IL SEPARATORE – Nella grande armonia della creazione a ciascuno di noi è affidato dal destino uno strumento da suonare e una partitura da eseguire. Siamo liberi, poi, di correre dietro o meno a tale custodia, sviluppando o meno la genialità nella piena libertà. Possiamo armonizzare nel nostro profondo la melodia con quelle che si sprigionano dagli altri enti che formano il Tutto che ci circonda, accordandoci così alla grande armonia cosmica; possiamo prediligere una ritocco del tema, sviluppando un nostro fraseggio personale1, aggiungendo così, secondo il principio della dinamica, qualcosa di nuovo a tale sinfonia per renderla unica rispetto alle altre; possiamo, anche essere disaccordati con la sinfonia2. Ognuno avanza in solitaria verso la propria iniziazione sinfonica, esercitando l’intelletto al fine di decrittare il grande mistero che ci propone il mondo oggettivato; uno spirito dinamico, è chiamato a meditare, infatti, sempre con i propri mezzi per cogliere il significato simbolico delle parole e delle forme. Dovremo allora calarci nel nostro sé, in fondo noi stessi, dove si cela l’ontologia dell’Eterno! Tuttavia, l’immedesimazione in sé stessi è soltanto un esercizio transitorio, non un fine, se non ha un prolungamento nel tempo. Una volta penetrati in sé stessi, bisogna uscirne, per innalzarsi al di sopra delle cose del mondo, per tornare ad esse, pronti ad apprezzarle per quel che valgono. La realtà volgare delle apparenze è la raccolta del significato profondo3 che si manifesta solo alla volontà di conoscerlo.

«Nessuno entra qui se non è un geometra!4» Questo l’ammonimento che separava dalla scuola di Platone i semplici uditori, impreparati a pensare da soli. La geometria del geniale filosofo non era infatti quella di Euclide, scienza della misura dello spazio, con i suoi teoremi e le sue dimostrazioni. Si trattava di un’altra geometria, più sottile nella sua spiritualità, di un’arte piuttosto che di una scienza, un’arte che consiste nel ricollegare le idee alle forme e nel leggere i segni fatti di linee come le figure dei geometri.

Ma la Materia prima della Grande Arte, cioè l’idea pura, non falsata dall’espressione verbale, deve essere estratta dalla sua miniera, dunque da noi stessi, dal pozzo ove si cela la Verità. Il rapporto con la Verità non è un’attrazione del pensiero ma un colloquio interiore suscitato da una parola chiave libera che apre i cancelli dei misteri della vita5.

La necessità di uno sguardo cognitivo per osservare la realtà è manifestatamente diversa dalla percezione di una sovra-realtà ontologica. Tuttavia questa strada non è sempre facilmente percepibile perché richiede il necessario distacco, che diventa compartecipazione alla comprensione simbolica.

La lettura dei segni dei tempi è, ad esempio, la somma di una serie di simbolismi che congiuntamente decrittano un messaggio o rendano chiaro un processo dinamico della società in itinere. Anche un linguaggio diverso, se compreso, può diventare il simbolo di una rinascita o di un crollo della società.

L’idea della fine del mondo o meglio di un mondo, è fondata su una serie di eventi reali i quali hanno una valenza propriamente simbolica che ci fa dedurre che qualcosa sta accadendo e ci fa intuire che un grande mutamento è già in atto.

Le forme religiose usano simboli per differenziarsi, così come le aziende, così come i movimenti politici. Tutti hanno bisogno di simboli. La massoneria usa con grande capacità le varie forme simboliche al fine di differenziare i vari livelli iniziatici della propria organizzazione ed anche per rendersi evidente rispetto alle altre associazioni similari.

La creazione dei loghi aziendali significa dare forma ad un logos. Il logo aziendale parla nel silenzio e ci informa che quel tipo di Azienda fa un certo tipo di attività oppure ci parla di quel produttore, di quella organizzazione; quindi i loghi sono forme simboliche che debbono inviare un determinato messaggio.

Nelle monografie storiche, religiose, filosofiche ciò che sta al centro è necessariamente l’individuazione di una civiltà, di un’epoca, di un pensiero, di un mondo poetico. Un simbolo mitopoietico consente anche l’elevazione a mito di un evento del passato.

La spada, ad esempio, può essere simbolo di una forza, di una verità che divide, di una croce, di un progetto politico se disposta all’interno di un altro simbolo.

L’araldica si nutre di simboli che hanno il duplice significato di identificare una famiglia nobile dalle altre famiglie con caratteristiche precise ad inviare un particolare tipo di messaggio. Il Conte di Chambord, che reclamava i suoi diritti al Trono di Francia aveva nel suo stemma i gigli che sono il simbolo della Regalità francese ma anche il simbolo di Firenze.

Ad esempio l’aquila biforme russa significa che la Civiltà di quel mondo guarda sia ad est che ad ovest. Pochi sanno che la bandiera della marina russa, che ha una croce di Sant’Andrea azzurra, venne concessa dalla Repubblica di Venezia perché le navi russe erano continuamente assaltate da pirati e nemici. Con quella bandiera, quindi con quel simbolo, si disse al mondo che la Russia era protetta dalla potenza di Venezia ed era pertanto intoccabile.

San Giovanni viene rappresentato come un’aquila che guarda, senza esserne accecato, il sole. Il sole rappresenta simbolicamente la Verità.

Giovanni, avendo poggiato il capo sul Cristo, sentendone i battiti, ebbe una gnosi maggiore e maggiormente iniziatica rispetto agli altri apostoli. Per questo Giovanni è centrale nella Rivelazione e nell’introduzione del Secondo Consolatore.

Il simbolo apre sempre un itinerario alla conoscenza più profonda, chiude l’esperienza iniziale oggettivata ed apre a quella più ontologica e soggettiva.

Il simbolo invita a contemplare. La parola contemplare viene dal latino: cum-templum. Il templum per i latini era il luogo di osservazione dal quale gli àuguri prendevano gli auspici, esso era considerato lo spazio celeste, cioè il santuario.

La contemplazione del simbolo era nei limiti dello spazio celeste quindi verso l’Universo6.

Nelle epoche antiche i simboli erano utilizzati anche come scrittura. I geroglifici sono una scrittura composta da simboli7.

Il mondo moderno, pur nella sua fase di pieno nichilismo, dispone ancora simboli che sono rimasti come eredità per la ricerca delle Verità di ordine superiore, metafisiche oltre che mistiche8.

La sfera sonora della musica nel movimento delle note forma dei simbolismi impatta maggiormente l’ordine interiore suscitando giubili, inquietudine, stupore o meraviglia.

Nessuno può negare come sette note possono creare una sinfonia ed una ammirazione nel nostro profondo. Per quel che mi riguarda quando ascolto Rachmaninov, il mio preferito, insieme a Verdi, Tchaikovsky e Grieg ho una sensazione di grande apertura dell’animo ed una emozione forte mi avvolge.

La metafisica della musica si rivela affine alla voce della coscienza, suscitando un moto intellettivo pertanto di ordine maggiore. Il simbolo può anche essere un’opera verso una comprensione universale di ciò che la società post-moderna nichilista non abbia più la capacità di uno sforzo di svelare il mistero. In tale caso esso il simbolo è il serbatoio misterico della Tradizione al quale possono attingere coloro che non si fatti corrompere dal decadimento occidentale. Il simbolo può essere veicolatore della gnosi, oppure il simbolo contiene in sé stesso l’idea di Dio, la conoscenza intellettiva. La Rivelazione traeva origine da un insegnamento segreto riservato da Gesù solo a pochi dei suoi discepoli e ad uno in particolare. Tale insegnamento viene impartito tra la sua Resurrezione e l’ascensione.

I pianeti che ruotano attorno al sole simbolicamente rappresentano l’equilibrio necessario alla piena comprensione della Verità. Per poter comprenderla era necessario una posizione equilibrata quindi né troppo distante che avrebbe formato solo un mondo psichico né troppo vicino perché formava un mondo luciferino freddo e statico.

L’idea del Graal, ad esempio, rappresenta il Sang Real, vale a dire il Sangue Reale ma anche altre forme come la Coppa e tutta una serie di miti e leggende che però possono contenere sprazzi di Verità.

L’idea simbolica rappresentata da Melchisedech (מַלְכִּי־צֶדֶק / מַלְכִּי־צָדֶק) è quella di un uomo senza genealogia e pertanto potrebbe essere stato un volto di Dio nel primo eone biblico.

Ebrei 7,1-4 – Questo Melchisedech infatti, Re di Salem, sacerdote del Dio Altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; a lui Abramo diede la decima di ogni cosa; anzitutto il suo nome tradotto significa re di giustizia; è inoltre anche re di Salem, cioè re di pace. Egli è senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio e rimane sacerdote in eterno. Considerate pertanto quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino.

Il numero sette è altresì un numero simbolico ed è considerato numero perfetto9 insieme al numero tre10 ed al numero dieci. Anche il numero quattordici11 è un numero perfetto per il calcolo delle generazioni da Abramo sino a Cristo. Nel De Luce, Roberto Grossatesta, afferma che il dieci12 è il numero dell’universo. Tutto il mondo numerologico è un mondo simbolico della presenza divina perché Dio è anche simbolo.

Pavel Florenskij13, il grande mistico, matematico ed ingegnere russo affermò che la Teoria della Relatività, nell’equazione di Einstein, era la formula di Dio (E=Mc2). Sulla simbologia numerica pertanto va applicata solo una visione prettamente metafisica per ricavarne il necessario messaggio criptico e decifrarlo. Il mondo occulto utilizza sempre dei segni simbolici che rappresentano il pensiero e l’azione che ambiscono evidenziare.

L’impero ha tre simboli: la Corona che rappresenta l’Investitura, il Globo che rappresenta l’estensione del potere e lo Scettro che rappresenta la Regalità. Il nome ROMA aveva in sé il segreto che non poteva esser pronunciato pena la morte ROMA-AMOR. Questo rappresenta i tempi tra i due eoni ed il rovesciamento ed il crollo completo di un disordine finale che è rappresentata nell’Apocalisse con l’ultima battaglia tra Angeli e demoni e con il conseguente rovesciamento sulla terra dove ci sarebbero stati gli ultimi colpi di coda di Satana.

Anche il materialismo ateo ha necessità di simboli per differenziarsi, ma facendo parte del mondo della modernità e del nichilismo non riesce più a esprimere la creatività della simbologia regale cristiana.

Due esempi per comprendere il senso di un simbolo materialista rispetto alla Regalità utilizzando ad esempio la Civiltà Russa.

Come si può notare nella falce e martello non esiste una creatività ma sembra una forma rigida così come lo era il mondo sovietico; aveva, vale a dire, una povertà di linguaggio perché comunicava solo alle masse. Guardando al simbolo invece dei Romanov (oggi peraltro applicato nuovamente sulle divise russe) si nota tutta la creatività ed il ruolo dell’Aquila incoronata che rappresenta la Regalità, biforme perché guarda ad est ed ovest con un San Giorgio che uccide il drago e lo scettro con il globo.

Il pensiero, formando una determinata immagine soggettva, esprimendola, per così dire, da sé stesso, rimane legato proprio a questa immagine derivata dal suo proprio fondo; il suo sapere in sé stesso non può essere ottenuto altrimenti che in virtù della mediazione di un sapere soggettivo. In tale caso lo sguardo verso l’immagine genera i vari strati di simbolismi che si addentrano sempre più addentro.

La cultura sapienziale è specchio di una tradizione primordiale che si fa conoscere attraverso i propri simboli; quando si parla di Evangelo eterno si afferma l’estensione infinita che non ha principio né fine. La Rivelazione eterna si esternalizza nella storia attraverso il Logos14. “Ciò che si compie nel mondo spirituale appartiene a ogni tempo a ogni spazio, ma si riflette simbolicamente nello spazio, nel tempo e nella materia15”.

Tutto il mondo artistico in ogni sua forma sviluppa dei significati simbolici e ed anche puramente estetici. Permanendo nell’estetico però non si entra nella visione simbolica perfetta che l’arte ci dona, lasciandoci pertanto una in una forma sentimentale. Anche il mondo della retorica rientra nei simbolismi dell’utilizzo della parola che possa o meno addentrarsi nel nostro intelletto16.

Le esperienze spirituali, indubbiamente, si presentano dapprima come immagini. E come immagini sorgono dai sostrati dell’anima a ciò preparata. Si tratta ora di stabilire il giusto rapporto con queste immagini. Esse hanno valore per la visione sovrasensibile soltanto allorché, per il complesso del modo come esse si presentano, non vogliano affatto essere accolte per sé stesse. Certamente l’anima deve anzitutto prepararsi a vedere sorgere tali immagini nel campo visivo spirituale; ma per questo deve parimenti sviluppare con cura il sentimento di non arrestarsi a queste immagini, ma di riferirle nella forma giusta al mondo spirituale. Si può assolutamente dire che alla vera preveggenza spetti non soltanto la capacità di vedere in sé un mondo di immagini, ma anche l’altra, che si può paragonare a quella che nel mondo sensibile è la lettura.

Bisogna rappresentarsi anzitutto il mondo sovrasensibile come qualcosa che risiede anche al di fuori della coscienza ordinaria17.

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.com

  • 1 I suoni emessi dalla voce sono simboli delle affezioni che hanno luogo nell’anima, e le lettere scritte sono simboli dei suoni della voce. Allo stesso modo poi che le lettere non sono le medesime per tutti, così nep­pure i suoni sono i medesimi; tuttavia, suoni e lettere risultano segni, anzitutto, delle affezioni dell’anima, che sono le medesime per tutti e costituiscono le immagini di oggetti già identici per tutti. Passi di Teoria del Simbolo – Tzetan Todorov – Ediz. Garzanti
  • 2 Per Platone è il grado più alto della conoscenza, in quanto il numero indica l’essenza del!’ armonia, e l’armonia costituisce la base del cosmo e dell’uomo. I movimenti armonici, sostiene il filosofo greco, «sono dello stesso genere delle intime rivoluzioni dell’anima». Per Pitagora e – mille anni dopo – per Boezio, la meditazione sui numeri è lo strumento fondamentale con cui acquisire consapevolezza del mondo: «Tutto è organizzato secondo il Numero», si legge nel Discorso sacro di Pitagora, citato da Giamblico, mentre Boezio assicura che la conoscenza suprema passa attraverso i numeri. Secondo Nicola Cusano, essi sono il miglior mezzo per avvicinarsi alle Verità divine. Cfr. Jorg Sabellus – Manuale di numerologia – Ediz. Hermes
  • 3 “…mentre quasi tutti gli altri popoli hanno dato alla loro teoria dell’arte o dell’espressione il nome di retorica e hanno considerato l’arte come una forma di conoscenza, noi abbiamo inventato un” estetica’ e consideriamo l’arte come un modo di sentire. La parola originale greca da cui deriva ‘ estetica ‘ significa per­cezione attraverso i sensi, in particolare attraverso sensazioni tattili. L’esperienza estetica è una facoltà che abbiamo in comune con gli animali e con i vegetali, ed è irrazionale. L’anima estetica è quella parte della nostra costituzione psichica che ‘ sente ‘ e reagisce alle cose: in altri termini, è la parte ‘ sentimentale ‘ che è in noi. Identificare il nostro modo di porci di fronte all’arte con la ricerca di queste reazioni non significa rendere le arti ‘belle ‘, ma destinarle alla sola vita di piaceri e disgiungerle dal­la vita attiva e da quella contemplativa. Cfr. A. K. Coomarasvamy – Il grande brivido – Adelphi
  • 4 Un punto in cui due linee invisibili s’ intersecano: il tracciato orizzontale del divenire e la verticale luminosa dell’essere, il corso sempre differente di quanto accade tra nascita e morte, e l’immutabile identità di ciò che non conosce alterazione perché è origine di ogni accadimento e di ogni manifestarsi. Quando si pervenga in quell’incrocio di linee, in quella decussazione di assi cosmiche, si fa esperienza di ciò che riposa nel centro segreto della vita. Si è al centro di essa. E centri sacri sono, per l’appunto, i luoghi fisici, sparsi per la terra, ove tali istanti, come nel prodursi di un vortice, si danno in un sentire letteralmente metafisica, congiungendo visibile e invisibile, umano e sovrumano, molteplice e uno.
    In Grecia si giunge al più memorabile e numinoso di tali luoghi emergendo da un mare verde e argento di ulivi, per un’erta salita su cui si stagliano in lontananza le pietre scabre e dirupate del Parnaso e si scorge la gola profonda formata dalle rocce Fedriadi, da cui sca­turiscono fredde acque di cristallina purezza. Al termine della via sacra un bosco di alloro e un santuario si ergono dinanzi agli occhi del viaggiatore venuto da lontano. Questa è Delfi, il cui nome rinvia alla medesima radice da cui in greco viene la parola «utero». Passi di “Il simbolo nell’anima” di Davide Susanetti – Caroccci editore
  • 5 “Secondo Pareyson infatti una “morale o un’etica non è possibile se non come un’ontologia della libertà, e l’ontologia della libertà consiste nel cogliere nella loro inseparabilità i due aspetti essenziali della morale, cioè, appunto, l’essere e la libertà, cioè l’oggettività della legge e la soggettività della persona” (L. Pareyson – Essere e libertà – Giappichelli, Torino 1970, p. 40)”
  • 6 “Contemplare è sinonimo di intuire, ma intuire proviene da «intueor» guardare dentro; però viene anche da «tuto» e «tutus», cioè da vocaboli che esprimono protezione, sicurezza. Dunque intuire non significa solo guardare dentro, ma star dentro con sicurezza alle cose, impossessarsene. Cfr. Dibattito su contemplazione e simbolo – Silvano Panunzio – pag.12
  • 7 https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_egizia
  • 8 Per quel che ci concerne, noi pensiamo che se oggi il simbolismo è incompreso, tanto maggior ragione c’è di insistere su di esso, esponendo nel modo più completo possibile il significato reale dei simboli tradizionali, restituendo loro tutta la portata intellettuale che possiedono invece di ridurli semplicemente a un’occasione per qualche esortazione sentimentale per la quale, del resto, l’uso del simbolismo è cosa del tutto inutile. Una simile riforma della mentalità moderna, con tutto quel che implica, e cioè la restaurazione dell’intellettualità vera e della tradizione dottrinale, che per noi non sono separate l’una dall’altra, costituisce certo un’impresa considerevole; ma è questa una ragione perché non sia intrapresa? Al contrario, a noi pare che un tale compito costituisca uno degli scopi più elevati che si possano proporre all’attività di una società come quella dell’Irradiamento intellettuale del Sacro Cuore, tanto più che tutti gli sforzi che saranno fatti in questo senso saranno necessariamente orientati verso quel Cuore del Verbo incarnato, Sole spirituale e Centro del Mondo, «nel quale sono nascosti tutti i tesori della saggezza e della scienza» – non di quella vana scienza profana che sola è conosciuta dalla maggior parte dei nostri contemporanei, ma della vera scienza sacra che apre a coloro che la studiano come si conviene orizzonti insospettati e veramente illimitati.” Passi di: René Guénon. “Simboli della Scienza Sacra”. Apple Books
  • 9 In Egitto al tempo di Giuseppe vi furono “sette” anni di abbondanza seguiti da “sette” anni di carestia;
    Quando gli israeliti conquistarono Gerico, il popolo e “sette” sacerdoti portavano “sette” trombe marciando intorno alla città per “sette” giorni consecutivi e il settimo giorno marciarono intorno alla città per “sette” volte; Ogni “sette” anni in Palestina la terra non veniva lavorata (veniva chiamato anno sabatico e la terra doveva riposare) e dopo “sette” cicli di “sette” anni, il cinquantesimo anno era un giubileo; Quando Naaman, re della Siria, si ammalò di lebbra il profeta Eliseo lo mandò a bagnarsi nel fiume Giordano per “sette” volte; Il re Salomone impiegò “sette” anni nella costruzione del Tempio all’Eterno e la sua inaugurazione durò “sette” giorni;
    Nel libro dell’Apocalisse tutto si svolge attorno al numero “sette”: sette chiese, sette candelabri, sette suggelli, sette trombe, sette coppe, sette stelle, sette spiriti.
    La Sapienza è costruita su sette colonne. Sette sono le note. Sette i colori dell’arcobaleno.
  • 10 Tre 3: è il simbolo della perfezione, della completezza, che condivide con il 7 e il 10. Tre sono le persone della Trinità, espressione perfetta della relazione amorosa e ordinata che si esplica dal Padre al Figlio per mezzo dello Spirito. Ma Dio è uno, e solo con tale relazione si esercita la sua Trinità, e poiché la forma più alta di relazione è l’amore, ecco come possiamo definire esattamente Dio, come amore sussistente. In Genesi Abramo riceve la visita di tre viandanti, sono i messaggeri di Dio che vengono ad annunciare definitivamente la nascita di Isacco. Si è voluto vedere a posteriori questa triplice presenza presso la tenda di Abramo, come una manifestazione della Trinità di Dio. La Resurrezione che avviene il terzo giorno, non contiene indicazioni per il triduo pasquale, anche perché non sono effettivamente tre giorni dalla morte alla resurrezione, ma il numero tre indica la vita completa e nuova, di cui Gesù si riveste, la sua pienezza di vita trasformata ed eterna per qualità oltre che per durata. Fonte: http://www.mimmademaio.com/telnumeri.htm
  • 11 Tutte le generazioni da Abramo fino a Davide furono quattordici generazioni, e da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici generazioni, e dalla deportazione in Babilonia fino al Cristo quattordici generazioni – Matteo 1:17
  • 12 Il numero 10 è ad esempio riferito alla prima Decima donata da Abramo a Melchidesech. (N.d.A.)
  • 13 https://it.wikipedia.org/wiki/Pavel_Aleksandrovi%C4%8D_Florenskij
  • 14 “In senso qualitativo il Cristianesimo sa risalire alle origini ai primordi e proprio per la perfezione della sua dottrina non solo sul piano morale ma anche su quello intellettivo e spirituale. (N.d.A)
  • 15 Passi da – “Filosofia dello spirito libero” di N. A, Berdjaev. Ed. San Paolo pag. 127
  • 16 Coloro per i quali l’arte non è un linguaggio ma uno spettacolo potrebbero obiettarmi che la retorica ha a che fare principalmente con l’eloquenza verbale e non con la vita delle opere d’arte in generale. Ma neppure tali obiettori, ne sono certo, sarebbero davvero d’accordo nel definire le loro stesse opere d’arte mute o ineloquenti. Comunque sia, dobbiamo affermare che i princìpi dell’arte non cambiano con il variare dei materiali con cui lavora l’artista – materiali che possono essere le vibrazioni dell’aria nel caso della musica e della poesia, il corpo umano nel teatro, o la pietra, il metallo e l’argilla nell’architettura, nella scultura e nella ceramica. E neppure è possibile chiamare un materiale più bello di un altro; non è possibile fare con l’oro una spada migliore che con l’acciaio. Anzi, il materiale, essendo in quanto tale relativamente informe, è relativamente brutto. L’arte comporta una trasformazione del materiale, l’impressione di una nuova forma su un materiale più o meno informe; ed è precisamente in questo senso che la creazione del mondo a partire da una materia completamente informe è chiamata un’opera d’ornamentazione. Passi di A. K. Coomarasvamy – Il grande brivido – Adelphi
  • 17 “La vita religiosa è alchemica, se è qualcosa di più d’una morale: trasforma in bellezza o partecipazione alla Sapienza. Il santo è spiritualmente bello; la mera bontà può essere anche d’un peccatore abituale” – “Pavel A. Florenskij. “Le porte regali”. Introduzione a La colonna e il fondamento della verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere, Milano, Rusconi, 1974, par. II, pp. 15-27.”