Ebbene lo confesso: sono un sovranista!

A patto che di questo termine si dia la giusta definizione.

Oggi il significato che si dà al termine “sovranista” è quella di anti europeista, di colui che si chiude dietro muri materiali o immaginari, retrogrado, anti storico e anacronistico. Il sovranista è sempre visto con sospetto, quasi con disprezzo, viene additato come “sovranaro” per dare un’accezione ancor più negativa al tutto. Questo perchè chi ha sempre ritenuto di essere dalla parte giusta della “barricata” per postulato, avendo totalmente perso qualsiasi riferimento a certe grandi filosofie politiche del passato, tragicamente e irrimediabilmente sconfitte dalla storia, si è rifugiato nell’europeismo e nel globalismo, o meglio in una visione idilliaca del tutto inesistente di esse, quindi chi si contrappone è un nemico da delegittimare. Secondo Davide sassoli del PD, giusto per fare un esempio, la destra sovranista è un virus.

In realtà il sovranista è colui che crede che l’interesse nazionale debba prevalere su qualsiasi altro interesse, anche quando si fa parte, come stato, di entità più grandi, sovranazionali tipo UE o NATO. Lo stato nazionale è e rimane sovrano per quanto riguarda le decisioni interne, mentre per quelle che riguardano i rapporti con l’estero, esse non devono mai essere contrarie e lesive degli interessi nazionali.

Non è vero che il sovranista è anti europeista e anti globalista per partito preso: il sovranista è contro questa Europa, che fa gli interessi dei più forti o dei più “arroganti”, e di questo globalismo, che fa gli interessi dei soliti pochi a danno dei molti.

Purtroppo c’è pure chi confonde, non so se per ignoranza o malafede, il sovranismo con l’autarchia, che è una stronzata clamorosa -e scusate il linguaggio forbito da Accademia della Crusca- perché tra le due posizioni non c’è alcun nesso. L’autarchia, in pratica significa arrangiarsi con quello che si ha in casa quando le condizioni oggettive non permettono di fare altro. Per esempio, l’autarchia durante il ventennio fascista non fu una scelta, fu una necessità contingente, causata dall’embargo imposto all’Italia da Francia e Regno Unito prima che Mussolini stipulasse l’alleanza con Hitler. In quell’autarchia, non voluta, si dovette far fronte alla mancanza di materie prime utilizzando quello che si aveva a disposizione. E così ecco la benzina autarchica, di qualità scarsissima, il caffè autarchico, una vera ciofega, l’acciaio autarchico con cui si costruivano mezzi blindati perforabili persino con una freccetta da bar! In pratica l’autarchia non favorisce gli interessi nazionali, ma esattamente il contrario, per cui un vero sovranista non sarà mai autarchico.

Ma allora da cosa nasce l’equivoco? L’Italia è un paese in cui in pratica si produceva di tutto. I manufatti italiani sono sempre stati considerati di qualità, e questo grazie all’inventiva, al genio, alla fantasia, alle capacità, alla cultura e alla versatilità del popolo italiano. In campo agroalimentare poi, l’Italia poteva garantire quantità, qualità e varietà uniche al mondo! Ma poi, il globalismo selvaggio ha progressivamente impoverito l’economia italiana, molte cose ormai non si producono più in Italia, perché è più conveniente importarle, l’industria italiana sta progressivamente delocalizzando e contraendo, le eccellenze italiane diventano sempre più preda delle multinazionali straniere: in pratica l’Italia è diventata come quelle famiglie nobili in disgrazia costrette a vendere i gioielli di famiglia per pagare i debiti!

Difendere gli interessi nazionali non solo in campo di decisioni politiche ma soprattutto di decisioni economiche non è autarchia, è buon senso. Ma, se voi che vi ostinate confondere i termini, continuate a definire autarchici i sovranisti, allora va bene, se vi piace sono un autarchico! Meglio autarchici che ascari!