Tratto da zerohedge.com Scelto e tradotto da Gustavo Kulpe

Il ministro danese per l’immigrazione ha ammesso che la politica di integrazione del suo paese si è rivelata un “fiasco”, sottolineando che solo il 17% delle donne siriane lavora, dopo 5 anni dal trasferimento nel paese.

Mattias Tesfaye, egli stesso figlio di un immigrato etiope, ha posto l’attenzione su un nuovo rapporto statistico riguardante l’integrazione che rivela che meno della metà degli uomini siriani ha trovato lavoro dopo lo stesso periodo di permanenza in Danimarca.

“Purtroppo non possiamo permetterci di rimanere sorpresi. Se si persegue sempre la stessa politica di integrazione, si ottengono conseguentemente gli stessi risultati “, ha detto Tesfaye, osservando che gli immigrati provenienti da paesi come Thailandia, Filippine e Cina fanno molto meglio dei migranti del Medio Oriente.

“Non si tratta più di aumentare e diminuire i trasferimenti, o di modificare alcuni punti della politica sull’immigrazione. Si tratta di cambiare i requisiti per i nuovi arrivati che intendano vivere in Danimarca “, ha affermato Tesfaye.

Per affrontare la questione, il governo danese non offrirà più prestazioni di sicurezza sociale ai “rifugiati” appena arrivati. Invece dovranno immediatamente trovare un lavoro o essere iscritti a un programma di integrazione di 37 ore settimanali.

Notando che la politica deve essere basata sul fatto che alcuni immigrati si integrano meglio di altri, Tesfaye ha promesso di rimandare indietro i migranti non appena il loro paese d’origine tornasse ad essere ritenuto sicuro.

“La novità ora è che prevederemo anche il viaggio di ritorno. I rifugiati devono tornare a casa quando c’è pace nel loro paese d’origine. Spero che i siriani saranno il primo gruppo in cui residenza temporanea significa davvero residenza temporanea “.

Anni prima dell’afflusso del 2015 di “rifugiati” dal Medio Oriente, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ammesso che i tentativi del paese di creare una società multiculturale erano “completamente falliti”.

Successivamente, però, ha proceduto all’apertura delle porte a circa 2 milioni di migranti diretti in Europa.

Alcuni di questi migranti hanno contribuito all’aumento vertiginoso di crimini violenti e dei tassi di aggressione sessuale, mentre anche gli attacchi terroristici come il massacro di Parigi erano direttamente collegati alla politica di frontiera aperta.