essere un caso).
E’ ormai risaputo che gli impianti di fabbricazione europei si lamentano che il loro acciaio inossidabile cosa seimila euro la tonnellata, mentre il prodotto cinese di importazione poco più della metà. Intere filiere che inevitabilmente chiuderanno e centinaia di migliaia di persone che si troveranno a spasso. Una buona notizia per l’ambiente ma una pessima per i diretti interessanti.

Non parliamo poi delle filiere di produzione di nitrati e fertilizzanti, il gas venduto a tremila euro ogni mille metri cubi contro centocinquanta pagati dagli impianti bielorussi suonano a morto per gli impianti europei, strangolati da un costo di produzione di quindici volte.
E’ ridicolo solo pensare di continuare a produrre. Il bello è che ai russi basterà vendere di volta in volta piccole quantità di nitrati a prezzi ribassati per far chiudere definitamente gli impianti.

La dipendenza dal petrolio russo è diventata evidente negli ultimi anni, da una parte il governo DEM tuona contro Mosca e dall’altra compra quantità di petrolio russo sempre maggiori. I ricorsi di Washington verso Iran e Venezuela ne sono una prova.
Il governo USA è pronto a trattare con il dittatore comunista che odia e arriva a concedere le armi atomiche agli iraniani in cambio di greggio e in cambio della promessa di Teheran di non bloccare il flusso di petrolio nel Golfo Persico. Una mossa che – effettuata anche solo temporaneamente – metterebbe nel caos il sistema economico mondiale. Credo che Israele ne sarebbe molto contenta di questo, immagino.

Se vogliamo, il vero motivo per cui sai fa una lotta al diesel è che presto non ce ne sarà a sufficienza per tutti e molte nazioni saranno costrette a razionarlo per destinarlo ai veicoli industriali.

In pochi anni sta succedendo di tutto, a parte la sinistra e ignobile parentesi del Covid, intendo.

E l’Italia cosa fa?
Il governo di sopravvivenza (del premier) galleggia, dedito a estendere la durata del Green Pass (unico tra i governi occidentali e probabilmente del mondo) a emanare lo stato di emergenza per la guerra in Ucraina (come nessun altro paese europeo). Lotte feroci per future tasse in arrivo, ovvero tasse sulle proprietà e le concessioni.

Immagino la nazione come un bimbo sulla spiaggia, dedito a collocare le conchiglie in fila e a seppellire antiestetiche alghe e cicche di sigaretta.
Un bel lavoro, ma intanto lo tsunami, all’orizzonte sta arrivando.

By Nuke il “birichino” di Liberticida e OraZero