Tutti i giorni in TV, su tutti i canali nazionali. Non c’è quotidiano che non rilanci qualche loro dichiarazione. Non c’è social dove non ci siano discussioni scatenate dalle loro esternazioni.

Sono i virologi, gli epidemiologi, gli scienziati esperti di pandemia che ci dicono cosa va fatto e che ci ammoniscono a mantenere determinati comportamenti e ci inducono ad accettare restrizioni delle nostre libertà e delle nostre vite in nome di una “guerra” al virus che va combattuta con ogni mezzo.

Non so come sia la situazione, a livello di comunicazione, negli altri paesi evoluti, ma tendo a credere che l’anarchia, le dichiarazioni spesso in contrasto tra loro, e il presenzialismo di questi esperti nei media sia una cosa tutta italiana.

Ricordo un famigerato blog anti bufale lamentarsi del fatto che in Italia ogni “esperto” poteva tranquillamente dire la sua mentre sarebbe stato opportuno che si individuasse, come in USA accade con Fauci, un portavoce della comunità scientifica che parlasse a nome di tutti dopo aver concordato col governo le dichiarazioni da rilasciare, sia per informare il più correttamente possibile l’opinione pubblica, sia per evitare di diffondere inutili allarmismi, di offrire un mondo accademico diviso e di dividere il paese in fazioni più o meno estremiste. Peccato che il blog in questione si lamentasse solamente della presenza quasi costante in tv soprattutto dei cosiddetti “eretici” (Tarro, Zangrillo, Gismondo) e neanche un po’ sulle esternazioni allarmistiche di Galli, sulle giravolte di Crisanti e via discorrendo. Ma sull’obiettività e l’imparzialità di coloro che pretendono, dagli altri, la corretta informazione, sorvoliamo, è un’altra storia.

Pensate, che cosa accade quando un personaggio oscuro, abituato a stare piegato sui libri e sulle sue formule, un topo da laboratorio all’improvviso diventa un personaggio influente, sempre presente in tv, famoso come un attore, le cui dichiarazioni hanno il potere di scatenare accese discussioni, è sulla bocca di tutti ed è addirittura preso come esempio da personaggi influenti come politici e opinionisti? Accade che il personaggio in questione si fa prendere dall’ebbrezza della notorietà, dal profumo inebriante del potere, dalla droga dell’attenzione mediatica. Anni e anni di studio e di oscura militanza nelle retrovie di un laboratorio ripagati dall’improvvisa combinazione di fama e potere! C’è di che andar fuori di zucca! La propria vanità eccitata al massimo, il potere nelle proprie mani, e come spesso ribadisco, il potere fa fare cose il cui unico scopo è l’esercizio del potere stesso, il potere fine a sè stesso. “Lo faccio non perchè serve ma perchè ho il potere di farlo e la cosa mi provoca piacere”. Un po’ quello che successe coi magistrati qualche anno fa, ma anche questa è un’altra storia.

C’è anche un altro motivo per cui si può “giustificare” certe esternazioni che fanno imbestialire l’opinione pubblica: gli esperti di un settore pensano e agiscono quasi con il paraocchi, a compartimenti stagni. Esternano cioè sulla base delle proprie competenze non preoccupandosi di quegli aspetti legati alla situazione in atto ma non di loro competenza. Parlano di quello che conoscono. I virologi si intendono di virus e di epidemie, per cui ligi alla loro sfera di competenza, dicono quello che ritengono sia la priorità, cioè contrastare il virus con ogni mezzo. Non può esserci vita sociale ed economica quando una epidemia è in atto. Di contro gli esperti di economia si basano sulle implicazioni economiche della pandemia lasciando stare quelle di carattere sanitario, dichiarando che non ci può essere una valida lotta al virus, una sanità efficiente se si distrugge l’economia. Dal canto loro, ci sono psicologi e sociologi che puntano l’attenzione sulle implicazioni psicologiche e sociali della pandemia e dichiarano che senza una salvaguardia psicologica della popolazione e senza una valida tenuta sociale, non ci potrà essere nè una valida lotta al virus nè una valida difesa dell’economia. Il guaio è che tutti, dal proprio punto di vista hanno ragione, ma ognuno pensa che le proprie ragioni debbano prevalere su quelle degli altri, virologi in primis. Tocca alla politica prendere la cosa da un punto di vista terzo, anzi quarto, mediare tra le verità sopra esposte e prendere una decisione che tenga conto di tutte le esigenze. Purtroppo in Italia il punto di vista dei virologi ha preso decisamente il sopravvento lasciando alla deriva quelle delle altre categorie di esperti, segno probabilmente dell’incapacità della politica italiana di prendere decisioni a lungo raggio, guardare lontano e di fare qualcosa che non si limiti a calciare il barattolo più lontano possibile.

Per concludere c’è l’aspetto peggiore della cosa: anche in altri paesi sono state adottate misure restrittive, chi più chi meno. Lo scopo dichiarato è che con la campagna di vaccinazione in atto, instaurare un lockdown duro ma limitato nel tempo serve a far scendere l’indice di contagio in maniera tale che la campagna vaccinale possa essere condotta con maggiore efficace. Cioè, ribadisco in poche parole, un lockdown mirato per consentire che il completamento della vaccinazione avvenga in tempi brevi in maniera tale da mettere una pietra tombale sulle misure restrittive e tornare alla normalità.

Questo non vale per il nostro paese: le lungaggini, i ritardi, la endemica disorganizzazione hanno reso l’Italia il fanalino di coda in rapporto alla campagna vaccinale. Di questo passo ci vorranno 2 anni, ad essere ottimisti, per vaccinare una percentuale di popolazione sufficiente a raggiungere l’immunità di gregge. Considerando che la copertura vaccinale è, nelle migliori delle ipotesi, di un anno, non si riuscirà a finire il primo giro di vaccinazioni che c’è da cominciare il secondo. Un loop perverso senza fine e senza sbocchi positivi. E quindi che cosa ti tirano fuori i nostri ineffabili virologi? Ma le varianti, che diamine! Le varianti sono più pericolose, contagiano di più, probabilmente sono più pericolose, anzi no, probabilmente i vaccini sono inefficaci con alcune di esse, anzi no, forse, boh! Nel dubbio, visto che le varianti sono più pericolose –che cosa vuol dire, che le mascherine e il distanziamento sono inutili per contrastarle? che viaggiano con i retrorazzi per raggiungere distanze impensabili per il virus originale? Non lo spiegano, non si sa– che intasano i reparti, ben 6 su 50 sono varianti! meglio fare un bel lockdown duro, non si sa fino a quando, in maniera tale da…da che? da prendere tempo e che Dio ce la mandi buona? Eppure dovrebbero sapere che un lockdown duro non può durare in eterno, che non serve per eradicare il virus, che covid zero è una immonda cazzata irrealizzabile. Se tu introduci restrizioni dure, prima o poi le devi togliere, e quando le togli la gente si riverserà per le strade, al bar, nei supermercati, al mare e nei luoghi di villeggiatura. E a questo punto arriverà il solito coglione che fotograferà col telefonino per far vedere gli assembramentih, quindi i virologi torneranno a predicare sciagure e la politica tornerà a chiudere, e tutto questo fino alla completa estinzione della vita sociale ed economica nel nostro paese.

Ma perchè questo? perchè è decisamente la via più semplice, chiudi tutto, rimandi il problema, ti sciacqui la coscienza e in più metti in mostra il tuo potere, tutto molto più comodo che studiare delle cure, creare un protocollo sanitario di intervento efficace per evitare che i malati finiscano in ospedale, velocizzare la campagna vaccinale, studiare soluzioni per limitare il contagio senza penalizzare i cittadini e le attività lavorative.

Del resto perchè faticare quando puoi pontificare col culo comodamente al calduccio, basta avere un “microfono” con il quale esercitare il tuo potere?