Yuval Harari, consulente del World Economic Forum, rifiuta apertamente valori oggettivi come i diritti umani, definendoli “finzioni” o “storie” ed è insolitamente fissato con il potere. Yuval Noah Harari è uno degli intellettuali più pericolosi del mondo. E’ già noto per le sue dichiarazioni disumanizzanti, le sue previsioni distopiche e il suo ruolo in un’organizzazione che sembra accelerarne la realizzazione (si pensi al tracciamento dei contatti digitali per arginare le malattie).

Andiamo ad analizzare il pensiero di Harari. Agli occhi di Harari gli essere umani non sono superiori agli animali e la “stragrande maggioranza” della popolazione mondiale è diventata superflua.
Ha mostrato sulla pubblica piazza la tirannia estrema e sfrenata che il WEF vuole imporre. Harari crede in un principio del marxismo culturale: non esiste la verità, ma solo il potere.
Harari crede che non esista una “verità”, riconosce l’esistenza di una realtà scientifica oggettiva, ma rifiuta apertamente l’esistenza di valori oggettivi. Rifiuta così valori fermi, come la santità della vita umana, come fondamento della società e delle sue leggi.
Lo ha detto chiaramente in una recente intervista con Chris Anderson, responsabile del gruppo di media TED, in cui ha anche affermato che il mondo non ha bisogno della “grande maggioranza” della sua popolazione. Nel corso della conversazione, Harari si è riferito ai valori sociali come “finzioni” o “storie” e ha citato i diritti umani come uno di questi esempi. Ha affermato che i diritti umani “non sono un fatto biologico”, ma una “storia che abbiamo costruito”. Harari in precedenza è arrivato al punto di affermare che “l’ Homo sapiens è una specie post-verità, il cui potere dipende dalla creazione e dalla credenza nelle finzioni”.

Il significato di questa convinzione diventa inquietantemente più chiaro nell’intervista con Anderson, quando sembra prendere completamente le distanze dai diritti umani come principio fisso.
Quando Anderson torna sui diritti umani, definendoli anche una “costruzione umana”, Harari interviene e parla al passato, suggerendo che i diritti inalienabili non sono un principio senza tempo:
“Era una storia molto bella… Ma è anche pericoloso confondere una storia che abbiamo costruito in un particolare contesto storico e pensare di poterla applicare semplicemente a qualsiasi altro periodo storico o luogo politico e geografico del mondo di oggi”.

L’affermazione culturale di Harari, secondo cui il potere ha usurpato la verità, emerge nei suoi articoli e nelle sue interviste, quando sosteneva che la scienza riguarda il potere e non la verità, o quando scriveva che “gli esseri umani come specie preferiscono il potere alla verità“.

Questa convinzione è accennata anche nell’intervista di Harari ad Anderson, quando chiede: “Non è possibile che alcune di queste storie [leggi: valori] siano più vere di altre?” e cita la scienza come qualcosa che non vuole credere sia “solo un’altra storia”.

Harari arriva subito alla questione del potere e risponde: “No, la scienza non lo è”. Dobbiamo distinguere tra due tipi di potere nella storia. Esiste un potere sulla realtà oggettiva, come costruire ponti, curare malattie o costruire una bomba atomica. E poi c’è il potere sulle persone e sui loro sentimenti soggettivi, sulla loro immaginazione, che li porta a credere in qualcosa”.

Harari segnala l’importanza che attribuisce al potere sulla volontà umana.
Scrutando le sue idee, si delinea la visione del mondo culturale di Harari: Chi è al potere può manipolare i valori della società per i propri fini e, poiché non esistono valori oggettivi – compresi i diritti umani – la società è alla mercé delle idee arbitrarie e dei capricci di chi è al potere.

Nel 2018, Harari ha scritto: “Verità e potere possono viaggiare insieme solo fino a un certo punto. Prima o poi prendono strade separate. In un altro momento, se si vuole il potere, bisogna diffondere delle finzioni. Se volete conoscere la verità sul mondo, un giorno dovrete rinunciare al potere. Si dovranno ammettere cose – sulle fonti del proprio potere, per esempio – che faranno arrabbiare gli alleati, scoraggiare i seguaci o minare l’armonia sociale”.
“Come specie, noi umani preferiamo il potere alla verità. Dedichiamo molto più tempo e sforzi a cercare di controllare il mondo che a cercare di capirlo – e anche quando cerchiamo di capirlo, di solito lo facciamo nella speranza che capire il mondo renda più facile controllarlo. Quindi, se sognate una società in cui regni la verità e i miti siano ignorati, avete poco da aspettarvi dall’Homo sapiens. Meglio tentare la fortuna con gli scimpanzé”.

Data la posizione di Harari come consulente del capo del World Economic Forum, vista la sua enorme influenza su governi e aziende, dovremmo interrogarci sulle dichiarazioni di Harari e del WEF.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.