Alla luce di quanto abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, ci sembra che si possa affermare che un espediente come il green pass non abbia solide basi scientifiche su cui reggersi. Limitare le libertà della persona sulla base di criteri che di scientifico non hanno poco se non proprio nulla, solitamente, si configura come arbitrio. Ad onore del vero, non pare neppure esserci conformità alla legge. Tanto per iniziare, vi sono alcune normative europee con cui il rilascio del green pass è in contrasto. La prima di queste normative è la risoluzione 2361/2021 del Consiglio d’Europa, che recita esplicitamente che occorre “garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sottoposto a pressioni per farsi vaccinare, se non lo desidera farlo da solo” ma anche che si deve altresì “garantire che nessuno sia discriminato per non essere vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato1.

La seconda è il Regolamento UE 953/21 il quale invece riporta quanto segue: “It is necessary to prevent direct or indirect discrimination against persons who are not vaccinated, for example because of medical reasons, because they are not part of the target group for which the COVID -19 vaccine is currently administered or allowed, such as children, or because they have not yet had the opportunity or chose not to be vaccinated”.2 In quest’ultimo caso, si è preferito riportare la versione in inglese del testo perché stranamente – per un errore di traduzione ci si è giustificati – in quella italiana ci si era dimenticati di specificare che non si può discriminare anche chi ha scelto di sponte sua di non farsi vaccinare3.

Pur professando la nostra ignoranza in fatto di diritto, sembrerebbe chiaro che la normativa europea proibisca esplicitamente il ricorso al green pass da parte dei governi europei, per lo meno nelle modalità stabilite dai governi italiano e francese. Ci si chiede pertanto se non vi sia un qualche giudice che sollevi, se non proprio un problema di costituzionalità, almeno un problema di conformità del decreto legge del governo italiano sul green pass con la normativa europea. Insomma, sono anni che le peggiori manovre “lacrime e sangue” imposte al popolo italiano sono state stabilite in nome del classico “ce lo chiede l’Europa”. Possibile che questo valga solo quando si tratti di accogliere migranti, aumentare le tasse, tagliare servizi ai cittadini, chiudere ospedali, rinunciare a conquiste salariali, ma non quando il rispetto delle normative europee casualmente sarebbe a beneficio del popolo italiano? Un intervento da parte dell’Europa sarebbe d’uopo in questo caso: giusto per sapere se nel frattempo è diventato reato essere sani e godere di buona costituzione.

Invece capita di dover ascoltare un giudice emerito della Corte Costituzionale dichiarare che il governo ha preso la strada giusta introducendo il green pass perché questo non lederebbe in alcun modo i diritti costituzionali della persona. Anzi, costui ha fatto intendere di essere così entusiasta dell’operato del governo da sentirsi in dovere di rincarare la dose arrivando ad asserire di considerare coloro che rifiutano la vaccinazione alla stregua di quelle persone bifolche ed ignoranti che nel Settecento per creduloneria bruciavano le streghe sui roghi4.

Noi vogliamo solo ricordare da comuni e onesti cittadini rispettosi della legge e ligi al dovere che il diritto non dovrebbe mai prescindere da giustizia e verità. E giusto per restare in tema di verità, ci si permette di ricordarne una che viene questa volta dal Giappone. Nel paese del Sol Levante sono state ritirate dalla circolazione diverse milioni di fiale prodotte da Moderna in quanto trovate contaminate da particelle di colore nerastro non ben identificate5. Secondo quanto riferito dalla televisione pubblica giapponese, si presume che queste particelle estranee siano di tipo metallico, dal momento che sarebbero attratte da un magnete6.Che coincidenze! Non si può fare a meno, a questo punto, di ricordare i molti video che circolano in rete di persone che, una volta vaccinate, sarebbero divenute a loro volte “magnetiche”, nel senso che ponendo un magnete sul punto in cui hanno ricevuto l’inoculazione, questo rimarrebbe attaccato alla pelle. Ovviamente, i vari debunker di professione si sono affrettati nel confutare la notizia, parlando di bufale da parte di no-vax terrappiattisti. Sia quel che sia, rimane il fatto che le autorità sanitarie nipponiche hanno proprio parlato di sostanze con proprietà magnetiche più o meno accidentalmente finite nei vaccini. E questo è un dato di fatto incontrovertibile che ha portato a questa clamorosa decisione di ritirare dal commercio milioni di fiale.

Secondo altri studi – che si riportano solo per completezza di informazione – la sostanza in questione potrebbe essere ossido di grafene7. Il grafene è un materiale particolare, scoperto solo alcuni anni fa, che possiede qualità eccezionali nella conduzione di energia. “Quando gli atomi di carbonio si legano in maniera casuale, si ottiene la grafite, quella delle matite, per intenderci. Quando invece la struttura è ordinata, ecco che abbiamo il diamante. Da pochi anni è comparso un nuovo materiale fatto di carbonio, il grafene: ha una struttura ordinata, ma solo due dimensioni. Si tratta infatti di un “foglio” dello spessore di un singolo atomo e dalle proprietà fantascientifiche”8. Curiosamente, l’immagine vettoriale9 del grafene appare come l’unione di tre esagoni aventi come vertici gli atomi di carbonio.

Tre esagoni; ogni esagono ha sei lati; in totale quindi 18 lati, uno per figura. Ossia 6, 6 ed ancora 6 lati. Chissà che significato potrebbe avere? Boh! Mistero!

Ma bando alle ciance e ritorniamo a noi. Dovendosi dare oramai per scontato come la magistratura italiana non si senta in dovere di dissentire dal potere esecutivo, di cui a quanto pare condivide appieno l’operato, ci domandiamo se vi sia forse qualcuno che, all’interno dello stesso gabinetto di governo, al contrario senta in tutta coscienza la necessità di manifestare la propria contrarietà nei confronti di un provvedimento che così tanto malumore sta suscitando presso l’opinione pubblica nazionale. A dire il vero, non pare proprio.

Ad esempio, il viceministro della sanità ha appena manifestato tutta la sua angoscia di fronte al fatto che il covid sia così terribile da mietere più vite del cancro. È talmente angustiato al pensiero che vorrebbe prendere “a calci nel sedere” chi si ostina a mettere a repentaglio la salute altrui non vaccinandosi10. In realtà, l’iracondo viceministro non la racconta giusta. Uno qualsiasi dei suoi innumerevoli portaborse istituzionali gli avrebbe potuto rammentare che ogni anno in Italia muoiono poco meno di 200.000 persone causa cancro; molte più di quante ne siano morte di covid dall’inizio della pandemia11. A tal riguardo, sommessamente ci permettiamo di sottoporre all’attenzione del viceministro il seguente grafico, elaborato nientemeno che dal dottor Malone12, l’inventore della tecnologia mRNA alla base di alcuni vaccini anti-covid.

Vi si può vedere come in Africa, là dove si è generalizzato l’uso del famoso antiparassitario per cavalli (cioè l’ivermectina), quasi non si crepi più per causa di covid. Qualcuno potrà far presente che è normale che nel continente nero, abitato prevalentemente da giovani, la gente tenda a morire di covid meno che altrove, dato che le possibilità che un giovane in buona salute ne muoia sono di poco superiori allo 0%. Tuttavia vi sono forti differenze da paese a paese. E l’unica discriminante esistente – per quanto è dato sapersi – è proprio l’uso generalizzato di questo antiparassitario in quei paesi che ancora non hanno visto i loro leader politici defungere anzitempo in maniera inaspettata.

Tuttavia dall’altra parte del pianeta c’è il Giappone, che al contrario è il paese più vecchio al mondo13. In teoria, lì, in Giappone, con tutti i vecchi decrepiti che ci sono, il covid avrebbe dovuto fare una strage. Invece no. È successo esattamente il contrario. Nel 2020, anno di pandemia universale, in Giappone hanno persino avuto un calo generalizzato nel numero dei decessi14. Anzi, pare addirittura che i giapponesi abbiano travato il covid meno letale della comune influenza15. Come mai? Saperlo… Comunque in Giappone i medici si possono spendere pubblicamente perché l’uso dell’ivermectina diventi generalizzato senza che qualcuno li accusi di cialtroneria o peggio ancora li minacci di mandargli gli ispettori ministeriali. Lì possono persino andare in TV e raccontare quanti pazienti di covid hanno potuto guarire semplicemente somministrando loro questo antiparassitario per animali16 .

Oltretutto l’ivermectina è un farmaco dal costo irrisorio: immagino che molti non vaccinati, minacciati un giorno sì e l’altro pure da presunti sottoscrittori del giuramento di Ippocrate di non venire curati qualora si ammalassero di covid, sarebbero ben contenti di doversi pagare di tasca propria le cure necessarie, purché queste consistano proprio nell’ivermectina.

Ed i parlamentari? Ci possiamo forse dimenticare di loro? Forse che tutti gli onorevoli o senatori, dall’alto dei propri scranni parlamentari che comportano una robusta retribuzione, trovino ineccepibili le misure dell’esecutivo? In definitiva, la nostra è una repubblica parlamentare. Sicché è importante sapere cosa i cosiddetti rappresentanti del popolo ne pensano, essendo il parlamento, eletto a suffragio universale, l’espressione diretta della sovranità popolare. Manco a dirsi, questo è un tasto molto dolente. A dir la verità, qualche voce fuori dal coro c’è. Ma questi sono pochi e valgono come il due di picche quando la briscola è quadri; ergo, non contando nulla possono sbraitare finché vogliono che tanto non vanno da nessuna parte. Per amore di patria, si preferirebbe stendere un velo pietoso sulla maggior parte di questi rappresentanti del popolo. Ma ci tocca. Dunque ci limiteremo a brevi considerazioni.

Iniziamo col partito di maggioranza relativa, ossia il M5S, campioni del mondo nel saper perdere consenso elettorale in meno di un amen. Dicevano che avrebbero aperto il parlamento come una scatola di sardine17; oggi sono loro le sardine. Dicevano anche che la gente sarebbe stata la loro scorta; oggi non possono più circolare senza una scorta18. Dicevano persino di aver abolito la povertà19: probabilmente si riferivano alla loro, di povertà, giacché gli italiani – come abbiamo già visto nella prima parte del presente articolo – ci sono sempre più indigenti in Italia. Inutile proseguire oltre: si ha il sospetto che costoro venderebbero anche la propria madre per restare attaccati alla classica cadrega, nonché alle ricche prebende cui molti di loro dovranno comunque rinunciare a partire prossima legislatura.

E la destra? Quella destra che non si sa bene se sia al governo oppure all’opposizione? Beh, una sola immagine è sufficiente per spiegare tutto. La destra ha come leader questo tizio qua:

Piuttosto sconfortante… Non si ha proprio l’impressione che il personaggio immortalato in queste foto abbia il carisma e le qualità per guidare l’Italia in un momento così buio. Non ha proprio il phisique du rôle del leader. Piuttosto del contadinotto, a giudicare dalle immagini bucoliche che posta.

La sinistra? Dobbiamo proprio parlare della sinistra? Ci dobbiamo proprio far così male? Ecco, dovendone parlare, ci tocca dire che sono così buoni, democratici e soprattutto antifascisti da voler bombardare chi ha la sola colpa di non pensarla come loro20. Ma d’altronde, perché stupirsene? Quella è sempre stata la loro natura: non sono mai stati dalla parte del popolo italiano. Adesso hanno anche una ghiotta possibilità per manifestare il proprio livore verso gli italiani senza alcun freno. Stanno solo togliendosi la maschera. Altro non c’è da dire. Troppo infimi i personaggi in questione per perdere ancora tempo con loro.

Giusto per completare il giro per così dire istituzionale, rimarrebbe da menzionare il nostro benemerito capo dello stato, garante della costituzione e quindi in ultima istanza anche delle libertà che essa ci assicura. Malauguratamente ci tocca constatare come le sue ultime dichiarazioni siano piuttosto sconcertanti mancando – diciamo così – di coerenza:

Vorremmo solo fare presente che la libertà dovrebbe essere una qualità intrinseca della persona. Cioè si nasce liberi. Quando essa diventa una concessione da parte di qualche altro potere che si percepisce come superiore, per definizione non può più essere chiamata libertà. Insomma, concordiamo appieno col presidente della repubblica quando asserisce che “la storia insegna che quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendo sempre una piega tragica e distruttiva”. Non potremmo essere maggiormente d’accordo col presidente che con queste sagge parole ha toccato il nostro cuore in profondità. È quindi con dolore che apprendiamo di queste sue ultime esternazioni che ci stupiscono perché, in tutta franchezza, ci sembrano piuttosto in contrasto con quelle prime che così tanto ci hanno emozionato.

Da ultimo non rimane altro che di parlare del quarto potere, la stampa ed i giornalisti tutti, cioè i tanto decantati cani da guardia della democrazia. Ma che cani da guardia! Piuttosto cani da riporto! Già oltre un secolo fa Mark Twain, il celebre scrittore americano, che era stato lui stesso giornalista in gioventù, aveva fornito una descrizione assai tranchant ma perfetta della professione giornalistica: “Tuttavia, il problema maggiore è che i più ignoranti – ossia la stragrande maggioranza dei cittadini americani e del mondo – credono e vengono plasmati e convinti da ciò che leggono sui giornali, ed è qui che le menzogne fanno disastri. Questo abominevole potere, l’opinione pubblica di una nazione, in America è in mano a un’orda di gretti, sempliciotti che se la suonano e se la cantano, che non sono buoni nemmeno per scavare i fossi o cucire le scarpe e si sono infilati nel giornalismo mentre stavano per finire dritti dritti sotto un ponte. Personalmente conosco centinaia di giornalisti e l’opinione della maggior parte di loro non vale un centesimo in privato; ma quando scrivono sulla carta stampata, è il giornale che parla (il minuscolo scrivano non è visibile), e le loro affermazioni agitano la comunità come i tuoni della profezia”21. Lo stesso Twain soleva dire: “il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso”22. Oggi la professione del giornalista è talmente degenerata che è diventato senza importanza che si sappia distinguere il vero dal falso: tanto si pubblica sistematicamente il falso.

C’entra forse qualcosa questo?

In conclusione, va detto che non ci sarebbe stato bisogno di riempire di inchiostro così tante pagine per capire che, tecnicamente parlando, l’Italia difficilmente può essere considerata ancora una democrazia (sempre che lo sia mai stata per davvero). Finché vi è stata la parvenza di esserlo, siamo stati in grado di diventare una potenza economica a livello mondiale, dove venivano garantite condizioni di vita invidiabili a buona parte della popolazione. Dopo che anche questa parvenza è cessata, il declino è stato incredibilmente repentino: nel volgere di una trentina di anni siamo passati dall’essere il paese del bengodi ad una latrina a cielo aperto, in cui il potere statale considera persino superfluo il suo stesso popolo.

Quello che ci preme sottolineare è che mai prima d’ora un presidente del consiglio dei ministri italiano aveva avuto la possibilità di concentrare così tanto potere nelle proprie mani. Questa lunga disamina ci deve portare a capire che oggi come oggi nessuno dei poteri in cui tradizionalmente si suddivide una democrazia pare nelle condizioni di opporglisi. Come tutto questo sia successo è difficile da spiegare. Non è avvenuto dall’oggi al domani, è stato un processo estremamente lento ma inesorabile, riassumibile nella strategia cosiddetta della rana bollita. Negli ultimi decenni le cosiddette istituzioni democratiche hanno subito un continuo deterioramento: non solo nelle loro funzioni e prerogative, ma soprattutto dal punto di vista morale. Persone indegne ne hanno occupato i gangli vitali corrompendosi e corrompendoli senza soluzione di continuità.

Sta di fatto che probabilmente neppure Mussolini era arrivato a avere così tanto potere concentrato nella propria persona. Per quanto autoritario, il regime fascista doveva pur sempre costantemente confrontarsi con poteri che in ogni momento potevano mettergli i bastoni tra le ruote. Vi era la Monarchia, vi era soprattutto la Chiesa Cattolica. Infatti, complice anche la disfatta nella guerra, la caduta del fascismo è stata incredibilmente rapida: è bastata una congiura di palazzo.

Ma oggi l’innominabile premier si ritrova in una posizione ancor più “privilegiata: ha la strada spianata per fare dell’Italia e di noi italiani tutto ciò che vuole. Non sorprende che minacci di mettere l’obbligo vaccinale anche se, come abbiamo visto, non vi è alcun fondamento scientifico o sanitario per doverlo fare. Anzi, le evidenze scientifiche ci dicono il contrario. Nota bene: lo si chiama innominabile non con intenti dispregiativi ma perché si ha persino timore nel menzionare il suo nome, tanto potere ha accumulato. Il suo nome oggi deve incutere paura. Al contempo, questo articolo non vuole essere una critica diretta verso la sua augusta persona. In realtà, ha poca importanza il nome di chi oggi siede a Palazzo Chigi. Che si tratti di Tizio, di Caio o di Sempronio non conta nulla. Le nostre critiche sono rivolte verso le istituzioni italiane tout court che, lasciandosi corrompere ed indebolire, hanno cancellato quel poco di democrazia reale che è esistita nel nostro paese.

Coerentemente, si dovrebbe chiamare il primo ministro non più capo di governo, ma di una governance. Pochi giorni fa, su Orazero è stato pubblicato un interessante articolo, alla cui lettura si rimanda, con la traduzione di un’intervista alla giurista francese Valérie Bugault23. Ella sottolineava come le istituzioni ufficiali in Francia, ma sicuramente ovunque in Europa occidentale, sono state di fatto sospese: “bisogna subito aggiungere, per la chiarezza del dibattito, che le popolazioni di per sé costituiscono storicamente il concetto di Stato; cioè, le popolazioni sono intrinsecamente gli elementi costitutivi della nozione politica di Stato. Ne consegue che uno Stato assunto da una casta di compradores non è, da un punto di vista giuridico e istituzionale, che un guscio vuoto, un abuso del concetto di Stato, in altre parole, un abuso del diritto internazionale pubblico”.

Questo è proprio il punto: in occidente gli stati sono ormai gusci vuoti e certo non fa eccezione quello italiano. Ma non è la democrazia ad essere in pericolo. Che piaccia o no, la sensazione è che questa sia ormai andata, kaputt. Probabilmente non la rivedremo mai. Chi oggi lotta in nome della democrazia ha già perso in partenza, perché lotta per un qualcosa che non c’è più e che forse addirittura non c’è mai stata, per lo meno non nel senso in cui ce l’hanno sempre rappresentata. Bisogna giungere ad un’amara conclusione: la democrazia ha fallito nel mantenere la libertà. Libertà e democrazia non vanno a braccetto. Non sono necessariamente sinonimo, come i più sono propensi a credere. Identificare la libertà nella democrazia è un errore. E questo errore oggi, con gli stati nazionali divenuti gusci vuoti, dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti.

Formalmente, viviamo ancora in una democrazia. Ma come, direte voi? Si è appena scritto che essa non c’è più!? Eppure è così. I tecnicismi alla base del potere democratico non sono stati intaccati: abbiamo pur sempre un premier che ha regolarmente ricevuto il sostegno del parlamento, depositario della sovranità popolare, ed un esecutivo che opera, sotto la supervisione del presidente della Repubblica, in conformità con le leggi dello stato senza che la magistratura senta il dovere di intervenire. Formalmente, una situazione ineccepibile. Ma solo formalmente perché, di fatto, il popolo non è più libero né sovrano. Abbiamo perso gran parte delle nostre libertà. E – speriamo di noi – presto potremmo perdere pure quella più sacra di tutte: quella di poter fare del nostro stesso corpo ciò che si vuole. Ma le istituzioni democratiche sono ancora al loro posto e funzionano secondo i dettami della costituzione. Quindi, tecnicamente parlando, siamo ancora in democrazia. Ma senza avere libertà.

Ciò che noi chiamiamo democrazia non è altro che la dittatura della maggioranza. Mark Twain aveva ragione: è così facile manipolare la maggioranza! La si manipola in modo tale che oggi essa ha finito col chiamare il bene male ed il male bene. E la libertà schiavitù. Quando il Male prende possesso della maggioranza degli elettori e soprattutto delle istituzioni, la democrazia diventa un inferno. Il Male oggi è ovunque, infesta tutto quanto. Ah, la nostra triste Italia. Soffochiamo nel Male. Esso ci circonda ovunque. Abbiamo la tremenda sensazione di affogarci dentro. Esso ci divora dal di dentro ed abbiamo la sensazione di non aver alcuna via di uscita. Qual demone maligno ha mai potuto fare questo alla nostra democrazia? Esso ci azzanna la testa, rende putrescenti le nostre idee, offusca la memoria, obnubila il pensiero e distrugge tutti i nostri principi morali ed inficia la nostra visione della realtà. La tristezza e la paura si sono impossessate di noi.

Quello da cui siamo governati è indiscutibilmente un potere legale, in quanto conforme alla legge. Ma non necessariamente legittimo, perché non tutela le libertà. No, oggi non bisogna lottare per la democrazia che non è che un falso miraggio, ma direttamente per la libertà. Bisogna lottare per un qualcosa che sia altro dalla semplice dittatura della maggioranza. È questo un qualcosa di cui ancora non abbiamo una chiara percezione. Sappiamo che c’è ma non siamo ancora in grado di intravvederlo né di definirne i confini. Ma c’è, sentiamo che c’è. Lo stiamo aspettando e lo bramiamo con tutte le nostre forze.

Padre Pio, che aveva il carisma della veggenza, fece una profezia alquanto singolare: nel 1946, quando ancora gli italiani stentavano a lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra, egli profetizzò a Maria José del Belgio24, l’ultima regina italiana, il ritorno della famiglia Savoia al trono d’Italia. In uno scambio epistolare con la regina, il Santo di Pietrelcina le confidò che la casa Savoia avrebbe perso il trono e che la pianta principale del casato sarebbe seccata ma che “un virgulto sarebbe sbocciato ridando onore e forza alla famiglia riottenendole il regno”25. Allora era un qualcosa che sembrava incredibile potesse avvenire. L’Italia era uscita devastata da una guerra di cui la monarchia fu considerata in parte colpevole. Quel che è peggio è che all’indomani dell’8 settembre i Savoia tradirono gli italiani dandosi alla fuga a Brindisi e lasciando quindi l’esercito, ed il popolo italiano tutto, senza una guida. Non a caso, quello stesso anno si svolse il referendum che diede nascita alla Repubblica italiana, abrogando la monarchia.

Probabilmente Padre Pio si riferiva, parlando di virgulto che nasce dalla pianta principale, al ramo cadetto dei Savoia, il ramo Savoia-Aosta. È bene ricordare che, a differenza del casato principale, alcuni membri di questo ramo cadetto non vennero mai meno ai propri doveri verso il popolo italiano, pagando questa loro fedeltà con la deportazione presso un campo di concentramento tedesco. In più va ricordato che secondo la legge salica26 sarebbe proprio questo ramo cadetto a conservare il diritto di pretendere al trono d’Italia. Il casato principale non vanterebbe più alcun diritto dinastico a seguito del matrimonio non concordato tra Vittorio Emanuele di Savoia (sulle cui tristi vicende giudiziarie si preferisce soprassedere) e la borghese Marina Ricolfi Doria27.

Sia quel che sia, la profezia di Padre Pio resta sorprendente. Sembra impossibile, ancora oggi, che vi possa essere un ritorno della monarchia in Italia, anche se sotto la forma di una monarchia costituzionale. Siamo così ancorati all’idea stessa di democrazia che il pensiero che vi possa ancora essere una famiglia di ex regnanti con la pretesa di assurgere al trono d’Italia ci viene da sorridere, tanto questo pensiero ci appare assurdo. Però oggi viviamo in tempi interessanti (anche se invero il famoso proverbio cinese “che tu possa vivere tempi interessanti” va inteso piuttosto come una maledizione). E di questi tempi, interessanti ma soprattutto maledetti, nulla si può escludere a priori. Si diceva poc’anzi che a essere in discussione non è tanto la tenuta democratica del paese, quanto proprio la tenuta dello stesso stato italiano. Se la maggior parte degli stati occidentali sono diventati gusci vuoti, non si può escludere il loro prossimo venturo collasso. Non sarebbe che un evento naturale. Anzi, non ci si può augurare altro che collassino il più rapidamente possibile. Sarà eventualmente un avvenimento improvviso, inaspettato, che coglierà tutti di sorpresa e lascerà i più nel panico totale. Ma la verità è che i popoli sono ormai divenuti superflui agli occhi delle élite a capo delle istituzioni statali, che pure nascono per dare un involucro di potere materiale a questi medesimi popoli.

Per il misticismo orientale, il corpo umano non è altro che un involucro materiale che contiene la nostra anima ed il nostro spirito. Rescisso il cordone d’argento che lega l’anima al corpo, l’anima se ne va ed il corpo deperisce. Possiamo considerare l’entità statale come una sorta di involucro materiale che ingloba l’anima e lo spirito di un popolo. Ma oggi gli stati occidentali, per lo meno nella loro esteriore espressione di potere, appaiono quasi in guerra contro i loro stessi popoli, quindi contro le anime di questi ultimi. La stessa immigrazione incontrollata che sta devastando da qualche anno a questa parte i paesi europei, lungi dall’essere l’affermazione di un moto d’animo altruistico supremo, non può che portare alla morte spirituale di questi popoli medesimi. I confini vanno difesi perché difendendoli si difende l’anima di un popolo. In caso contrario, la si uccide. Al contrario, oggi gli stati considerano i loro stessi cittadini come loro esclusiva proprietà. Se lo stato vuole, ed oggi lo sta volendo, può persino disporre della loro sostituzione. La famiglia stessa diventa superflua. I figli non sono più di una madre e di un padre che li hanno messi al mondo. Essi appartengono allo stato che ne dispone come meglio crede.

Perché negare che la profezia di Padre Pio non si possa avverare? Sembra impossibile ipotizzare il ritorno alla monarchia in Italia. Eppure questo stato in cui viviamo è un non stato, è la negazione dello stato stesso. È contro natura. Ed in quanto tale, è destinato a collassare, di morire di morte naturale. E non sarà certo la nostra costituzione repubblicana, pomposamente definita la più bella del mondo, che lo salverà restituendoci quelle libertà oggi perduta a cui aneliamo.

Cosa faremo quando le istituzioni statali si sfalderanno? La democrazia non potrà più essere necessariamente la soluzione. Ed ecco che la profezia di Padre Pio rientra in gioco. D’altronde, come diceva il santo russo ortodosso San Giovanni di Kronštad28, “L’inferno è una democrazia ma il Cielo un Regno”.

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  • 5 https://scenarieconomici.it/il-giappone-blocca-un-altro-milione-di-dosi-moderna-il-titolo-cala-in-borsa/
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  • 27 https://it.wikipedia.org/wiki/Linea_di_successione_al_trono_d%27Italia
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