E così ci siamo quasi. Mancano ormai poche settimane alla fatidica data di domenica 25 settembre allorché avrà luogo uno dei più radicati riti collettivi propri delle società occidentali: le elezioni politiche. Sarò franco sin dall’inizio: parlarne mi dà quasi un senso di disagio poiché semplicemente non me ne frega nulla. In me il sentimento predominante verso questa tornata elettorale è l’indifferenza. So che susciterò diverse polemiche giacché la vulgata comune presenta il voto come non solo un diritto ma soprattutto un dovere civico imprescindibile, tale per cui non si sarebbe degni di essere considerati buoni cittadini se rinunciassimo a questa prerogativa. In più non viene mai persa occasione di ricordarci come noi abitanti del ricco occidente siamo esseri fortunati perché, a differenza di tante altre parti del mondo dove la democrazia non può essere data per scontata, viviamo in paesi liberi e felici dove, in virtù del sangue eroicamente versato dalle generazioni passate nella lotta contro il nazifascismo, possiamo esercitare liberamente questo diritto fondamentale della persona umana che ci rende tanto migliori degli altri. Ma è veramente così?

Insomma… Il punto è che il voto sarebbe realmente quello che ci viene detto essere solo nella misura in cui attraverso il suo esercizio saremmo effettivamente in grado di determinare le nostre vite. Che queste migliorino o peggiorino sarebbe solo in ultima istanza conseguenza delle nostre azioni e delle scelte compiute alle urne. Vae victis, verrebbe da dire in questo caso. Ma quante volte abbiamo sentito l’uomo della strada proferire parole come le seguenti: “Non mi importa nulla di votare che tanto i politici sono tutti uguali ed il voto non serve a niente perché tanto quelli non fanno mai gli interessi degli italiani”? Solite frasi fatte che si odono costantemente alla vigilia di ogni votazione, si è portati a pensare. Ma lo sono realmente?

Sky TG24 ha recentemente commissionato un apposito sondaggio1 da cui emergono alcuni dati interessanti sul rapporto tra italiani e politica in vista delle prossime elezioni. Il primo dato che si presenta, in quanto indice particolarmente significativo della sfiducia che si prova nei confronti della classe politica italiana, è il seguente:

Proseguendo nella lettura dei risultati di questo sondaggio, si apprende come ben l’83% degli intervistati arrivi a dire di nutrire poca o nessuna fiducia per i politici italiani. Per questo motivo, solo il 14% tra di loro ritiene che il nuovo governo che si formerà sarà in grado di migliorare l’attuale situazione politica, economica e sociale dell’Italia. Conseguentemente, solo poco meno della metà della popolazione italiana si recherà alle urne con un certo entusiasmo, mentre sono molto numerosi coloro che ancora non hanno deciso se andranno o meno a votare. Tutto questo, inevitabilmente, si ripercuoterà sull’affluenza generale che rischia di raggiungere livelli record di astensionismo, come mai si erano verificati in Italia, dove tradizionalmente l’affluenza alle urne è tra le più alte del mondo occidentale2. A tale proposito, sempre dal medesimo sondaggio, possiamo estrapolare un altra tabella piuttosto significativa:

Quindi le esternazioni del nostro pragmatico uomo della strada non sono affatto frasi fatte: esse rispecchiano la verità nonché il sentire comune della maggioranza degli elettori italiani. Ma si presti la dovuta attenzione ad un dato in particolare: circa un quarto degli italiani confessa di non sentirsi più adeguatamente rappresentato dai politici attuali, siano essi di destra o di sinistra. Si tenga presente che il principio di rappresentanza è il fondamento stesso della democrazia occidentale. Quindi non può essere sottaciuta l’importanza di questa stravolgente esternazione da parte di quella che al momento è ancora una minoranza, ma comunque per nulla sparuta, della popolazione italiana.

Come ci ricorda anche Wikipedia, “per rappresentanza politica s’intende normalmente la trasmissione formale del potere tra chi detiene la sovranità (la totalità degli individui, ai quali dunque appartiene il potere: democrazia) e chi è legittimato da questi ad imprimere contenuto al comando politico (la persona rappresentativa). È elemento fondamentale in una forma di governo di uno Stato di democrazia classica”3. Quando si arriva a sostenere l’idea che non ci si sente più adeguatamente rappresentati da nessun politico si arriva a fare un’asserzione molto forte e di estrema gravità. Implicitamente si afferma che il cittadino non detiene più alcun potere politico, che quest’ultimo viene esercitato spesso contro i suoi stessi interessi, che il concetto medesimo di sovranità popolare è ormai svuotato di ogni significato concreto. In altre parole, ci si professa non più cittadini, ma sudditi, perché la democrazia deve intendersi ormai come morta e sepolta. Così si comprende facilmente perché il sentimento più comune provato dagli italiani verso i politici sia addirittura la rabbia, un sentimento di per se stesso molto forte e preoccupante, che testimonia di un totale scollamento tra cittadinanza e potere statale. Inesorabilmente, stante questa sfiducia, saranno numerosi come non mai gli elettori italiani che diserteranno le urne il 25 settembre prossimo venturo.

Tuttavia, come noto, alle elezioni politiche non c’è alcun quorum come in occasione dei referendum; qualsiasi sarà l’entità dell’astensionismo, le elezioni saranno in ogni caso valide, ne verrà fuori una data maggioranza parlamentare ed una qualche forza politica sarà comunque legittimata a governare. È quindi di grosso interesse chiedersi quale potrà essere l’esito di queste elezioni. Alcune simulazioni di voto prevedono quanto segue:

In altri tempi, avrei gioito per il verificarsi di un qualcosa del genere. Sapere la sinistra, rea di aver trasformato nel volgere di pochi decenni il fu bel paese in una cloaca a cielo aperto, impoverito, umiliato, alla mercé della feccia più abominevole del pianeta, ridotta ai minimi termini e privata del proprio consenso elettorale anche nelle regioni in cui tradizionalmente è sempre stata più forte, mi avrebbe portato a gesti di giubilo estremo. Tuttavia, anche qualora si verificasse lo scenario sopra descritto, ci sarebbe poco di cui rallegrarsi.

La verità è che negli ultimi anni in Italia che abbia governato la destra o la sinistra non ha mai fatto alcuna differenza. In primo luogo, occorre ricordare come il PD, pur senza di fatto aver vinto un’elezione che fosse una, si sia comunque ritrovato a governare il paese, anche se questo alle urne aveva chiaramente manifestato tutt’altra volontà. Esemplare è stato il caso dell’ultima legislatura: dopo la breve parentesi del governo giallo-verde del Conte I, che ha sì mancato i suoi programmi più ambiziosi ma che era sicuramente indicativo di un certo orientamento nella volontà popolare, a seguito della crisi detta “del Papeete” si è avuto il governo giallo-rosso del Conte II in cui il PD, che precedentemente era confinato all’opposizione, è ritornato a governare per di più in una posizione di superiorità rispetto al M5S, che pure avrebbe dovuto essere il riferimento nella nuova compagine governativa in quanto partito di maggioranza relativa. È stato persino sconcertante osservare un capo di gabinetto sconfessare pressoché dal giorno alla notte tutto quello che aveva fatto sino a poco tempo prima: in poche settimane si è passati da un governo di centro-destra, seppure dal programma profondamente annacquato a causa dei continui paletti imposti dal Quirinale (ci si ricordi di come Mattarella pose il proprio veto alla nomina di Savona come ministro dell’economia perché sgradito all’Europa4) ad uno di centro-sinistra improntato invece al progressismo più degradante.

Inoltre, la figura stessa del presidente della Repubblica lascia spazio a dubbi. Egli non ha mai mancato di sottolineare come nello svolgimento delle proprie funzioni si ispiri alla figura di un arbitro super partes, il cui compito precipuo è la mediazione dialettica tra le varie forze politiche presenti in parlamento.5 Tuttavia non sempre si è avuto l’impressione che sia stato così. Il suo no a Savona, cui abbiamo accennato poco sopra, è stato forse il caso più eclatante. All’epoca giustamente tutto questo suscitò non poche polemiche perché si trattava obiettivamente di un atto irrituale da parte del Quirinale che, decretando le esigenze e le politiche della UE come dotate di uno status di superiorità, sembrava stabilire un’indebita limitazione alle prerogative del nuovo governo espressione della volontà popolare, così come determinata dall’esito della tornata elettorale. È pleonastico sottolineare cosa questo significhi in termini di sovranità popolare. Peccato solo che quando è in dubbio la consistenza stessa della sovranità popolare, è la medesima impalcatura democratica a venirne inficiata…

Per di più, ci tocca nostro malgrado puntualizzare come la recente decisione da parte del PD di candidare alle prossime elezioni l’ex alto dirigente del FMI Carlo Cottarelli6 – uno dei sicari dell’economia della Grecia come a qualcuno piace ricordarlo7 – finisca essa stessa col minare la credibilità del ruolo del Quirinale come arbitro super partes. Ci si ricorderà di come, dopo le elezioni del 2018 il cui esito non aveva affatto arriso alla sinistra, in un periodo comunque di stallo in cui ancora pareva remota la possibilità di un’alleanza di governo tra Lega e Cinque Stelle, fu a Cottarelli che Mattarella affidò l’incarico esplorativo per formare il nuovo governo8. Fu solo dopo l’insuccesso di questa iniziativa che si crearono le basi per il governo giallo-verde con la figura di Conte a fungere in qualche modo da garante dell’intesa tra Lega e M5S. Però il fatto che oggi Cottarelli si candidi col PD, dimostrando pertanto di non essere mai stato realmente un tecnico super partes, fa pensare che già nel 2018 Mattarella, non vedendo di buon occhio la nascita di un governo tendenzialmente di destra ed in apparenza sovranista (qualsiasi cosa questa parola voglia significare), volesse spingere per un governo di centro-sinistra, benché il voto popolare avesse chiaramente indicato che non era quello che voleva la maggioranza degli italiani.

Detto del PD e del suo essere succube di certi potentati internazionali contrari agli interessi nazionali, tocca aggiungere che chi spera che votando a destra vi possa essere una svolta in senso pienamente sovranista si sta solo illudendo e avrà presto un brusco risveglio. Francamente immaginiamo che nessuno si meraviglierà per questa nostra affermazione. I 55 voti di fiducia che il governo Draghi ha incassato anche se non soprattutto da parte degli esponenti politici del centro-destra testimoniano della sua attitudine a seguire pedissequamente la cosiddetta agenda Draghi9. Peggio ancora, il centro-destra ha avvallato in tutto e per tutto le misure che il governo uscente ha preso in materia di prevenzione della pandemia di coronavirus. Inutile girarci attorno: quell’obbligo vaccinale mascherato che passa sotto il nome di green pass ha costituito la più palese violazione dei diritti e limitazione delle libertà personali dai tempi delle leggi razziali del Fascismo. Solo che allora a essere discriminati furono una sparuta minoranza di cittadini, ammontando la comunità ebraica in Italia a poche decine di migliaia di persone10. Oggi sono stati a milioni gli italiani che si sono ritrovati impossibilitati per legge a salire su treni e bus, a viaggiare in aereo ed in nave (cosa che ha avuto serissime ripercussioni per gli abitanti della Sardegna e della Sicilia cui è stato negato il diritto alla continuità territoriale11), ad andare a trovare i propri cari in ospedali ed altre strutture sanitarie, a fare compere in negozi, a consumare in bar e ristoranti, e – peggio di ogni altra cosa – a poter lavorare per sostentare con onestà e dedizione la propria famiglia.

Nessuna forza politica è esente da colpe. Il green pass l’hanno indistintamente voluto tutti coloro che hanno preso parte al dimissionario governo Draghi, sostenendolo con cieca determinazione anche quando l’opinione pubblica italiana ha manifestato, scendendo in massa in piazza e scontrandosi spesso con la polizia, il proprio dissenso verso queste normative a ragione considerate ingiuste e discriminatorie. Certamente il green pass l’ha voluto in primis il PD, alla cui sudditanza ai potentati economici transnazionali si devono quei pesantissimi tagli alla sanità che hanno fortemente limitato la capacità del paese di far fronte alla pandemia!

L’ha voluto il M5S, il partito di maggioranza relativa, i cui membri, entrati in parlamento con l’intento di aprirlo come una scatola di tonno, hanno dimostrato livelli di cinismo, di ipocrisia, di falsità, di bassezza morale nonché un patologico attaccamento alla cadrega tali da perdere ogni briciolo di dignità personale. Imbarazzanti!

Ma l’ha voluto anche il centro-destra, che lungi dal prendere le distanze dagli errori commessi nel recente passato, dimostra ancora una volta di essere della stessa pasta del PD!

Gli ultimi sondaggi elettorali12 danno oggi in testa FdI di Giorgia Meloni, ormai nota col vezzeggiativo di miss Aspen, data la sua recente affiliazione ad uno dei più potenti think tank al mondo13. Del comitato esecutivo della filiale italiana dell’Aspen Institute fanno parte tra gli altri anche personaggi del calibro di Romano Prodi, Gianni Letta, Emma Marcegaglia, Carlo Bonomi, Paolo Mieli, Giuliano Amato14, ecc… A proposito di quest’ultimo! I più non possono non ricordarsi di lui per quanto successe in quel fatidico 1992 allorché, con l’Italia sconvolta dagli attentati mafiosi, dalle stragi che costarono la vita ai magistrati Falcone e Borsellino e dalle inchieste giudiziarie di Mani Pulite, l’allora capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro conferì al Dottor Sottile, a lungo braccio destro di Bettino Craxi nel PSI ma mai personalmente toccato dagli scandali in cui fu invischiato il suo boss, l’incarico di formare il nuovo governo. Ahi noi, il governo Amato I si contraddistinse in negativo per tre motivi precisi:

  1. l’introduzione dell’ICI, imposta comunale sugli immobili, odiatissima da tutti gli italiani proprietari di casa perché, come sostenevano gli antichi Romani che consideravano la proprietà della terra una signoria assoluta, usque ad sidera, usque ad inferos15, le imposte sulle proprietà immobiliari e la tassa di successione ledono e rendono inconsistente il diritto di proprietà degli individui;
  2. il prelievo forzoso, avvenuto “col favore delle tenebre” nella notte tra il 9 e 10 luglio, mediante il quale senza preavviso si prelevò da tutti i depositi bancari, ovvero i conti correnti ed i libretti di risparmio degli italiani, una cifra pari allo 0,6% di tutte le somme ivi versate16;
  3. la battaglia persa per difendere la Lira dagli attacchi speculativi portati dal noto miliardario e “filantropo” George Soros che guadagnò soldi a palate, mentre lo stato italiano, e con esso i suoi cittadini, perdeva 12.000 miliardi di lire17.

Curiosamente, su Wikipedia qualche giorno fa è apparsa una ben strana pagina in cui si ipotizza di un governo Amato III che si formerebbe dopo lo svolgimento di queste elezioni.

Oh beh, si è trattato di un errore, verosimilmente. O magari di una burla. Può essere che qualche buontempone, in vena di scherzi, abbia pensato di trastullarsi inventandosi di sana pianta una notizia che non c’è. Non sarebbe la prima volta che un errore del genere capiti su Wikipedia. Pertanto non c’è nulla di cui preoccuparsi. Si spera.

Però facciamo un ragionamento per assurdo. Secondo i sondaggi, il partito della Meloni ha ottime chance di vincere le prossime elezioni. Magari non diventerà ella stessa presidente del consiglio. Ma avrà l’ultima parola sulla formazione del nuovo esecutivo. Difficilmente dalle urne uscirà una maggioranza ben coesa. Potrebbe rendersi necessaria la costituzione di un governo tecnico, l’ennesimo dal 2011. D’altro canto questa potrebbe essere la soluzione che il Quirinale gradirebbe maggiormente, data la sua notoria predilezione per un esecutivo che sia il più “attento” possibile ai dettami della UE. Ci si chiede se la Meloni, affiliata all’Aspen Institute, possa eventualmente dire di no al Quirinale qualora questo le chiedesse di patrocinare un governo dove fosse predominante la figura del Dottor Sottile, così vicino alle sue posizioni in seno all’Aspen… Chissà?

Resta il fatto che il programma del centro-destra non è affatto così rivoluzionario. Nell’Accordo quadro di programma per un governo di centro-destra18 stipulato da Forza Italia, dalla Lega e da Fratelli d’Italia, all’articolo 1 si legge quanto segue:

Alcuni punti di questo programma sono sicuramente lodevoli, come quello che prevede “una politica estera incentrata sulla tutela dell’interesse nazionale e la difesa della Patria”, oppure quello che si prefigge di difendere e promuovere le “radici e identità storiche e culturali classiche e giudaico-cristiane dell’Europa” (anche se più propriamente si dovrebbe parlare di radici cristiane e cultura greco-romana). Però c’è da chiedersi come si intendano conseguire questi obiettivi nel “rispetto degli impegni assunti nell’Alleanza Atlantica, anche in merito all’adeguamento degli stanziamenti per la difesa, sostegno all’Ucraina di fronte all’invasione della Federazione Russa”. Cosa significa concretamente tutto ciò? Che non si vogliono levare le sanzioni alla Russia? Che non si riconoscono le ragioni per cui la Russia ha attaccato l’Ucraina? Che la politica estera dell’Italia rimane subalterna a quanto stabilito dalla NATO?

Allo stesso tempo, è difficile immaginare che vi possa essere una “revisione del patto di stabilità e della governance economica” europee nel momento in cui si parla anche di “piena adesione al processo di integrazione europea”. L’esperienza di questi ultimi anni ci dimostra come le due cose siano in aperta antitesi tra di loro. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. O l’uno o l’altro. O si crede realmente di poter cambiare l’Unione Europea dell’interno? Campa cavallo.

È un dato di fatto, e non certo disfattismo, che con questo programma non si va da nessuna parte. Non ho voglia di perdere tempo nel dire cose che anche i sassi dovrebbero conoscere. Pertanto sarò il più diretto possibile: ci stanno solo prendendo in giro, Meloni compresa. Putin ha ragione: l’Europa per colpa delle sanzioni che ha imposto alla Russia per volontà di quelle stesse organizzazioni internazionali a cui il centro-destra ha giurato fedeltà si sta solo suicidando dal punto di vista economico19. È persino inutile soffermarsi ancora sull’argomento. Chiunque abbia un minimo di discernimento non può che temere per il suo futuro. In tutti i Paesi europei politici di alto rango non mancano mai di sottolineare quanto i mesi a venire saranno duri per le popolazioni europee, che dovranno affrontare penurie di ogni genere, rincari spaventosi del costo delle merci e degli energetici, disoccupazione di massa e financo freddo e fame. Senza parlare degli avventi avversi da vaccino.

Dite che esagero? Eppure non sono io a fare questo genere di affermazioni. “Le persone in Gran Bretagna affronteranno un inverno di grave povertà in mezzo ai costi energetici alle stelle. Il continuo aumento dei prezzi del carburante pone 35 milioni di persone in 13 milioni di famiglie – il 49,6% della popolazione del Regno Unito – a rischio di povertà energetica ad Ottobre. La Gran Bretagna sta creando una generazione emarginata di giovani ragazzi e ragazze la cui infanzia sta cominciando a somigliare alle scene vergognose di un romanzo di Dickens”; queste le parole dell’ex primo ministro britannico Gordon Brown20. Persino nella ricca Svizzera, dove il costo della vita è notoriamente esagerato ma gli stipendi incredibilmente alti, almeno rispetto alla media italiana, non mancano gli appelli a prepararsi al peggio. “Fate scorta di candele e di legna da ardere”, invita caldamente a fare il presidente della Commissione federale dell’energia elettrica Werner Luginbühl21.

Ed in Italia? In Italia non si parla di nulla di tutto ciò. O se lo si fa, lo si fa comunque in misura minore rispetto all’estero, quasi sottovoce, perché c’è una campagna elettorale da portare avanti e per nessuna ragione al mondo la si può disturbare. Anche se questo significa tacere agli italiani la spaventosità di ciò che potrebbe presto accadere. Fondamentalmente, i programmi del centro-sinistra e del centro-destra possono essere riassunti nel modo seguente. La sinistra dice: “votateci perché se no vincono i fascisti”, dove beninteso i fascisti sono semplicemente tutti coloro che non la pensano come quelli del PD. La destra invece ci chiede: “votateci perché se no vincono quegli altri là”. Questi sono i programmi dei principali partiti italiani in questa insulsa campagna elettorale. Idee? Impegni formali? Proposte concrete che non siano le solite soluzioni estemporanee acchiappa-voti? Zero!

Nessun accenno ad iniziative concrete per la risoluzione pacifica della crisi in Ucraina. Nessuna pressione diplomatica sul regime di Zelens’kyj che da giorni sta bombardando una sua stessa centrale nucleare col rischio reale di scatenare un’autentica apocalisse atomica nel cuore dell’Europa22. Nessuna volontà di porre fine alle insensate sanzioni alla Russia che allevierebbero di molto l’entità delle bollette energetiche che per le aziende e le attività commerciali sono praticamente quadruplicate. Nessuna preoccupazione per il fatto che, al pari di altri paesi europei, anche noi italiani corriamo il rischio di restare il prossimo inverno senza luce ed al freddo. Nessun interesse per la disoccupazione prossima ventura che manderà sul lastrico milioni di nostri connazionali essendo chiaro che con questi prezzi a tantissime aziende converrà sospendere la produzione, se non addirittura chiudere i battenti definitivamente. Nessun sussulto in vista dell’inevitabile calo del gettito fiscale, che sarà conseguente al crollo del PIL nazionale, cosa che renderà impossibile ogni forma di sostegno a favore delle classi meno abbienti destinate a diventare ancora più povere. Nessuna forma di rinnegamento della follia green che, checché ne dicano i gretini, è la causa ultima dell’esplosione dei prezzi dei prodotti energetici. Nessuna precauzione in vista del fatto che la sempre più diffusa povertà porterà ad un’esplosione della criminalità. E neppure nessun impegno formale di fronte alla richiesta di ampi strati della popolazione di non procedere più in alcun modo all’introduzione di misure restrittive delle libertà personali per esigenze sanitarie, quando abbiamo visto quanto queste abbiano avuto un ruolo decisivo nell’impoverimento generale di questi ultimi anni.

No, zero, nada, rien, nothing, Nichts, Ничего, niente di niente. La verità è che la classe politica italiana, a prescindere dal fatto che si dica di destra o di sinistra, è assolutamente indifferente alle sorti del suo stesso popolo. L’indifferenza è il sentimento in essa predominante. Forse non è neppure una questione di malignità. Non è solo perché hanno un’agenda da portare avanti. In molti casi è evidente come i politici, sovente membri di élite esclusive, considerandosi grandemente superiori alle persone che sono tenute ad amministrare e fedeli solo ai circoli di potere cui aderiscono a volte per diritto di nascita, finiscano col disprezzare i loro stessi popoli, da loro considerati solo come greggi di animali belanti, e pertanto inutili ai fini della futura umanità. Senza far nomi, non sono certo mancati casi simili anche in quest’ultima squadra di governo italiana.

Però in Italia vi è un ulteriore fattore che riteniamo debba essere tenuto in debita considerazione. Oltre che la malignità e la volontà di assecondare un’agenda transnazionale, da noi bisogna aggiungere che i politici vivono scollegati dalla realtà come probabilmente non avviene in nessun altro paese occidentale. Un fatto non proprio edificante ma esemplificativo di quanto appena scritto è avvenuto nei giorni scorsi. Ha suscitato diverse polemiche la scelta del PD di candidare in un seggio sicuro la moglie di uno dei suoi pezzi da novanta23, il ministro Franceschini. La signora Di Biase, consorte del ministro e già politico di lungo corso, si è espressamente lamentata di queste polemiche, da lei definite pretestuose perché celerebbero solo una cultura misogina e sessista per la quale le donne verrebbero considerate non per le capacità di cui dispongono, ma per l’uomo che hanno accanto24.

In realtà dovrebbe essere evidente che l’indignazione generale nasce dal fatto che gli italiani ne hanno le tasche piene di ogni forma di nepotismo. Non mettiamo in dubbio le capacità della signora in quanto donna. Ma ella avrebbe dovuto tenere presente che, data l’ampia diffusione di questo malcostume tipicamente italico, era inevitabile che la sua candidatura suscitasse delle rimostranze e che queste si incentrassero sul fatto che è la moglie di un potente politico nazionale. Non è che il timore (giustificato trattandosi dell’Italia) che si tratti dell’ennesimo caso in cui il famigliare di un politico, e non importa che sia esso maschio o femmina, possa godere di privilegi negati alla gente comune. Trincerarsi dietro ad accuse di sessismo, quando palesemente il nocciolo della questione è ben altro, non depone a favore della signora. Peggio ancora, è un indice di un grave scollamento dalla realtà che contraddistingue l’intera classe politica italiana (senza distinzione tra destra e sinistra o tra maschi o femmine), ormai incapace di entrare nella minima risonanza con i suoi concittadini.

I politici italiani vivono per davvero in una torre d’avorio. Essi conducono un’esistenza da privilegiati, si beano dei vantaggi di cui dispongono ad ogni ora del giorno, ne abusano persino con eccessiva disinvoltura. La loro stessa esistenza è fatta di agi e lussi che altro non sono che il premio dell’arte e della cultura millenarie del paese. Ma anziché prendere coscienza del fatto che tutto questo non è frutto del caso, ma è il risultato di secoli di impegno ed abnegazione e di rigore morale, hanno finito col perdere ogni contatto con la realtà. Non è solo questione che molti di loro appartengono a delle élite che si vogliono superiori; semplicemente paiono comportarsi in maniera non dissimile dai nobili dell’ancien régime che, rinchiusi (ma al tempo stesso sotto controllo) nella magnificenza della Reggia di Versailles, si percepivano come estranei alla plebaglia, indifferenti alle loro più elementari necessità.

La vanità è la loro più grande colpa, l’ozio il loro principale difetto, l’orgoglio il loro più grosso limite, la supponenza la loro condanna. Da tutto ciò scaturisce la loro indifferenza, conseguenza della mancanza di moralità e soprattutto di pudore e di temperanza. L’indifferenza verso il loro stesso popolo: sarà questa che determinerà la loro fine.

Come abbiamo detto in precedenza, ci si prospetta un futuro molto difficile, se non addirittura terribile. All’estero non se ne fa mistero. Sì, non tutti i politici ne parlano. Molti fanno finta di nulla per convenienza. Ma queste sono questioni che in molti paesi sono già diventate di dominio pubblico e l’opinione pubblica ne viene informata, anche se evidentemente non le si racconta tutta la verità. Al contrario in Italia prevale l’indifferenza, soprattutto da parte dei nostri governanti. Ma come diamine intendono operare i nostri politici quando saranno tenuti ad intervenire concretamente per risolvere questi immani problemi? Quanto aspettano ancora prima di prendere le opportune contromisure? Con quale coraggio prenderanno certe decisioni?

Il timore è che questi si limitino a vivere alla giornata, senza porsi il problema di cosa potrà succedere da qui a pochi mesi. Cialtronaggine allo stato puro. A loro interessa solo lo scranno che conferisce privilegi. Una volta ottenutolo, ritengono di essere al riparo dai guai. Illusi. Ciò che temiamo possa presto capitare è di una tale gravità che non ne usciranno illesi. Forse qualcuno di loro ha già mangiato la foglia. In fin dei conti, è ben strano il modo in cui Draghi si è dimesso, dopo aver incassato un voto di fiducia dal parlamento25. Formalmente, disponeva ancora di una maggioranza parlamentare che gli avrebbe consentito di tirare avanti ancora per poco. Certamente la legislatura era quasi giunta al capolinea, aveva i mesi contati. Ma non si è andati a votare in precedenza, quando ce ne sarebbe stata l’occasione e forse pure la convenienza, essendosi formati governi ancora meno solidi di quello presieduto da Draghi, e di punto in bianco vengono sciolte le camere e si fa campagna elettorale nel cuore dell’estate, quando agli italiani interessano solo le ferie?

Riteniamo che Draghi abbia colto la palla al balzo per tagliare la corda. Anche se le sue qualità sono state sistematicamente ingigantite, non è uno sprovveduto e sa bene quale futuro attenderà l’Italia. In fin dei conti, lui è davvero uno di quelli che seguono un’agenda e proprio per questo sa cosa ha fatto e sa cosa succederà come conseguenza di ciò che ha fatto. Ma saranno altri a prendersene le colpe. Verosimilmente, li ha lasciati col cerino acceso in mano. Ecco perché non crediamo che sia possibile un Draghi bis, come da più parti si sente dire26. Se ne è andato non perché sfiduciato, ma perché così ha voluto lui. Draghi e la sua fantomatica agenda sono solo un parafulmine necessario ad una classe politica inconsistente, cialtrona e parassitaria, ormai del tutto delegittimata ed incapace di prendere decisioni, per nascondere la propria inettitudine.

A loro faceva comodo che Draghi rimanesse dove era. Ecco perché hanno rieletto Mattarella. Non è un mistero che Draghi ambisse al Quirinale27. Da lì avrebbe potuto controllare più agevolmente la politica italiana, promuovendo magari uno dei suoi fedelissimi a Palazzo Chigi. Ma questi politici nostrani, timorosi di doversi prendere precise responsabilità, spaventati dalle conseguenze della loro dabbenaggine, pusillanimi sino al midollo, hanno deciso diversamente, optando per la riconferma di Mattarella, da loro ritenuto in grado di garantire più efficacemente il loro status quo di privilegiati. Hanno insomma dato un calcio al barattolo. Ma ormai il tempo stringe anche per loro. I nodi presto arriveranno al pettine, e non vi saranno più le figure di Mattarella e di Draghi a far loro da scudo. Dovranno definitivamente scontrarsi col malcontento popolare che non potrà che crescere man mano che le condizioni di vita si faranno più dure. D’altro canto, questo malcontento, che crediamo arriverà presto e non sarà gestibile, sarà la giusta punizione per l’indifferenza che questa inetta classe di politicanti da strapazzo ha sempre palesato nei confronti di noi inermi cittadini.

Ma vi è un altro tipo di indifferenza da tenere presente. Semplicemente si tratta di quella che noi comuni elettori non possiamo che provare nei confronti di questi incompetenti, altrimenti chiamati politici, che per l’ennesima volta, attraverso il voto, ci chiedono di dare loro una qualche forma di legittimazione. Non se la meritano. Non se la sono mai realmente meritata, invero; ma mai così poco come questa volta. Con ogni probabilità, quest’anno gli italiani si asterranno in massa dall’andare a votare. E questa volta l’astensionismo avrà un suo valore. Sarà un esplicito rifiuto verso un sistema considerato troppo marcio per potervi ancora porre rimedio.

In apparenza, non è una buona cosa, questa nostra indifferenza. Ad esempio, Giorgio Gaber cantava che “la libertà è partecipazione”: era pertanto latore di un messaggio del tutto antitetico. Non vorrei mancare di rispetto ai fan de Il Signor G, ma a me queste parole risuonano come vuote. Non è solo il fatto che il banco è “truccato”; la cosa è tanto evidente che pensare che basti la partecipazione attiva alla vita politica e civile da parte di un elettorato cosciente e responsabile per risolvere ogni problema è pura utopia. Per quanto poetiche ed ispirate, le parole di Gaber presentano, a mio giudizio, un grosso limite: si situano all’interno di un contesto, di un modo di vedere la realtà, di un’interpretazione della vita pubblica e sociale, che è giunta l’ora di mettere definitivamente in discussione. Ciò che la gente deve fare è cambiare di paradigma. È il concetto stesso di democrazia su cui ognuno di noi è tenuto a riflettere. La democrazia è realmente quel valore assoluto da difendere a spada tratta, costi quel che costi, e per il quale i nostri avi avrebbero versato tanto sangue in passato? O forse vi è dell’altro? Forse la narrazione che ci è stata inculcata non è del tutto veritiera?

Questi miei dubbi non sorgono solo dall’amara constatazione che non c’è più democrazia in questo paese perché oramai non esiste più né la sovranità popolare né un partito politico che si impegni a difenderla. Fuoriuscire dalla NATO e dalla UE, addirittura forse dall’ONU, bloccare l’immigrazione clandestina, persino deportare i clandestini che non hanno diritto a rimanere in Italia, rinnegare le sanzioni alla Russia perché letteralmente suicide, attuare politiche economiche espansive finalizzate alla piena occupazione, dubitare della funzione sociale delle tasse, rivendicare con orgoglio il proprio passato glorioso e soprattutto la propria identità cristiana a sua volta imperniata sulla cultura classica greco-romana, finanche provare una certa riluttanza verso culture di paesi che giustamente si percepiscono come troppo diversi dal nostro, e pertanto rifiutarsi di accogliere individui che si sa a priori non essere in grado di integrarsi nella nostra società… Ebbene, tutto ciò non significa essere fascisti, populisti, razzisti, retrogradi, bigotti, anacronistici, ignoranti, pezzenti o quant’altro.

Perché si dia pieno compimento al significato reale della parola democrazia (cioè, letteralmente, governo del popolo), occorre che al popolo medesimo venga data la libertà di esprimersi circa eventi tanto impattanti sulla vita di ciascuno di noi come la partecipazione seppur indiretta alla guerra in Ucraina, le sanzioni economiche alla Russia, le politiche di austerità europee, l’immigrazione dal terzo mondo… Per esempio, ci dovrebbe essere chiesto se siamo d’accordo nel proseguire la nostra esperienza in un’alleanza militare che ormai secondo molti ha più senso di esistere, ma che altro non fa che metterci in rotta di collisione con una potenza atomica come la Russia. Altresì ci dovrebbe essere chiesto se vogliamo seguitare o meno ad accogliere immigrati dal terzo mondo, quando ormai sappiamo che sono troppi perché li si possa tutti integrare all’interno delle nostre società.

Ebbene, in realtà, nulla di tutto ciò ci viene né chiesto né, tanto meno, permesso di chiederci. Dove è la democrazia se ci viene negato il diritto di esprimerci su fatti così rilevanti e spesso così rovinosi? I partiti, la cui legittimazione formale deriva pur sempre dalle elezioni, sono i primi a rendere possibile la conservazione di questo status quo a noi così pernicioso: mettendoci di fronte al fatto compiuto, ci negano ogni alternativa e quindi la possibilità stessa di scegliere.

Vi è inoltre un altro aspetto che siamo tenuti a prendere in considerazione. La democrazia, da un certo punto di vista, è ontologicamente qualcosa di sbagliato. Mi rendo conto che questa è un’asserzione molte forte, dalla quale i più – non a torto – vorranno prendere le distanze. È quindi opportuno argomentare. In qualche modo, la democrazia è l’anticamera del relativismo, e quindi della dissoluzione dei costumi. Questo succede perché in democrazia il potere che governa trae la propria legittimità dal basso, ossia dal popolo sovrano. Paradossale ma vero.

Nelle vecchie monarchie, il potere del re deriva dall’Alto: egli era tenuto a governare il proprio popolo in nome e per conto di Dio, ed in nessun caso era legittimato, pur essendo il sovrano, a cambiare le leggi immutabili di Dio, proprio perché tali e scaturenti dall’Alto. Avrebbe commesso sacrilegio, ed i suoi stessi sudditi si sarebbero sentiti in diritto e pure in dovere di decollarlo. Al contrario in democrazia, provenendo la legittimazione del potere dal basso, ossia dal popolo per definizione sovrano, possono succedere due cose. La prima è che essa si trasformi velocemente in una sorta di dittatura della maggioranza, dove ciò che viene deciso di fare non è necessariamente la cosa migliore da fare, ma solo ciò che, appunto, la maggioranza ha deciso di fare spesso solo perché così è stata convinta di fare. Non per essere maliziosi ma si sa, la maggioranza è per definizione volubile e facilmente malleabile.

E chi segretamente ma concretamente detiene il vero potere sa come operare per plasmare la coscienza delle masse28. Il cosiddetto divide et impera, ad esempio, è da sempre uno dei migliori espedienti a sua disposizione. Notoriamente mettere gli uni contro gli altri i cittadini consente di ottenere ottimi risultati, indebolendo nel contempo la forza di chi ha la volontà di opporsi. E lo abbiamo ben visto col vaccino quanto sono stati bravi nel creare spaccature nella società, fino al cuore delle famiglie.

Nel momento in cui la maggioranza crede, o viene indotta a credere, che questi valori, precedentemente considerati come assoluti ed immutabili, non sono più degni di essere accettati come tali, che problema c’è? Ecco una legge apposita che li cambia! Ineccepibile. Basti che il tutto venga svolto secondo gli standard formali propri della democrazia. Da qui le storture che contraddistinguono la nostra società, ormai putrescente ed avvelenata, in cui in nome della libertà, della democrazia e dei diritti civili sono state promulgate leggi che solo pochi decenni fa avrebbero disgustato i nostri padri ed i nostri nonni, portandoli sicuramente ad abbracciare un forcone in veementi proteste.

La seconda cosa che può succedere – e questo è evidentemente il caso dell’Italia – è che il progressivo deterioramento di quei stessi valori una volta considerati come immutabili porti alla formazione di una classe politica composta per lo più da persone incompetenti e superficiali, malnati senza arte né parte, autentici biscazzieri privi di ogni morale e qualità, totalmente deresponsabilizzati e pertanto indifferenti verso i cittadini che pure sono tenuti a governare. D’altro canto, cosa pretendere quando la società perde ogni valore in cui credere? È utopistico pensare che possa essere governata da individui che, mentre il popolo si è imbarbarito, continuino ad essere grandemente migliori della media. Diviene dunque inevitabile per la società medesima finire con l’essere governata da gente senza scrupoli che agisce e pensa solo in vista del proprio tornaconto personale.

Purtroppo il grado di degenerazione a cui è giunta la nostra società, grazie appunto a queste storture che potevano avvenire solo in un regime democratico, è giunto a livelli intollerabili e ci richiede ormai di mettere in discussione tutto ciò a cui ci è stato insegnato di credere. In queste pagine abbiamo delineato la gravità degli eventi futuri che ci attendono. Soprattutto ci siamo prefissi di dimostrare quanto la nostra attuale classe politica dirigente vi giunga – per usare un eufemismo – del tutto impreparata e nella più completa incapacità di far fronte alle esigenze dei cittadini. Ne sarà inevitabilmente spazzata via. E con essa scomparirà un mondo che credevamo immutabile. Ognuno di noi sarà tenuto a compiere una sorta di salto quantico a cui nessuno sarà dato di sottrarsi. Troppo grande quello che succederà perché ci si possa permettere questo lusso. Ciò che ci aspetta non ammetterà ripensamenti. Dovremo presto prendere delle decisioni inaspettate e scegliere per noi e per i nostri cari delle cose diverse da quelle cui siamo stati abituati.

È ancora troppo presto per sapere in cosa consisteranno queste “novità”. Tuttavia, mi sorge un dubbio. Padre Pio, che aveva il carisma della veggenza, aveva profetizzato il ritorno della monarchia in Italia. Cosa impensabile sino a poco tempo fa. Anzi, tuttora vi è un forte risentimento in Italia nei confronti dei Savoia. E se ne ha anche ben donde, visto ciò che è successo soprattutto a partire dall’8 settembre. Però un fatto è innegabile: l’attuale classe politica italiana, nata ed evolutasi all’interno della Repubblica sorta dal “contestato” referendum del 1946 che tante polemiche all’epoca suscitò, pare destinata a sparire e ad essere condannata alla damnatio memoriae. La sua manifesta inettitudine ed il suo altissimo grado di corruzione, morale prima ancora che materiale, faranno sì che nessuno la rimpiangerà. Ma per quanto non rimpianta, lascerà dietro di sé un vuoto di potere di enormi proporzioni. Qualcuno, l’uomo forte del momento, un novello Cincinnato, capace di farsi carico della disperazione degli italiani, dovrà pur riempirlo, questo vuoto di potere. Ed ecco che la profezia di Padre Pio, per quanto apparentemente impossibile da credere, dovrà forse essere rivista sotto una luce differente…

  • 1https://tg24.sky.it/politica/2022/08/09/elezioni-sondaggio-quorum-youtrend#06
  • 2https://www.truenumbers.it/affluenza-elezioni-politiche/
  • 3https://it.wikipedia.org/wiki/Rappresentanza_politica
  • 4https://www.panorama.it/mattarella-no-savona-devo-difendere-litalia-video
  • 5https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/mattarella-%C2%ABsar%C3%B2-arbitro-imparziale-ma-i-giocatori-mi-aiutino%C2%BB/vi-AATr2yc
  • 6https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/08/10/carlo-cottarelli-accetto-lofferta-di-pd-e-piu-europa-di-candidarmi-letta-sara-la-nostra-punta-di-diamante-e-nome-forte-al-nord/6758666/
  • 7https://icebergfinanza.finanza.com/2018/07/03/cottarelli-la-grecia-e-i-sicari-delleconomia/
  • 8https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Governo-Cottarellii-da-Mattarella-per-incontro-informale-attende-sviluppi-1f5973a0-0be0-4151-bbd0-647094929c1f.html
  • 9https://icebergfinanza.finanza.com/2018/07/03/cottarelli-la-grecia-e-i-sicari-delleconomia/
  • 10https://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo_e_questione_ebraica
  • 11https://it.wikipedia.org/wiki/Continuit%C3%A0_territoriale
  • 12https://www.adirai.it/politica/sondaggi-politici/ultimi-sondaggi-politici-elettorali-15-agosto-2022-swg-la7/
  • 13https://www.byoblu.com/2021/02/05/giorgia-meloni-entra-nellaspen-institute-e-lei-il-nome-su-cui-puntano-i-poteri-forti-nel-futuro/
  • 14https://www.aspeninstitute.it/istituto/comunita-aspen/comitato-esecutivo
  • 15https://www.brocardi.it/U/usque-ad-sidera-usque-ad-inferos.html
  • 16https://valtraders.com/prelievo-forzoso-amato-1992/
  • 17https://www.investireoggi.it/economia/giuliano-amato-uomo-di-ici-e-prelievo-forzoso-sui-conti-bancari/
  • 18https://www.ansa.it/documents/1660243246870_CENTRODESTRA.pdf
  • 19https://www.rainews.it/articoli/2022/05/putin-il-petrolio–alle-stelle-per-via-delle-sanzioni-occidentali-9cda1751-cd9b-4e35-8ec9-d4b6f77d234e.html
  • 20https://www.malaysiasun.com/news/272646057/uk-is-facing-dickens-style-poverty-ex-pm-warns
  • 21https://www.tvsvizzera.it/tvs/cultura-e-dintorni/crisi-energetica—fate-scorte-di-candele-e-legna-da-ardere-/47811204
  • 22https://www.orazero.org/zelensky-ammette-che-lucraina-ha-bombardato-la-centrale-nucleare-di-zaporizhzhya/
  • 23https://www.secoloditalia.it/2022/07/pd-e-caccia-al-seggio-sicuro-zingaretti-punta-alle-due-poltrone-franceschini-a-un-tandem-con-la-moglie/
  • 24https://www.ilgiornale.it/news/politica/mogli-si-offendono-non-mollano-i-seggi-sicuri-2058317.html
  • 25https://www.ilfattoquotidiano.it/live-post/2022/07/20/governo-draghi-al-capolinea-ottiene-la-fiducia-con-95-si-lega-e-fi-fuori-dallaula-mentre-m5s-si-e-astenuto-togliamo-il-disturbo/6689987/
  • 26https://www.repubblica.it/politica/2022/08/10/news/draghi_bis_governo_elezioni_politiche-361033805/
  • 27https://www.ilparagone.it/senza-categoria/draghi-quirinale-franco-premier/
  • 28https://www.orazero.org/the-psychology-of-totalitarianism/