Domenica 30/08 il telegiornale russo ha pubblicato un lungo reportage sui pericoli del COVID-19 e sullo stato di sviluppo del vaccino. La televisione russa mette sin dall’inizio in chiaro un concetto: la vaccinazione non è una panacea, rende solo meno probabile contrarre il COVID-19, ma non lo esclude completamente. Inoltre la capacità difensiva dell’organismo diminuisce dopo il contatto con il virus, di fatto nessuno sa quanto tempo durerà l’immunità al virus. Questo ha anche conseguenze sull’efficacia dei vaccini https://www.vesti.ru/article/2451264 ma i media russi ne parlano in modo estremamente professionale narrando storie, ricadute, ricerca, test, i pro e i contro.

Al contrario noi occidentali dovremmo ricordarci solamente che la società AstraZeneca fornirà 400 milioni di dosi di vaccino che non è stato nemmeno completamente testato, l’accordo esonera la società dalla responsabilità per i danni da vaccinazione e gli effetti collaterali.

Al momento uno studio su larga scala è stato avviato presso l’Università di Medicina di Kirov, stanno sviluppando un vaccino covid e lo studio dimostra che sono riusciti a disattivarlo. 40.000 volontari stanno partecipando al test. Anche Bielorussia e Kazakistan sono disposti a testare il vaccino con altri 10.000 volontari (presto anche in Venezuela). Alla fine di settembre la Russia inizierà a testare un altro vaccino contro il COVID-19, prodotto dal Vector Science Center.

Al momento i vaccini che si stanno studiando sono 170 in tutto il mondo, 30 di questi sono in Russia. Gli scienziati russi ripetono un concetto, col vaccino non si acquisisce l’immunità definitiva, ci saranno persone che si reinfetteranno. Sono convinti che se una persona ha avuto il coronavirus con sintomi lievi, quasi sicuramente non ha prodotto abbastanza anticorpi, se questa persona viene di nuovo in contatto con l’agente patogeno può reinfettarsi. Per loro è una possibilità da tenere in debita considerazione perché il sistema immunitario non sempre riconosce il coronavirus. Gli scienziati russi hanno trovato più di 250 tipi di anticorpi nel sangue dei pazienti di COVID-19, ma solo 28 hanno combattuto efficacemente il virus. Secondo loro poi al momento non si sa quanto durerà il sistema immunitario dopo l’inoculazione.

Ammiro i russi perché ci mettono la faccia e spiegano tutti i dettagli.

E ora passiamo alle note dolenti. E’ da qualche mese che non riesco a decidermi se pubblicare o meno questo studio, ho sempre rimandato la sua pubblicazione, mi provoca immensa noia essere bollata complottista. E’ da mesi che è in bozza. Parlo di qualcosa di molto indigesto. Leggete tutto, beveteci sopra un caffè e capirete perché per mesi non ho voluto pubblicarlo.

“Secondo uno studio dell’Università di Barcellona in collaborazione con Aigües de Barcelona, il virus è apparso a Barcellona nel marzo 2019, 10 mesi prima. I ricercatori hanno scoperto la presenza del virus nei campioni di acque reflue raccolti il 12 marzo 2019. Questi risultati suggeriscono che l’infezione era già presente in Spagna o in qualsiasi altra parte del mondo prima che un caso di COVID-19 fosse segnalato in Cina. Nell’ambito del progetto di monitoraggio e dopo il 13 aprile 2020, i ricercatori hanno analizzato settimanalmente i campioni ricevuti da due grandi impianti di trattamento delle acque di Barcellona. I valori del genoma della SARS-CoV-2 erano coerenti con l’evoluzione dei casi di COVID-19 nella popolazione, osserva Albert Bosch, professore della Facoltà di Biologia dell’Università di Barcellona e coordinatore dello studio. Si è scoperto che l’analisi dei campioni è un buon indicatore del livello di infezione nella popolazione. I ricercatori hanno dimostrato che grandi quantità del genoma del coronavirus sono presenti negli escrementi che vengono scaricati nelle fognature. Questa situazione rende l’epidemiologia delle acque reflue uno strumento potenziale per la diagnosi precoce della diffusione del virus nella popolazione, soprattutto considerando il fatto importante che le persone infette non mostrano alcun sintomo di malattia. Questo significa che gli abitanti di Barcellona avevano il virus, ma nessuno ne soffriva, o se ne soffriva, veniva diagnosticato come una normale influenza. Questi risultati hanno incoraggiato i ricercatori ad analizzare alcuni campioni congelati tra gennaio 2018 e dicembre 2019, con i sorprendenti risultati della presenza del genoma della SARS CoV-2 nel marzo 2019, molto prima che i primi casi di COVID 19 fossero segnalati nel mondo. “Tutti i campioni erano negativi per la presenza del genoma della SARS CoV-2, tranne il 12 marzo 2019, quando i livelli di SARS CoV-2 erano bassi ma positivi, utilizzando due diversi target”, ha detto il ricercatore. … Se ora si analizzano retrospettivamente i campioni di acque reflue in tutte le città, si potrebbe trovare la fonte in cui il virus è stato presente per la prima volta. http://alles-schallundrauch.blogspot.com/2020/06/corona-nicht-zuerst-in-china-aufgetaucht.html – Tradotto con https://www.deepl.com/translator