Essere o non essere, questo è il problema

Così declamava Amleto nel celeberrimo dramma di W. Shakespeare.

Il dubbio amletico odierno, per un avente diritto al voto si può modificare in “andare o non andare a votare, questo è il problema”.

Dopo la caduta anticipata del governo del “migliorissimo”, della delizia dell’umanità, si è entrati in una campagna elettorale tra le più becere di sempre. Tutto il corollario legato alla vicenda covid ha sdoganato il peggio del peggio nella nostra società, che conseguenzialmente si riversa nella propaganda elettorale. 

Non più confronto tra due o più visioni della società differenti tra loro ma semplice delegittimazione del “nemico politico” come unica strategia elettorale. E’ logico che in uno scenario del genere, molti potenziali elettori scelgano di non andare a votare per non legittimare lo schifo a cui siamo costretti ad assistere. 

Se poi pensiamo che per quanto riguarda la strategia anti pandemica, le vaccinazioni, la guerra in Ucraina, l’euro e la permanenza nella UE tutti i partiti sembrano allineati verso una posizione comune, chi è fermamente contro lo status quo, contro questo sistema infame non può non sentirsi tradito da tutti e, di conseguenza, rifiutarsi di legittimare la situazione andando a votare.

Tra i due schieramenti principali, però, qualche piccola, residua differenza, c’è. La coalizione guidata dal PD ripropone in un collegio sicuro, quindi rieletto quasi matematicamente, Roberto Speranza, il principale responsabile di tutto quanto legato al covid in Italia. Ma non solo: candida pure alcuni virologi, tra cui Lopalco e Crisanti! Come a dire che tutto quello che i virologi da salotto televisivo hanno detto è frutto di una posizione politica ben definita e che con la scienza ha poco a che vedere.

In pratica, se vince il PD la farsa sul covid continuerà uguale a prima, e Speranza verrà riconfermato ministro invece di finire sotto processo con l’accusa di strage colposa!

Non che a destra siano messi molto meglio: nella Lega, i più scettici nei confronti della narrazione pandemica e in quella pro-vaccinista, sono stati fatti fuori, tipo Alex Bazzaro ed altri. Forza Italia propone in un collegio sicuro la Ronzulli (no, dico, la Ronzulli!), pasdaran del vaccino in maniera imbarazzante. Chi rimane più defilato nei confronti del circo covid sembra Fratelli d’Italia, la cui posizione, tuttavia, non è limpidissima. C’è da dire, però, che sulla guerra in Ucraina non ha lasciato alcuno spazio ai dubbi, decretando che l’invio di armi e aiuti all’Ucraina, nonché la posizione ultra filo atlantista, non è minimamente in discussione.

Va da sé che in uno scenario del genere l’astensione tenda a crescere, perché è l’unico strumento che l’elettore ha a sua disposizione per far capire alla classe politica che non si sente rappresentato da nessuno. 

Ma si tratta di uno strumento davvero efficace? Se disertasse le urne oltre il 50% dell’elettorato, un parlamento votato da meno della metà degli aventi diritto potrebbe creare qualche malpancismo in chi crede nella democrazia rappresentativa. Ma più di questo no, i partiti, tutti, non guardano i numeri assoluti, a loro interessano le percentuali, per cui se il partito X dovesse prendere 2 milioni di voti in meno rispetto alla precedente tornata elettorale ma guadagnasse qualche punto in percentuale, grazie all’astensione, esulterebbe per “lo straordinario risultato elettorale che ha premiato la coerenza e l’impegno democratico di tutto il partito. L’astensionismo non viene percepito come una manifestazione di protesta quanto piuttosto di menefreghismo, di disinteresse per i valori democratici, di conseguenza chi non vota è, sempre secondo il sistema, uno che delega agli altri, cioè a chi vota, la scelta di chi eleggere come proprio rappresentante, uno del cui voto, in fondo, si può tranquillamente fare a meno

Storicamente, l’astensionismo favorisce i partiti che hanno, all’interno del proprio elettorato di riferimento, il cosiddetto “zoccolo duro” più ampio e forte rispetto a tutti gli altri. Il partito che oggi può contare su uno zoccolo duro più duro di tutti è il PD, per cui il suo peso in parlamento è direttamente proporzionale all’aumentare dell’astensione. In parole povere, più ci si astiene, più si favorisce il PD

Beh, direbbe qualcuno, forse sarebbe più utile votare i partiti cosiddetti antisistema.

Intanto, dichiararsi antisistema e legittimare il sistema presentandoti alle elezioni che il sistema ha messo in piedi e con le regole scritte dal sistema, è una vera e propria contraddizione. Cambiare il sistema “da dentro” è una sonora sciocchezza, se entri nel sistema non solo non lo cambi ma è proprio il sistema che cambia te, ti metabolizza e, quando non servi più, ti espelle come un grumo di feci.

In Italia conosciamo benissimo la parabola del Movimento 5 Stelle, da movimento antisistema a Il Sistema, dal “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” al diventare il tonno chiuso nella scatoletta. Conosciamo benissimo l’antisistema che altro non è che una maniera per disinnescare il dissenso e le possibili tensioni sociali scaricandoli in canali “sicuri e controllabili” fino a renderli inoffensivi.

Oggi i partiti antisistema si presentano sparpagliati in almeno 6 formazioni, con il risultato di disperdere il voto di protesta in un nulla di fatto. L’unica formazione politica accreditata di buone possibilità di superare lo sbarramento elettorale del 3% è Italexit di Paragone, decisamente il partito antagonista più strutturato e dalle basi più solide. C’è anche da rimarcare che Paragone è stato abile nel reclutare alcuni simboli della lotta contro la narrazione covid dominante, tipo Stramezzi, Frajese, Puzzer e altri. Quello che desta maggiori perplessità è proprio la figura del leader, Gianluigi Paragone, da molti accusato di essere un gatekeeper, uno che il sistema lo ha bazzicato, eccome! 

Ma quanto può contare un piccolo partito come Italexit col suo eventuale sparuto manipolo di parlamentari, nell’economia del Parlamento prossimo venturo? Molto poco, naturalmente, praticamente nulla.

In uno scenario così “disperato” come quello illustrato, il dubbio amletico dell’elettore italiano appare senza soluzione, se non quella di valutare, ognuno secondo la propria sensibilità e la propria percezione della realtà circostante, quale sia “il male minore” e di conseguenza prendere una decisione che, qualunque possa essere, appare disperata.