Il WEF non si nasconde e manifesta la sua vittoria, la finalità ultima del Green Pass come strumento di identità digitale e del perché sopravviverà alla pandemia visto che “These passports by nature serve as a form of digital identity.”
A pagagin 21 si legge: Un ID digitale è l’equivalente elettronico di una carta d’identità di un individuo. È un modo per fornire informazioni verificate di identificazione personale di un individuo per un software da leggere ed elaborare. Sia ambienti online e offline possono adottare l’identità identità digitale. E può anche agire come una chiave memorizzando e distribuendo i permessi.
Progettato con cura e gestito correttamente, l’ID digitale può anche migliorare la protezione della privacy e ridurre l’aumento delle frodi d’identità, poiché ogni volta sono necessarie solo informazioni sono necessarie per l’autenticazione per lo scopo specifico. Alcuni dei sistemi di identificazione digitale basati sulla biometria sistemi di identificazione digitale sono già stati adottati nelle transazioni finanziarie e per uno shopping senza contanti un’esperienza senza contanti. Tali processi di autenticazione e autorizzazione
possono essere completati in tempo reale e senza fastidio.
Una buona identità digitale ha cinque componenti chiave come definite da un gruppo multistakeholder curato dal World Economic Forum: utile, inclusiva, sicura, offre scelta, adatta allo scopo. La figura 2 mostra l’importanza dell’identità nella vita quotidiana. Ecco l’immagine che compare a pagina 22

Chip “embedded in body” che conterranno tutti la nostra vita digitalizzata. Ecco la pagina 23

Il nuovo rapporto del World Economic Forum, pubblicato ieri, 15 febbraio, chiede un approccio multistakeholder per avanzare verso un’agenzia digitale di fiducia per un “mondo online più sicuro e inclusivo”. A pag. 24 del rapporto si fa riferimento anche ai passaporti vaccinali che per il WEF rappresentano per loro stessa natura “una forma di identità digitale”. Fatelo leggere a chi pensa che non esista un’agenda globalista… (il documento qui (https://www3.weforum.org/docs/WEF_Advancing_towards_Digital_Agency_2022.pdf)). Tratto da https://t.me/distopia2punto0/726
A pagina 24 vanno davvero dritti al punti: La pandemia di COVID 19 ha portato ad una maggiore attenzione sul potere dei dati medici, in particolare i cosiddetti passaporti vaccinali. Questi passaporti per loro stessa natura servono come una forma di identità digitale.
Le entità commerciali servono come un tipo di intermediario di dati in diverse giurisdizioni. Data la sensibilità di questo tipo di dati sanitari, in molti casi i governi hanno procurato a terzi appaltatori terzi per amministrare e gestire tali sistemi. Non sorprende che i criteri rigorosi di sicurezza e privacy sono al centro di tali sistemi nella maggior parte dei casi, non ultimo perché una preoccupazione di salute pubblica si basa sull’aumento della fiducia nel sistema.
Questi passaporti dei vaccini sono usati quando si viaggia tra le giurisdizioni e a livello locale, come quando si entra nei ristoranti o in altri luoghi dove è necessaria una prova dello stato di vaccinazione. È importante notare che questi intermediari forniscono un mezzo per verificare lo stato senza condividere i dati sanitari con lo stabilimento in sé, in una sorta di scenario di prova a conoscenza zero in cui l’intermediario dei dati di fiducia verifica che il soggetto dei dati sia vaccinato ma non condivide altre informazioni. Questo evita gli effetti secondari indesiderati della condivisione dei dati da parte dello stabilimento.
Tuttavia, a livello collettivo, i dati sui vaccini sono un’incredibile risorsa di salute pubblica. Il governo del Regno Unito in particolare ha riconosciuto questo e ha suggerito che l’anonimizzazione, pseudonimizzazione e tecniche di schermatura dei dati potrebbero essere sfruttate in un ambiente controllato per consentire il riutilizzo di questi dati altamente sensibili. In questi casi, la notifica e il consenso non sono richiesti di per sé di per sé per il riutilizzo dei dati, ma i processi intermedi che i dati subiscono devono essere fatti in un ambiente controllato in modo che i risultati del set di dati siano resi disponibili piuttosto che i dati stessi.
A pagina 35 ho trovato una immagine che mi ha colpito moltissimo. Il WEF mette l’Italia al centro dell’immagine, senza voler essere complottista davvero siamo una nazione dove l’esperimento continua, dove nessuna restrizione viene tolta quando ovunque hanno già allentato la presa o addirittura tolto tutto. Immagine emblematica, siamo una nazione dove l’esperimento del WEF ha raggiunto il massimo dei risultati.

Mi chiedo se in futuro le attività commerciali, gli imprenditori e tutti gli altri che con rigore ovunque chiedono il GP, si sono resi conto che hanno incoraggiato una nuova schiavitù. Poi in una chat che non esiste mi hanno girato questa notizia https://www.ilmamilio.it/c/news/44649-genzano-bambino-vestito-da-vigile-urbano-per-carnevale-controlla-il-green-pass-e-tutti-e-multa-i-vigili-veri.html dove un piccolo pargolo “informava tutti i presenti che potevano togliere la mascherina all’aperto, con la paletta di cartone invitata a non fare assembramento, controllava i green pass dentro e all’uscita dei bar”.
Sia ben chiaro che il bambino giocava e per lui è carnevale, è un innocente puro che esce per divertirsi, assorbe in fase di crescita la nuova normalità.
Ebbene NO, io la foto del bimbo non la pubblico, anche se i genitori hanno autorizzato la pubblicazione di foto e video. E per favore nei commenti NON FATELO NEMMENO VOI.
La verità è che il bimbo gioca, ma è sconvolgente come gioca, perché riflette la nazione dove vivo. Se questa è una nazione…..


