Di Alessia C. F. (ALKA)

Devo spiegare una cosa che mi preme e per evitare di leggere cose molto sbagliate come la frase “il caso della Palestina e del genocidio in atto dall’entità israeliana occupante”.

E’ notoria la mia posizione a favore della Palestina… come è notoria la mia posizione sulla stupidità, ecco questa non la tollero.

“Peggio della Guerra” di Daniel Jonah Goldhagen non ha inserito nella lista dello sterminio la Palestina. Però è facile intuire chi è l’autore…

Allora è il caso di spiegare cosa è un Genocidio, è la distruzione sistematica di un intero gruppo, razziale o religioso. E’ una questione di numero, infatti nella lingua italiana le parole hanno un senso e queste descrivono un fenomeno in base alla sua ampiezza: per definire genocidio i numeri sono importanti. In italiano le parole pandemia ed epidemia esprimono due concetti estremamente differenti. Concetti differenti che portano OMS ad adottare protocolli differenti. Allarme differente… misure differenti. Chiaro il concetto?

Ritorniamo alla parola genocidio: deve essere presente un numero importante di persone uccise in relazione alla popolazione considerata. Per parlare di genocidio è obbligatorio tenere in considerazione il forte saldo demografico negativo. Se al contrario accade a quella popolazione di crescere di numero, può essere che qualcuno desidera sterminarla (verissimo), ma evidentemente non ci riesce, quindi “nonostante le tante azioni” accade che il risultato si pone ben al di sotto dell’obbiettivo prefissato. La media delle stime parla di 70000-75000 vittime palestinesi in circa 70 anni. Stime che non considero affidabili perché mancano i numeri reali legati ai decessi per stenti, privazioni, mancate cure, elenco lungo. Allora immaginiamo che la stima vera sia di circa 200.000 vittime palestinesi in circa 70 anni, la media annua ci fa capire che non si parla di genocidio. 

In Palestina l’andamento demografico non segnala gravi contrazioni della popolazione. Attaccarsi agli specchi per denunciare una situazione a volte può essere lecito, ma nel caso palestinese non si può parlare di genocidio. Anche con l’attuale tasso parlare di “tentato genocidio non riuscito” è dura, insomma la teoria non regge. Il nome corretto da usare è “tentativo di pulizia etnica”. Su questo allora possiamo discutere.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.