29 maggio 2021 – C’è molta discussione nei salotti e nelle lunghe e chiacchierate reti sociali sullo stato futuro, se non quello attuale, del nostro regime generale, politico e sociologico se volete. Si tratta di sapere in quale salsa saremo parcheggiati nei recinti totalitari, per quello che resta della nostra sopravvivenza.

Su questo argomento e recentemente su Histoire, è stato mostrato un documentario che è ovviamente presentato come formidabilmente attuale: “George Orwell e Aldous Huxley: ‘1984’ o ‘Brave New World’? “Non lo nego, giudico il tema del tutto pertinente alle nostre preoccupazioni, in ogni caso nei complessi imbarazzi delle nostre supposizioni futuristiche che stanno democraticamente facendo di tutta l’erba un fascio. I registi del documentario, realizzato nel 2019, sono Caroline Benarrosch e Philippe Calderon (quest’ultimo, figlioccio e nipote del magnifico attore Michael Lonsdale, recentemente scomparso).

La presentazione della cosa, succinta e senza sorprese, ma con domande interessanti per noi: “Il film racconta la storia incrociata di George Orwell e Aldous Huxley, gli autori dei due grandi romanzi di anticipazione: ‘1984’ e ‘Brave New World’. “

“Scritti più di 70 anni fa, questi due romanzi trovano un’eco straordinaria nelle nostre società di oggi: fake news, ultra-sorveglianza, ricerca del bambino perfetto, regolazione delle masse da parte della cultura del piacere.”

Il tema del documentario è quindi subito evidente, soprattutto perché il destino riunisce questi due scrittori in vari modi, oltre alla caratteristica comune di aver pubblicato ciascuno un libro di fama mondiale sul futuro catastrofico della nostra civiltà. Orwell, il rozzo, il povero, l’ardente rivoluzionario e il solitario che muore di tubercolosi (morto a 49 anni) che si isolò per due mesi in una baracca persa nei venti rigidi della Scozia per scrivere la sua grande opera, una storia terribile le cui premesse ha percepito nel tradimento e nella liquidazione dei suoi amici del POUM, gli anarchici di Barcellona, da parte dei killer del NKVD di Stalin, erano alleati, sembra, alcuni e altri “compagni”, contro il “fascista” Franco. “1984” presenta un mondo di inversione totale e di brutalità psicologica e poliziesca senza precedenti. In Spagna, grazie all’azione dell’NKVD, Orwell trovò le tracce delle inversioni escatologiche che tracciano la sua opera futura, come “la guerra è pace”, il Ministero della Verità e la sorveglianza benevola, invadente e sfrenata del Grande Fratello, che segue ogni giorno, ogni ora e ogni momento della tua vita.

In un certo senso, la visione di Orwell corrisponde al personaggio, al suo ascetismo, al suo puritanesimo dell’obbligo perché sa che la sua vita sarà breve, alla sua costante infelicità che galleggia in giacche troppo grandi e accuratamente a brandelli, e alla sua visione iper pessimistica della violenza, della furia, della tortura, del sangue della morte, di quel disprezzo dei valori umani tanto nei Franchisti quanto nei Cekisti (e anche negli altri, senza dubbio) nella terribile reclusione della guerra di Spagna. “1984” è un libro metallico e meccanico, sferragliante come la serratura di una cella, un libro di ferro e freddo, senza il minimo sentimento nell’edificio sociale, inumano al punto da sembrare a volte un libro scritto da un pazzo che immagina un manicomio perfetto progettato e costruito da un pazzo.

Nell’eccellente collegio di Eaton, dove studiò per alcuni anni in seguito a circostanze inaspettate per lui, che era di un’altra classe sociale, Orwell ebbe come insegnante di letteratura e francese, Aldous Huxley, della famosa e favolosa famiglia Huxley, dove di generazione in generazione hanno brillato tante alte e folgoranti intelligenze, che hanno segnato la vita intellettuale e scientifica dell’Occidente. Tuttavia, tutte queste persone erano membri a pieno titolo della nobiltà britannica, cosa sconosciuta a Orwell. È difficile immaginare qualcosa di più diverso, da insegnante a studente. Aldous Huxley era un dandy fuori classe, che coltivava un senso dell’umorismo britannico e un amore piuttosto libero per i “Roaring Twenties” (sua moglie, omosessuale, se ne serviva talvolta come flirt dell’amante). Come Orwell, non è rimasto molto tempo a Eaton, come un dandy della nobiltà un po’ troppo originale.

Il suo ‘Brave New World’, con un titolo ironico (una citazione di Shakespeare) che si pronuncia quasi come il ‘Jolly Good Fellow’ della calda canzone dell’amicizia delle confraternite, è incredibilmente sofisticato, con effetti fantascientifici e fantascientifici in voga (l’eugenetica, così come le droghe [le “pillole della felicità”], sono attori indiretti centrali nel libro). Il suo pessimismo è molto meno brutale e chiuso di quello di Orwell, ma è sofisticato perché è mostruosamente sofisticato, malvagio in quel modo seducente che “la bellezza del diavolo” distilla per noi, offrendo vari percorsi di servitù, sia decadente e nichilista piuttosto che furiosamente e assolutamente totalitario come in Orwell.

…Il quale Orwell non ha apprezzato il libro di Huxley, pubblicato nel 1932 e che non ha letto fino a qualche anno dopo. Scrisse che era una “utopia edonistica” (avrebbe potuto scrivere “una distopia”) che non aveva più consistenza ora che l’incredibile brutalità di Hitler era diventata il riferimento universale; questa la sua opinione, in un articolo che non attirò l’attenzione di Huxley. Nel 1948, quando fu pubblicato “1984”, Orwell ne mandò una copia a Huxley, che questa volta prestò attenzione e scrisse di rimando, osservando che la sua visione della sottomissione attraverso la dolcezza, l’intrattenimento, i simulacri e le droghe era molto più probabile che piacesse alle vittime (“Servilismo volontario”) che i manganelli e le prigioni.

Huxley morì volontariamente tredici anni dopo, dopo aver sperimentato la mescalina e l’LSD, cosa che era ampiamente conosciuta e che lo rese un eroe dei beatnik e degli hippy degli anni ’60. Dopo aver ammesso con una flemma molto britannica che il suo cancro alla gola lo stava portando a morte certa con un dolore terribile, soccombette a una dose massiccia di LSD, presa volontariamente il 22 novembre 1963, il giorno dell’assassinio di Kennedy. L’ironia del dandy fino alla fine, ma questa volta nella tragedia di una specie di “Amor Fati” nietzschiano, anche se Huxley era uno di quelli che pensava che la cosa (espressione e pensiero) venisse da Marco Aurelio.

Ma capiamo immediatamente, dato che il documentario è del 2019 e sappiamo che stanno accadendo tutte le cose che sembrano condurci ad esso, che tutto questo discorso ci sta spingendo verso la domanda: è Orwell o è Huxley che ci aspetta? La risposta è incerta, secondo argomenti che lasciano molto a desiderare, per esempio quando si fa di Trump un Grande Fratello perché esclama in un discorso: “E ricordate, quello che vedete e quello che leggete NON è quello che sta realmente accadendo”; in voiceover, c’è questo commento un po’ troppo democratico-wokenista, e che ci rimanda alle insalate americaniste che volano in tutte le direzioni dal 2016, e che continuano a volare più in alto con Biden: “Quello che viene detto in questo incredibile discorso è ‘non potete credere a nessuno, non potete credere a nessuno tranne me’. È uscito dal 1984. “In definitiva la risposta del documentario è “distopica”: un po’ Orwell e un po’ Huxley ci aspettano.

Per quanto mi riguarda, rifiuto chiaramente di dare una risposta secondo l’alternativa che mi viene offerta, nella straordinaria confusione che caratterizza la nostra vita politica oggi, da tesi complottista a tesi del complotto, e da tutte le parti, compresi e soprattutto gli anti-complottisti. Diffido dell’annuncio preciso di una presa di potere o dell’altra, secondo uno scenario assicurato e un calendario non meno preciso della nostra schiavitù volontaria. È vero che lo sentiamo dire da almeno vent’anni nel casino di internet che è diventato un mostruoso rizoma di reti sociali; per esempio e non peggio, da quando il Patriot Act che stabilisce fin dall’autunno del 2001 che lo stato di polizia dovrebbe regnare negli USA; nel frattempo, ci ritroviamo con l’episodio di Trump seguito da Biden, con il casino nelle strade e le ribellioni latenti dei vari stati dell’Unione che continuano a sfidare l’Unione. Se gli Stati Uniti, che sono il nostro pastore, in questo senso di transumanza ovina, conducono il business del Progresso e del futuro come proclamato e come visto e descritto ogni giorno, allora certamente e santo cielo, l’equazione Huxley-Orwell è tutt’altro che risolta.

Infine, come possiamo immaginare che si possa arrivare a disposizioni di servitù così perfette in entrambi i modelli, come quelle descritte da Huxley e Orwell, quando il disordine non cessa di svilupparsi in un caos indescrivibile? Ma ancora di più, e direi in modo assolutamente decisivo, questo disordine-caos, questo iper disordine, è prima di tutto il fatto di queste élite del Sistema e di questi dirigenti acquisiti al Sistema, e colpisce prima di tutto queste élite del Sistema e questi dirigenti, al punto che sono considerati come sciocchi e idioti (“Una storia piena di rumore e furore, raccontata da un idiota e che non significa nulla”). Eppure, alla fine, dovrebbero ovviamente essere i progettisti, gli artigiani e i manipolatori operativi del modello “Brave New World” così come del modello “1984”.

Entrambi gli scrittori presentano una condizione identica alle loro previsioni, assolutamente centrale, essenziale, una conditio sine qua non: una stabilità ferrea, un funzionamento impeccabile sotto il completo controllo del Sistema. Non ci dicono assolutamente nulla di convincente, in relazione a ciò che è in atto oggi, sulla forza, il personale, gli strumenti concettuali, le procedure che portano alle situazioni che descrivono. Al contrario, e nel mondo così com’è dove ci troviamo, stiamo andando verso l’opposto di questa stabilità e funzionamento impeccabile, nella completa disgregazione di coloro che dovrebbero garantirla; e questo sta realmente accadendo ad una velocità molto elevata, direi addirittura ad una velocità assolutamente sbalorditiva che non cessa di alimentare la famosa equazione ‘eccesso di potere = autodistruzione’.

In queste condizioni, le visioni di Huxley e di Orwell non hanno per me alcuna rilevanza nella descrizione della nostra evoluzione, se non per rafforzare le descrizioni costanti, persino ossessive, delle trame per schiavizzare gli omo-zappatori, alla Huxley o alla Orwell, che servono essenzialmente a distrarre gli editorialisti e i montanari, e a soddisfare i loro lettori che vorrebbero avere un’agenda completa del nostro destino catastrofico. Per tutto questo, non si tratta in nessun modo di deprezzare o decantare Huxley e Orwell, perché questi due libri costituiscono senza dubbio delle opere importanti con l’utilità già stabilita e ampiamente diffusa di aiutare ad alimentare nelle nostre menti e nelle nostre psicologie una perdita totale di fiducia nell’illusione del Progresso.

Brave New World” e “1984” sono due opere belle e brillanti che, attraverso le loro somiglianze cronologiche e le corrispondenze positive e negative dei loro autori, aiutano a mostrare e a ricordarci che il destino catastrofico della modernità è stato un’ipotesi estremamente potente, vicina alla certezza, nelle menti di alto livello per un secolo, e anche per più di un secolo. (Questa corrente intellettuale è chiaramente decollata, paradossalmente, all’epoca della “Belle Époque”, per poi ri-decollare con la catastrofe del 1914, mentre la decostruzione nell’arte, l’arte che rimane arte a prescindere e fino alla negazione estetica di se stessa, è iniziata in parallelo, portando un sostegno estetico all’ipotesi).

Philippe Grasset – https://www.dedefensa.org/article/huxley-orwell

Scelto e curato da Jean Gabin