La prosperità in Europa – e soprattutto in Germania – è il risultato di un’energia a basso costo. Il successo economico della Germania sarebbe stato impossibile senza fonti energetiche a basso costo, ma i politici non le vogliono più.
Il nucleo della prosperità tedesca era costituito da prodotti industriali come le automobili, l’ingegneria meccanica, l’industria chimica e altro. Una delle più importanti chiavi di questo successo era l’energia a basso costo. I costi dell’energia in Europa e in Germania erano tra i più bassi al mondo, il che ha reso possibile la prosperità europea.
Stiamo parlando di industria, non di consumatori privati per i quali l’energia non è mai stata a buon mercato a causa delle tasse sulla benzina o di ogni altro tipo di prelievo sul costo dell’energia.

Il gas russo è un prodotto a basso costo, è trasportato con i gasdotti (è il trasporto più economico) ed esistevano contratti a lungo termine coi fornitori russi. Gli stessi contratti a lungo termine poi permettevano ai russi di pianificare lo sviluppo di nuovi giacimenti di gas, che richiedono miliardi di investimenti.

La Germania e l’Europa si sono affidate alle neonate e altalenanti energie “verdi” [1], che ha mostrato la loro fragilità nel 2021 [2], quando il vento per le turbine eoliche non si è materializzato in estate, il che ha portato alla crisi del gas a partire dall’ottobre 2021 [3]. Il gas che avrebbe dovuto essere pompato negli impianti di stoccaggio per l’inverno è stato bruciato in estate per generare elettricità in sostituzione del vento mancante.
Nonostante la crescente crisi, la Commissione europea chiede invece un’espansione accelerata delle energie alternative per risolvere il problema che l’espansione delle medesime energie alternative hanno comportato [4].

La UE Come vuole fare a meno del gas russo a basso costo il prima possibile, questo porterà alla fine della prosperità, perché la Russia ha già trovato altri acquirenti per il suo gas in Asia. Quindi India e Cina – col gas russo – rimarranno economicamente più stabili, mentre l’Europa acquisterà il costoso LNG sul mercato mondiale.
L’imprevedibilità del gas naturale liquefatto è arrivata in questi giorni quando è scoppiato un incendio in uno dei più grandi impianti statunitensi di produzione di gas naturale liquefatto (LNG) per l’esportazione. L’esplosione è avvenuta l’8 giugno a Quintana, a circa 112 chilometri a sud di Houston [5]: l’impianto, che gestisce quasi il 20% delle esportazioni totali di GNL degli Stati Uniti, doveva rimanere fuori servizio per almeno tre settimane, ma oggi si apprende che rimarrà fuori servizio fino a fine 2022 [6].
Alla borsa olandese, dove il gas viene scambiato nell’UE, il prezzo è aumentato di quasi il 13% il giorno successivo [7].

La Spagna, che fino ad oggi era rimasta fuori dai problemi di gas europei perché si rifornisce dal Nord Africa, ora ha dei problemi. La UE aveva sperato che la Spagna potesse aiutare con le sue importazioni di gas africano. Al centro del problema c’è il territorio del Sahara occidentale, che Marocco e Algeria si contendono. Finora la Spagna ha sostenuto l’Algeria, ma pochi giorni fa ha cambiato rotta e si è schierata con il Marocco. L’Algeria si è arrabbiata a tal punto da annullare immediatamente il trattato di amicizia con la Spagna che durava da 20 anni e da dichiarare una guerra commerciale con la Spagna [8]. L’Algeria ha minacciato di rompere i contratti di fornitura di gas con la Spagna: << Per l’Algeria, uno dei modi per far valere la sua posizione di forza è la revisione dei prezzi, che secondo i contratti firmati con la Spagna deve essere fatta ogni tre anni. Il processo è iniziato lo scorso anno e per la Spagna potrebbe portare a una crescita dei prezzi potenzialmente insostenibile>> [9].

E’ in arrivo un crollo dei redditi reali, la prosperità in UE sta per evaporare.
<<Il reddito reale è un indicatore che rappresenta il potere d’acquisto tenendo conto dell’inflazione. Descrive quindi la quantità di beni che possono essere acquistati sul mercato con il reddito nominale>> [10], il reddito reale descrive il potere d’acquisto. Se i redditi reali aumentano le persone possono permettersi di più; ma se diminuiscono le persone diventano più povere, anche se gli stipendi aumentano sulla carta decade tutto a causa dell’aumento dell’inflazione.

-I gasdotti e le navi cisterna non sono sufficienti a portare in Europa una quantità sufficiente di gas da stoccare per fronteggiare il prossimo inverno 2022/2023.
-La transizione energetica verso il green è solo all’inizio.
-La Commissione UE ha liberato il commercio del gas nelle borse. Questo ha trasformato il gas in un oggetto di speculazione. Mentre Gazprom consegna il suo gas all’Europa per 230-300 dollari in base a contratti a lungo termine, per gli importatori è un buon affare rivendere il gas in borsa a 1.000 e più euro e mettere in tasca questi profitti speculativi.

<<Il problema è che l’Italia, a differenza dei suoi pari europei, negli ultimi 30 anni non solo non ha visto crescere i suoi salari, ma ha assistito inerte mentre diminuivano del 2,9%, mentre quelli – ad esempio – di Francia e Germania erano in impennata di oltre il 30%. E questo perché ci sono troppi precari, part-time imposti, poca specializzazione e competenza>> [11].

I media affermano che la pandemia covid è la responsabile dell’impoverimento del 2020 e del 2021. Parzialmente vero perché la ragione del massiccio calo dei redditi reali non è stato il Covid-19, ma bensì le misure imposte dai governi. La colpa non è del virus, ma delle chiusure di massa delle aziende in seguito alle misure di blocco. I Paesi che si sono astenuti da imporre misure radicali – Svezia, Bielorussia e Russia – hanno superato la pandemia molto meglio dal punto di vista economico. A pandemia abbandonata l’economia dovrebbe essere in ripresa, ma l’UE continua a prendere decisioni che perpetuano e addirittura accelerano l’impoverimento.

Alla fine di maggio, l’UE ha concordato un embargo petrolifero contro la Russia, ovvero l’UE non importerà più petrolio dalla Russia consegnato dalle petroliere [12]. E questo solo a partire dalla fine dell’anno. Questa misura porterà probabilmente gli Stati dell’UE a importare ancora più petrolio dalla Russia per accumulare riserve. Verso la fine del 2022 e col 2023 vedremo distorsioni sui mercati petroliferi internazionali, perché l’UE dovrà cercare nuovi fornitori sotto pressione per sostituire il petrolio russo, sarà inevitabilmente costretta a offrire prezzi più alti.
È stata la Commissione europea a voler imporre l’embargo petrolifero a tutti i costi, ma ci sono Stati nell’UE che non volevano l’embargo petrolifero, l’esempio più noto è l’Ungheria. Poiché l’UE deve prendere tali decisioni all’unanimità, l’Ungheria poteva chiedere eccezioni per sé e lo ha fatto. L’Ungheria (come anche la Repubblica Ceca e la Slovacchia) non hanno porti e dipendono quindi dagli oleodotti russi. Pertanto, l'”embargo petrolifero” dell’UE riguarda solo il petrolio consegnato dalle navi cisterna. Il petrolio russo proveniente dagli oleodotti può ancora essere importato.
Se l’UE non riuscirà a sostituire completamente il petrolio russo consegnato dalle navi cisterna entro la fine dell’anno, è probabile che l’Ungheria diventi un venditore di petrolio russo, perché può importare attraverso l’oleodotto russo più petrolio di quanto ne consumi all’occorrenza. Poiché è probabile che il petrolio degli oleodotti russi sia più economico di quello ordinato sotto pressione e consegnato dalle navi cisterna, entro la fine dell’anno e l’inizio del 2023 vedremo la Russia pompare più petrolio attraverso gli oleodotti verso l’Europa.
Grazie alla lungimirante manovra della Commissione europea, alla Russia arriveranno maggiori introiti con il suo petrolio, perché i prezzi del petrolio aumenteranno. Questo è un embargo davvero efficace! Quindi scommetto che presto Bruxelles (quando capirà l’errore commesso) bloccherà anche l’ultima via di accesso del petrolio russo pompato via oleodotto in Europa.

La disputa nell’UE è arrivata al punto che Paesi come la Grecia e Cipro sono riusciti ad ottenere che le loro petroliere continuassero a trasportare il petrolio russo, per venderlo in India o ad altre Nazioni. Di fatto è un embargo dell’UE contro se stessa.
La Commissione europea è riuscita a far salire il prezzo del petrolio, questo porterà inevitabilmente a un ulteriore aumento dell’inflazione in Europa e i redditi reali continueranno a scendere di conseguenza.
Questo è il folle conto delle politiche della Commissione europea.

Der Spiegel ha intervistato il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia [13], il quale avverte che in estate potrebbe verificarsi carenze di benzina, diesel e paraffina. Non si tratta solo di un aumento dei prezzi, ma anche del pericolo che i distributori di benzina europei rimangano senza benzina durante le vacanze estive. Per non farcelo vedere a ferragosto arriveranno già i lockdown climatici?