Alexander Markovics – L’emergente mondo multipolare è una rivoluzione geopolitica che non segna soltanto un cambio di paradigma rispetto al breve momento unipolare statunitense cominciato nel 1991, ma anche la fine dell’egemonia occidentale. Il cambiamento in corso verso la multipolarità favorisce le differenti civiltà in opposizione al progetto liberista della globalizzazione. Laddove la globalizzazione cerca di unificare il mondo sotto un unico sistema politico, la multipolarità esalta la diversità dei vari sistemi politici, delle varie ideologie e delle varie civiltà.

La multipolarità e il momento populista

Sorge quindi la domanda: qual è il posto dell’Europa in questo mondo multipolare? La posizione attuale dell’Europa è all’interno dell’orbita degli Stati Uniti. Dopo settant’anni di atlantismo l’Europa non sembra più in grado di esprimere i propri interessi geopolitici. Ma come diceva Hölderlin: “Dove vi è pericolo crescono anche le potenze salvifiche”. Il momento populista ha dato vita a movimenti quali Gilet Gialli e partiti in tutta Europa i quali hanno dichiarato guerra alle élite liberiste. Ma anche ai movimenti populisti manca una strategia contro il globalismo e il liberalismo. Gli attacchi dei globalismi sono sferrati contro il cuore della civiltà europea: il cristianesimo e le chiese vengono profanate, i popoli vengo dissolti nelle “acque gelide del calcolo egoistico” (come disse Karl Marx), la famiglia è vista come strumento di oppressione e anche i sessi vengono attaccati perché, secondo la diffusa ideologia di genere, rappresentano il patriarcato, e il transumanesimo è persino disposto ad abolire l’umano stesso onde liberare l’individuo. In poche parole, il liberalismo attacca su più fronti. Eppure i populisti combattono soltanto su di alcuni di questi fronti e gli sfugge la loro importanza complessiva. Fino ad ora essi hanno messo in discussione soltanto alcuni aspetti dell’egemonia liberale e gli sfugge il quadro d’insieme. Chiedono la fine delle migrazioni di massa, ma non mettono in discussione l’Alleanza Atlantica, che sta distruggendo la patria dei popoli di tutto il mondo; tacciono sul problema del capitalismo che distrugge la cultura e la religione cristiana mentre allo stesso tempo gridano “non islamizzate la nostra americanizzazione!”.

I due padri fondatori del pensiero populista rivoluzionario: Gramsci e Schmitt

Tutti questi aspetti dell’attuale guerra intellettuale che imperversa in Occidente mostrano la gravità apocalittica del momento storico che stiamo vivendo. È perciò più che mai importante decidere da che parte stare. Per quanto concerne l’Europa, ad essa si offre la scelta di stare con le élite odierne e la fine della storia che proclamano o la causa dei popoli e il proseguimento della storia. Ciò che attualmente manca ai populisti di tutta Europa è una teoria rivoluzionaria. Ma dove possono essi trovarla? Prima di tutto dobbiamo guardare al periodo interbellico, in cui vissero l’intellettuale comunista Antonio Gramsci e il rivoluzionario conservatore tedesco Carl Schmitt. Nel pensiero di Gramsci si trova la teoria dell’egemonia culturale, che è utile per capire come funziona l’attuale regime liberale. Adattando correttamente le idee di Antonio Gramsci, ci si rende conto che l’ideologia liberale si trova non solo in fenomeni come la migrazione di massa e il deterioramento della sicurezza interna o l’economia capitalista, ma anche nell’unipolarità geopolitica e soprattutto nell’area culturale. Una resistenza contro l’egemonia liberista sull’Europa sarà quindi vana se diretta verso solo contro un suo singolo aspetto. Se il populismo si opporrà a solo uno dei due aspetti dell’egemonia, esso sarà soltanto l’ennesimo esempio di una “modernizzazione difensiva”, e infine perderà, proprio come il politologo Chantal Mouffe ha sottolineato. L’emergere del populismo significa che il politico è tornato in Europa e che a noi Europei si offre la possibilità di scegliere tra diversi progetti egemonici. Il liberalismo è una possibilità – il populismo rivoluzionario orientato secondo i principi della Quarta Teoria Politica è l’altra. Queste sono le precondizioni intellettuali per un’Europa sovrana di un mondo multipolare.

Potere terrestre, Katéchon Europa e Stato nazionale

Nel campo della geopolitica i populisti devono riscoprire l’opposizione tra terra e mare delineata da Carl Schmitt, in cui si dimostra la connessione tra potere marittimo e idee progressiste e tra potere tellurico e conservatorismo. Come Alain de Benoist ha ulteriormente sviluppato riferendosi a Zygmunt Bauman, il potere del mare cerca di tramutare tutto in liquido, “liquida” il capitale e i migranti per farli fluire come se fossero onde del mare. Per resistere alla globalizzazione, l’Europa deve diventare, nel mondo in cui Carl Schmitt ha definito il grande spazio europeo unito, “Katéchon Europa” per arginare l’Anticristo. Ciò significa evidentemente che l’Europa deve tornare alle sue radici geopolitiche. In primo luogo essa deve riconoscere il fatto che lo Stato nazionale, figlio della modernità, a) non è più in grado di esercitare alcuna sovranità e b) esso non è un protettore del popolo ma un agente degli interessi borghesi.

Il soggetto del pensiero populista: il popolo

Nello sviluppo di un pensiero populista rivoluzionario è necessario porre l’accento sul soggetto del populismo: il popolo. A differenza della nazione il popolo non è una comunità artificiale, ma un organismo storico. Non è composto da individui ma da persone che trovano il loro posto all’interno della comunità. Laddove le nazioni conoscono solo un’umanità politicamente accentuata al di sopra di se stesse e spingono la loro logica conclusione in uno Stato mondiale, i vari popoli sono i pensieri di Dio – proprio come direbbe Herder. Al di sopra dei popoli ci sono solo le civiltà, che sono composte dai vari popoli che condividono la medesima religione, la medesima storia e il medesimo spazio comune. Da soli, i popoli sono condannati ad essere liquidati dall’Occidente, ma uniti in civiltà possono resistere alla marea.

Multipolarità e il distribuito cuore della terra

È perciò categorico che una civiltà europea unita debba formare un impero comune in senso tradizionalista onde garantire la pace per sé e per difendere la propria sovranità dall’assalto globalista. Inoltre, l’ascesa delle civiltà russo-eurasiatica, cinese e iraniana-sciita dimostra ciò che Alexandr Dugin definisce il distribuito cuore della terra. Non vi è un cuore della terra soltanto (nel modo cioè previsto da Halford Mackinder) ma ve ne sono molti. Noi europei ne abbiamo uno: il nostro specifico cuore della terra europeo. Ciò significa che dobbiamo lasciarci alle spalle il “fardello dell’uomo bianco”, il messianismo liberista dei diritti umani, il progressismo e l’illuminismo. Dobbiamo fare i conti con la xenofobia. Soltanto nel momento in cui abbandoneremo arroganza e superstizione potremo ritagliarci un posto tra le varie civiltà e ritornare alla nostra tradizionale eredità cristiana. Se i populisti d’Europa comprenderanno queste cose, lasciandosi alle spalle le differenze tra sinistra e destra, e se formuleranno un programma rivoluzionario che opponga globalizzazione e liberalismo in tutte le loro dimensioni, allora potranno vincere. La multipolarità, nella sua dimensione intellettuale e geopolitica, è la chiave per restituire all’Europa il proprio destino. Ma come in ogni lotta di liberazione, sono gli europei stessi a dover compiere il primo passo per uscire dall’egemonia occidentale.

La fine del cesarismo: riflessione e autocritica come chiave della multipolarità europea

Una teoria rivoluzionaria permette non solo ai populisti di tutta Europa di distinguere tra amico, nemico e nemico principale, ma anche di delineare una strategia volta alla liberazione dell’Europa dal liberalismo. Una teoria completa permette inoltre l’autocritica e mette fine al cesarismo incauto che è presente nei movimenti e nei partiti populisti. I tragici esempi di governi populisti crollati a causa del cesarismo, come in Italia e in Austria, rimarrebbero una cosa del passato.

Multipolarità: le civiltà unite contro il globalismo

Come è possibile constatare, la multipolarità offre grandi possibilità per combattere contro le forze della globalizzazione e per porre fine alla loro marcia. Lo abbiamo visto sui cambi di battaglia in Siria, dove la Russia e l’Iran hanno prevenuto la caduta del presidente Bashar-al Assad e l’ascesa dell’ISIS. In Venezuela la Russia e la Cina sono riuscite ad aiutare il Presidente Maduro a resistere alla destabilizzazione che era stata orchestrata dagli Stati Uniti e dal loro tentativo di cambio di regime. Osservando il potenziale di un fronte anti-imperialista composto da diverse civiltà unite contro la globalizzazione, è più che logico che anche l’Europa vi aderisca lasciandosi alle spalle l’Occidente e creando un proprio polo nel futuro ordine mondiale multipolare.

Traduzione a cura di Marco Ghisetti – https://www.geopolitica.ru/it/article/il-posto-delleuropa-un-mondo-multipolare-elementi-un-pensiero-populista-e-rivoluzionario