Qualche giorno fa, da Istanbul, la Goracci era operativa sulla provincia siriana di Idlib: i bombardamenti, la torbida faccenda delle armi chimiche e il tormento dei civili erano i soliti temi. A prima vista nulla di nuovo, i temi trattati sembravano i soliti.

Certo, fino a qualche settimana fa non fregava niente a nessuno di Idlib, tanto meno dove fosse situata nella galassia.

D’altronde questo tipo di approccio dei media sulla Siria è ormai noto da un po’: quando l’interesse verso esotiche località esplode all’improvviso, di solito significa che da quelle parti i terroristi sono a rischio estinzione. Ecco allora che bisogna parlare anche dei civili, fino ad allora dimenticati o quasi, della cui esistenza improvvisamente ci si ricorda. Ma tant’è.

Il pezzo forte del sevizio era la dichiarazione di Nikki Halley, ambasciatrice USA all’ONU che, dando sfoggio di strabilianti doti di preveggenza, dichiara di sapere chi sarà il responsabile dell’attacco chimico, se verrà lanciato. Intervista che vale la pena di vedere integralmente qui:

https://twitter.com/i/status/1037394872683114502

Io che mi aspettavo la solita tirata in piena regola contro il regime siriano sono rimasto un po’ deluso, in quanto i toni erano un po’ mosci rispetto al solito; poi però, rivedendo il servizio in rete, ho messo a fuoco la significativa novità: il presidente Trump che, a parte gli attacchi chimici, “dà una implicita luce verde a tutto il resto”. Massacri immani, esodo biblico di profughi e altri macelli: sarà lui, quindi, il colpevole in ogni caso?

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Siria-nuovi-raid-di-Damasco-e-Mosca-su-Idlib-Onu-temiamo-il-massacro-a5eeb463-71fa-4c32-8fbf-d2f85aa6ac54.html

Sarà, ma questa storia che comincia a girare secondo cui Trump sarebbe il colpevole di tutti i disastri in corso nell’universo, naturalmente mai esistiti prima della sua elezione, sembra davvero patetica e dura da sostenere apertamente.

Ma facciamo un veloce riassuntino, tanto per inquadrare meglio il casino attuale.

Un anno fa, luglio 2017:

Speaking last July at a conference organized by the Middle East Institute, Brett McGurk – the U.S. government’s Special Presidential Envoy for the Global Coalition to Counter ISIL (Daesh, ISIS) – called Syria’s Idlib province “the largest Al Qaeda safe haven since 9/11 tied directly to Ayman al-Zawahiri [current leader of Al Qaeda].” He then immediately added that the Al Qaeda presence in Idlib was a “huge problem” and had been so “for some time.”

https://www.mintpressnews.com/one-year-after-calling-idlib-al-qaedas-largest-safe-haven-since-9-11-the-us-govt-is-trying-to-save-it/248828/

https://www.youtube.com/watch?v=UgzqabDYK7I

Quindi a Idlib avevamo un bel “safe Heaven” di Al Queda, i famosi tizi che con due soli aerei riuscirono a tirare giù tre megaedifici, due grattacieli e un megapalazzo, personaggi che dovrebbero essere catalogati tra i “molto-molto cattivi”; il tutto detto da un funzionario USA in veste ufficiale.

Vediamo invece oggi cosa ci raccontano in merito alla bucolica riserva di Idlib sulla stampa americana.

The Death Blow Is Coming for Syrian Democracy

The Assad regime’s imminent assault on Idlib will empower jihadists and crush the last of the revolution’s democrats. Why is the world standing by?

https://www.nytimes.com/2018/09/02/opinion/idlib-syria-jihadists-democracy.html

La nascente democrazia nella amena Idlib distrutta dal regime di Assad? Leggendo l’articolo salta fuori una visione un filo sognante fatta di democrazia diretta, donne emancipate e altre belle cose: tuttavia, non si può nascondere che di brutta gente a Idlib ne gira parecchia.

Ma andiamo avanti, questa volta un passo verso la realtà: oggigiorno la guerra d’informazione è fondamentale per rimbambire le masse e la propaganda è un’arte che, se ben padroneggiata, porta risultati sbalorditivi; tuttavia, mettersi al lavoro sul modello di Bernays è dura, mentre le storie da raccontare sono sempre più incasinate. Ma ecco un altro articolo del NYT, giusto di qualche giorno dopo quello appena visto:

Unsurprisingly, U.S. mainstream media outlets now echo the Trump administration on Idlib, despite their own past admissions that the province is dominated by Al Qaeda-linked terrorist groups. For instance, a New York Times article published this past Sunday opened by lamenting that the Syrian government offensive targeting Idlib presented a threat to “rebel fighters and their civilian supporters who rose up more than seven years ago demanding regime change,”

 

Ma ecco che al prode giornalista, dopo tante palle raccontate, comincia a girare la testa:

Syria’s deputy prime minister, Walid Moallem, said in an interview with Russian television on Saturday that capturing Idlib was a priority, given the widespread presence of “terrorists” there, a reference to the Islamist fighting groups, including Syria’s strongest rebel faction, Hayat Tahrir al-Sham, or H.T.S., which is affiliated with Al Qaeda.

Cita addirittura il vice primo ministro siriano, il quale dice che c’è un sacco di bella gente a Idlib da appendere ai lampioni, tra cui i sempre presenti di Al Qaueda, proprio quelli dell’11/9. In sintesi, come tirarsi la zappa sui piedi da solo. Ma il giornalista, ormai in preda alle visioni, continua raccontando delle meraviglie di Idlib che andrebbero assolutamente salvaguardate:

H.T.S. has controlled much of Idlib since 2015, acting as de facto governmental authority, facilitating trade across the long border with Turkey and organizing aid deliveries.

https://www.nytimes.com/2018/09/02/world/middleeast/syria-idlib-assad.html

 

Volete un esempio di come agiscono le “de facto governmental authority” a Idlib?

Al-Qaeda video shows public execution of woman accused of adultery

https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/al-qaeda-video-shows-public-execution-of-woman-accused-of-adultery-and-has-disgusted-even-isis-9980813.html

La difesa dei mitici ribelli non mi sembra all’altezza di quanto visto in passato ad Aleppo inoltre, nonostante tutti gli sforzi dei giornaloni, Al Quaeda salta fuori da ogni parte. Al tempo stesso sembra delinearsi un subdolo e geniale piano per incolpare Trump qualsiasi cosa succeda.

Per finire il quadro della situazione, un po’ di intelligence da parte del Dipartimento di Stato USA. Almeno loro, in quanto a consigli ai viaggiatori, hanno le idee chiare su quello che succede a Idlib:

On October 18 2017 the U.S. State Department issued a travel warning for Syria:

Terrorist and other violent extremist groups including ISIS and al-Qa’ida-linked Hayat Tahrir al-Sham (dominated by al-Qa’ida affiliate Jabhat al-Nusrah, a designated Foreign Terrorist Organization), operate in Syria. In July 2017, Hayat Tahrir al-Sham consolidated power in Idlib province after it clashed with other armed actors. […] Tactics of ISIS, Hayat Tahrir al-Sham, and other violent extremist groups include the use of suicide bombers, kidnapping, small and heavy arms, improvised explosive devices, and chemical weapons.

https://sy.usembassy.gov/security-message-u-s-citizens-travel-warning-syria/

Completo e professionale, niente da dire. C’è anche l’avviso “non scordate la maschera antigas”, visto che ai simpatici ribelli piace fare esperimenti di chimica.

Ma sentiamo in proposito anche il Segretario della Difesa USA, gen. Mattis:

New Delhi (Reuters) – There was “zero intelligence” of chemical weapons capabilities possessed by groups opposing Syrian President Bashar al-Assad in the province of Idlib, U.S. Defence Secretary Jim Mattis said, adding that the facts did not back Russian assertions.
We have zero intelligence that shows the opposition has any chemical capability,” Mattis told reporters traveling with him to the Indian capital of New Delhi.

https://www.reuters.com/article/us-mideast-crisis-syria-idlib-usa/u-s-s-mattis-says-zero-intelligence-that-rebels-in-syrias-idlib-have-chemical-weapons-capability-idUSKCN1LL1HQ

Quindi i viaggiatori in Medio Oriente ne sanno più di Mattis? Ragazzi, siete messi bene con l’intelligence… magari rivolgetevi a Nikki e alla sua palla di cristallo, così siete a posto. Mah.

Che dire di tutto questo casino? Rischiamo forse di vedere l’Occidente scendere in campo per difendere Al Queda, epico nemico degli americani, dai bombardamenti russi e siriani?

Stiamo per assistere all’intervento di navi e aerei militari occidentali in difesa degli autori dell’11/9? Magari con il contorno di manifestazioni sinistroidi e arcobaleno-LGBT piangenti per salvezza di Al Quaeda e soci?

 

La cosa positiva è che l’isola felice dei terroristi nel nordest della Siria sembra destinata a una fine molto movimentata e pure molto vicina nel tempo.

Il problema è che gli aerei che bombardano Al Quaeda non hanno le insegne americane, ma russe e siriane, il che potrebbe far nascere dei dubbi in qualcuno con un filo di memoria, oltre a mettere in imbarazzo qualche storico. Ma tranquilli, c’è sicuramente chi sta già pensando a far quadrare le cose.

 

Mr Y http://liberticida.altervista.org

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.