Lontano dal clamore dei media nell’Eurotower di Francoforte è allo studio una novità che potrebbe avere un impatto notevolissimo sul modo di rapportarsi col denaro da parte di tutti i cittadini dell’Eurozona: è infatti allo studio da parte della Banca Centrale Europea l’introduzione di una moneta digitale bancaria o CBDC (Central Bank’s Digital Currency).

A dare l’annuncio a ottobre 2020 è stato Fabio Panetta, membro dell’Executive Board della BCE nel corso di un’audizione alla commissione economica e monetaria del Parlamento Europeo. Il periodo di studio dovrebbe concludersi verso la metà del 2021, quando la BCE dovrebbe presentare un progetto definito per l’introduzione di questa nuova forma di pagamento elettronica, come ci informa Panetta (che tra l’altro è apparso tra uno dei possibili membri del nascente esecutivo Draghi).

https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2020/html/ecb.sp201012_1~1d14637163.en.html

La BCE non da per certo l’esito positivo dello studio, ovvero l’effettiva introduzione della CBDC, ma il fatto che altre importanti banche centrale come la FED, la BoJ, la BoE e soprattutto la Banca Centrale Cinese stiano studiando questo forma monetaria insieme al fatto che i più alti vertici dell’Istituto di Francoforte siano impegnati in questo studio, fa pensare che ci sia una certa determinazione nel portare avanti il progetto, e che non si tratti quindi di una mera discussione accademica.

Per capire in concreto in cosa consiste una CBDC è importante sgombrare subito in campo da un possibile malinteso: la CBCD non è l’equivalente di una crypto-valuta come Bitcoin o Ethereum. Queste ultime infatti non vengono emesse da nessun ente centrale, il controllo della quantità e delle transazioni è distribuito fra i partecipanti al sistema, senza contare che le transazioni sono anonime. Inoltre, cosa più importante, le Crypto sono tecnicamente limitate nella quantità dall’architettura del sistema stesso (il che ha un grosso impatto sul valore della singola unità) mentre una CBDC può essere emessa in quantità potenzialmente illimitate come una qualsiasi moneta fiat.

In fine, una volta validate, le transazioni delle Crypto sono irreversibili.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che i Banchieri Centrali non amano molto le Crypto; a gennaio Christine Lagarde ha aspramente criticato Bitcoin per il suo uso nel riciclaggio di denaro sporco, definendolo “deplorabile” (Come se le banche internazionali non facessero riciclaggio N.d.R.)

https://www.reuters.com/article/us-crypto-currency-ecb-idUSKBN29I1B1

Come ci informa la BCE il nuovo Euro Digitale (ED) sarà emesso direttamente dalla Banca Centrale stessa e messo a disposizione di privati e imprese, esso dovrebbe affiancarsi al denaro contante imitandone le caratteristiche, ovvero:

  • immediata spendibilità
  • corso forzoso, ovvero obbligo legale di accettazione come legittima contropartita di un transazione economica
  • zero remunerazione
  • convertibilità in altre valute

Inoltre la nuova valuta dovrà essere sempre perfettamente convertibile, senza costi, in contante o altre forme monetarie come i depositi bancari presso le banche commerciali.

Sebbene nella sua presentazione al Parlamento Europeo Panetta si limiti a dire che l’ED sarà semplicemente uguale all’Euro, ma in forma digitale: una valuta che fornirà a cittadini e imprese una nuova forma di pagamento elettronica garantita e sicura; in un suo stesso report emesso a ottobre 2020, la BCE tratteggia invece tutta una serie di pericoli e problematiche relative all’ED tutt’altro che di trascurabili, dicendo chiaramente che l’ED non sarà affatto neutro, ma potrebbe anzi avere un effetto dirompente sul sistema bancario.

Il report della BCE afferma infatti “L’introduzione di un euro digitale potrebbe influenzare la trasmissione della politica monetaria e avere un impatto negativo sulla stabilità finanziaria, per esempio mettendo in discussione la capacità di intermediazione delle banche e influenzando i tassi di interesse privi di rischio. A seconda delle sue caratteristiche come forma di investimento, potrebbe indurre i depositanti a trasformare i loro depositi delle banche commerciali in passività della banca centrale.”

In altre parole i depositanti presso le banche commerciali, soprattutto chi utilizza un C/C per usi non professionali, potrebbero abbandonare i depositi bancari “classici”, che danno zero rendimenti a hanno alti costi di gestione, per buttarsi in massa sull’ED gestito direttamente dalla BCE.

Il report continua inoltre “Questo potrebbe aumentare i costi di finanziamento delle banche e, di conseguenza, i tassi di interesse sui prestiti bancari, potenzialmente ridurre il volume del credito bancario all’economia.
Le banche potrebbero reagire a questa tendenza in diversi modi. Una possibilità sarebbe quella di cercare di stabilizzare i depositi aumentando la loro remunerazione o abbinandoli a servizi aggiuntivi servizi aggiuntivi (per esempio, servizi di pagamento, mutui, ecc.).

Secondo – a meno che la banca centrale non aumenti le sue vere e proprie riserve di titoli, aumentando così l’offerta di liquidità su base permanente – le banche potrebbero sostituire il finanziamento dei depositi perduto con prestiti della banca centrale centrale, a condizione che abbiano adeguate garanzie (sia in termini di qualità che di quantità).
Questo implicherebbe un aumento della domanda di garanzie, che potrebbe alla fine avere un impatto sui tassi di interesse di mercato per le attività sicure”

Parliamo quindi di aumenti di costi per i correntisti, riduzione della concessione dei crediti e necessità per le banche di aumentare le proprie garanzie patrimoniali (che potrebbe portare ad ulteriori fusioni in mega conglomerati bancari?).

Un altro elemento possibilmente dirompente dovuto all’Euro Digitale riguarda la stabilità stessa del sistema bancario, infatti “se il loro modello di business tradizionale è compromesso, le banche possono decidere di assumersi maggiori rischi nel tentativo di guadagnare rendimenti (nominali) più alti e di compensare la riduzione della redditività.
Inoltre, se le banche riducono il loro ruolo nella raccolta dei depositi e intervengono meno nell’instradamento delle istruzioni di pagamento potrebbero avere meno informazioni sui clienti, il che, a sua volta, danneggerebbe la loro capacità di valutazione del rischio. Questo potrebbe aumentare la rischiosità dei bilanci delle banche, con effetti negativi sulla stabilità finanziaria del sistema stesso. Inoltre, gli investitori potrebbero sostituire le attività sicure (per esempio, le obbligazioni sovrane) con l’euro digitale, il che influenzerebbe direttamente i tassi di interesse privi di rischio e indirettamente altre classi di rischio.
In situazioni di crisi, quando i risparmiatori hanno meno fiducia nell’intero settore bancario,
le attività liquide potrebbero essere spostate molto rapidamente dai depositi delle banche commerciali all’Euro Digitale se gli ostacoli operativi al ritiro di denaro sotto forma di euro digitale sono inferiori a quelli per il ritiro del contante. Questo potrebbe aumentare la probabilità e la gravità di corse agli sportelli, indebolendo la stabilità finanziaria.


Si capisce quindi benissimo che quelle tratteggiate sopra non sono certo piccolezze, si tratta potenzialmente di un cambio epocale nel sistema di concessione dei crediti e nell’operatività del settore bancario, senza contare il rischio concreto di una nuova forma di corsa agli sportelli, indirizzata non tanto verso i tradizionali beni rifugio (preziosi, immobili, beni scambiabili), ma verso la moneta digitale emessa e detenuta presso la Banca Centrale. Un’eventualità presa in considerazione anche dalla stessa BIS, la Banca dei Regolamenti Internazionali che in suo rapporto sulle CBDC evidenzia lo stesso rischio di “disintermediazione bancaria”.

La gravità e la probabilità dei rischi sopra elencati dipenderà moltissimo dagli aspetti tecnici di gestione della nuova valuta digitale, in tal senso la BCE propone, tra le altre cose, una possibile differenziazione dell’ED in due grandi tipologie che avranno remunerazioni diverse al fine di indirizzarne l’uso in base agli scopi di utilizzo. Panetta, per affrontare la potenziale disintermediazione strutturale delle banche causata dalle CBDC, propone di applicare tassi d’interesse poco attraenti e/o negativi su tali valute. Tuttavia, è difficile che lo strumento dei tassi d’interesse negativi sai sempre abbastanza efficace in tempi di crisi, anche a causa di problemi di accettazione politica. Inoltre, le banche centrali dovranno promettere ai cittadini che l’ED sarà almeno altrettanto attraente delle banconote, il che significa che l’ED non dovrà essere soggetto a una remunerazione negativa, anche durante una crisi.

Una soluzione basata su una remunerazione a più scaglioni (Tier) dell’Euro Digitale risolverebbe i potenziali problemi esposti sopra, pur garantendo una remunerazione non negativa ai cittadini. Panetta insieme a Bindseil, in uno studio sulle CBDC del 2020 sono stati i primi ad accennare all’idea di un sistema di tiering per i CBDC per affrontare il problema della corsa delle banche.

https://voxeu.org/article/cbdc-remuneration-world-low-or-negative-nominal-interest-rates

Le banche centrali stanno già applicando sistemi di gradazione delle riserve alla remunerazione dei depositi allo scopo specifico di controllare l’ammontare totale dei depositi. Con un tale sistema, una remunerazione relativamente attraente (o non penalizzante) è applicata fino a un tetto quantitativo, mentre un tasso di interesse più basso è applicato a importi maggiori. L’Eurosistema applica questo tipo di sistema di classificazione per i conti di deposito delle istituzioni del settore pubblico, come i governi nazionali e le banche centrali estere o i fondi sovrani.

Applicare una remunerazione a scaglioni alle CBDC avrebbe una serie di vantaggi fondamentali:

  • In primo luogo, consentirebbe di assegnare la funzione di pagamento al dettaglio del denaro ai CBDC detenuti al di sotto di una data soglia (CBDC di primo livello), mentre la funzione di riserva di valore sarebbe assegnata ai CBDC di secondo livello, che verrebbero essenzialmente disincentivati attraverso un tasso di remunerazione meno interessante. In effetti, la moneta della banca centrale non dovrebbe diventare una riserva di valore su larga scala (cioè una forma importante di investimento), poiché in tal caso la banca centrale diventerebbe effettivamente un intermediario per il risparmio privato sostituendosi alle banche commerciali.
  • In secondo luogo, renderebbe il CBDC attraente per tutte le famiglie, poiché il ricorso al CBDC di primo livello non dovrebbe mai essere disincentivato da una remunerazione negativa.
  • In terzo luogo, aiuterebbe a prevenire un’eccessiva disintermediazione strutturale e ciclica delle banche.
  • Infine, preserverebbe la capacità di applicare la NIRP (Politica degli Interessi Negativi), poiché la remunerazione di secondo livello potrebbe sempre essere applicata in modo tale da non compromettere l’orientamento di politica monetaria.

Per risolvere i problemi descritti sopra, il tasso di remunerazione di primo livello, r1, non dovrebbe mai scendere sotto lo zero, mentre il tasso di remunerazione di secondo livello, r2, dovrebbe essere impostato in modo tale che i depositi di secondo livello siano piuttosto poco attraenti come riserva di valore (cioè meno attraenti dei depositi bancari o di altre attività finanziarie a breve termine, anche quando si tiene conto dei premi di rischio). I due tassi potrebbero muoversi in parallelo con i tassi di interesse della politica, con un’ulteriore disposizione speciale quando ci si avvicina al limite inferiore dello zero. I tassi sui CBDC dovrebbero essere percepiti come una politica attiva, lo spostamento dei tassi servirebbe semplicemente a mantenere uno spread simile nel tempo ai tassi delle altre banche centrali e quindi, in linea di principio, agli altri tassi di mercato. Inizialmente la BCE potrebbe, per esempio, considerare la seguente remunerazione per un CBDC di primo livello: r1 = max(0, iDFR-2%), dove iDFR è la remunerazione dei depositi overnight detenuti dalle banche presso la BCE. Per un CBDC di secondo livello, la formula di remunerazione potrebbe essere: r2 = min(0, iDFR – 0,5%). Quindi, attualmente nell’area dell’euro r1 = 0 e r2 = -1%. La banca centrale si riserverebbe esplicitamente il diritto di peggiorare il tasso di remunerazione di secondo livello in una crisi finanziaria, mentre si impegnerebbe a non peggiorare mai la formula della remunerazione di primo livello, soprattutto per quanto riguarda il limite inferiore di zero.

Il sistema sopra descritto servirebbe in sostanza a a disincentivare l’uso dell’ED come forma di investimento e riserva di valore; la giustificata paura dei banchieri centrali è che ci sia una fuga dalle banche ma anche dal settore dei titoli di Stato, che sono spesso scesi i territorio negativo. Questo sistema a due scaglioni servirebbe in pratica a mantenere la moneta digitale un mezzo di pagamento sostitutivo del contante imponendo tassi penalizzanti per gli impieghi che esulano dai normali pagamenti quotidiani, cioè per quegli usi che diventerebbero una forma di risparmio o di speculazione.

Dopo questa disamina, in cui sono stati delineati solo tratti principali del nuovo sistema di denaro digitale, vengono istintivamente alla mente alcune domande:

L’introduzione di questo sistema di valuta è davvero una necessità così richiesta ed impellente da giustificare i rischi sopra descritti per il sistema bancario? In fin dei conti il denaro contante “classico” non sembra essere così disdegnato come forma di pagamento e come riserva di valore, e in ogni caso la possibilità di effettuare pagamenti digitali sono già piuttosto ampie e variegate, al massimo si tratta di un problema di costi delle transazioni e di usability.

Il contante, nonostante tutto, viene considerato ancora come qualcosa di relativamente sicuro, lo conferma anche la BIS nel suo studio intitolato Payments are a-changin’, but cash still rules (i pagamenti stanno cambiando ma il contante comanda ancora), quindi tutta questa richiesta “a furor di popolo” del denaro digitale non mi sembra che ci sia.

https://www.bis.org/publ/qtrpdf/r_qt1803g.htm

La mia sensazione è che le motivazioni sottostanti questa spinta, non solo europea, verso la valuta digitale siano altre e non tutte dichiarabili pubblicamente.

La prima è vecchia come il mondo: si chiama controllo. Controllo sia nel senso di monitorare tutte le transazioni (chi, per cosa, dove e quando) potendo disporre così di una messe di dati senza precedenti sui pagamenti e sui movimenti di denaro; ma anche controllo attivo: ovvero indirizzamento dell’uso del denaro, che nel sistema attuale non è possibile al 100% da parte delle Banche Centrali, perché le politiche monetarie sono intermediate dalla banche commerciali e perché la scelte di spesa di privati e imprese dipendono da cose come la propensione al risparmio e dalle c.d. scelte intertemporali studiate da molti economisti (Modigliani, Fisher, Kaynes, Friedman).

La prima motivazione ci conduce quindi alla seconda: in un mondo in cui la stampa di denaro non conosce più limiti fisici o politici e dove gli interessi finanziari hanno da tempo surclassato quelli dell’economia reale, mettendo tra l’altro tutto il sistema economico in un equilibrio sempre più precario, è necessario per i banchieri centrali avere un controllo totale sull’uso del denaro in modo da irregimentare tutti nel sistema da loro messo in piedi. L’unico strumento rimasto ai banchieri centrali sono i tassi negativi, che però hanno dei limiti alla loro implementazione, perciò è necessario per controllare completamente le scelte di spesa di privati e imprese poter disporre di un ulteriore mezzo di “coercizione” alla spesa e all’investimento. Far aumentare l’inflazione non è più una valida opzione, pena l’aumento dei tassi d’interesse e il crollo del castello di carte finanziario.

Va da sé quindi che il sistema delle CBDC andrà prima testato nel mondo reale per un cerro periodo, mantenendo in essere il contante tradizionale, e una volta constatatene la validità e fatti gli eventuali aggiustamenti, si potrà procedere all’eliminazione del contante e avere così campo libero per imporre tutti i tassi negativi che si vogliono, anche sul tier r1(il CBDC che i banchieri centrali ci dicono di non voler toccare), dato che una volta che non c’è più l’alternativa del contante chi li può fermare? La storia ci insegna che i banchieri si sono sempre rimangiati le promesse alla bisogna.

In fine la moneta digitale sarebbe lo strumento ideale per porre in pratica nella maniera più letterale possibile il concetto di Helycopter Money. Tale possibilità sarebbe più che benvenuta mentre ci addentriamo in un epoca in cui i governi dovranno effettuare spese ingentissime per porre in essere tutte quelle politiche di sostegno al reddito che già stiamo vedendo in Europa e negli USA. Praticamente potrebbe non essere più necessario da parte dei governi emettere debito per garantirsi i fondi per mantenere milioni di disocccupati e sotto-occupati causati dal Covid e dalla relativa crisi economica che potrebbe diventare strutturale stando agli attuali trend. Per non parlare della distruzione del ceto medio e della polarizzazione della ricchezza. Uno strumento perfetto per distribuire e gestire i redditi del nuovo proletariato.

Con l’Euro e le altre valute in forma digitale entriamo in un territorio inesplorato, e ciò che ne scaturirà e tutto da valutare, una cosa è tuttavia certa: la valuta digitale sarà una ulteriore restrizione della libertà e della privacy.

In un secondo articolo di prossima uscita cercherò di esaminare le possibili soluzioni tecniche per la messa in opera del denaro digitale. BY PAUL C. F.