Per lungo tempo, le città europee (e del resto del mondo) sono cresciute organicamente intorno alle esigenze sociali, economiche e politiche della popolazione. Il risultato sono state le ben note e molto amate forme di città antiche, cittadine e villaggi, costruite in legno, mattoni o pietra. Questo modello è rimasto immutato per secoli. Poi sono arrivate due “guerre mondiali”.

Sulla loro scia sorse l’iniziale spinta liberal-globalista e contemporaneamente, il blando e colto “stile internazionalista” dell’architettura (il precursore dell’odierna politica di identità e genere). I due impulsi erano collegati: Entrambi sono nati dal (comprensibile) sentimento popolare “Mai più (guerra)”.

I liberali a partire dal XIX secolo avevano pensato che una volta che i grandi regimi Imperiali europei, il Nazionalismo e l’ “appartenenza” culturale fosse stata cancellata, avremmo vissuto pacificamente insieme e realizzato il nostro destino in modo produttivo e utopico.

Il liberalismo dell’Europa occidentale era diventato, per così dire, la “moneta” retorica (e letterale) del mondo (cioè il dollaro), e l’architettura internazionalista ha assunto una sorta di appropriata universalistica leggerezza e omogeneità che sembrava sottoscrivere le pretese del liberalismo, alla convergenza umana e al cosmopolitismo. Era tuttavia, esplicitamente concepita come uno strumento per espellere la cultura come un insieme di costumi, un modo di essere, che ha valore solo perché è proprio – del mondo.

Gli aeroporti, in tutto il mondo, sembravano gli stessi. Gli alberghi e i centri cittadini divennero così “universali” così che era difficile ricordare in quale città si trovasse. Ovunque si accettava il dollaro. Queste erano le “merci” che una valuta globale e una “narrazione” del globalismo portavano con sé. Dava la sensazione che l’ “ethos” illuminista contenesse il germe di qualcosa di veramente universale.

Beh, era illusorio, tutto ciò che sembra essere globalmente ovunque, piuttosto che da qualche parte, dava un falso segnale. Non era affatto universalismo, come si è rivelato, ma una momentanea esplosione di eurocentrismo.

Oggi, con il crollo del “soft power” dell’America e con la società americana tormentata ed erosa dalle diatribe interne, nemmeno l’illusione dell’universalismo può essere sostenuta. Il sudicio del “falso segreto” del liberalismo è stato svelato: I suoi principi fondamentali potevano essere proiettati come un progetto universale, solo se sostenuto dal potere. Ai tempi di J.S. Mill, [1806 – 1873, filosofo inglese, economista, politico liberale classico, NDT] la rivendicazione civile serviva all’Europa per la convalida coloniale. E Mill lo ha tacitamente riconosciuto quando ha convalidato la bonifica delle popolazioni indigene americane, come categoria di popolazione non produttiva.

Ora, con il liberalismo ampiamente inteso come il Dio che ha fallito, altri stati si stanno facendo avanti, offrendo se stessi come stati separati, ugualmente convincenti, come stati “civiltà”. Rifiutano il modello di Stato nazione occidentale. E come stati civilizzati, sono organizzati intorno alla cultura piuttosto che alla politica. Legato a una civiltà, lo stato ha il compito fondamentale di proteggere una specifica tradizione culturale. La sua portata comprende tutte le regioni in cui tale cultura è dominante.

Qual è il punto dunque? Molte cose che sembravano solide e separate, erano in realtà tutte interconnesse attraverso l’universalismo (tenute insieme attraverso la grande illusione): il dollaro, il gruppo di “Davos” e il Great Reset, il sistema monetario e sì anche la nostra orribile architettura contemporanea e “l’interior design”, tutti reperti di un mondo privo di cultura.

Il punto saliente è che il liberalismo occidentale non è più funzionale (ma adatto solo ad alcuni Stati americani e ad alcuni ambienti europei). Una potente dinamica centrifuga è all’opera. E la perdita del suo pilastro del potere (il potere degli Stati Uniti), e di conseguenza la sua funzionalità, lascia l’Europa nuda.

Le monete digitali accelereranno semplicemente la forza centrifuga – scindendo le nostre monete familiari e i sistemi monetari. La Fed sta esaminando una moneta digitale; la Cina ha una moneta digitale della Banca Centrale (CBDC), e la Russia, l’Iran, il Regno Unito e l’Italia sono tra coloro che stanno pianificando le proprie CBDC. Anche Davos, naturalmente, vuole il digitale per il suo progetto di tecnocrazia esplicitamente illiberale.

In un incontro con gli ambasciatori di Francia dello scorso anno, il Presidente Macron ha affermato che Cina, Russia e India non fossero solo rivali economici, ma “veri e propri Stati e civiltà … che non solo hanno sconvolto il nostro ordine internazionale, ma hanno assunto un ruolo chiave nell’ordine economico e hanno anche rimodellato con grande forza l’ordine politico e il pensiero politico che ne deriva, con molta più ispirazione di quanta ne abbiamo noi”.

Avvertendo il suo pubblico dicendo: “sappiamo che le civiltà stanno scomparendo; anche i Paesi. L’Europa scomparirà”, Macron ha elogiato i progetti di civilizzazione di Russia e Ungheria, che “hanno una vitalità culturale, civile e ispiratrice”, e ha dichiarato che la missione della Francia, il suo destino storico, è stata quella di guidare l’Europa verso un rinnovamento civile, forgiando una “narrazione collettiva e un immaginario collettivo”. Ecco perché credo profondamente che questo sia il nostro progetto e che debba essere intrapreso come un progetto di “civiltà europea”.

La “vecchia illusione liberale” non può essere mantenuta, non solo perché il potere degli Stati Uniti si sta erodendo, ma piuttosto perché i suoi valori fondamentali si stanno radicalizzando, si stanno ritorcendo a proprio danno e si trasformano nelle spade con cui impalare i classici liberali americani ed europei (e i conservatori cristiani statunitensi). Ora ci sono le giovani generazioni di liberali americani, che affermano a gran voce, non solo che il vecchio paradigma liberale è illusorio, ma che non è mai stato altro che una “copertura” che nasconde l’oppressione, sia essa domestica o coloniale, razzista o imperiale; una macchia morale che solo la redenzione può purificare.

In un certo senso, queste generazioni risvegliate stanno parafrasando Samuel Huntington, che scrivendo nel suo “Scontro di civiltà” ha affermato che “il concetto di civiltà universale aiuta a giustificare il dominio culturale occidentale di altre società e la necessità che queste società scimmiottino le pratiche e le istituzioni occidentali”. L’universalismo è l’ideologia dell’Occidente per il confronto con altre culture. Naturalmente, tutti coloro che sono fuori dall’Occidente, sosteneva Huntington, dovrebbero vedere l’idea di un unico mondo come una minaccia.

Con la “grande esplosione dell’illusione”, e non c’è nulla di sostanziale da mettere al suo posto, un nuovo Ordine europeo non può essere formulato in modo coerente. Macron, tuttavia, sta cercando di radunare l’Europa per la prossima “Age of empires”. Tuttavia, non è più possibile per l’Europa scambiare la costruzione americana del dopoguerra: L’impero americano del dopoguerra era sotto il controllo del potere militare e finanziario. Ma l’Europa si è deliberatamente sottratta al duro potere, cercando invece un “nuovo imperialismo liberale” (secondo l’analisi di Robert Cooper).

Il progetto europeo, quando ha potuto si è rifugiato sotto l’ala del potere duro degli Stati Uniti come complemento alla missione di civiltà dell’America, ma anche questo è finito: Trump ha definito l’Europa un nemico dell’America, alla pari della Cina. Gli Stati Uniti non sono più lo “zio” benevolo dell’Europa per dispiegare il suo potere ogni volta che l’Europa si trova in un groviglio.

E parlare semplicemente di una rivendicazione europea di valori universali (tolleranza, libertà di stile di vita, diritti umani, ecc.) significa essenzialmente sostenere la negazione dello Stato civiltà, come sosteneva Huntington. Questi valori affermano piuttosto la libertà di sperimentare diversi modi di vita che saranno sicuramente in contrasto con vecchi arazzi delle narrazioni morali e delle pratiche culturali, che garantiscono il corso della vita umana vissuta all’interno di una comunità vivente.

Ad esempio, i cinesi danno espressamente la priorità ai valori confuciani, e un’enfasi sulla stabilità e l’armonia sociale rispetto alla “libertà” occidentale e all’autonomia individuale.

Questi “euro-valori” in quanto tali non offrono alcuna definizione del “bene” della comunità, cosa che quasi tutti gli Stati civilizzati fanno. Possono essere visti vagamente come un sistema operativo, ma il liberalismo nella sua forma contemporanea (ammetto che è stata distorta) non equivale a un sistema civile. Al massimo, è diventato un menu di opzioni di stile di vita da giustapporre a stili di vita e scelte non occidentali.

Macron dice agli europei di radicare la loro appartenenza all’Illuminismo – eppure, come ha osservato l’ex ministro degli Esteri portoghese Bruno Macaes in un recente saggio, sono proprio le aspirazioni globali del liberalismo che hanno separato l’Occidente, e l’Europa in particolare, dalle proprie radici culturali.

A differenza di altri Stati europei (come la Russia), Macron inserisce un soffitto di vetro nel suo potenziale “reach-back” culturale: Perché dovrebbe essere limitato all’Illuminismo? Perché espellere il primo Rinascimento? Perché l’Europa esalta così tanto il Carlo Magno franco e rifiuta di tornare indietro? I valori europei esistevano ben prima che i Franchi scatenassero la loro “guerra culturale” per espellere sistematicamente i vecchi valori europei. Limitare la ricerca all’Illuminismo non è affatto un ritorno alle radici.

No, la leadership europea è talmente distaccata dalle precedenti tradizioni culturali europee che queste sono quasi certamente irrecuperabili. I leader politici non sembrano avere risposte al dilemma posto da Macron sull’ascesa degli “Stati civiltà” (a parte il fatto che si sono riuniti in un impero europeo ridotto a una sorta di tecnocrazia soft-totalitaria à la Davos). In effetti, essi non sembrano nemmeno rendersi conto, ancora oggi, delle ramificazioni più ampie dell’implosione del liberalismo universale fino a poche “isole” sparse di aderenti in un contesto sovranista.

L’Europa esiste ora come un’entità coerente e delimitata? Né i greci né gli europei del XVI secolo si consideravano “occidentali”, termine che risale solo alla fine del XVIII secolo. Nel mondo antico non esisteva una “cosa” del genere umano: C’erano Assiri, Greci, Egiziani, Persiani e così via, ma non c’era “umanità” fino a, indovinate quando, all’Illuminismo, naturalmente.

“Le società occidentali hanno sacrificato le loro culture specifiche per il bene di un progetto universale”, osserva Macaes. “Non si può più trovare l’antico arazzo delle tradizioni e dei costumi o una visione della buona vita in queste società”. La nostra ingenua fede che il liberalismo, derivato dalle tradizioni politiche e culturali del Nord Europa, avrebbe conquistato il mondo è ormai definitivamente distrutta. Invece, sono gli Stati della civiltà non liberale dell’Eurasia che minacciano di inghiottirci tutti.

Dove va a finire l’Europa e cosa dobbiamo fare con il liberalismo? “Ora che abbiamo sacrificato le nostre tradizioni culturali per creare un quadro universale per l’intero pianeta”, si chiede Macaes, “dovremmo essere gli unici ad adottarlo?

Alastair Crooke https://www.strategic-culture.org/news/2020/08/31/the-dissolution-of-liberal-universalism/ – Liberamente scelto e tradotto da Jean Gabin