In Francia la riforma delle pensioni provoca proteste e scioperi, da noi tutti zitti, ma proprio in questi giorni – dove si parla solo di corona virus – c’è stato una nuovo incontro tra Governo e sindacati. “Avviato un ciclo di incontri tecnici tra Governo e sindacati sul tema delle pensioni. Nel corso del primo, che si è svolto il 3 febbraio, si è discusso dell’introduzione per i giovani di una pensione contributiva di garanzia. Si valuta anche l’opportunità di adottare misure già nel corso della carriera lavorativa, con il riconoscimento di una contribuzione figurativa piena per i periodi di disoccupazione o di formazione svolti fuori dal lavoro. Sullo sfondo anche il rilancio dei fondi pensione, un’ulteriore defiscalizzazione e l’introduzione del principio di silenzio-assenso all’adesione della previdenza complementare

Al tavolo ci sono il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e i sindacati di Cgil, Cisl e Uil: primo focus le future pensioni dei giovani di oggi, che essendo calcolate con il metodo contributivo rischiano di rivelarsi insufficienti a garantire una vita dignitosa durante la vecchiaia. I sindacati replicano che almeno una parte dei futuri assegni dovrà essere finanziato dalla fiscalità generale, una sorta di reddito di cittadinanza. —>> un paio di anni fa un mio corvide amico mi aveva avvisato che molto presto si sarebbe introdotto il discorso di gestire la pensione come un reddito di cittadinanza, a distanza di due anni stanno veramente pensando di arrivarci. Non bisogna nemmeno dimenticare che molto presto arriva l’imbuto dei baby boomer che vanno tutti in pensione.

Come è andata Quota 100? Tridico dall’Inps fa sapere che nel 2019 i beneficiari di Quota 100 sono stati 150 mila, molto meno rispetto ai numeri attesi. Quindi Quota 100 – misura temporanea che permette di uscire in modo anticipato dal lavoro (introdotta dal Governo M5S-Lega a inizio 2019, terminerà a fine 2021) non ha avuto effetti dirompenti. Era stato previsto che il costo dell’operazione ammontasse a 46,4 miliardi di euro, ma i beneficiari sono la metà di quelli attesi. Sono sempre 23 miliardi di euro che gravano sulla gestione previdenziale, il solito debito che pagheranno le generazioni future.

Rimangono sempre in essere una fetta di lavoratori privilegiati o molto sfortunati: una fetta più o meno consistente della loro pensione è ancora calcolata con il metodo retributivo basato sugli ultimi 10 anni di stipendio (a prescindere dai contributi versati). Se hanno lavorato e guadagnato bene negli ultimi dieci anni saranno tranquilli, ma se appartengono a quella sfortunata fetta di popolazione che negli ultimi dieci anni è stata esclusa dal mondo del lavoro, ebbene in questo caso non la vedo molto bene. Negli ultimi anni molti cinquantenni sono stati esclusi dal mondo del lavoro, quando sono riusciti a rientrarvi hanno trovato lavori mal retribuiti.

Baretta (sottosegretario all’economia) parla: “oltre a introdurre elementi di “massima flessibilità”, Beretta sostiene che «fissato un minimo di età e di contributi, si deve essere liberi di andare in pensione. Questa flessibilità oggi si può introdurre perché ormai stiamo andando rapidamente verso un sistema dove le pensioni vengono liquidate prevalentemente col metodo contributivo, nel senso che tanto hai versato e tanto prendi“.

Vale sempre la pena chiedersi se davvero la speranza di vita tende realmente ad allungarsi: il Governo dice che sarò sanissima, in grado di restare al lavoro fino a 67/72 anni, almeno questo dice un conteggio che ho richiesto. Insomma prevedono che non mi venga la cagarella, nessun tremore e nessun tumore. Prevedono anche lifting per apparire giovanissima? A quanto pare la finanza pubblica ha le idee chiare sulla equità intergenerazionale.

Se poi in casa avete I Dinosauri (nonnini quasi centenari) —>> seguiti da stanchi malati e vecchi genitori e zii (non hanno le carte in regola per diventare Dinosauri) —>> voi stessi poi a cascata vi dovete occupare delle due generazioni precedenti che ora sono in pensione o prossimi alla pensione —>> ebbene capite che la società ha qualche piccolo problema. Piccolo Piccolo Piccolo.

The Final Destination: cancellare il concetto di pensione! I sistemi di calcolo stanno diventando sempre più complessi e non risolvono il problema. Diventerà sempre più complesso fissare età e numero di anni di contribuzione per maturare il diritto ad andare in pensione. Ormai si è preso atto di questa situazione, basta introdurre un piccolo assegno per garantire la sussistenza.

Una pensione di sussistenza che per almeno 15 anni non va a gravare i flussi di cassa di Inps e conti pubblici, un enorme risparmio nel medio-lungo periodo.

Prima o poi ci si deve arrivare perché dobbiamo anche sostene i giovani che hanno per decenni subito un lavoro precario e mal retribuito, sfruttati o mai sfruttati con la pancina vuota, che inesorabilmente invecchiano non da lavoratori, ma custodi di un mondo che li ha esclusi per 1000 motivi. Magari imponendogli di fare lavori saltuari e non retribuiti, basta cambiare messaggio e i nuovi schiavi saranno felicissimi di lavorare anche da anziani: basta pubblicizzare la realizzazione del sogno, ovvero dove lavori per la società in cui vivi. Lemming che sognano di far girare la ruota.