Il Fondo Monetario Internazionale è una potente organizzazione globale in ambito economico. Secondo il suo sito web, il fondo “lavora per raggiungere una crescita sostenibile e la prosperità per tutti i suoi 190 Paesi membri”. Sostiene politiche che promuovono “la stabilità finanziaria e la cooperazione monetaria”, in quanto essenziali per aumentare “la produttività, la creazione di posti di lavoro e il benessere economico”. Il FMI ha tre missioni chiave: “promuovere la cooperazione monetaria internazionale, incoraggiare l’espansione del commercio e della crescita economica e scoraggiare le politiche che potrebbero danneggiare la prosperità”. Per adempiere a queste missioni, i Paesi membri del FMI lavorano in collaborazione tra loro e con altri organismi internazionali. Apparentemente tutto molto positivo ma ci sono molto problemi con questa organizzazione. Ad esempio, uno studio del 2002 sui lavori accademici sul FMI mostra che “non c’è consenso sugli effetti a lungo termine dei programmi del FMI sulla crescita”. Mentre alcune ricerche hanno rilevato che i prestiti del FMI riducono le probabilità di future crisi bancarie, altri studi hanno stabilito che questi prestiti “possono aumentare il rischio di crisi politiche”. L’attivista Titus Alexander ha sostenuto che il FMI è un pilastro dell'”apartheid globale”, in cui le nazioni sviluppate hanno un ruolo dominante sui Paesi meno sviluppati.

Nata come parte del sistema di Bretton Woods al termine della Seconda Guerra Mondiale, questa istituzione globale è stata creata in risposta alle terribili condizioni economiche associate alla Grande Depressione e alle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Da allora, ha acquisito sempre più potere, usando il debito pubblico, e la politica monetaria e molto altro come guinzaglio politico.

La condizionalità mina le istituzioni nazionali?

Nel 2006, Akanksha Marphatia, analista di ActionAid, ha affermato che le politiche del FMI minano gli obiettivi di sviluppo dell’Africa, “a causa delle restrizioni imposte che impediscono di spendere in settori importanti, come l’istruzione e la sanità”. L’economista Jeffrey Sachs ha sostenuto che “la ricetta abituale del FMI è “stringere la cinghia di bilancio a Paesi che sono troppo poveri per possedere una cintura””. E alcuni sostengono che la “condizionalità” mina le istituzioni politiche nazionali. “I governi beneficiari sacrificano l’autonomia politica in cambio di fondi, il che può portare al risentimento pubblico nei confronti della leadership locale per aver accettato e fatto rispettare le condizioni del FMI. L’instabilità politica può derivare da un maggiore ricambio della leadership, in quanto i leader politici vengono sostituiti in seguito a contraccolpi elettorali. Le condizioni del FMI sono spesso criticate per la riduzione dei servizi pubblici, con conseguente aumento della disoccupazione”. Infine, il FMI ha sempre sostenuto “programmi di austerità” che prevedono tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse anche per le economie deboli.

E poi arrivò la pandemia

All’emergere dell’epidemia Covid saltò subito all’occhio che il Fondo Monetario Internazionale era pronto a porre la vaccinazione di massa come prerequisito fondamentale per la ripresa economica dopo la pandemia. Volete sapere perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità e persino il dottor Anthony Fauci hanno fissato gli obiettivi del 70% di immunità di gregge già durante la pandemia?

Pensate al FMI.

Vaccinare, calibrare, accelerare

Nell’Agenda politica globale del direttore generale per il 2021, questo istituto di politica finanziaria globalista ha annunciato un programma di “Vaccinare, calibrare, accelerare“.

L’istituto ha sottolineato che “è necessaria un’azione politica urgente per controllare la pandemia, limitare i danni [economici] e trasformare l’economia globale”. (Le “divergenze” tra le nazioni indotte dalla pandemia sono “determinate da forti differenze nell’accesso ai vaccini e nello spazio politico”.

Al momento della pubblicazione del 2021, la variante Delta si stava diffondendo rapidamente e “la minaccia di nuove varianti aggiunge ulteriore incertezza alle prospettive”. È importante notare che i dati degli studi condotti in Israele, negli Stati Uniti e altrove rendevano evidente la necessità di richiami perchè il Covid si rivelò un agente patogeno in grado di mutare e di eludere il vaccino, che tra l’altro, aveva una durata discutibile. Il punto chiave e è che a quel punto la FMI doveva essere consapevole che il vaccino all’epoca non controllava la trasmissione.

Tornando alla politica della FIMI, tutto ciò avviene nel contesto di “un’emergenza climatica che richiede un’azione immediata, mentre noi navighiamo anche le nuove opportunità, e i rischi, della rivoluzione digitale”. Le priorità del FMI sono:

  1. vaccinare la popolazione mondiale per arginare la diffusione della pandemia”;
  2. calibrare le politiche per limitare le cicatrici, sostenere la ripresa e contrastare le crescenti divergenze all’interno dei Paesi e tra di essi”;
  3. accelerare la trasformazione dell’economia globale per ottenere una ripresa più inclusiva, più verde e digitale“.

Concentrandosi in primo luogo sulla vaccinazione di massa, il FMI afferma che “la cooperazione globale per accelerare la vaccinazione universale è fondamentale per garantire la ripresa globale e limitare le divergenze in campo sanitario ed economico”. (rilevando che, mentre i tassi di vaccinazione erano di circa il 58% nelle economie avanzate al momento della pubblicazione del 2021, nei Paesi a basso reddito il tasso di vaccinazione era inferiore al 5%. “L’obiettivo globale di vaccinare almeno il 40% della popolazione in tutti i Paesi entro la fine del 2021 e il 70% entro la metà del 2022 rimane una priorità”.

Calibrazione

Che cos’era la calibrazione? In questo caso il FMI ha incoraggiato i decisori nazionali ad approfittare della spinta della pandemia per andare verso una nuova realtà globale dichiarando che:

“Le politiche dovrebbero essere calibrate in base all’evoluzione delle condizioni pandemiche e allo spazio politico disponibile per sostenere la ripresa, contrastare le crescenti divergenze e limitare i danni”.

In termini di politica monetaria, i rischi d’inflazione pongono sfide “difficili” a tutti i responsabili politici, “poiché la fluttuazione dei tassi d’infezione si traduce in oscillazioni senza precedenti dell’attività economica”. E la rapida inflazione alimentare “rappresenta una sfida particolare alla stabilità economica e politica in molti mercati emergenti ed economie in via di sviluppo (EMDE)”. Chiaramente, il FMI era preoccupato per ciò che si è effettivamente verificato, con tassi di inflazione mai visti da decenni.

L’organizzazione ha inoltre affermato che una “sorveglianza tempestiva e su misura” è fondamentale per la sua missione, al fine di evitare “recuperi a singhiozzo” in un periodo di incertezza economica senza precedenti. Ciò consente ai decisori del FMI di ricevere “consigli politici ben calibrati”.

Per le nazioni impantanate in battute d’arresto strutturali dovute alla pandemia, “le nostre analisi dell’impatto della pandemia sui mercati del lavoro, sulla produttività e sulla vitalità del settore privato contribuiranno a informare i consigli politici”. Per fornire una valutazione più sistematica del mix di politiche efficaci per raggiungere gli obiettivi di crescita e stabilità in base alle diverse situazioni nazionali, continueremo a lavorare sull’operatività del Quadro politico integrato e completeremo la revisione della Visione istituzionale sulla liberalizzazione e la gestione dei flussi di capitale”.

Accelerare

Sempre secondo l’Istituto Monetario le sue politiche devono essere pienamente accolte nelle politiche nazionali ed è meglio accelerare al massimo le trasformazioni rese possibili dal COVID-19:

I responsabili politici dovrebbero cogliere il momento per accelerare la trasformazione dell’economia globale. L’economia globale si trova ad affrontare una vasta gamma di forze dirompenti: la minaccia esistenziale posta dal cambiamento climatico, la rivoluzione tecnologica, le crescenti disparità di reddito e di opportunità, i cambiamenti demografici e la polarizzazione politica, che aggravano le divergenze tra i Paesi e al loro interno. Affrontare con decisione questi problemi, sia per contrastare i rischi che per capitalizzare le opportunità, sarà essenziale per rafforzare la resilienza e la sostenibilità a lungo termine“.

Qui possiamo vedere chiaramente l’ammissione che, oltre alla sua esistenza come malattia, il COVID-19 è stato considerato dai decisori politici come uno strumento politico molto reale per raggiungere obiettivi politici ed economici preesistenti. Questo significa che l’agente patogeno è stato in qualche modo escogitato, pianificato? Non necessariamente. Cospirazioni di questa portata sono estremamente difficili ma non necessarie, ma qualcuno ha detto “la storia è una serie di coincidenze”.

Aumento della digitalizzazione

Il FMI specifica gli obiettivi relativi al cambiamento climatico e a ciò che chiama “digitalizzazione”, il primo dei quali richiede un “prezzo minimo internazionale del carbonio” e altre iniziative [il passaporto vaccinale digitale potrebbe essere solo un meccanismo di condizionamento]?

Secondo il FMI, “la diffusione delle tecnologie e delle conoscenze digitali creerà nuove opportunità di progresso economico, inclusione e resilienza, ma anche sfide”. E questo richiede un “programma di trasformazione digitale” del FMI che, forse vagamente, “corrisponda alle esigenze dei [suoi] membri”.

Una priorità assoluta è quella di “continuare ad approfondire le competenze [della FMI] in materia di moneta digitale e fintech e far progredire il lavoro analitico sulle implicazioni delle valute digitali delle banche centrali (CBDC) sul Sistema Monetario Internazionale, compresi i flussi di capitale, e sulla Rete di Sicurezza Finanziaria Globale”. L’FMI cerca inoltre di “promuovere una maggiore efficienza e trasparenza della gestione delle finanze pubbliche, il miglioramento dell’erogazione dei servizi pubblici e il potenziamento dell’amministrazione delle entrate; sosterremo la trasformazione digitale dei governi nelle operazioni e nelle politiche fiscali”.

Attraverso la lente del gender

Il documento del FMI ci mostra anche che, oltre ai cambiamenti economici e tecnologici, il COVID-19 dovrebbe essere utilizzato per perseguire obiettivi sociali liberali, redistributivi ed equi. Invitando all’inclusione e al buon governo, la FMI dichiara che “amplierà l’ampiezza e la profondità delle questioni relative all’inclusione nel lavoro per paese e aumenterà l’analisi dell’impatto distributivo”.

In un linguaggio che un decennio fa sarebbe stato considerato strano, si legge: “Stiamo sviluppando una strategia di genere per rafforzare la nostra analisi delle questioni di genere e applicare una ‘lente del gender’ alle operazioni principali del Fondo”.

Infine, si legge che “per rimanere rappresentativi dei nostri membri e rilevanti dal punto di vista operativo, continueremo a impegnarci per la diversità e l’inclusione, implementeremo progetti di modernizzazione per migliorare l’efficienza e ridurremo la nostra impronta di carbonio con il nuovo modello di lavoro ibrido”.

Cosa sta succedendo?

Cosa significa tutto questo? Un altro esempio di come chi è al potere usi gli obiettivi sociali liberali dell’élite come copertura per un maggiore consolidamento del denaro e del potere. In ogni caso, l’uso palese di COVID-19 per raggiungere obiettivi collaterali non dovrebbe piacere all’opinione pubblica, che già dovrebbe essere diffidente nei confronti del regime COVID.

https://www.imf.org/en/Home
https://www.imf.org/en/Publications/Policy-Papers/Issues/2021/10/12/The-Managing-Director-s-Global-Policy-Agenda-Annual-Meetings-2021-489894

Tratto da https://www.trialsitenews.com/a/international-monetary-fund-says-vaccinate-calibrate-accelerate-using-covid-19-to-reset-the-global-economy-and-go-woke-1c8fa863BY PAUL C. F.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità. SEMPRE COMUNQUE OVUNQUE ALESSIA C. F. (ALKA)