Di recente una società cinese è diventata famosa, BGI Group sarebbe una sorta di “Golia” nel campo della ricerca genomica. Questa azienda sta usando la pandemia per espandere la sua impronta a livello globale. Negli ultimi sei mesi avrebbe venduto 35 milioni di kit di test rapidi COVID-19 in 180 paesi, avrebbe costruito 58 laboratori in 18 paesi. Ma oltre al test, l’azienda sta distribuendo tecnologie di sequenziamento dei geni che, secondo i funzionari di sicurezza statunitensi, potrebbero minacciare la sicurezza nazionale. I sequenziatori sono utilizzati per analizzare materiale genetico e possono sbloccare potenti informazioni personali.
Nelle riviste scientifiche e online, BGI chiede ai ricercatori sanitari internazionali di inviare dati sui virus, ma anche campioni di pazienti che sono risultati positivi al COVID-19, materiale da condividere pubblicamente attraverso la National GeneBank, finanziata dal governo cinese.

Mentre cresce l’importanza della BGI nell’industria del sequenziamento dei geni, un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha detto a Reuters che la Cina sta raccogliendo informazioni genetiche dalle popolazioni di tutto il mondo.
La BGI afferma di voler aiutare il partito comunista e di voler raggiungere la concorrenza internazionale nel campo delle biotecnologie, ma tutto ciò va visto in modo diverso nella recente escalation della guerra fredda tra Washington e Pechino. Al momento la Reuters non ha trovato alcuna prova che il BGI stia violando la tutela della privacy dei pazienti laddove questa si applica. BGI ha detto che non è di proprietà del governo cinese, ma è molto vicina al Governo.
Il ministero degli Esteri cinese ha affermato che il paese è stato aperto, trasparente e responsabile nel “condividere informazioni ed esperienze con la comunità internazionale, inviando forniture ai paesi interessati”, compresi i kit di test COVID-19 e i dispositivi di protezione, e aiutando i paesi a migliorare il controllo delle epidemie.

Reuters ha indagato su questa importante industria geostrategica per la Cina, perché stanno cercando di raccogliere dati genetici da tutto il mondo. La condivisione dei dati è essenziale per la ricerca medica, ma nel caso di dati genetici i funzionari e gli scienziati avvertono che possono essere usati come armi. I dati genetici potrebbero rivelare una vulnerabilità – di un qualsiasi popolo – a specifiche malattie.
Sembrerebbe poi che BGI e Huawei lavorino insieme. In un video non più disponibile sul sito di Huawei, un dirigente di BGI ha detto che elaborano “volumi sconcertanti di dati” dai suoi sequenziatori genomici, questi dati vengono poi memorizzati sui sistemi di Huawei. BGI ha detto poi di non avere accesso ai dati dei pazienti dai suoi test diagnostici.

BGI è stata coinvolta dal coronavirus fin dall’inizio, i suoi scienziati erano tra le squadre che hanno sequenziato il genoma del virus e hanno condiviso queste informazioni a gennaio. Fu così che l’OMS venne a conoscenza dei casi di polmonite a Wuhan il 31 dicembre. I laboratori si sono moltiplicati in Cina, e la Mammoth Foundation – un ente di beneficenza fondato qualche mese prima da BGI – ha iniziato a donare test e laboratori in tutto il mondo. A metà dell’anno le apparecchiature di laboratorio COVID-19 di BGI erano state installate in almeno 10 paesi grazie alle donazioni dell’ente di beneficenza.
Ci sono due aspetti principali del programma COVID-19 di BGI:

-I kit di test diagnostici, che vengono forniti con robot di elaborazione ad alta velocità per gestire grandi volumi, funzionano rilevando il materiale genetico del virus nel campione di un paziente per capire se una persona è stata infettata. BGI dice che questi test non danno accesso ai dati del paziente.
-L’azienda offre come add-on l’attrezzatura per il sequenziamento dei geni.

A luglio, BGI Genomics, la filiale di BGI quotata alla borsa valori di Shenzhen, ha chiesto un aumento di capitale di 293 milioni di dollari, dicendo agli investitori che il loro sostegno le avrebbe permesso di raccogliere il maggior numero possibile di dati sui pazienti, sul corpo umano, il genoma, le abitudini di vita delle persone e l’ambiente, in modo da poter capire di più e diagnosticare in modo più preciso.

BGI fu creato da quattro scienziati nel 1999, come ente di ricerca senza scopo di lucro chiamato Beijing Genomics Institute, per consentire alla Cina di aderire a un progetto globale per la mappatura del genoma umano. Dal 2016, la sua sede centrale ospita e gestisce la China National GeneBank, un biorepository di 20 milioni di campioni genetici di piante, animali e umani, finanziato dal governo. Nel 2010, BGI ha ricevuto un prestito di 1,5 miliardi di dollari dalla China Development Bank, gestita dallo stato, di cui alcuni sono stati utilizzati per acquistare 128 macchine per il sequenziamento da un’azienda americana, Illumina Inc. con sede a San Diego. Nel 2013, BGI è riuscita ad acquistare il più grande concorrente di Illumina, la californiana Complete Genomics, per 118 milioni di dollari. Ora è il braccio di ricerca statunitense del gruppo cinese. Al momento BGI afferma di poter mappare un genoma umano al solo costo di 600 dollari.
Sono molte le nazioni che hanno compreso l’importanza di avere i sequenziatori genetici, sono una parte importante dell’arsenale pandemico di un paese. Almeno cinque paesi in tutto il mondo hanno ricevuto i sequenziatori di BGI con i relativi laboratori. Nazioni che verranno anche aiutate a studiare il virus. Uno dei destinatari delle apparecchiature di sequenziamento BGI è la Serbia, il Paese balcanico dove Pechino ha investito molto nell’ambito dell’iniziativa One Belt, One Road per aprire i collegamenti commerciali per le aziende cinesi. Lì sono stati aperti due laboratori, entrambi sono stati donati da aziende cinesi, tutto confermato da Pechino e Belgrado. Anche la Svezia ha ricevuto attrezzature per il sequenziamento da BGI.

I ricercatori a livello globale stanno condividendo i dati sui virus, ma BGI ha anche creato una propria piattaforma di condivisione, la “Global Initiative on Open-source Genomics” per il nuovo coronavirus. Il sito web – insieme alla China National GeneBank – giogs.genomics.cn invita gli scienziati internazionali a inviare informazioni sui virus, tra cui l’età del paziente, il sesso e la posizione, raccolte in conformità con le normative locali. In cambio, il sito offre servizi di sequenziamento e “un notevole supporto” per il costo dei kit e dei reagenti.

La BGI ha detto alla Reuters di non aver ricevuto campioni di pazienti nell’ambito di questo nuovo programma – i campioni sono stati sequenziati in strutture locali. Ha detto che il suo obiettivo è quello di “sviluppare più dati di alta qualità sul genoma del virus con la soluzione di sequenziamento di BGI”. Ha detto di voler facilitare la condivisione rapida e aperta dei dati del genoma per sostenere la ricerca sul virus.

Oltre alla National GeneBank, la sede centrale di BGI ospita anche almeno quattro “Laboratori Chiave” progettati dal governo per la ricerca genomica, anch’essi finanziati dal governo. La BGI ha detto che questi finanziamenti sono utilizzati solo per la ricerca.
Uno dei laboratori ha supportato uno studio di una dozzina di ricercatori BGI che hanno sequenziato i genomi di più di 300 pazienti COVID-19 in un ospedale di Shenzhen, secondo un articolo che hanno condiviso su MedRvix. “Noi e gli altri continuiamo a reclutare pazienti e dati in Cina e nel mondo per capire il background genetico dell’ospite che sta alla base dei diversi risultati clinici dei pazienti”, hanno scritto i ricercatori. Poiché i test rapidi COVID-19 sono adottati a livello globale, hanno aggiunto i ricercatori, sarà importante studiare i pazienti che non mostrano sintomi. L’autore principale dello studio non ha risposto alle domande di Reuters.

L’evoluzione di BGI arriva con l’aumentare delle tensioni tra Cina e Stati Uniti. Due filiali della BGI sono state inserite nella black list del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti il mese scorso per presunte violazioni dei diritti umani in Cina. Washington ha affermato che la BGI è coinvolta nella conduzione di analisi genetiche dei musulmani uiguri nello Xinjiang, dove secondo gli esperti e gli attivisti dell’ONU i musulmani sono stati tenuti in centri di detenzione. Anche in questo caso BGI ha detto di non essere coinvolta in alcun abuso dei diritti umani e i solerti funzionari cinesi dicono che i campi sono istituzioni educative e professionali e negano che violino i diritti umani dei detenuti.

Ma attenzione, l’apparato di sicurezza della Cina è un cliente di BGI. Un’altra sua filiale, Forensic Genomics International, dice sul suo sito web di lavorare con l’Ufficio di Pubblica Sicurezza della Cina. Ma l’Australian Strategic Policy Institute afferma che la polizia raccogliere campioni di DNA e campioni di alcuni neonati, ovviamente il ministero degli Esteri non rilascia dichiarazioni. Maggiorni dettagli li trovate qua https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-bgi-specialreport-idUSKCN2511CE

Tutto questo si ricollega al Progetto ID2020?

La risposta la fornisce un vecchio articolo di maggio 2020 https://blog.ilgiornale.it/puglisi/2020/05/07/coronavirus-e-id2020-dalla-pandemia-al-capitalismo-di-sorveglianza-globale/Con un sistema basato su test e tracciamenti dovremmo essere in grado di individuare in fretta i focolai d’infezione e di soffocarli. Anche così, però, non torneremo a una vita normale, perché le persone avranno grande timore di essere contagiate e cambieranno radicalmente le loro abitudini. Perfino se i governi dovessero stabilire che non c’è pericolo, la gente non tornerà a riempire gli stadi fino a che non sarà provato che le terapie o un vaccino rendono residuo il rischio di morte”. “Avevo previsto – ha detto ancora il miliardario e fondatore della Microsoft – la pandemia in una conferenza nel 2015 e avevo anche descritto nei minimi dettagli le misure che avremmo dovuto adottare per farci trovare preparati”. Insomma, tracciare e vaccinare le persone in tutto il mondo. Come? Con quello che lui stesso chiama “il suo vaccino digitale universale” e che si sposa alla perfezione con ID2020, programma per una piattaforma di identità digitale globale al quale lavorano da tempo diverse multinazionali e fondazioni internazionali, tra cui, peraltro, anche la Microsoft dello stesso Gates, riunite nella ID2020 Alliance, organizzazione che, tra i propri sostenitori, ha anche la Rockefeller Foundation e, per l’appunto, GAVI, una “vaccine alliance” (associazione di sostenitori dei vaccini) che riunisce realtà pubbliche e private.

Sequenziare il genoma (come già fanno i cinesi), relativo vaccino ad hoc, ma anche cure “su misura”, un progetto che ha un sapore orwelliano.