Il caso italiano, in materia di misure di lock-down, ha pochi rivali al mondo.

Il bisogno di umanità è una necessità profonda e imprescindibile dell’essere umano, che è fondamentalmente un animale sociale. Noi lo stiamo provando in questo momento, quanto sia difficile e in certi casi profondamente drammatico, togliere a una comunità di esseri umani la loro socialità; non è qualcosa di relativo o marginale, ma attiene alla natura stessa: siamo fatti così. Non possiamo vivere bene senza parlarci, incontrarci, scambiandoci un gesto fisico di amicizia o affettuoso non filtrati da schermi.

Ecco i pericoli che corriamo. Il distanziamento impostoci durante la “pandemia” da coronavirus ci costringe a negare e sopprimere i nostri impulsi evolutivi legati alla connessione con i nostri simili: dall’incontrare amici e parenti, al parlarci e toccarci a vicenda. Questo pregiudica enormemente la nostra capacità di coordinamento e cooperazione e la nostra tendenza a socializzare. L’isolamento prolungato porta con sé il rischio di molti problemi di salute, sia a livello fisico che mentale: dalle malattie cardiache alla depressione, dall’insonnia alla demenza, e in casi estremi alla morte.

Ovviamente, le persone che vivono già con problemi come ansia, solitudine, depressione, patologie croniche, abuso di sostanze, sono molto più vulnerabili e gli anziani sono i più sensibili agli effetti negativi delle restrizioni per il distacco forzato dalla famiglia e dalle persone care. Questa situazione di prigionia collettiva per motivi sanitari, in cui si viene privati di molte libertà, costituisce un’esperienza mai vissuta prima e che a lungo termine comporterà un’enorme implosione psichica, e già cominciamo a vederne gli effetti!

Le conseguenze purtroppo non se ne andranno da un giorno all’altro, quando ci diranno che possiamo tornare alle nostre abitudini di vita normale.

Stralcio della postilla di Wu Ming 4 a un testo di Rosa S., antropologa, documentarista e madre di un bambino che frequenta le scuole elementari, o meglio, le frequentava prima della chiusura. Rosa invita a prestare attenzione. https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/03/bambini-scomparsi-coronavirus/ [Pubblichiamo la testimonianza e le riflessioni di Rosa S., antropologa, documentarista, madre di un figlio che frequenta le scuole elementari, o meglio, le frequentava prima della chiusura. Rosa invita a prestare attenzione ai bambini reclusi in casa, ad ascoltarli e a non sottovalutare il trauma che stanno subendo. Il suo testo è accompagnato da una postilla di Wu Ming 4 sullo stesso tema. È il primo di una serie di post, con i quali intendiamo dare testimonianza delle ricadute dell’emergenza sulla vita quotidiana di soggetti deboli e non solo. Buona lettura. Pubblicato il  Wu Ming]

“In Italia continuiamo a ripetere il mantra che abbiamo il miglior sistema sanitario del mondo, ma – complice la peggiore classe dirigente del mondo – pare chiaro che qualcosa non ha funzionato. Eppure seguitiamo a trovare capri espiatori nei podisti, nei vecchietti a spasso solitari e nei papà o mamme che palleggiano in cortile con il proprio figlio.
Tutto pur di non ammettere che la responsabilità di questa tragica inadeguatezza è di chi sta in alto, non di chi sta in basso. Di chi non ha agito per tempo. Di chi nel corso degli anni ha tagliato  la sanità pubblica, messo il numero chiuso nelle facoltà di medicina, ridotto il personale medico, bloccato le assunzioni (e adesso i medici vengono ad aiutarci da Cuba e dobbiamo richiamare in servizio quelli già pensionati, in età a rischio). E anche di chi non è stato capace di contrastare tutto questo.”