La scorsa settimana leggo <<Perché avvengono questi lockdown così diffusi? China Business News riporta come gli imprenditori diano la responsabilità alle nuove normative di carattere ambientale che limitano l’uso del carbone nell’attività di generazione elettrica. In realtà il problema economico sembra essere più profondo: l’aumento del costo del carbone, legato alla carenza di produzione nazionale e al non utilizzo, per motivi politici, delle importazioni dall’Australia, ha portato il costo del kilowatt/ora a 0,60 centesimi di yuan, a fronte di un prezzo pagato dal pubblico di 0,40 centesimi. Una perdita per Kilowatt che non tollerabile, se non in modo episodico, anche perchè il carbone / petrolio e Gas Naturale devono essere comprati sul mercato internazionale a prezzi sempre più crescenti.>> https://scenarieconomici.it/crisi-energetica-aziende-forzatamente-in-ferie-in-cina/

Ieri (il 26/09/2021) Bloomberg in China Power Crunch Is Next Economic Shock Beyond Evergrande, spiega che la Cina potrebbe essere colpita da uno shock energetico mentre la crisi di Evergrande colpisce lo stesso sistema finanziario cinese. <<Il giro di vite sul consumo di energia è guidato dall’aumento della domanda di elettricità e dall’impennata dei prezzi del carbone e del gas, così come dai severi obiettivi di Pechino di tagliare le emissioni. Sta arrivando prima alle mastodontiche industrie manifatturiere del paese: dalle fonderie di alluminio ai produttori di tessuti e agli impianti di lavorazione della soia, alle fabbriche è stato ordinato di ridurre l’attività o, in alcuni casi, di chiudere del tutto.
Quasi la metà delle 23 province cinesi ha mancato gli obiettivi di intensità energetica fissati da Pechino e sono ora sotto pressione per ridurre l’uso di energia. Tra le più colpite ci sono Jiangsu, Zhejiang e Guangdong, un trio di centrali industriali che rappresentano quasi un terzo dell’economia cinese.
“Con l’attenzione del mercato ora focalizzata su Evergrande e le restrizioni senza precedenti di Pechino sul settore immobiliare, un altro importante shock dal lato dell’offerta potrebbe essere stato sottovalutato o addirittura mancato”, hanno avvertito gli analisti di Nomura Holding Inc. tra cui Ting Lu in una nota, prevedendo che l’economia cinese si ridurrà questo trimestre.
Il peggioramento della crisi energetica in Cina – forse oscurato dall’attenzione sul fatto che Evergrande non pagherà i suoi enormi debiti – riflette l’offerta di energia estremamente ristretta a livello globale che ha già visto il caos inghiottire i mercati in Europa. Il rimbalzo economico dai blocchi Covid ha aumentato la domanda da parte delle famiglie e delle imprese, mentre i minori investimenti da parte dei minatori e dei perforatori limitano la produzione.
Ma la crisi energetica della Cina è in parte di sua creazione, dato che il presidente Xi Jinping cerca di assicurare un cielo blu alle Olimpiadi invernali di Pechino il prossimo febbraio e di mostrare alla comunità internazionale che è serio riguardo alla de-carbonizzazione dell’economia.
L’economia è a rischio di una grave carenza di carbone e gas – usato per riscaldare le case e per far funzionare le fabbriche – questo inverno. Ha dovuto razionare l’energia nei mesi più freddi prima, ma non ha mai dovuto farlo con i prezzi globali di questi combustibili ai livelli che sono ora.
I futures sul carbone da riscaldamento della Cina sono più che quadruplicati nell’ultimo mese, battendo nuovi record più e più volte, mentre le preoccupazioni per la sicurezza delle miniere e l’inquinamento limitano la produzione interna, mentre continua a vietare le spedizioni dal principale fornitore, l’Australia. Nel frattempo, i prezzi del gas naturale dall’Europa all’Asia sono saliti ai massimi stagionali mentre i paesi cercano di superarsi a vicenda per le forniture in rapido esaurimento.
Nelle precedenti ondate invernali con aumentato consume energetico in Cina, molti si sono rivolti ai generatori diesel per tappare le carenze di energia dalla rete elettrica. Quest’anno, il pericolo è che le politiche del governo arrivino ulteriormente a limitare l’energia per soddisfare la continua richiesta energetica, ha detto Zeng Hao, esperto capo della società di consulenza Shanxi Jinzheng Energy.
Yunnan Aluminum Co, con un fatturato da 9 miliardi di dollari visto che l’alluminio viene usato ovunque, dalle auto alle lattine di soda, ha ridotto la produzione a causa della pressione di Pechino. Lo shock si sta sentendo anche nel gigantesco settore alimentare cinese. I frantoi di soia, che trasformano il raccolto in oli commestibili e mangimi, hanno ricevuto l’ordine di chiudere questa settimana nella città di Tianjin.
Secondo Nikkei, i fornitori di Apple Inc. e Tesla Inc. hanno fermato la produzione in alcuni dei loro siti domenica. Le strutture di Foxconn a Longhua, Guanlan, Taiyuan e Zhengzhou – il più grande complesso di produzione di iPhone al mondo – non sono state colpite dalle restrizioni sull’alimentazione, secondo il rapporto.
Un certo numero di aziende più piccole stanno anche iniziando a informare la borsa valori che hanno ricevuto l’ordine di limitare o fermare l’attività. Anche se possono essere trascurati dai grandi investitori stranieri che non coprono queste aziende, il risultato finale potrebbe essere una carenza di tutto, dai tessuti ai componenti elettronici, che potrebbe bloccare le catene di approvvigionamento e divorare i profitti di una serie di società multinazionali.
Nel Jiangsu, una provincia vicino a Shanghai con un’economia grande quasi quanto quella del Canada, le acciaierie hanno chiuso e alcune città stanno spegnendo i lampioni. Nel vicino Zhejiang, circa 160 aziende ad alto consumo energetico, comprese quelle tessili, sono state chiuse. Mentre nel Liaoning, nell’estremo nord, 14 città hanno ordinato tagli energetici di emergenza che sono stati attribuiti in parte all’aumento dei prezzi del carbone.
“I tagli all’energia si ripercuoteranno sui mercati globali”, ha detto Ting di Nomura. “Molto presto i mercati globali sentiranno il pizzico di una carenza di fornitura, dai tessili, ai giocattoli, alle parti di macchine”.
Le riduzioni sono una nuova minaccia per un’economia che affronta molteplici pressioni dopo un rimbalzo a forma di V nell’ultimo anno. E come il disastro energetico in Europa, la stretta pone una sfida per i politici: come perseguire gli obiettivi ambientali senza danneggiare le economie ancora fragili. Pechino ha come obiettivo una crescita annuale del 6% dopo un’espansione del 12,7% nel primo semestre.
“I politici sembrano essere disposti ad accettare una crescita più lenta quest’anno al fine di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio”, ha detto Larry Hu, responsabile dell’economia cinese al Macquarie Group. “Superare come obiettivo la crescita del PIL di oltre il 6% è facilmente raggiungibile, ma gli obiettivi di ridurre le emissioni non sono facili da centrare a causa della robusta crescita nel primo semestre”.>>

Ringrazio Lorenzo Marchetti per avermi segnalato l’articolo di Bloomberg perché in effetti in questo Telegram https://t.me/giuseppemasala/6167 leggevo:

Iniziano a esserci molti segnali su cosa potrebbe andare storto – di riflesso – qua in Europa:

Incombe POI un nuovo problema sottovalutato che avevo segnalato in https://www.orazero.org/il-misterioso-incendio-del-cavo-sottomarino-che-fornisce-elettricita-al-regno-unito/ e mi riferisco ai fertilizzanti, altri iniziano a dare il segnale: << La provincia di Alessandria è il principale produttore regionale di grano tenero e il secondo in Italia (dopo Bologna). «Impossibile pensare di non concimare i terreni per queste produzioni – dice ancora Brondelli – senza arrivare a una drastica riduzione delle quantità con conseguenze pesanti. A livello europeo quest’anno sono stati prodotti due milioni di tonnellate in meno di grano e si è andati avanti con le scorte. ma il prossimo anno non si potrà fare altrettanto. Le aziende agricole denunciano aumenti dei fertilizzanti tra il 30 e il 40 per cento. Vanno allora valutati acquisti centralizzati da parte dell’Unione Europea». Un allarme condiviso anche da Coldiretti Alessandria con il responsabile tecnico Gian Carlo Bassi: «Questo è il periodo delle contrattazioni in vista delle semine autunnali ma la forte crescita del prezzo sta spingendo molte aziende a non comprare. L’incremento è legato al costo dell’azoto, componente principale dei fertilizzanti, a sua volta dovuto agli aumenti delle materie prime». Bassi evidenzia anche l’aumento dei prezzi del grano (50 euro al quintale quello duro, 26 euro il tenero), «positivo per gli agricoltori, ma ci sono conseguenze anche per i fertilizzanti. Si pensa di ridurre le semine con meno ettari coltivati oppure di attendere le semine primaverili, magari con prezzi ridotti. A oggi alcuni fertilizzanti sono passati da 35 a 60 euro al quintale».>> tratto da https://www.lastampa.it/alessandria/2021/09/24/news/prezzo-dei-fertilizzanti-alle-stelle-i-coltivatori-alessandrini-ridurremo-le-semine-1.40737634 ++++ https://www.zerohedge.com/commodities/uks-fertilizer-crisis-spreads-eu-after-another-firm-slashes-output (Europe’s energy crisis has claimed another victim, with Austrian fertilizer producer Borealis AG slashing the output of ammonia after the cost of the primary feedstock, natural gas, compresses margins in an industry already facing tight supplies, according to Bloomberg. Borealis’ ammonia-producing plant uses natural gas to make fertilizer. The high cost of natgas makes fertilizer uneconomical to make. This is yet another sign of deepening woes for the industry after the UK government said it would provide “limited financial support” to help CF Industries restart one of its fertilizer plants this week. The culprit behind surging natgas prices has been declining flows into Europe via Russia, though there are signs natgas shipments could increase in November. But that won’t alleviate high prices because stocks on the continent are well below average ahead of the winter season, indicating Europe’s energy crisis may drag on for months.)

Rallenta la Cina, arrivano le sanzioni russe, aumentano i prezzi delle materie prime, iniziano a esserci interruzioni (e ben pre segnalate) sulla catena degli approvvigionamenti, i prezzi dei fertilizzanti impattano sull’agricoltura.

—>>> Ebbene tutto questo va sommato alla green economy seguita forsennatamente dalla UE, quindi arriveremo rapidamente alla demolizione controllata dell’EU.

Eh no, non sarà solo un inverno particolarmente sfavorevole per colpa delle riserve vuote (vuoi vedere che i tedeschi ameranno il Nord Stream 2?), e non saranno i Fridays for Future a sfamare le pancine vuote.
Ma a pancia vuota (ehm a volte sì, ci vuole proprio questo) e col culo al freddo si ragiona meglio.
Salvo poi sentire i soliti cani zelanti che additano come colpevoli la Russia e la Cina, ma mai alla propria follia, come narra la Nave dei Folli europea che si è immolata al Green New Deal: Decrescita Infelice!
Sempre Comunque Ovunque Alessia C. F. (ALKA)