Lo speciale annuale lanciato questa settimana, con contenuti che guardano al futuro del team editoriale di The Economist, un nuovo editore e un’ampia gamma di collaboratori globali.

LONDRA, 17 novembre 2020 /PRNewswire/ — Oggi The Economist ha lanciato The World nel 2021, il suo sguardo annuale sui temi e le tendenze importanti che caratterizzeranno l’anno a venire. L’Economist prevede che il 2021 sarà un anno particolarmente imprevedibile, date le interazioni tra la pandemia covido-19, ancora fiorente, una ripresa economica non omogenea e una geopolitica frammentaria.

Dopo l’edizione dello scorso anno, Tom Standage, vice direttore di The Economist, è stato nominato nuovo direttore di The World in e del suo più grande franchise, The World Ahead. Sotto la guida di Standage, all’edizione di quest’anno è stata aggiunta una sezione speciale chiamata Aftershocks, che prenderà in considerazione le lezioni e le opportunità di un mondo post-crisi.

Riflettendo su The World di quest’anno nel 2021, Tom Standage ha detto: “Il numero 21 è legato alla fortuna, al rischio, al correre rischi e al lanciare i dadi. Sembra appropriato per quello che promette di essere un anno di insolita incertezza”. Il signor Standage ha continuato: “Il grande premio in palio nel 2021, naturalmente, è la possibilità di tenere sotto controllo la pandemia del coronavirus. Ma nel frattempo i rischi abbondano, per la salute, la vitalità economica e la stabilità sociale”.

I primi dieci temi citati per il 2021 sono:

  1. Combatte per i vaccini. Man mano che i primi vaccini diventano disponibili in quantità, l’attenzione si sposterà dall’eroico sforzo di svilupparli all’altrettanto scoraggiante compito di distribuirli. La diplomazia dei vaccini accompagnerà le lotte all’interno dei paesi e tra di essi su chi dovrebbe ottenerli e quando. Un jolly: quante persone rifiuteranno un vaccino quando gli verrà offerto? https://www.economist.com/TWI2021Vaccine
  2. Una ripresa economica mista. Mentre le economie si riprendono dalla pandemia, la ripresa sarà disomogenea, con le epidemie locali e le misure di repressione che si verificano e i governi non si limitano a mantenere le aziende in vita per aiutare i lavoratori che hanno perso il loro posto di lavoro. Il divario tra le imprese forti e quelle deboli si allargherà. https://www.economist.com/TWI2021EconomicRecovery
  3. Per risolvere il nuovo disordine del mondo. Quanto sarà in grado Joe Biden, appena installato alla Casa Bianca, di rattoppare un ordine internazionale basato su regole fatiscenti? Il trattato di Parigi e l’accordo con l’Iran sono un ovvio punto di partenza. Ma il crollo è precedente a Donald Trump, e durerà più a lungo della sua presidenza. https://www.economist.com/TWI2021WorldDisorder
  4. Altre tensioni tra USA e Cina. Non aspettatevi che Biden annulli la guerra commerciale con la Cina. Al contrario, vorrà risanare i rapporti con gli alleati per poterla condurre in modo più efficace. Molti Paesi, dall’Africa al Sud-Est asiatico, stanno facendo del loro meglio per evitare di scegliere da che parte stare quando la tensione aumenta. https://www.economist.com/TWI2021USChina
  5. Le aziende in prima linea. Un altro fronte per il conflitto USA-Cina sono le aziende, e non solo gli ovvi esempi di Huawei e TikTok, poiché il business diventa ancora più un campo di battaglia geopolitico. Oltre alle pressioni dall’alto, i capi devono affrontare anche le pressioni dal basso, poiché dipendenti e clienti chiedono di prendere posizione sul cambiamento climatico e sulla giustizia sociale, dove i politici hanno fatto troppo poco. https://www.economist.com/TWI2021Business
  6. Dopo la tecno-celerazione. Nel 2020 la pandemia ha accelerato l’adozione di molti comportamenti tecnologici, dalle videoconferenze e dagli acquisti online, al lavoro a distanza e all’apprendimento a distanza. Nel 2021 la misura in cui questi cambiamenti si attaccheranno, o torneranno a scattare, diventerà più chiara https://www.economist.com/TWI2021TechCeleration
  7. Un mondo meno “footloose”. Il turismo si ridurrà e cambierà forma, con maggiore enfasi sui viaggi domestici. Le compagnie aeree, le catene alberghiere e i produttori di aerei si troveranno in difficoltà, così come le università che contano molto sugli studenti stranieri. Anche gli scambi culturali ne risentiranno. https://www.economist.com/TWI2021Travel
  8. Un’opportunità sul cambiamento climatico. Un aspetto positivo della crisi è la possibilità di agire sul cambiamento climatico, dato che i governi investono in piani di ripresa verde per creare posti di lavoro e ridurre le emissioni. Quanto saranno ambiziosi gli impegni di riduzione dei paesi alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima, in ritardo rispetto al 2020? https://www.economist.com/TWI2021Climate
  9. L’anno del déjà vu. Questo è solo un esempio di come l’anno a venire può sembrare, sotto molti aspetti, come una seconda ripresa del 2020, dato che eventi come le Olimpiadi, l’Expo di Dubai e molti altri raduni politici, sportivi e commerciali fanno del loro meglio per aprire un anno più tardi del previsto. Non tutti avranno successo. https://www.economist.com/TWI2021DejaVu
  10. Un campanello d’allarme per altri rischi. Gli accademici e gli analisti, molti dei quali hanno avvertito per anni il pericolo di una pandemia, cercheranno di sfruttare una ristretta finestra di opportunità per far sì che i responsabili politici si assumano più seriamente altri rischi trascurati, come la resistenza agli antibiotici e il terrorismo nucleare. Auguriamo loro buona fortuna. https://www.economist.com/TWI2021Risks

I giornalisti dell’Economist sono affiancati da leader del mondo degli affari, della politica, della scienza e delle arti, che aggiungono le loro idee per il prossimo anno: Keir Starmer, leader del partito laburista; Michael Tubbs, sindaco di Stockton, California; Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea; Kishore Mahbubani, illustre collega dell’Asia Research Institute; Nathan Law, attivista per la democrazia di Hong Kong; Alan Doss, presidente uscente della Fondazione Kofi Annan; Mo Ibrahim, presidente della Fondazione Mo Ibrahim; Claudia López, sindaco di Bogotá; António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite; Anne Hidalgo, sindaco di Parigi; Lynn Jurich, CEO, Sunrun; Erica Brescia, chief operating officer, Github; Azeem Azhar, CEO, Exponential View; Ursula Bassler, presidente del consiglio del CERN; Toby Ord, Future of Humanity Institute; Michele Wucker, stratega e autore; Sundar Pichai, CEO, Google; Tamara Rojo, direttore artistico, English National Ballet; Carmen Reinhart, capo economista della Banca Mondiale; Seth Berkley, CEO, GAVI; Sarah al-Amiri, ministro delle scienze degli Emirati Arabi Uniti e responsabile scientifico di Hope.

Questo mix di contributi rende The World nel 2021 un’autorevolezza unica nell’analisi e nella previsione di tendenze ed eventi – e ha conquistato al franchise un seguito fedele e in crescita in tutto il mondo.

Informazioni su The Economist

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NB: articolo scelto da Alessia. Spero che qualcuno colga la sottile ironia nell’aver scelto questo articolo. Potevano chiamarlo direttamente il Klaus Schwab Journal