Già nei giorni scorsi, sulle pagine di OraZero se ne era parlato1: Ucraina e Russia stanno sempre più concentrando truppe e mezzi al confine, gli scontri nelle regioni separatiste dell’est dell’Ucraina stanno diventando sempre più violenti, la NATO intensifica le proprie esercitazioni nella regione ammassando truppe a breve distanza dalla frontiera russa2, dalla base di Sigonella in Sicilia oggi giorno decollano droni che si recano in perlustrazione nel Mar Nero e la Turchia del doppiogiochista Erdoğan sta facendo il pesce in barile, mantenendo un atteggiamento sempre piuttosto ambiguo. Persino i media mainstream occidentali, di solito così poco propensi a raccontare i fatti, oggi devono convenire che la situazione sta diventando pericolosa3.

D’altronde non c’è da stupirsene: la Crimea è realmente la linea rossa da non oltrepassare: farlo per i Russi significa guerra. Questo per via di almeno tre buoni motivi:

  1. Per i Russi la questione Crimea si è definitivamente conclusa col referendum che sette anni fa ha sancito il ritorno della penisola alla Federazione Russa: in quell’occasione in maniera del tutto democratica, tramite referendum, i cittadini crimeani hanno espresso la propria volontà di distaccarsi dall’Ucraina, paese al quale non hanno mai sentito di appartenere4, per fare ritorno alla Santa Madre Russia, cui furono tolti nel 1954 a seguito un’arbitraria decisione di Nikita Chruščëv, lui stesso di famiglia ucraina, che volle sottrarre la Crimea alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica russa per assegnarla a quella di Ucraina.
  2. Non solo i Russi considerano la Crimea come parte integrante del loro territorio nazionale; per loro è addirittura sacra. Putin stesso, qualche giorno fa, davanti a 70.000 persone ammassate (chiaramente senza mascherina) allo Stadio Lužniki di Mosca dove si stava celebrando un galà per festeggiare il settimo anniversario del ritorno della Crimea alla Federazione Russa, ha detto testualmente: “Là, su quella terra, a Korsun e Kherson, il principe Vladimir (a cui si deve la conversione al cristianesimo dell’intero popolo russo5) e le sue truppe si battezzarono. Ciò significa che questo è un luogo sacro, il centro della nostra unità spirituale, che alla fine ha costituito la base della nazione russa e di uno stato russo centralizzato integrale”6.
  3. La Crimea è semplicemente imprescindibile per la sicurezza militare della Russia. Sin dal lontano 1772 la città di Sebastopoli è sede della più importante base della flotta russa del Mar Nero7. A seguito degli eventi di Euromaidan del 2014 – che persino George Friedman, direttore del potente think tank Stratfor8, da sempre legato a doppio filo alla Cia, ha definito come “il più sfacciato colpo di stato della storia”9 – il governo russo temette che con la deposizione di Viktor Janukovič il nuovo governo golpista di Porošenko avrebbe permesso alla NATO di mettere le mani su questa stessa base. L’annessione della Crimea fu dunque un atto dovuto, non solo per proteggere la popolazione locale, in larga maggioranza russa, dalle successive persecuzioni da parte del governo ucraino (cosa questa puntualmente avvenuta nelle regioni del Dombass e di Lugansk che hanno quindi dichiarato la secessione da Kiev), ma soprattutto per evitare di fornire il fianco a possibili attacchi da parte dei nemici della NATO, tanto la Crimea è fondamentale nello stesso sistema di protezione antimissilistico di tutto il territorio russo.

Tuttavia, l’ostinazione con la quale gli ucraini manifestano la propria intenzione di entrare a far parte della NATO (lo hanno persino scritto nella costituzione che l’ingresso nella NATO e nella UE è una priorità del loro paese10) non può che essere fonte di attriti insanabili tra Kiev e Mosca. Che senso avrebbe per la NATO accettare l’adesione dell’Ucraina se non per poter installare in un prossimo futuro postazioni missilistiche in prossimità del confine con la Russia, col risultato concreto di rendere quest’ultima vulnerabile ad un first strike nucleare, vanificando così la superiorità che attualmente i Russi possono vantare grazie allo sviluppo delle armi ipersoniche?

Il celebre politologo americano Kenneth Waltz11 era solito descrivere il sistema internazionale come anarchico. Infatti il termine anarchico s’addice ad un sistema nel quale gli attori principali che vi prendono parte sono gli stati nazionali sovrani. Essere uno stato sovrano significa fondamentalmente non riconoscere alcun potere superiore al proprio ma solo poteri uguali (per l’appunto quello degli altri stati sovrani che interagiscono tra di loro nel sistema internazionale). Per via di questa sua intrinseca caratteristica, ne consegue che nelle Relazioni Internazionali, cioè nei reciproci rapporti tra gli stati sovrani nazionali, la prima preoccupazione di ciascuno di essi sia il mantenimento delle condizioni in cui poter garantire la propria sicurezza militare ed integrità territoriale.

Avendo avuto modo ai tempi dell’università di studiare le teorie di Waltz, non mi capacito di come oggi in tanti considerino come accettabili, se non addirittura auspicabili, le continue cessioni di sovranità a favore di Unione Europea e di altre organizzazioni sovranazionali cui ci legano i trattati che con tanta superficialità i nostri governanti firmano senza fiatare. Ormai l’Italia, al pari di molti altri paesi aderenti all’Unione Europea, non può più essere considerato come un paese sovrano essendo diventato subalterno ad un organismo sovranazionale le cui leggi vengono di fatto considerate superiori a quelle dello stesso stato italiano.

Ma è la sovranità il fondamento stesso della democrazia, perché la democrazia non è altro che l’esercizio di un potere sovrano da parte del popolo. Così almeno è scritto nelle stesse costituzioni cosiddette democratiche. Come le continue cessioni di sovranità a favore dell’Unione Europea si concilino con il concetto stesso di democrazia occidentale, questa è una cosa che esula dalle mie capacità di comprensione. Altresì, essendo la principale preoccupazione di uno stato sovrano che agisce in un sistema internazionale il garantire la sicurezza a se stesso ed ai suoi cittadini, non mi è chiaro come possa diventare priorità da parte di questi stessi paesi presunti democratici l’accoglienza “di scappati di casa provenienti dal terzo mondo” che non faranno altro che degradare la nostra civiltà, dovendosi dare per assodata l’assoluta incapacità da parte di costoro di accettare come propri i valori e le leggi su cui essa fonda la propria sicurezza e prosperità.

Ma i Russi sono ancora attori razionali. Dunque si comportano da tali nell’attuale sistema internazionale. Pertanto, non solo l’accoglienza di questi soggetti summenzionati non rientra affatto tra le loro priorità ma soprattutto l’evitare che la NATO possa installare sistemi d’arma sofisticati così vicino ai loro confini è per loro motivo di immane preoccupazione. Tanto da essere disposti a fare una guerra. Perché questa non sarebbe più una guerra ibrida, dove gli schieramenti contrapposti si affrontano per interposta persona, come possono essere state le guerre in Vietnam o in Afghanistan. Questa diventerebbe a tutti gli effetti una guerra per la propria stessa sopravvivenza. Quando il ministro degli esteri russo Lavrov si lamenta che i partner occidentali non sono affidabili, non ci sta solo dicendo che questi si comportano come potenze imperialiste che hanno in spregio il diritto internazionale (per quanto possa questo valere). Ci sta dicendo una cosa ben peggiore: che oramai il comportamento di questi partner occidentali non è più razionale, ignorando essi completamente i principi stessi su cui si fonda un sistema internazionale così come delineato nelle teorie di Waltz. Se gli USA di Biden fossero ancora attori razionali capirebbero da sé che la Russia non potrebbe mai permettere l’entrata dell’Ucraina nella NATO e quanto sia fondamentale la Crimea per la loro sicurezza nazionale, al di là dei legami storici della penisola con la madrepatria. Quindi desisterebbero dall’intraprendere azioni apertamente provocatorie, come l’accettare che l’Ucraina entri a far parte della NATO, dato che esse non potranno che portare ad uno scontro diretto tra le due principali superpotenze atomiche al mondo, col rischio concreto di un’escalation nucleare.

Invece la loro politica è talmente pervasa da quella che appare chiaramente come insanità mentale che si rischia seriamente che venga tolta ogni valenza al concetto stesso di Mutual Assured Destruction, che poi è stato il teorema fondamentale alla base della guerra fredda. Per quanto terribile come concetto, il fatto di non voler intraprendere un first strike nucleare sapendo di non poter resistere alla retaliation del nemico, che avrebbe garantito con assoluta certezza la sistematica e mutua completa distruzione di entrambi gli schieramenti, è comunque un qualcosa di saldamente razionale. Ma non c’è più nulla di razionale oggi nel comportamento della superpotenza egemone. Pensano forse gli americani che i Russi stiano bluffando? Che capitoleranno senza colpo ferire? Che non faranno mai ricorso alle armi nucleari se messi alle strette? Ma Putin è già stato chiaro: per lui, un mondo senza la Russia non ha senso12. Con queste parole ci ha già fatto capire che è pronto ad andare fino in fondo, anche se questo dovesse significare l’impiego di armi nucleari qualora la Russia fosse messa spalle al muro. Ma così persino gli Stati Uniti cesserebbero di esistere!

Allo stato attuale, potrebbe ancora esserci una scappatoia per evitare lo scoppio di un conflitto generalizzato in Ucraina. Basterebbe che il governo ucraino cancelli la legge con la quale il presidente Zelens’kyj ha autorizzato l’uso della forza militare per rimpossessarsi della Crimea13, legge che i Russi hanno interpretato come una chiara dichiarazione di guerra. Di fatto, il ritiro di questa legge da parte delle autorità ucraine sarebbe un’esplicita rinuncia ad ogni futura pretesa territoriale sulla Crimea. Nel contempo, l’Ucraina dovrebbe dare garanzie circa il fatto di voler desistere dall’entrare a far parte della NATO. In questo modo, le preoccupazioni dei Russi verrebbero placate. Purtroppo però se a Washington abbondano gli insani di mente, a Kiev sembrano messi pure peggio. Veramente gli ucraini sono così stolti da pensare che USA e paesi europei possano rischiare una guerra nucleare con la Russia solo per permettere loro di rientrare in possesso di un territorio la cui popolazione non si è mai sentita ucraina? L’Ucraina avrebbe tutto da guadagnare rimanendo nell’orbita russa. Solo una parte della popolazione ucraina è ostile alla Russia. La maggior parte della gente, magari figli di coppie miste, sente comunque ancora forte il legame con la Santa Madre Russia:

Purtroppo, sulla base delle precedenti considerazioni, appare evidente come ci siano concrete possibilità che la situazione degeneri. Ci si augura di essere solo i proverbiali uccelli del malaugurio e che le nostre considerazioni lascino il tempo che trovano. Ma i due paesi hanno già mobilitato, segno questo che non si vuole tornare indietro. I Russi hanno anche provveduto a dispiegare non lontano dal confine con l’Ucraina i temibili Iskander14 nonché mortai 2S4 Tyulpan che pare possano lanciare munizionamento con testata nucleare15. Si ha dunque l’impressione che questa volta vogliano andare fino in fondo. Un piccolo errore, un gesto mal interpretato, magari una false flag da parte di un qualche “fomentatore esterno”, e la frittata è fatta. A questo punto c’è da temere una pericolosa escalation per il mese di maggio, dopo la Pasqua Ortodossa, che quest’anno cade il 2. Quindi dobbiamo prepararci al peggio ed essere pronti alle sfide che il futuro ci riserverà.

Cosa potrà succedere in futuro, nessuno lo sa con certezza, se non Dio onnipotente. Noi possiamo solo giocare – si fa per dire – a fare delle previsioni. Non abbiamo una sfera di cristallo attraverso cui vedere il futuro. Pertanto ci limitiamo a delle semplici congetture. Ma alcune considerazioni è doveroso farle. La prima: si scordino gli ucraini che gli occidentali siano pronti ad immolarsi per loro. Si devono mettere in testa che non sono altro che carne da cannone. Per quanto folli e irrazionali, gli americani non lo sono ancora a tal punto da rischiare di venire inceneriti solo per via dell’Ucraina, paese con le pezze al culo che la maggior parte dei cittadini americani non saprebbe neppure individuare su un atlante geografico. Al momento opportuno, li abbandoneranno. Non sono i Russi a bluffare, ma loro. Per quanto riguarda l’Unione Europea, il suo appoggio all’Ucraina durerà lo spazio di un mattino: come i proverbiali ratti che abbandonano la nave per primi quanto questa affonda, saranno loro i primi a voltare le spalle all’Ucraina. E sarà già grazia ricevuta, per gli ucraini, che si limitino a questo.

Prendiamo, ad esempio, la Germania, la nazione leader in Europa. Essa non ha nulla da guadagnare appoggiando l’Ucraina, ma solo da perdere. Ha interesse a che il gasdotto North Stream II, costruito in collaborazione con la Russia e fortemente osteggiato dagli USA, entri in funzione il prima possibile. Ciò, prima di tutto, le farebbe guadagnare tanti soldi con le royalties, facendola diventare il principale hub di distribuzione del gas russo in Europa e permettendole nel contempo di conseguire un indubbio vantaggio competitivo nei confronti degli altri paesi, come l’Italia, rimasti al palo nell’approvvigionamento di risorse energetiche. Ma è la sua stessa economia che ne avrà disperatamente bisogno. Le folli politiche ambientaliste del governo tedesco non si limiteranno solo all’abbandono del nucleare, ma potrebbero diventare ancora più invasive soprattutto a seguito dell’annunciata affermazione elettorale da parte dei verdi16 dopo la fine del cancellierato della Merkel. Unitamente al deterioramento delle reti infrastrutturali, conseguenza delle politiche di austerità dette dello scwharz null, l’industria tedesca potrebbe presto patire di carenze nell’approvvigionamento di energia, che solo la costante fornitura di gas dalla Russia potrà risolvere o comunque alleviare.

Altri paesi europei, invece, hanno proprio l’interesse che l’Ucraina subisca un tracollo definitivo. In Ucraina esistono, oltre ai milioni di russofoni che in alcune regioni sono ben più di una semplice minoranza, anche grosse minoranze di magiari, moldavi e rumeni:

Queste ultime dopo i fatti di Euromaidan sono state sistematicamente discriminate sulla base delle politiche nazionaliste del governo ucraino sorretto da frange di estrema destra. In più di un’occasione vi sono stati incidenti diplomatici tra il governo ucraino e quelli di Ungheria, Moldavia e Romania, che protestavano per le angherie subite dai propri connazionali che vivono in Ucraina17. Viene difficile pensare che questi ultimi governi europei non possano provare un certo sollievo nel vedere spazzato via un governo così fortemente discriminatorio nei confronti dei loro connazionali.

Parliamoci chiaro: in caso di conflitto armato tra Ucraina e Russia, nel momento in cui – come ci si augura – non vi fossero indebite intromissioni da parte di potenze straniere (cioè gli USA), la guerra in questione durerebbe pochi giorni se non addirittura poche ore. L’Ucraina, malgrado gli allucinati proclami di guerra della sua classe dirigente, non ha alcuna possibilità di tener testa alla Russia. Una sonora sconfitta causerebbe l’implosione dello stato ucraino e le spinte indipendentiste da parte di tutte le minoranze diventerebbero irrefrenabili. La Russia potrebbe persino permettersi di non annettersi le due provincie secessioniste del Dombass e di Lugansk, preferendo farne uno stato autonomo, cioè il classico stato cuscinetto. Ma magari altri attori potrebbero decidere di intervenire militarmente con la scusa di preservare i diritti dei propri connazionali discriminati. A quel punto qualcuno di loro potrebbe cogliere la palla al balzo ed essere tentato di procedere a qualche annessione territoriale. Né più né meno quello che ha fatto la Russia con la Crimea. A quel a quel punto sarà uno spasso vedere come l’Unione Europea dei diritti umanitari tenterà di giustificare l’interventismo bellicista di alcuni suoi membri.

La grossa incognita rimangono ovviamente gli Stati Uniti di Biden. Se gli USA entrassero a piedi uniti nella guerra tra Russia e Ucraina, il mondo intero si ritroverebbe sul precipizio di un olocausto nucleare. Ma prima di occuparci degli USA, è opportuno parlare del terzo incomodo che non manca mai: la Turchia. I turchi sono ormai da anni tra i principali fiancheggiatori dell’Ucraina. Il governo turco ha appena annunciato di voler mantenere una posizione equidistante in caso di scoppio del conflitto tra Russia ed Ucraina18. In qualche modo, era una dichiarazione dovuta per via del fatto che, come è noto, l’accesso delle navi al Mar Nero attraverso gli stretti controllati dai turchi è disciplinato dalla Convenzione di Montreux19. Questa prescrive che in tempo di guerra, qualora la Turchia sia paese neutrale, essa è tenuta ad impedire il passaggio di ogni nave da guerra di paesi non rivieraschi. Quindi in caso di conflitto russo-ucraino, ad esempio, la Turchia dovrebbe vietare il passaggio alle navi della NATO. In caso contrario, potrebbe persino essere considerata come paese co-belligerante. Gli americani erano invece intenzionati a far entrare nel Mare Nero due loro navi da guerra20. Erdoğan aveva subito acconsentito al loro passaggio ma il Cremlino, giustamente, ha subito puntato i piedi, ricordando ad Ankara le clausole della suddetta Convenzione21. Questo deve aver allertato e non poco Washington; pare che gli americani abbiano comunicato ai turchi di non voler più fare entrare queste due navi nel Mar Nero22.

Incidente chiuso? In apparenza, sì. Eppure solo pochi giorni or sono Zelens’kyj era volato in Turchia da Erdoğan per parlare con lui della crisi con la Russia. In quell’occasione Erdoğan aveva invece preso ufficialmente una netta posizione a favore dell’Ucraina, appoggiandone i propositi bellicosi di riconquista della Crimea e l’ingresso nella NATO23, di cui pure la Turchia fa parte malgrado le tensioni degli ultimi anni. Pare che i due abbiano anche lungamente parlato della possibilità di costruire un gasdotto con cui fare dell’Ucraina il principale hub di distribuzione del gas armeno in Europa. Questa è chiaramente una provocazione per gli interessi energetici della Russia.

Che l’atteggiamento turco sia come al solito ambiguo lo testimonia una notizia che, se confermata come vera, non può che destare preoccupazione. I servizi segreti turchi – pare – si stanno adoperando per dirottare in Ucraina i ribelli jihadisti già largamente testati in Siria e nel recente confronto del Nagorno-Karabach tra Armenia e Azerbaigian24. Questa è sicuramente una notizia molto preoccupante perché può significare che Erdoğan vuole infiammare, malgrado le rassicurazioni date ai Russi, tutta l’area del Caucaso. La Cecenia è stata ridotta nel corso degli anni a più miti consigli e notoriamente il leader ceceno Kadyrov è molto vicino a Putin. Però l’infiltrazione di guerriglieri mercenari islamici non può che inquietare il Cremlino, date le ripercussioni che tutto ciò potrebbe avere nel Caucaso.

Va inoltre sottolineato come l’appoggio della Turchia di Erdoğan all’Ucraina, smentito a parole ma non dai fatti, possa non essere completamente disinteressato. Da secoli proprio in Crimea vive una folta comunità di Tatari25, popolazione turcofona e musulmana. Sono ben note le mire imperialiste neo-ottomane di Erdoğan, la cui spesso spregiudicata politica internazionale più di una volta è stata imperniata sulla volontà di ritornare in qualche modo agli antichi fasti imperiali (vedasi la presenza turca in Libia, storico possedimento ottomano prima che divenisse colonia italiana poco più di un secolo fa). Conoscendo il personaggio, vi è davvero da chiedersi se sotto sotto Erdoğan non miri a conquistare pure la Crimea sottraendola agli ucraini una volta che fossero stati sconfitti i Russi. In ogni caso, per questi ultimi non farebbe alcuna differenza confrontarsi con gli uni o con gli altri, o con tutti e due assieme: per nessuna ragione al mondo cederanno mai la Crimea.

E qui si viene al momento Padre Paisios, delle cui profezie si è già parlato in precedenti articoli26. Che sia questo il momento in cui potrebbero verificarsi le profezie del Santo ortodosso? D’altronde, la questione delle 12 miglia, cioè dei contrasti tra Grecia e Turchia per le ZEE nel Mediterraneo orientale, era argomento di discussione generale solo pochi mesi fa. In più, il monaco predisse che la Grecia sarebbe stata la maggiore beneficiaria della guerra tra Turchia e Russia, pur non prendendone parte. I Russi avrebbero cancellato la Turchia dalle cartine geografiche ed in questo modo la città di Bisanzio, oggi conosciuta come Istanbul, sarebbe ritornata ad essere greca. In effetti, la Grecia non ha alcun interesse nel farsi coinvolgere in un conflitto tra Russia e Turchia per via della Crimea.

A questo punto, ritorniamo a parlare degli USA. Chiediamoci cosa potrebbe fare Biden per giustificare l’interventismo americano nella regione. Già me lo vedo il commander in chief presentarsi agli americani con un simile discorso:

Popolo americano, è giunta l’ora delle decisioni irrevocabili. Stiamo oggi operando a così grande distanza dalle coste degli Stati Uniti per compiere il nostro dovere, coscienti del fatto che presto ci potrebbe essere una guerra mondiale contro la principale potenza atomica al mondo. Ma non preoccupatevi per i vostri governanti: noi avremo modo di rifugiarci in bunker sotterranei in cui saremo al riparo dalle più terribili armi di distruzione del nemico. Il vostro destino è invece quello di morire atomizzati, soffrendo le pene dell’inferno. Ricordatevi che non sarete morti invano. Lo avrete fatto per i vostri fratelli ucraini, così ignobilmente oppressi dal perfido Orso russo. Sappiate che morirete perché questi vostri fratelli ucraini possano alla fine essere liberi di abbracciare i valori dell’occidente, che consistono essenzialmente nel consentire i matrimoni tra persone dello stesso sesso, ai gay di adottare bambini, ai ragazzini di cambiare sesso perché ognuno di noi deve essere libero di sentirsi donna, uomo o qualsiasi altra cosa voglia essere a prescindere dal fatto che sia nato con una vagina o con un pene, di accogliere migranti islamici in numero sempre crescente finché non arriveranno ad essere tanto numerosi da prendere il posto degli autoctoni, ecc… Ah, dimenticavo: voi soldati bianchi siete solo degli sporchi razzisti. Bastardi oppressori dei poveri neri. Dovrete morire per primi”.

Chiaramente questa è un’esagerazione, anche perché Biden, tanto è affetto da demenza senile, si impappinerebbe dopo le prime quattro parole. Però, per quanto intriso di macabra ironia, questo fantasioso discorso non si discosterebbe granché da quello che Biden potrebbe veramente pronunciare in un frangente tanto drammatico (che ci auguriamo non capiti mai). Gli americani sarebbero tenuti a combattere e morire per ragioni non dissimili da quelle sopra enunciate.

Ecco per cosa gli americani rischierebbero la vita:

Al contrario, per cosa combatterebbero i Russi? Combatterebbero per la Patria, per la propria famiglia, per i propri figli, per preservare la propria civiltà che sentono in pericolo per opera di forze che percepiscono come malvagie. Combatterebbero per la loro stessa esistenza perché, come ha anche detto il loro presidente, per loro non avrebbe alcun senso vivere in un mondo in cui non ci sia più la Santa Madre Russia.

Vi è da sperare che, seppur così moralmente compromessi, gli americani possano preservare quel minimo di istinto di sopravvivenza per evitare la follia anche nel caso in cui alcuni loro soldati, che sicuramente il loro deep state infiltrerà tra i combattenti ucraini al fianco dei jihadisti islamici, facessero ritorno in patria in un sacco di plastica. Le due navi che Biden era intenzionato a spedire nel Mar Nero sembravano proprio le esche perfette per una false flag in grande stile. Per fortuna, Putin non è l’ultimo arrivato e conosce il nemico. All’occorrenza saprà come agire.

Si diceva che non abbiamo a nostra disposizione una sfera di cristallo. Pertanto quelle sopra non possono che essere considerate che congetture, da prendersi con le molle in quanto tali. Però rimane un fatto: gli USA si sono cacciati in un vicolo cieco. E questo è molto pericoloso. Se si intromettono in un modo o nell’altro in questo conflitto russo-ucraino, che pare incombente, rischiano di prendere una scoppola colossale per via del maggior grado di preparazione e di motivazione delle truppe russe. Gli americani vedranno i loro soldati/mercenari tornare a case in bare o – nella migliore delle ipotesi – solo dopo un’umiliante contrattazione col governo russo dopo che essi saranno stati fatti prigionieri di guerra dai Russi. Ma se non si intromettano hanno comunque già perso in partenza perché sarà stato svelato il loro bluff. Non c’è modo perché ne escano onorevolmente a questo punto. Ecco perché si teme che possano fare qualcosa di tremendamente stupido a cui i Russi dovranno, pur nel rispetto delle loro imprescindibili esigenze di sicurezza nazionale, cercare di porre rimedio allo scopo di evitare una pericolosissima escalation.

Ma qualsiasi cosa succederà, questo qualcosa rischierà di segnare per sempre la fine dell’impero americano. Scordiamoci che la superpotenza egemone sia ancora quella che le persone non più giovanissime hanno conosciuto e magari in qualche modo ammirato sin dalla loro giovinezza. Gli Usa sono il proverbiale gigante dai piedi di argilla. Non vincono una guerra vera, contro un nemico tosto, da decenni. Il bilancio del Pentagono è ormai fuori controllo tanto che non ha più nemmeno senso sottoporlo ad audit. Il programma F35 si è rivelato il più costoso flop della storia militare. I loro avversari dispongono o sono sul punto di disporre di sistema d’arma che gli americani stanno sviluppando solo ora e con grande ritardo. Sono al loro interno dilaniati da problemi e contrasti infiniti. La povertà e le disparità economiche dilagano. Le loro reti infrastrutturali cadono a pezzi. La cancel culture e l’ideologia woke hanno già irrimediabilmente minato le fondamenta della società americana. I gruppi terroristici come antifa e BLM imperversano indisturbati con la complicità delle autorità pubbliche. Il furto delle ultime elezioni ai danni di Trump ha tolti ogni credibilità a quella che pomposamente veniva definita la più antica democrazia al mondo. La maggioranza bianca, da sempre l’asse portante di questa una volta invidiata società, viene ormai apertamente discriminata e tacciata di ogni male. E così via…

Nessun impero può resistere in queste condizioni. In questo momento, basta uno spiffero d’aria per far cadere il castello di carte che è ormai diventata l’America. Intromettersi oggi negli affari della Russia significa subire un contraccolpo tale da dare il via alla dissoluzione dell’impero. Gli americani minacciano i Russi che vi saranno conseguenze per la loro aggressiva politica nei confronti dell’Ucraina27. Viene da sorridere amaramente per l’assurdità di una tale dichiarazione. E poi, quali potrebbero essere queste conseguenze? Mai minacciare l’avversario quando non si ha la possibilità di dare seguito alle minacce; ancor peggio quando, se si cercasse stoltamente di farlo, si sarebbe i primi a patirne le conseguenze.

Non abbiamo – dicevamo – una sfera di cristallo attraverso cui vedere il futuro. Ma i nostri ragionamenti e le notizie che si susseguono ora dopo ora purtroppo ci portano a credere che sia incombente una guerra russo-ucraina. Si dispera che vi possa essere ancora lo spazio per trovare una soluzione diplomatica. Siamo dunque destinati ad una pericolosa escalation capace di portare a breve ad una guerra generale? In tutta franchezza, crediamo di no. Dubitiamo che questo imminente conflitto possa sfociare direttamente in qualcosa di più grosso. Non è questo il momento per una guerra mondiale.

Ma non ci si faccia illusioni. Quando crolla un potere costituito, il caos e l’instabilità la fanno da padroni. A maggior ragione quando crolla un impero. Gli equilibri si rompono, i cani sciolti pullulano, i contrasti aumentano. Paesi che, sotto l’impero, preferivano agire sottotraccia per non disturbare il padrone, potrebbero diventare a loro volta più aggressivi, aggravando ulteriormente il caos (un nome su tutti, la Turchia). Altri paesi, più potenti, tenderebbero a loro volta a rompere gli indugi ritenendo giunto il momento di soppiantare l’impero al tramonto. Il riferimento è chiaramente alla Cina, che non a caso ha già moltiplicato le manovre aggressive verso i paesi confinanti, Taiwan in primis28.

Questo significa che i cinesi hanno iniziato a subodorare il sangue del nemico. Hanno sentore che la fine dell’impero americano sia prossima. Ma non è un buon segno. Ancora non si arrischiano a commettere atti imprudenti ma sanno che è quasi giunto il momento di passare alla controffensiva. Persino il grande vecchio delle Relazioni Internazionali, Henry Kissinger, ha avvertito della pericolosità di questo particolare momento storico29. A sua detta, fasi storiche come quella che stiamo vivendo, portano sempre ad una guerra generale.

A conclusione di questo articolo, vi è un’ulteriore incognita da tenere in considerazione: Donald Trump. Possibile che l’ex POTUS abbia alzato così facilmente bandiera bianca? Che abbia già rinunciato a combattere e a far valere le proprie ragioni? Il furto che ha subito alle ultime elezioni è colossale e grida vendetta al cospetto di Dio. Ma soprattutto in questo momento i suoi milioni di sostenitori sono oggetto di pesanti discriminazioni. Trump ha chiamato il suo popolo a raccolta quando il Congresso ad inizio anno si è riunito per ratificare l’esito delle elezioni. Poi è successo quello che è successo, con l’assalto al Campidoglio e la morte di poveri innocenti. E da allora i conservatori vengono sistematicamente attaccati dai media e dai democratici. Ormai sono equiparati a terroristi interni. Da quando sono ritornati al potere, i democratici stanno facendo di tutto per rinsaldare il proprio controllo sulla politica e sulla società americane: vogliono riformare la Corte Suprema per toglierle la maggioranza conservatrice che ha ancora al momento; ma soprattutto vogliono modificare la legge elettorale cosicché in futuro le frodi saranno certezza30. Per i repubblicani dunque diverrà impossibile ritornare al potere, almeno secondo le leggi che i democratici vorrebbero far approvare. Ciò significa solo una cosa: che le discriminazioni nei confronti dei conservatori diventeranno aperta persecuzione, tutto garantito a norma di legge.

Era proprio questo ciò che Trump desiderava per i propri sostenitori e per tutto il popolo americano? Perché, allo stato attuale, questo è ciò che effettivamente ha ottenuto: che si inasprisse la persecuzione nei loro confronti. Ça va sans dire, non è questo ciò che crediamo. Mike Lindell31, confidenzialmente chiamato in America Mr. Pillow Guy, è noto per essere un imprenditore di successo molto vicino a Trump. Recentemente ha fatto sapere che crede che Trump sarà ancora presidente a partire da agosto32. Che intendeva dire? Forse conosce qualcosa che noi non sappiamo? Eppure sembra impossibile che Trump possa ritornare alla Casa Bianca nel giro di poche settimane. Si confidava nella giustizia americana; ma la Corte Suprema, che pure è composta da elementi conservatori alcuni dei quali nominati direttamente da Trump, è stata la prima a voltargli le spalle. A questo punto viene da pensare che solo un evento traumatico potrebbe ribaltare le carte in tavola così da consentire la realizzazione delle previsioni di Lindell.

Cosa potrebbe succedere in America se l’esercito statunitense – come si teme possa avvenire – dovesse rimanere coinvolto nell’incombente conflitto russo-ucraino ed uscirne con le ossa rotte? Partendo dal presupposto che quest’indebita intromissione si trasformi in una debacle clamorosa, negli USA scoppierebbe il finimondo. La posizione di Biden, già di per se stessa per nulla solida, diventerebbe a dir poco traballante. E non sarebbe certo la Harris ad approfittare di questa debolezza. C’è da chiedersi se al Pentagono, pur covo di una corruzione senza pari nel mondo, si siano tutti così rincitrulliti da non capire come un presidente tanto debole e senile e circondatosi di pazzi furiosi possa costituire un pericolo per la stessa sicurezza nazionale; peggio ancora, per la stessa esistenza degli USA.

Vi sarà pur sempre qualcuno dotato ancora di un minimo di senno da non volere che Biden continui ad avere con sé la valigetta con i codici nucleari (ammesso e non concesso che ne sia effettivamente entrato in possesso)? Soprattutto, vorranno costoro avere effettivamente Biden come commander in chief qualora le tensioni con la Russia dovessero varcare il punto di non ritorno? Ed il resto del popolo americano, soprattutto quella parte profondamente patriota ed armata sino ai denti, che per inciso è principalmente bianca, accetterà di immolarsi per le follemente inumane cause dei dispotici politici democratici? Per di più, si tratta di quegli stessi politici democratici che non mancano mai di sottolineare quanto la classe media bianca sia intrinsecamente razzista, mentre al contrario coccolano la teppaglia anarchica e afroamericana che mette a fuoco le loro città razziando i loro commerci.

Piuttosto che correre i tremendi rischi a cui l’attuale amministrazione Biden sta esponendo l’America (in realtà il mondo intero), c’è da sperare che qualche forza genuinamente patriottica possa persino prendere in considerazione l’ipotesi di un golpe militare per riportare Trump al potere. Ne avrebbe anche il fondamento legale: la chiara truffa perpetrata ai danni di Trump in occasione delle ultime elezioni. E così le previsioni di Lindell diventerebbero incredibilmente realtà.

Comunque vada a finire, è però certo che da adesso in poi il caos diverrà una costante, in America, nelle Relazioni Internazionali, ma ancora di più all’interno dei singoli stati, una volta chiamati sovrani. Kenneth Waltz – si diceva poc’anzi – definiva anarchico il sistema internazionale perché i singoli stati sovrani non riconoscono alcun potere al di sopra di essi. Al contrario, i sistemi nazionali non sono anarchici proprio perché esiste lo stato sovrano capace al suo interno, essendosi dato il monopolio legale dell’uso della violenza, di creare ordine e di farlo rispettare. Ma il mondo in cui viviamo è completamente impazzito. Non esistono più attori veramente razionali nelle Relazioni Internazionali, se non poche eccezioni, come la Russia di Putin. Similmente sono impazziti gli stati una volta sovrani. Avendo rinunciato alla propria sovranità a favore delle organizzazioni sovranazionali, essi oggi non sono più in grado di garantire l’ordine neppure al loro interno, dove sempre più imperversa il caos: il caos nella società, nell’economia, nei costumi, nelle famiglie, nelle relazioni interpersonali… Gli USA, con le loro pazzie woke, è l’esempio più lampante di tutto questo caos.

In fin dei conti, questo è il motivo per cui sempre più persone al di fuori della Russia ammirano Putin, quantunque i media occidentali lo dipingano come un demone incarnato. Nel volgere di pochi anni, dopo il caos degli anni ’90 quando imperversavano indisturbati gli oligarchi cui Boris Él’cin aveva svenduto il paese, Putin ha saputo portare la Russia ad essere un paese ammirato e rispettato, temuto e invidiato, in cui la popolazione ha goduto di un rapido miglioramento delle condizioni di vita a seguito di politiche genuinamente nazionalistiche ma sempre nel rispetto del diritto internazionale. In altre parole, ha riportato l’ordine, là dove prima imperava il caos più selvaggio. Quello stesso caos che invece l’America ha diffuso in tutto il mondo: in Iraq, in Siria, nello Yemen, nell’Afghanistan, in Libia e quindi anche in Europa, a cominciare dall’Italia sempre più invasa da orde di africani che Gheddafi invece conteneva.

Oggi siamo noi occidentali a vivere questa fase di caos. Ma la Russia degli anni ’90, per quanto impoveritasi e trasformata quasi in una sorta di zimbello della comunità internazionale, non era con ogni probabilità tanto malmessa quanto lo siamo oggi noi occidentali. Pure in quel caos, quasi dal nulla, è spuntato fuori un uomo misconosciuto ai più, in apparenza un oscuro burocrate, un ex funzionario del KGB, che è stato capace di cambiare in meglio le sorti del suo paese mentre il resto del mondo colava a picco. Evidentemente in Russia persisteva ancora un substrato forte, una tenacia, una capacità di resistenza, un attaccamento alla Patria e dei valori morali tali per cui era ancora possibile l’emergere di una figura forte in grado di ripristinare l’ordine. Noi in occidente non solo non scorgiamo affatto all’orizzonte l’emergere di una figura del genere: quel che è peggio è che ormai la nostra società è talmente corrotta, compromessa ed assuefatta al caos ed all’immoralità che la rigetterebbe qualora veramente essa dovesse apparire. Come avvenuto in America. Dunque siamo destinati al caos. Il caos è solo destinato ad aumentare. Ma alla fine la corda si romperà. Ed a quel punto, si creeranno le condizioni per la tempesta perfetta, ossia per lo scoppio della Terza Guerra Mondiale.

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  • 30 https://www.orazero.org/il-presidente-degli-stati-uniti-biden-vuole-riformare-la-corte-suprema/
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  • 32 https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/mike-lindell-trump-steve-bannon-podcast-b1824163.html%3famp

Fabio Giampietro lo trovate sempre su http://fabiogiampietro.com/works/ >>> http://fabiogiampietro.com/works/#iLightbox[gallery_image_1]/13