Il paese è davvero sull’orlo della guerra civile?
“Guardo ad ogni direzione e vedo solo le tenebre”.

Uso questa citazione di Pascal (Pensées, 229) perché non mi propongo di affermare verità positive né di difendere opinioni. Vedo una situazione che – come scrive Pascal nella frase successiva – “non offre altro che motivi di dubbio e di inquietudine”.

Chiedendomi di dare un parere sull’ormai celebre “Lettera dei generali”, Will Lloyd di UnHerd nota giustamente: “Ciò che sembra più straordinario del furore che è seguito è che così poche persone hanno messo in discussione la premessa della lettera che la Francia è sul punto di implodere”.

Questo è davvero sorprendente. Perché la Francia? Perché la Francia piuttosto che qualsiasi altro paese europeo quando gli altri sembrano trovarsi in una situazione più o meno simile e talvolta peggiore?

Potrei anche ammettere fin dall’inizio che non ho una soluzione a questo mistero (anche se conosco bene la Francia e sono un francese). Cercherò di evitare di addentrarmi in nozioni confuse del tipo “psicologia delle nazioni”; ma sarà difficile.

Dal punto di vista del terrorismo islamico, è vero che, per un certo periodo, la Francia è stata particolarmente presa di mira dall’Isis, ritenendo (non senza ragione) che la Francia li avesse attaccati intervenendo in Siria e in Iraq. Ma quei tempi sono passati, e se si considerano gli ultimi decenni, vediamo che anche la Gran Bretagna, la Spagna, il Belgio e, in misura minore, la Germania hanno subito attacchi terroristici assassini e sanguinari. Quello che sarebbe difficile, infatti, è trovare un paese al mondo che sia stato risparmiato dalla violenza islamica.

Il crimine e la violenza, legati più o meno alla droga, sono davvero più devastanti in Francia che in altri paesi europei? Non ne ho idea, ma mi sorprenderebbe un po’; se fosse così, i giornalisti francesi non avrebbero mancato di sottolinearlo.

C’è in Francia una vaga e diffusa atmosfera di autoflagellazione un qualcosa che aleggia nell’aria come un gas. Chiunque visiti la Francia e guardi la televisione non può non essere colpito dall’ossessione dei suoi presentatori, giornalisti, economisti, sociologi e specialisti assortiti: passano la maggior parte del loro tempo in onda paragonando la Francia ad altri paesi europei, invariabilmente, sempre con l’obiettivo di sminuire la Francia.

In generale, è sufficiente indicare la Germania; ma a volte la Germania non ha un così buon record, così si fa riferimento alla Scandinavia, ai Paesi Bassi e, più raramente, alla Gran Bretagna. Qualunque sia l’argomento, è ovviamente sempre possibile scoprire un paese superiore a noi; ma un tale piacere estremo nell’essere masochista è sorprendente.

Questo è solo un dettaglio. Un argomento di gran lunga più importante, poiché non è solo un sintomo del declino ma il declino stesso – il declino nella sua stessa essenza – è naturalmente la demografia. Recentemente, politici e commentatori sono stati disturbati nell’apprendere che l'”indice sintetico di fertilità” (cioè il numero di figli per donna) è sceso in Francia a 1,8 [1]

Una tale cifra sarebbe un sogno che si avvera per i paesi dell’Europa del Sud: per l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Grecia, dove il tasso è di 1,3.[2] È ancora peggio in Asia, in parti del mondo tanto tecnologicamente avanzate quanto lontane ma generalmente ammirate. Il tasso di Singapore e Taiwan è dell’1,2.

La Corea del Sud è solo a 1,1. Questo paese rischia di perdere un decimo della sua popolazione entro il 2050; se continua così avrà una sola possibilità di sopravvivenza: annettere la Corea del Nord, che è a 1,9. Sto scherzando, ma nemmeno troppo.

Con un tasso di 1,4, i giapponesi stanno quasi arrancando, il che è sorprendente, dato che le notizie più divertenti sul declino delle nascite vengono tipicamente dal Giappone. Queste notizie sono così folli che esito a ripeterle (ma l’improbabile a volte è vero):

  • I vecchi sono apparentemente così numerosi in Giappone che non possono più essere ospitati, quindi devono trovare un modo di infrangere la legge per trovare alloggio in prigione.
  • Si dice che il governo giapponese debba trasmettere video pornografici in prima serata sulla televisione pubblica, per stimolare gli appetiti sessuali delle coppie giapponesi. Dopo tutto, scopare finisce per produrre qualche figlio.

In Francia, è chiaro che non siamo scesi al loro livello, almeno non del tutto. La verità è che l’ossessione francese per l’idea di declino è tutt’altro che nuova. Jean-Jacques Rousseau afferma da qualche parte (o è Voltaire? Sono troppo pigro per controllare; questi autori sono noiosi da leggere. Comunque, è uno dei due), che prima o poi, e “la cosa è certa”: saremo schiavizzati dai cinesi.

La Francia a volte mi ricorda uno di quei vecchi ipocondriaci che non smettono mai di lamentarsi della loro salute; quelli che dicono continuamente che questa volta hanno davvero un piede nella fossa. La gente di solito risponde con sarcasmo: “Stai a vedere che finirà per seppellirci tutti”.

Gli Stati Uniti d’America sembrano invece aver eretto l’ottimismo a principio dell’esistenza. Si può dubitare della solidità di questo atteggiamento. Quando Joe Biden afferma che “l’America è di nuovo pronta a guidare il mondo” (anche qui, sono troppo pigro per trovare la citazione esatta; Biden è persino più noioso di Voltaire), lo interpreto immediatamente come:

  • L’America non tarderà ad imbarcarsi in una nuova guerra;
  • Come sempre, finirà per comportarsi come un pezzo di merda;
  • Sprecherà un sacco di soldi, rafforzando il disgusto quasi universale di cui è il bersaglio; questo permetterà alla Cina di rafforzare la sua posizione.

No, in realtà non si tratta di un “suicidio francese” – per evocare il titolo del libro di Eric Zemmour – ma di un suicidio occidentale o piuttosto di un suicidio della modernità, visto che i paesi asiatici non vengono risparmiati. Ciò che è specificamente, autenticamente francese è la consapevolezza di questo suicidio. Ma se acconsentiamo a mettere da parte per un momento il caso particolare della Francia (e sarebbe davvero saggio farlo), la conclusione diventa chiarissima: la conseguenza inevitabile di ciò che chiamiamo progresso (a tutti i livelli, economico, politico, scientifico, tecnologico) è l’autodistruzione.

Rifiutando ogni forma di immigrazione, i paesi asiatici hanno optato per un suicidio semplice, senza complicazioni o disturbi. I paesi dell’Europa meridionale sono nella stessa situazione, anche se ci si chiede se l’abbiano scelta consapevolmente. I migranti sbarcano in Italia, in Spagna e in Grecia, si, ma sono solo di passaggio, senza contribuire a sistemare l’equilibrio demografico, anche se le donne di questi paesi sono spesso molto desiderate. No, i migranti sono attratti irresistibilmente dai formaggi più grandi e più grassi, i paesi del Nord Europa.

Dovrei menzionare di sfuggita l’opinione di sinistra/progressista/umanista: non si tratta di un suicidio, ma di una rigenerazione. La composizione etnica si modifica, certo, ma nell’essenziale tutto il resto rimane invariato: la nostra repubblica (o meglio, in Europa, soprattutto la nostra monarchia), la nostra cultura, i nostri valori, il nostro “Stato di diritto”, tutta questa roba. Sento talvolta difendere questa opinione (anche se sempre più raramente).

Il 45% dei francesi che crede, invece, in una guerra civile imminente contribuisce a dimostrare (ed è quasi carino) che la Francia rimane una nazione di millantatori.

Bisogna essere in due per fare la guerra. I francesi prenderanno le armi per difendere la loro religione? Non hanno più una religione da molto tempo; e in ogni caso, la loro vecchia religione è quella in cui si offre la gola alla lama del macellaio.

Sarebbe allora una guerra per difendere la loro cultura, il loro modo di vivere, il loro sistema di valori? Di cosa stiamo parlando esattamente? E supponendo che esista, vale la pena combattere per questo? La nostra “civiltà” ha davvero ancora qualcosa di cui essere orgogliosi?

L’Europa mi sembra a un bivio. Leggere Pascal mi aiuta molto: ma, come lui, non vedo “altro che motivi di dubbio e di angoscia”.

Michel Houellebecq – https://unherd.com/2021/06/the-narcissistic-fall-of-france/

Scelto e curato da Jean Gabin