Alla fine anche il governo del “migliore di tutti”, dell’uomo della provvidenza, della “delizia del genere umano” è caduto. In Italia, a parte il governo Berlusconi 2001-2006, nessun altro governo è rimasto in carica per tutto il mandato. In genere i governi cadono dopo meno di 2 anni, mentre le legislature durano statisticamente molto meno dei 5 anni previsti dalla Costituzione. Anche questa legislatura, sia pure per pochi mesi, è durata meno del suo periodo naturale, segno che il sistema politico italiano è “malato” a monte, e non c’è legge elettorale che tenga, benchè le forze politiche, tutte, si affannino a trovare una legge elettorale che garantisca la governabilità. E’ una semplice chimera, non esiste legge elettorale che tenga se non si cambia radicalmente la Costituzione e la prassi politica italiana che è e resta un unicum nel mondo democratico evoluto.

Dicevamo, dopo la caduta del “migliorissimo” si va ad elezioni anticipate, credo le prime in periodo estivo. Si preannuncia una campagna elettorale caldissima non solo per le temperature roventi di questi giorni, ma anche perchè il covid, in questi due anni, ha letteralmente azzerato qualsiasi freno inibitorio, per cui qualsiasi nefandezza, qualsiasi mostruosità comportamentale sarà all’ordine del giorno. I colpi bassi si sprecheranno, la merda nel ventilatore sarà la prassi, la violenza ideologica, lessicale e comportamentale sarà completamente sdoganata. Si preannuncia un periodo che, forse, sarà ricordato come uno dei peggiori momenti nella vita politica del nostro paese dalla sua nascita dall’unità d’Italia.

Come sempre è successo nei quasi 30 anni dalla nascita della “cosiddetta” seconda repubblica (che in realtà è sempre la prima dal referendum del 2 giugno 1946, dal momento che non c’è stata alcuna modifica costituzionale sostanziale da allora in poi) il centrodestra si presenta piuttosto unito e sostanzialmente fedele alla prassi che vuole il leader del partito che prende più voti come candidato premier. Come avviene, del resto, in tutte le democrazie evolute occidentali.

A sinistra il discorso è più complesso. Come al solito litigano tra loro, senza esclusione di colpi. I veti incrociati si sprecano: Letta non vuole più alleanze con Conte e i 5s, la sinistra capeggiata da Fratoianni non vuole gli ex “forzitalioti” fuoriusciti dal partito per convenienze personali mascherate da “alte motivazioni di carattere politico-ideologiche”, Bersani vuole alleanze con Conte ma non con Renzi, Renzi e Calenda che litigano ma concordano alleanze con Letta ma non con Conte…insomma, un puttanaio da perderci la testa.

Alla fine, quello che emerge è che il centrosinistra rimane fedele a un format che ha caratterizzato sin dalla nascita della seconda repubblica il suo comportamento in campagna elettorale.

Cosa è il format? In linguaggio televisivo è uno schema, una struttura, una idea di base che vengono replicati anche con variazioni formali ma che sostanzialmente lasciano intatta l’idea di partenza.

Ebbene, da punto di vista elettorale, la strategia della sinistra rimane fedele a due elementi ricorrenti, un format praticamente:

  1. La grande ammucchiata.
  2. La demonizzazione dell’avversario politico

Nonostante il passato abbia reso evidente che più si ammucchiano forze profondamente diverse tra loro, politicamente eterogenee, più debole risulta il governo in caso di vittoria elettorale, il centrosinistra, per avere una sia pur minima speranza di prevalere sul centrodestra, non esita a replicare sempre lo stesso errore: mettere insieme destra liberista, centro moderato, sinistra socialdemocratica, sinistra post-comunista, verdi, scappati di casa e avventurieri di ogni risma. Quello che successe al secondo governo Prodi, per fare un esempio, che metteva insieme Mastella, Bertinotti, Dini, Casini e chi più ne ha più ne metta, con la legislatura che venne sciolta dopo appena due anni, non è servito a nulla. Si prosegue sulla stessa strada sulla quale prima si litiga e poi si fa una bella “spaghettata” tutti insieme appassionatamente, Letta, Fratoianni, Speranza, Calenda, Renzi, Di Maio, Bersani, Brunetta, Gelmini, Bonino ecc ecc

Nonostante sia stato detto e stradetto da tutti gli esperti, da tutti gli opinionisti, da tutti gli influencer, che demonizzare l’avversario non porta bene, perchè quello si ricompatta e si radicalizza, il centrosinistra procede speditamente nel dipingere l’avversario politico con i peggiori colori del momento: l’accusa di fascismo naturalmente è sempre in auge, poi sovranismo, antieuropeismo, ora pure antivaccinismo e filoputinismo, insomma tutte le accuse possibili e immaginabili in grado di generare paura nell’elettorato nei confronti del centrodestra. Ovviamente attaccare con definizioni a dir poco aberranti l’avversario politico è indice di poca sicurezza nei propri mezzi, di consapevolezza che bisogna spingere verso le “manchevolezze” dell’avversario per mascherare la propria scarsa coesione e l’inesistenza di programmi elettorali in grado di scaldare i cuori degli elettori. Insomma, quando uno schieramento interviene massicciamente utilizzando le proprie truppe cammellate per delegittimare l’avversario significa che dai sondaggi in loro possesso temono una sconfitta epocale. Certo è che se per ricompattare il proprio fronte riottoso e evanescente rischi di ricompattare il centrodestra, che mai come ora rischia di pagare dal punto di vista elettorale la condotta tenuta durante il governo Draghi di demonizzazione di chi, non vaccinandosi, ha semplicemente esercitato un suo diritto, per altro stabilito per legge, di promuovere il green pass come strumento di libertà, che ha enfatizzato la vaccinazione come strumento per riprendersi la propria vita, contro ogni evidenza scientifica, allora significa che a strategia politica, o meglio come scivono su Twitter, a strateggiah, sei messo veramente male.

Ma allora perchè seguire sempre lo stesso fallimentare format da parte del centrosinistra? E’ veramente un caso di “cretinismo politico”, oppure, come disse Einstein (ammesso che la frase sia veramente sua) La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi?

Al contrario potrebbe essere un caso di sottile machiavellismo politico: il PD sa che gira che ti rigira, anche se perde pesantemente le elezioni, oppure ottiene una clamorosa “non vittoria” come con Bersani nel 2013, alla fine diventa il principale sostenitore di un governo, che sia di unità nazionale, tecnico o che altro, guida e condiziona le scelte del governo ma senza prendersi le responsabilità proprie di un partito che vince le elezioni. Fa passare tutto quello che gli interessa e boccia quello che ritiene pericoloso per il proprio tornaconto, ma lo fa dando la colpa agli altri, condiziona le nomine negli enti pubblici, occupa tutto quello che si può occupare a livello nazionale e riesce persino a far eleggere Presidente della Repubblica chi gli pare pur non essendo il partito di maggioranza! Con “sconfitte elettorali” di questo tipo nessuno vorrebbe vincere le elezioni, a parte quei coglioni del centrodestra che partono con “furia francese” per finire con “ritirata spagnola” accontentandosi in un secondo momento, di un piatto di lenticchie lasciando poi tutto il potere nelle mani di chi, dal 2007 in poi, non vince una tornata elettorale che sia una ma comanda come se avesse la maggioranza assoluta!