E’ la cartina di tornasole della democrazia che pare in affanno in molte parti del mondo ed è la migliore misura di quanto sia “libera” una società in generale [di Roberto Bonuglia]

Mentre in Italia le Regioni lavorano ad una serie di ipotesi atte a superare l’attuale sistema delle colorazioni anti-Covid-19 [1] ‒ noto presupposto alle restrizioni connesse all’andamento dei contagi e delle ospedalizzazioni ‒ vi sono altri colori ben più inquietanti che non figurano una situazione incoraggiante.

Ci si riferisce ai “colori della persecuzione che non fa notizia”, quella dei cristiani nel mondo che, come ogni anno, la World Watch List (WWL) di Open Doors ha il merito di veicolare in un’opinione pubblica, come già abbiamo avuto modo di denunciare [2], non molto attenta a questo tipo di notizia. Lo conferma il disinteresse che ha portato a liquidare in fretta e in furia, ad esempio, il caso dell’uccisione di Olivier Maire, ucciso in Vandea, nell’Ovest della Francia, il 9 agosto.

Su quell’evento ‒ a parte qualche agenzia di stampa a ridosso del delitto compiuto da un quarantenne ruandese già responsabile di aver incendiato nel luglio 2020 la cattedrale di Nantes ‒ nel nostro Paese tornarono in pochi, a parte Mario Adinolfi [3] e il teologo carmelitano François-Marie Léthel [4].

Eppure, solo durante il 2021 sono stati 22 i soli missionari cattolici uccisi nel mondo [5], 5.898 i cristiani uccisi, 5.110 le chiese e gli edifici di culto chiuse o che hanno comunque subito attacchi, 6.175 i cristiani arrestati senza regolare processo e 3.829 quelli rapiti.

Numeri piuttosto preoccupanti che, come riportato dalla WWL 2022, sono tutti in aumento rispetto l’anno precedente: i cristiani perseguitati a livello globale sono ormai 360 milioni, con un aumento significativo su base annua di quasi il 6% (l’anno scorso erano stati 340 milioni).

È il prezzo che i cristiani pagano di alcune tendenze della geopolitica mondiale: l’affermazione dei talebani in Afghanistan ‒ che dopo vent’anni grazie al «disastroso ritiro guidato dagli Stati Uniti» [6] ‒ scalza la Corea del Nord in cima alla classifica dei luoghi più pericolosi nei quali essere cristiano; la progressiva affermazione del modello cinese per il controllo centralizzato e informatico della popolazione [7]; l’instabilità del Kazakistan dove il Ministero dell’Informazione e dello Sviluppo Sociale che esercita il controllo statale in merito alla libertà di religione e di credo, ha preparato delle modifiche alla legge in vigore per rendere più difficile lo svolgimento di riunioni esterne ai luoghi di culto registrati dallo Stato [8]; la deriva autoritaria di molti governi che ‒ con la scusa delle restrizioni sanitarie anti-Covid-19 ‒ indeboliscono le comunità cristiane negando loro, tra l’altro, non solo di riunirsi per pregare e servire il Signore, ma anche le cure igienico-sanitarie.

Dall’Africa Occidentale all’America Latina, infatti, l’attenzione dei governi sulla lotta alla pandemia ha continuato a permettere ai gruppi jihadisti e/o criminali organizzati di consolidare o espandere ulteriormente il loro potere e controllo territoriale.

La pandemia è sembrata fornire la prova del fatto che «la sorveglianza tramite la tecnologia digitale funzioni con un certo grado di efficienza all’interno del paese, al punto da essere richiesta a livello globale, non ultimi da altri governi autoritari. In Vietnam, per esempio, attori statali e non statali hanno usato i focolai di Covid-19 sia per diffamare le chiese, che per istigare indagini penali contro specifiche chiese» [9].

La lista di Open Doors utilizza tre colori per misurare il livello di persecuzione che può essere estrema (rosso), molto alta (arancione) e alta (giallo) e distingue le nazioni dove i cristiani sono esposti a forme di violenza e di pressione. Nel primo caso il triste podio è formato da Nigeria, Pakistan e India, nel secondo salgono l’Afghanistan ‒ dove ogni cristiano è nascosto o in fuga visto che l’interpretazione talebana considera i cristiani traditori, nemici dello stato, della tribù e persino della comunità ‒, la Corea del Nord e lo Yemen. 

Tre testimonianze ben riassumono la drammatica situazione: «Una donna in India osserva sua sorella trascinata via dai nazionalisti indù. Non sa se sua sorella è viva o morta. Un uomo in un campo di prigionia nordcoreano viene svegliato scosso dopo essere stato picchiato fino a far perdere i sensi: ricominciano i pestaggi. Una donna in Nigeria scappa per salvarsi la vita, è scappata da Boko Haram, che l’ha rapita: è incinta e quando tornerà a casa, la sua comunità rifiuterà lei e il suo bambino. Un pastore in Afghanistan riceve un sms il quale gli anticipa che i talebani sanno che è cristiano e stanno venendo a prenderlo» [10].

Nelle roccaforti dell’Islam più radicale essere cristiani è, come noto, tradizionalmente molto difficile ed espone a rischi altissimi: l’Iran, ad esempio, «rimane tra le nazioni dove la vita della chiesa è più difficile: costretti ad incontrarsi in piccoli gruppi clandestini in casa, i cristiani e le chiese sono percepiti come minacce al regime islamico e, come in tutti i paesi islamici, i convertiti al cristianesimo sono esposti a maggiori rischi» [11].

De facto, l’ultimo anno è quello che evidenzia i dati peggiori con i livelli più alti di persecuzione registrati da quando la WWL viene pubblicata. Mai come negli ultimi 29 anni, insomma, i cristiani risultano così esposti a rischio di uccisione, sequestro, incarcerazione, pena di morte, condanna ai lavori forzati e tutte le altre forme di intolleranza che possono essere attuate nei Paesi islamici, comunisti o “post-comunisti”. A Cuba, ad esempio, «i leader cattolici e protestanti che hanno parlato di giustizia sociale sono stati arrestati, torturati e multati. Anche in Nicaragua e in Venezuela, i partiti al potere hanno promosso campagne diffamatorie contro vescovi cattolici, cancellato permessi di registrazione e chiuso chiese» [12].

E poi c’è il caso dell’India [13] dove, al di là delle dichiarazioni ufficiali [14], essere indiano significa essere indù e «l’ondata di violenza contro cristiani e altre minoranze religiose da parte di bande di vigilanti è stata ignorata o addirittura incoraggiata da parte di leader politici indiani, e accompagnata da un’impennata di misinformazione e propaganda sui principali mezzi di comunicazione e social media» [15].

Un altro aspetto che trova poco spazio nell’opinione pubblica mondiale è poi quello relativo alla violenza contro le donne cristiane in questi Paesi: molto spesso vittime di stupro, matrimoni forzati e abusi di vario tipo perpetuati a motivo della loro fede. Un odio, quello anticristiano, insomma, che fatica a trovare spazio nel mainstream anche in relazione alla condizione dei bambini figli di famiglie cristiane, non di rado discriminati ‒ direttamente o indirettamente ‒ attraverso gli arresti dei genitori, il negato accesso all’istruzione o ai servizi di prima assistenza e alle cure sanitarie.

Come scrisse Rupert Shortt, la libertà religiosa è il canarino nella miniera dei diritti umani in generale [16]: se diminuisce, possiamo essere certi che presto seguiranno le libertà di coscienza, di parola, di privacy, di riunione, di movimento, ecc. Storicamente, il grado in cui le minoranze religiose sono state in grado di praticare e predicare pacificamente la propria fede può essere considerato forse la migliore misura di quanto sia libera una società.

Il che aiuta a spiegare perché viene spesso descritta come la cartina di tornasole o la pietra angolare della democrazia che pare in affanno in molte parti del mondo, a ben scorrere i colori della cartina geopolitica della persecuzione cristiana fornita dalla WWL 2022. Che tristemente delinea, per dirla con David Walsh, «il travaglio e l’assurdità della vita moderna in un mondo de-divinizzato» nel quale «solo il riconoscimento dell’infinito amore di Dio può restituirci la fede nel misterioso ordine delle cose» [17].

Foto dall’archivio de “Il Corriere delle Regioni”

Del 22 Gennaio 2022 – https://www.corriereregioni.it/2022/01/22/i-colori-della-persecuzione-dei-cristiani-la-world-watch-list-2022-di-roberto-bonuglia/

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Roberto Bonuglia
BIOGRAPHY: Roberto Bonuglia (Roma, 1978) ha conseguito il dottorato di ricerca in “Storia e formazione dei processi socio-culturali e politici dell'età contemporanea” presso il Dipartimento di Studi politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.Assegnista di ricerca presso Laziodisu è stato consulente dell’Istituto Luce, caporedattore della rivista «Elite&Storia», tra gli organizzatori della “Settimana della Storia”, consulente dell’Istituto Luce e in occasione delle celebrazioni del 150esimo Anniversario dell’Unità d’Italia, ha ricevuto la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana per il progetto “Storia dell’Unità italiana” svolto nelle Scuole Primarie del Lazio.Collabora con diverse riviste e testate come “Il Primato Nazionale”, "Il Corriere delle Regioni", "Nova Historica", “Il Pensiero Forte”, “Barbadillo”, "ORAZERO http://www.orazero.org/" e i “Quaderni Culturali dell’Accademia Adriatica di Filosofia Nuova Italia”.Tra le sue pubblicazioni: L’imprenditorialità femminile italiana tra ricerca e innovazione, Elite e storia nella narrativa napoletana, Da Khayyam alla globalizzazione, Tra economia e politica: Pasquale Saraceno. Ha curato, tra gli altri, i seguenti volumi collettanei: Gioacchino Volpe tra passato e presente, Economia e politica da Camaldoli a Saragat (1941-1971), Geopolitica del Terzo Millennio, Il Codice di Camaldoli e la “ricostruzione” cattolica.Appena pubblicato: Dalla globalizzazione alla tecnocrazia. Orientamenti di consapevolezza distopica del Terzo millennio e All’ombra della vulgata. Articoli inediti sugli argomenti più attuali tra nuovi mondi economici e manipolazione tecnologiche. Un testo scorrevole ma profondo, preciso e vivo, in grado di rappresentare un saggio di valore all'interno di quella letteratura che vuole capire gli sviluppi della società moderna invece che subirli, che vuole farsi domande invece che accettare ogni nuovo dogma del capitalismo pseudo-felice, un panorama di fatti raccontati in maniera coraggiosa che ci danno modo di riflettere.RESEARCH INTERESTS Storiografia, Storia economica, Storia Contemporanea, Geopolitica