Anastasia Tolokonina – Recensione del libro “Guerra ibrida e zona grigia” di L.V. Savin. “Chi sa fare la guerra conquista l’esercito di un altro senza combattere, prende le fortezze di un altro senza assediarlo, schiaccia lo Stato di un altro senza tenere a lungo il suo esercito”, recita il famoso trattato cinese L’arte della guerra, la cui paternità è tradizionalmente attribuita al condottiero e stratega Sun Tzu (VI-V secolo a.C.).

Sorprendentemente, questa affermazione è ancora molto attuale. Inoltre, Sun Tzu può essere definito uno dei primi teorici della guerra ibrida, che sembra essere un fenomeno moderno. Il trattato dell’antico filosofo cinese è ancora alla base degli approcci teorici dei servizi segreti di molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti.

Parlando del ruolo degli Stati Uniti nella formazione del concetto di guerra ibrida, vale la pena notare che il termine è stato sviluppato e applicato per la prima volta in quel Paese. Nel corso del tempo, il concetto americano (e in generale occidentale) di guerra ibrida è cambiato costantemente, causando molte controversie tra molti ricercatori e analisti che studiano la guerra ibrida. Uno di questi analisti è L. Savin, che nel suo libro “Hybrid War and the Gray Zone” ha esaminato in dettaglio la genesi del concetto di guerra ibrida, gli sviluppi accademici degli autori occidentali e l’ulteriore trasformazione del termine. Dal titolo della monografia, è facile capire che oltre alla guerra ibrida, l’opera esamina un altro fenomeno non meno rilevante, ovvero la “zona grigia”. Savin esamina quindi in dettaglio l’evoluzione del concetto occidentale di guerra ibrida e di zona grigia e analizza i cambiamenti avvenuti negli approcci allo studio di questi fenomeni nel contesto del mutato quadro geopolitico mondiale.

Prima di passare al contenuto del libro, vorrei spendere qualche parola sull’autore. L.V. Savin è un politologo e autore di numerosi libri sulla geopolitica e sui conflitti contemporanei, tra cui Towards Geopolitics, Networked e Networked Warfare. Un’introduzione al concetto”, “Etnopsicologia. Popoli e pensiero geopolitico”, “Nuovi modi di fare la guerra. Come l’America costruisce l’impero” e molti altri. È caporedattore del portale di informazione e analisi Geopolitika.RU, che segue la linea dell’approccio eurasiatico. A questo proposito, anche prima di leggere il libro, si poteva supporre che L.V. Savin nella sua opera avrebbe parlato nello spirito dell’eurasiatismo, criticando il modello globalista unipolare del mondo promosso dagli Stati Uniti. Come si è visto, queste ipotesi non erano sbagliate.

La monografia Guerra ibrida e zona grigia è composta da tre parti, a loro volta suddivise in paragrafi più piccoli. Tuttavia, prima di procedere direttamente all’esame dei concetti di guerra ibrida e di zona grigia, L.V. Savin mette in evidenza alcuni dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nei conflitti contemporanei. Inoltre, l’autore discute le nuove tendenze delle relazioni internazionali nel contesto dell’attuale realtà geopolitica. Secondo il politologo, nel nostro mondo complesso e controverso, la questione delle nuove forme di conflitto deve essere affrontata con la massima obiettività e cautela possibile, poiché non è facile trovare una comprensione comune di qualsiasi problema moderno.

La prima parte del libro è dedicata all’evoluzione del termine “guerra ibrida” dalla sua prima menzione nel 1998 a oggi. L.V. Savin esamina le varie interpretazioni del concetto sviluppate dalla comunità scientifico-militare occidentale. L’autore studia e analizza i lavori di R. Walker, J. Pinder, B. Nemeth, J. Mattis e F. Hoffman, C. Gray, M. Booth, J. McQueen, N. Freyer R.W. Glenn, B. Fleming, nonché i documenti dottrinali statunitensi sulla guerra ibrida, tra cui il Concetto di minaccia ibrida statunitense del 2009, The 2015 Guide to Organising the Force Structure to Counter Hybrid Threats, 2015 US Military Strategy Analysis, TRADOC G-2, Joint Operating Environment 2035. La forza congiunta in un mondo conteso e disordinato 2016. Inoltre, L.V. Savin esamina gli approcci della NATO e dell’UE, che hanno sviluppato un proprio concetto di guerra ibrida.

Vale la pena notare che in tutti gli sviluppi teorici dei Paesi occidentali sulla questione della guerra ibrida la Russia occupa un posto a parte. L’autore della monografia dedica un paragrafo a parte a questo fenomeno. In particolare, Savin descrive in dettaglio l’approccio del maggiore dell’esercito statunitense Amos Fox, che valuta le azioni della Russia nel contesto della guerra ibrida.

Dopo aver letto questo capitolo, appare chiaro perché il termine “guerra ibrida” sia così difficile da comprendere. La risposta è semplice: non esiste una definizione univoca di “guerra ibrida” perché, in primo luogo, ogni ricercatore interpreta il concetto in modo diverso e, in secondo luogo, esso è in costante cambiamento ed evoluzione a seconda del contesto geopolitico.

Inoltre, il termine è molto ambiguo e viene interpretato da tutte le parti secondo i propri interessi. Per quanto riguarda le interpretazioni occidentali del concetto di guerra ibrida, la maggior parte di esse afferma che la guerra ibrida è condotta principalmente da Russia, Cina, Corea del Nord e Iran. Ovviamente, etichettare questi Paesi come “attori ibridi” è largamente privo di significato, poiché non esiste quasi nessun Paese (tanto meno le grandi potenze) che non sia attualmente impegnato in una guerra ibrida. La guerra ibrida è la nuova realtà (è nuova?) in cui vive la società moderna. Inoltre, l’etichetta di “attore ibrido” è essa stessa parte della guerra ibrida condotta dai Paesi occidentali, tra gli altri.

La seconda parte della monografia, come si può intuire, esplora un altro concetto, la “zona grigia”. Anche questo capitolo inizia con l’etichettatura della Russia. Questa volta L.V. Savin cita l’esempio di una dichiarazione di Brian Clark dell’Hudson Institute, che ha osservato che “la Russia sta conducendo una guerra aggressiva nella zona grigia contro il Giappone”. L’autore inizia così una nuova discussione sulle interpretazioni del concetto di zona grigia.

Il secondo capitolo esamina nuovamente l’evoluzione del concetto, fornendo le interpretazioni del Dipartimento di Stato e del Congresso degli Stati Uniti, nonché dei principali think tank come RAND e CSIS. Vale la pena notare che molti approcci sono accompagnati da illustrazioni sotto forma di diagrammi, che rendono molto più facile la comprensione dell’una o dell’altra interpretazione del concetto di “zona grigia”. L.V. Savin considera due interpretazioni della “zona grigia”: come area geografica contesa e come strumento di lotta politica. L’autore presenta i casi della Cina, che ha territori contesi nel Mar Cinese Meridionale, e di Israele, con la sua attività di lunga data nella zona grigia.

Il concetto di “zona grigia” non è meno ambiguo di quello precedentemente discusso. Come nel caso della guerra ibrida, anche L. V. Savin ritiene che la “zona grigia” servirà come etichetta speciale per qualsiasi azione da parte di alcuni Stati nei prossimi anni, principalmente Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Dopo la lettura di questo capitolo, si può trarre una conclusione simile a quella citata in precedenza sulla guerra ibrida, e non è un caso: i concetti di “guerra ibrida” e “zona grigia” sono in effetti molto simili e intercambiabili sotto molti aspetti; non è immediatamente chiaro quale sia la differenza, o se esista del tutto. A questo l’autore dedica la terza parte del libro.

Così, nel terzo capitolo, il politologo combina i due concetti in questione analizzando diversi documenti e studi in cui “zona grigia” e “guerra ibrida” appaiono come sinonimi. Questa parte del libro risponde definitivamente alla domanda se la guerra possa ancora essere combattuta senza ostilità diretta. Inoltre, il più recente caso di studio dell’autore, l’operazione speciale russa in Ucraina, dimostra ancora una volta che gli attori della guerra ibrida e delle azioni nelle “zone grigie” non sono solo Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, ma anche l’Occidente “collettivo”. Nuovi strumenti e metodi di confronto vengono infatti regolarmente introdotti e testati nei punti caldi da vari Paesi, tra cui sia la Russia che gli Stati membri della NATO e altri attori internazionali.

Per quanto riguarda le differenze tra i due termini, esse sono effettivamente difficili da definire, e il terzo capitolo lo conferma. Come dimostrano molti degli studi esaminati da L.V. Savin, la confusione tra “zona grigia” e “guerra ibrida” è effettivamente possibile. Questo fenomeno è spiegato nel modo più chiaro da Arsalan Bilal, membro del team di ricerca dell’Università dell’Artico: “una guerra ibrida può avere luogo in una zona grigia e una zona grigia, rispettivamente, crea le condizioni per una guerra ibrida.

Riassumendo, L.V. Savin ribadisce la tesi che l’Occidente continuerà a etichettare la Russia come “attore ibrido” e ad accusarla di azioni dannose nella zona grigia, utilizzando a tal fine retorica politica e dati falsificati. Inoltre, Savin spiega perché è importante e necessario studiare gli approcci e le esperienze occidentali nella guerra ibrida.

Parlando dell’impressione della monografia letta, si può dire senza dubbio che essa si aggiunge notevolmente al bagaglio di conoscenze sul tema della guerra ibrida, oggi più che mai attuale. La monografia sarà particolarmente utile per i lettori che studiano le nuove forme di conflitto – guerra dell’informazione, guerra informatica, guerre economiche, ecc.

Vale anche la pena di notare alcune sfumature. In primo luogo, nonostante le dimensioni ridotte del libro, non si può dire che sia una lettura facile. La monografia di L.V. Savin contiene una terminologia molto complessa, non adatta a un lettore non esperto. Ma non dobbiamo dimenticare che quest’opera è destinata a un pubblico speciale: ricercatori e teorici nel campo della conflittologia, delle relazioni internazionali e della strategia militare, decisori politici e persone coinvolte nello sviluppo di contenuti informativi. Per leggere questa monografia, cioè, bisogna avere una certa base di conoscenze, almeno nelle relazioni internazionali.

In secondo luogo, per la maggior parte, l’opera descrive gli studi occidentali sul tema in questione. Sebbene il punto di vista e il sentimento dell’autore si percepiscano “tra le righe” durante la lettura della monografia, sarebbero stati auspicabili maggiori commenti e ragionamenti aperti da parte di L.V. Savin. Questo avrebbe aiutato ad approfondire ulteriormente il tema delle guerre ibride e delle zone grigie, nonché a comprendere meglio ciò che gli esperti occidentali cercano di trasmettere ai lettori delle loro opere. I commenti di un esperto non sono mai superflui.

Dalla lettura di questo documento si possono trarre due importanti conclusioni. In primo luogo, la guerra ibrida è una realtà in cui dovremo sempre esistere. Noi stessi siamo parte della guerra ibrida e, per molti versi, ne siamo l’oggetto. Nell’era della società dell’informazione e della tecnologia, non c’è altro modo: diventiamo parte di questa realtà geopolitica quando accediamo ai social network, leggiamo le notizie, accendiamo la TV, ecc. Siamo tutti oggetto di un’influenza pervasiva, oggetto di un flusso infinito di informazioni che servono gli interessi di una parte o dell’altra della guerra ibrida. La seconda conclusione, che deriva dalla prima, è che dobbiamo essere in grado di prendere qualsiasi informazione in modo critico. Anche se la fonte è autorevole (e le fonti citate nella monografia sono molto autorevoli), tutte servono gli interessi di qualcuno e sono sempre di parte, come dimostra il libro di L.V. Savin.

https://www.geopolitika.ru/article/gibridnaya-voyna-v-seryh-zonah