Quando lo Spirito Santo scende sull’uomo con la pienezza dei suoi doni, l’animo umano è riempito d’una gioia indescrivibile; lo Spirito Santo ricrea nella gioia tutto quanto sfiora.
(Serafino di Sarov)

Quando ci vengono pensieri buoni, è lo Spirito Santo che ci visita.
(Saint Jean-Baptiste Vianney)

Il declino della Civiltà Cristiana è dovuto prima di tutto alla volontà di potenza e alla mancanza di amicizia tra gli uomini.

La confusione nasce sempre dall’innalzamento di diverse volontà di potere che producono delle anti-ermeneutiche relative la Vita Trinitaria nella quale lo Spirito Santo o Paraclito è una delle ipostasi.

Lo Spirito Santo è Spirito di amicizia e fratellanza, e non tollera né confusioni, né maldicenze che possano allontanare le persone dal coltivare la conoscenza del nostro prossimo. Le teorie politiche come le interpretazioni personalistiche del pensiero creano diffidenza. Le forme teologiche una avversa all’altra hanno creato solamente malevolenze ed incomprensioni tra gli uomini. La vita è stata rovesciata in forme passionali e sentimentali che si rivolgono contro Dio ed il suo Ordine, perché il Paraclito è Spirito di Amore Ordinatore oltre che essere Spirito Consolatore.

Infatti il Paraclito procede sempre nella rimozione del senso di colpa che affligge tante persone che non si credono più degne di ricevere l’Amore della Trinità1. “Il messaggio di Cristo è messaggio d’amore e se la Chiesa non avesse il primato dell’amore sarebbe la più grande delle schiavitù, perché Cristo ci ha liberato dalla maledizione della legge e quindi l’amore deve primeggiare e la maldicenza deve cessare. Purtroppo gli uomini non sono stati educati a questo primato d’amore e spesso si abbandonano a pettegolezzi, a perdite di tempo che tolgono la possibilità ai cuori dei credenti di ricevere la luce e lo Spirito Santo perché lo Spirito Santo si dona solamente quando noi amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi.

Quindi lasciando che la lingua parli troppo specialmente a danno degli altri non facciamo altro che danneggiare noi stessi perché le nostre preghiere, diceva Padre Pio, diventano vane perché una lunga maldicenza diventa peccato contro lo Spirito Santo. La seconda condizione per avere la possibilità che lo Spirito Santo passi attraverso di noi è quella di curare il pensiero. Le prime volte che io mi recavo a San Giovanni Rotondo in confessione Padre Pio mi parlava sempre del pensiero e che l’umanità è malata di pensieri sbagliati; quindi non curando il pensiero noi diventiamo malati nello spirito e poi lo spirito ammala anche il corpo… Padre Pio ci diceva sempre: «prima di fare un’operazione bisogna meditare e considerare vantaggi e svantaggi».

Quali vantaggi avrà l’Italia da queste condanne fatte così in fretta? Non lo sappiamo ma io temo che avremo più danni che utili perché Padre Pio diceva verrà un giorno che in Italia coloro che hanno le capacità per creare una prosperità per tutti, che è dono di Dio, verranno messi in disparte e andranno al potere uomini incapaci e capaci solamente di trasformare questa ricchezza, questa agiatezza che avevamo raggiunto, in miseria per tutti2”.

Lo Spirito Santo3 è il filtro attraverso il quale possiamo vedere i colori dell’Arcobaleno che è la Promessa di Dio di non inviare il nuovamente il diluvio sulla Terra. Il Secondo Consolatore, lo Spirito Santo, avvolgerà la Terra di un diluvio d’Amore per tutti gli uomini al fine di concretizzare l’annuncio di Cristo4. Il Paraclito è spirito di amicizia sempre esistente nel mondo che si è fatto conoscere sin dall’antichità. I pensieri di bontà verso un amico sono sempre suscitati dallo Spirito Santo che è spirito che si cela e si rivela5.

«Quando odio – affermava Schiller – tolgo qualcosa a me stesso, quando amo mi arricchisco di ciò che amo6»

«L’amicizia, dunque, comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all’animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto intensamente ne prolunga l’esistenza il rispetto, la memoria e il rimpianto degli amici. Ecco perché degli uni sembra felice la morte, degli altri lodevoli la vita. Se poi privi la natura dei legami affettivi, nessuna casa, nessuna città potrà restare in piedi, neppure l’agricoltura sopravvivrà. Se il concetto non è chiaro, basta osservare dissensi e discordie per capire quanto sia grande la forza dell’amicizia e della concordia.

Quale casa è così stabile, quale città è così resistente da impedire a odi e divisioni interne di sconvolgerla da cima a fondo? Dal che si può giudicare quanto ci sia di buono nell’amicizia7

Il Consolatore è Spirito che apre i cuori all’amicizia tra gli uomini e nell’amicizia esso rivela i segreti di Dio. Infatti fu Abramo8 che si legò con un patto di amicizia a Dio, anzi venne chiamato: l’amico di Dio. Questa amicizia con Dio possiamo sentirla come possibile solo attraverso il Paraclito.

Il Paraclito rende ogni cosa bella ed attraente quando rimane forte l’amore verso Dio. Tutto perde di interesse e regna la tristezza ed il materialismo quando non amiamo l’amicizia più vera verso il nostro prossimo e verso il Paraclito, Padre dell’amicizia.

Quando invece nei gruppi di preghiera delle varie associazioni cattoliche domina la volontà di potenza, ecco che il Paraclito si allontana e lascia gli uomini nel loro disordine e alla creazione di forme di idolatrie9. Infatti San Paolo ci chiarisce: «Quand’anche io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, io sono un bronzo che suona o un cembalo che squilla. Di più, avessi pure il dono della profezia, e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi una fede tale da trasportare le montagne, se non ho carità, io sono un niente. Anzi, se distribuissi anche tutti i miei beni ai poveri, e dessi il mio corpo ad essere bruciato, se non ho carità, tutto questo non mi giova a niente. La carità è longanime, la carità è benigna, non è invidiosa, la carità non si vanta, né si insuperbisce; non rifiuta nessun servizio ai fratelli, non cerca il proprio interesse, non si irrita; non tiene conto del male che riceve; non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità, tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor.13,1-7).

Indubbiamente è in Giovanni che il carattere soggettivo ed analitico del Paraclito risulta più accentuato: Gesù lo chiama un «altro Paraclito» (Gv 14,16), cioè un altro «intercessore», comparabile a Gesù stesso; che insegnerà tutte le cose e conserverà il ricordo nei discepoli (Gv 14,26), grazie a una attività per la quale l’evangelista usa il maschile (ekeinos), mentre il termine pneuma è neutroi che gli renderà testimonianza (Gv 16,26). «Il Padre e lo Spirito inviano il Figlio; allo stesso modo, il Padre e il Figlio inviano lo Spirito10»

Il Paraclito è il Re dei cuori dove vive partecipando alla vita dell’uomo a volte suscitando buoni pensieri ove la volontà dell’uomo si voglia indirizzare alla fratellanza verso gli altri uomini, correggendo gli errori sempre nel pieno libero consenso.

Il Trino Santo Spirito vuole donare la Sua Voce a tutti gli uomini di buona volontà, per offrire alle vite mortali l’Eterna Vita di Dio fatta Voce che può, vuole riunire tutto e tutti in un solo Corpo vivente nella armonica unità della Santissima Trinità…LO SPIRITO SANTO E UNO E PARLA IN OGNUNO NEL QUALE È IL PADRE… AMARCI FRA Dl NOI È RICEVERE IL DONO DELLA SUA GIOIA.

…A voi tutti amici e fratelli del mondo auguro che la VOCE DEL SANTO SPIRITO si faccia il tuono dell’Amore di Dio che squarcia le nubi tutte della vostra vita per entrare a portare ad ognuno di voi LA LUCE DEL SUO SOLE11

“L’amico Dio si dona all’uomo che ama i cuori degli uomini assetati di amore e di amicizia di Dio. L’amicizia di Dio è amore di Dio vivente nei cuori di uomini in cerca di amicizia. L’amicizia è amore. L’amore è sofferenza. La sofferenza è assenza di amicizia. Gli uomini soffrono l’assenza di spirito d’amore. La ricerca d’amore è la sofferenza di colui che ha conosciuto l’amore e non riesce a ritrovarlo presente e vivente nei cuori. L’amore è la sofferenza dell’uomo che non può donarlo o riceverlo dall’amico uomo.

L’uomo sofferente è anima assente dal mondo privo dell’amore che è la vita dell’anima. L’anima dell’uomo è smarrita e fugge lontano dal corpo fisico dell’uomo che non trova il suo amore. Amore alla vita è dono dell’anima vivificata dall’amore che riceve dall’amico cuore di Dio e dell’uomo. L’anima dell’uomo buono fugge la vita nel tempo che non è vita d’amore. I poveri uomini privati della gioia d’amore alla vita, che è dell’anima, perdono la volontà di vivere perciò si abbandonano alla tirannia delle forze del male che trasformano il dono della vita in morte del corpo. La morte dell’uomo è distacco pieno dal corpo fisico della sua vita che è l’anima. L’amore vivifica l’anima vivente per dare vita al corpo dell’uomo. Il corpo dell’uomo è vivificato dallo Spirito d’amore che riceve dalla sua vivente anima. Il corpo dell’uomo è animato dallo spirito d’amore alla vita che è dell’anima. L’anima non vivificata d’amore alla vita si distacca dal corpo dell’uomo che è vita dell’anima12”.

La nuova arca per coloro che hanno scelto la luce della Verità che regna nella coscienza come il Bambino Divino, è costruita dal Paraclito per salvare il salvabile dalla volontà di distruzione di uomini incapaci e senza cuore.

«E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio13».

Negli Edda (saga norrenica) appare con chiarezza quest’idea di amicizia: “Così Thórólfr Mostrarskeggr considerava il dio Thórr come il proprio «amico fidato», e lo scaldo Thórhall poteva esclamare rivolto ai cristiani: «Il dio dalla barba rossa non si è forse dimostrato più fidato del vostro Cristo?», ritenendo di aver ottenuto con un suo inno al dio il mezzo per salvare la comunità dalla carestia, proprio da Thórr, «il dio che mi protegge e combatte per me». In questo sistema di culti individuali e, si potrebbe dire, di patti personali fra l’individuo e il dio (patti che potevano essere denunciati e sciolti dagli dei ovvero dal contraente, e talvolta con ira e rampogna nei riguardi del dio: «Ero in buon rapporto con il Signore dalla lancia [Ódhinn] e fidavo in lui in piena fede, finché l’amico della felice vittoria mi ingannò e mi ruppe la fede!» esclama Egill Skallagrimson) si inserisce indubbiamente il primo vero e autentico rapporto individuale con il dio cristiano.14

L’amico è colui al quale siamo legati da un nesso di amore reciproco. Noi viviamo la sua liberta ed apprezziamo le qualità.

“L’amicizia non deve guarire le pene della solitudine, ma duplicarne le gioie. L’amicizia non si cerca, non si sogna, non si desidera; si esercita (è una virtù).

O piuttosto (poiché non bisogna sfrondare in sé stessi con troppo rigore) tutto ciò che, nell’amicizia, non si trasforma in scambi effettivi deve trasformarsi in pensieri riflessi. È del tutto inutile rinunciare alla virtù ispiratrice dell’amicizia. Ciò che deve essere severamente interdetto è fantasticare sui piaceri del sentimento. È una corruzione. […] L’amicizia non ammette di essere disgiunta dalla realtà, non più che il bello. Essa costituisce un miracolo, come il bello. E il miracolo consiste semplicemente nel fatto che essa esiste.15

L’amore per l’altro è un riflesso su di lui della vera conoscenza, e la conoscenza è rivelazione della Verità Tripostatica stessa al cuore, cioè l’inabitazione nell’anima dell’amore divino per l’uomo: «Se ci amiamo l’un l’altro, Iddio abita in noi e il suo amore in noi è perfetto» (1 Gv. 4, 12). In questo caso noi siamo entrati con Lui non semplicemente in un rapporto impersonale, economico-cosmico, ma anche in una comunione personale di padre-figlio. Appunto per questo, «se il nostro cuore non ci condanna» (si intende che il cuore, per poter giudicare, deve essere almeno un poco purificato dalla crosta di immondizie che fanno putrefare la sua superficie, tanto da essere atto a giudicare la genuinità dell’amore), cioè se abbiamo la casta coscienza di amare «non a parole e con la lingua soltanto, ma a fatti e in verità» (1 Gv. 3, 18), vuol dire che abbiamo effettivamente ricevuto una nuova sostanza, siamo effettivamente entrati in una comunione personale con Dio, «possiamo star sicuri davanti a Dio» (1 Gv. 3, 21), perché chi è carnale giudica di tutto secondo la carne. Siccome «chi osserva i comandamenti di Dio rimane in Dio e lo possiede in sé» (1 Gv. 3, 24), se noi amiamo Dio «rimaniamo in Lui e Lui in noi… Perfino un’attività morale, come la filantropia, ecc., presa in sé stessa è assolutamente niente. Non si cerca l’esteriorità, la «pelle» di chissà quali attività, bensì la vita di grazia che trabocca in ciascun moto creativo della persona. La «pelle», l’esteriorità empirica, come tali, non sono mai al riparo da falsificazioni 16».

“L’amicizia, dunque, comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all’animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto intensamente ne prolunga l’esistenza il rispetto, la memoria e il rimpianto degli amici. Ecco perché degli uni sembra felice la morte, degli altri lodevoli la vita. Se poi privi la natura dei legami affettivi, nessuna casa, nessuna città potrà restare in piedi, neppure l’agricoltura sopravvivrà. Se il concetto non è chiaro, basta osservare dissensi e discordie per capire quanto sia grande la forza dell’amicizia e della concordia. Quale casa è così stabile, quale città è così resistente da impedire a odi e divisioni interne di sconvolgerla da cima a fondo? Dal che si può giudicare quanto ci sia di buono nell’amicizia17.”

«L’amicizia tende sempre ad un fine, con al vertice il «Primo Amico… A quanto sembra, si dà il caso che l’amore, l’amicizia e il desiderio siano sempre di ciò che ci è affine18».

Socrate afferma: «Quanto a me, in tutte le altre cose non valgo molto e servo a poco, ma il Dio mi ha dato la capacità di capire subito chi ama e chi è amato… «Fin da bambino, c’è qualche cosa che io desidero possedere, così come uno desidera possedere un’altra cosa e un altro un’altra. Uno, infatti, desidera avere cavalli, un altro dei cani, uno dell’oro, un altro onori. Io, invece, resto indifferente di fronte a questi beni, mentre ardo dal desiderio di avere amici, e vorrei avere un buon amico piuttosto che la migliore quaglia e il miglior gallo del mondo, e, per Zeus, lo preferirei anche a un cavallo e a un cane».

Il Separatore – [email protected]

  • 1 “Ogni anima nobile che vive per la gloria di Dio e per il bene è consapevole del declino della vita cristiana e ne rammarica profondamente. Oggi in Italia c’è un numero enorme di cristiani, anzi la maggioranza, di cui molte persone si vantano, ma non si può negare che ci siano anche molti nemici in agguato, attivi, intraprendenti ed estremamente pericolosi. La maggioranza cristiana non è in grado di sconfiggerli o eliminarli, anche se molti intraprendono una lotta coraggiosa. Qual è la ragione di questo? Quando il corpo non può rispondere alle infezioni e ai disturbi che lo tormentano, diventa debole e intorpidito; è imbottito di medicine, usa tutti i metodi noti alla medicina, ma non gli avvantaggiano e perde ancora forza perché è indebolito – privato della vita. Nel frattempo, le malattie sono maligne e procedono all’attacco, minacciando persino la morte. “La situazione senza fondo si sta verificando nel mondo moderno: le infezioni potenzialmente letali si stanno diffondendo a un ritmo allarmante, ma la parte sana che dovrebbe reagire non lo fa sufficientemente o non lo fa affatto; il male si sta diffondendo, la gente è demoralizzata, la buona morale è in declino e selvaggia; si stanno rapidamente diffondendo, come tumori maligni: immoralità, impurità, rabbia, furto, molestie, omicidi, e tutto questo veleno alimenta sconvolgimenti sociali e guerre”. “Quando i medici notano l’acrimonia persistente di una determinata malattia, al fine di sconfiggerla ed eliminarla, cercano le cause in tutti i modi moderni, indipendentemente dal costo: diagnostica, punture lombari, test chimici, radiografie, esami locali. Qual è, dunque, la causa del declino cristiano e dell’acrimonia del male? È la mancanza di uno spirito cristiano e, di conseguenza, di una vita cristiana. Da cosa deriva? La malattia è sempre il risultato di un malfunzionamento del fegato, del cuore, dei polmoni, della circolazione o del cervello; se uno di questi organi non ritorna alla normalità, la malattia non scomparirà. Nella vita cristiana c’è una disfunzione estremamente grave responsabile della sua caduta, a cui nessuno presta attenzione– il cristiano è privato della vita. Passi di: Don DOLINDO RUOTOLO. “Vieni, SPIRITO SANTO!” Libri Apple. © Apostolato Stampa – Napoli – Vico Strettola Santa Teresa degli Scalzi 4 80135
  • 2 Passi di Luigi Gaspari – Chiesa di Santa Giusta – L’Aquila 25 luglio 1993 – © CDOLG Via San Felice 91 40122 Bologna
  • 3 È voce greca, παράκλητος “chiamato presso [qualcuno, come assistente, avvocato, ecc.]”, passata di peso in latino (paraclitus), e di qui in italiano. In Giovanni, XIV, 16-17, è chiamato “Paraclito” lo “Spirito di verità”, cioè lo “Spirito Santo” (ivi, 26; cfr. XV, 26; XVI, 7-11), terza persona della Trinità divina. Tuttavia in I Giovanni, II, 1 è chiamato “Paraclito” Gesù Cristo stesso, nel senso etimologico del vocabolo, che nella Volgata latina è giustamente tradotto ivi advocatus. Oggi il termine è praticamente sinonimo di Spirito Santo. Fonte: Treccani
  • 4 Genesi 9:11-13 “Io stabilisco il Mio patto con voi; nessun essere vivente sarà più sterminato dalle acque del diluvio e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra”. Dio disse: “Ecco il segno del patto che Io faccio tra Me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Io pongo il Mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra Me e la terra”.
  • 5 “Togli l’eroismo e un uomo rimarrà quello che è; prova mentalmente a scindere da lui la sua santità profonda o il suo amore profondo, la sua vita nascosta o il suo peccato nascosto che trapelano da ogni suo gesto… e non avrai più un uomo, come se togliessi l’idrogeno dall’acqua. Questa scomposizione finale, questa distillazione dell’uomo, sarà integralmente effettuata “dallo Spirito Santo alla fine dei tempi, ma qui, adesso, può effettuare questa divisione l’uomo che ama, perché soltanto lui ci mostrerà ciò che in noi è nascosto. Ancora una volta appare qui la natura metafisica del vincolo d’amicizia. L’amicizia non è solo etica e psicologica, ma prima di tutto ontologica e mistica, e così l’hanno veduta in tutti i tempi tutti coloro che hanno contemplato le profondità dell’esistenza. Che cos’è l’amicizia? L’amicizia è la contemplazione di sé stesso, attraverso l’Amico, in Dio. L’amicizia è la visione di sé con gli occhi dell’altro, ma al cospetto di un terzo, e precisamente del Terzo. L’Io, rispecchiandosi nell’amico, riconosce nel suo Io il proprio alter ego. Qui si presenta spontanea la secolare immagine dello specchio. Platone fa dire a Socrate, il massimo conoscitore delle cose d’amore, che l’amico «vede se stesso nell’amante come in uno specchio…” Passi di: Pavel A. Florenskij. “L’amicizia”. Apple Books.
  • 6 “Schiller, Lettere filosofiche, «L’amore».”
  • 7 Passi di: Marco Tullio Cicerone. VII 23 “L’amicizia”. Apple Books
  • 8 I figli d’Israele erano servi di Dio ed erano la progenie di Abramo, che era amico di Dio. Considerate soltanto per un momento quanto queste parole siano rimarcabili e che relazione importante descrivano! Pensate al fatto che un essere fisico, limitato e mortale fosse considerato dall’onnipotente, immortale, onnisciente, supremo Dio come Suo caro amico. Considerate anche il fatto che un uomo imperfetto, creato dalla polvere della terra, fosse visto dal Dio Creatore perfetto, nato dallo spirito eterno, come uno con cui avere una calda duratura e speciale amicizia. Isaia 41:8 Ma tu, Israele mio servo, Tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico; (RSV)
  • 9 Vi è un peccato che non è rimesso, il peccato contro lo Spirito Santo secondo Mt 12,31, il di-sprezzo della profezia secondo la Didaché. Perché disprezzare la profezia, significa disprezzare la stessa vita nello Spirito, cioè il germe della vita cristiana; per cui l’irremissibilità del peccato non è frutto di una sentenza, ma è la morte oggettiva di ogni azione che rifiuta lo Spirito. Didaché
  • 10 L’Esprit Saint dans la tradition orthodoxe, Cerf, Paris- 1969, p. 72.
  • 11 Passi del “Quaderno dell’Amore” – Luigi Gaspari © CDOLG Via San felice 91 – 40122 Bologna http://www.archiviogaspari.it/
  • 12 http://www.archiviogaspari.it/manoscritti/72_05_24leggi.html
  • 13 Gv 3,14-21
  • 14 Passi di: Snorri Sturluson. “Edda”. Apple Books.
  • 15 Passi di: Simone Weil. “L’amicizia pura (Castelvecchi)”. Apple Books
  • 16 Passi di Pavel Florenskij – La colonna ed il fondamento della Verità – Capitolo “La luce della Verità” Ed. Rusconi Prima Edizione con introduzione di Elémire Zolla 1974.
  • 17 Passi di: Marco Tullio Cicerone. “L’amicizia”. Apple Books.
  • 18 Platone – Dialoghi Socratici – Liside – 211E-212° – Ed. Bompiani 2015