Da giovane ero appassionato di musica punk – new .wave e tra i miei gruppi preferiti figuravano gli inglesi The Stranglers1. Recentemente una brutta notizia ha turbato i fans della band: la scomparsa del tastierista Dave Greenfield2, uno dei tanti deceduti – ufficialmente – per via dell’attuale pandemia di COVID19. Una notizia triste questa, che si aggiunge a quella della morte di un altro dei miei idoli musicali di gioventù: il poli-strumentista tedesco Florian Schneider3, uno dei leader dei Kraftwerk. Tra le più celebri canzoni degli Stranglers, possiamo annoverarne una stranamente cantata in francese (d’altronde, il bassista della band inglese Jean-Jacques Burnel4 era di origine francese). Il titolo di questa canzone, una ballata, è La Folie:

Pur trattandosi di un lento, il testo è stato liberamente ispirato da un crimine particolarmente efferato che ha fatto scalpore agli inizi degli anni ‘80: quello compiuto dal criminale giapponese Issei Sagawa5. Costui, studente universitario alla Sorbona di Parigi, un giorno invitò nel suo appartamento una sua compagna di studi olandese per ripassare una lezione: la uccise brutalmente e ne divorò parte del cadavere. Ritenuto insano di mente, fu scarcerato dopo una detenzione realmente ridicola se rapportata all’efferatezza del delitto.

Questa canzone mi è venuta in mente perché se ve ne fosse mai una da dedicare ai nostri decisori politici, ebbene, questa sarebbe perfetta per loro. Eh sì, perché c’è da chiedersi realmente se una vena di follia non offuschi le loro capacità cognitive. È una domanda ampiamente legittima considerando le misure di distanziamento sociale che si vogliono implementare nei bar, nelle spiagge, nei ristoranti e in tutte le altre strutture turistico-ricettive presenti nel nostro territorio. Ed è una domanda che diventa sempre più impellente di fronte a quanto avviene negli altri paesi europei.

Giusto per dare un’idea, ecco alcuni video o foto di questi ultimissimi giorni che alcuni utenti Twitter hanno postato sul social network:

Quella sopra è una foto della città tedesca di Colonia: magari i bar non sono affollatissimi ma le persone sono regolarmente sedute le une accanto alle altre in barba ad ogni principio di distanziamento sociale.

Questa è invece Stoccarda, anch’essa brulicante di vita.

Questo video è invece stato postato da un utente che vive in Austria: gente per strada che si comporta con assoluta normalità, sorseggiando una bibita o gustandosi un gelato.

Questa invece è Lugano, in Svizzera: a poco più di 70 chilometri da Milano: eppure sembra un mondo a diecimila chilometri di distanza.

In Svizzera i ristoranti sono stati riaperti l’11 di maggio. Le misure che il governo elvetico ha fatto adottare ai ristoratori non sono affatto lasche: i tavoli devono rimane a due metri di distanza l’uno dall’altro, si può accedere ai ristoranti solo previa prenotazione, non vengono accettate prenotazioni per più di quattro persone ed il pagamento non può avvenire in contanti. Ma per il resto, tutto o quasi nella normalità: i clienti non sono tenuti a presentarsi con le mascherine, il cui obbligo rimane solo per i camerieri, e soprattutto niente plexiglas tra un commensale ed un altro6.

In Italia, invece? Beh, in Italia le cose sono un tantino diverse.

C’è innanzitutto chi colpevolizza gli italiani per la loro presunta irresponsabilità nel non voler mantenere le misure di distanziamento sociale. Giorni fa hanno fatto scalpore le foto dei milanesi assembrati lungo i Navigli. Non dovrebbe essere neppure il caso di ricordare come nella realtà non vi sia stato alcun assembramento: sono state semplicemente pubblicate delle foto in cui il teleobiettivo schiacciava le distanze. Eppure, è tale la follia nell’aria che tocca ribadirlo:

Ma da noi questo potrebbe presto divenire realtà:

Che dire? Già mi immagino lo scambio di effusioni tra due fidanzatini impegnati in una cena romantica o le conviviali dissertazioni tra amici solitamente ciarlieri: più che il riunirsi attorno ad un desco per stare in compagnia, sembrerà di essere a colloquio col coniuge detenuto in un carcere. Purtroppo questo potrebbe essere ciò che ci aspetta: ad esempio, questa è la linea che il governatore De Luca vorrebbe adottare per i ristoratori della Campania7.

E speriamo che quest’altro rimanga solo un incubo e nulla di concreto:

Chissà quanti collassi all’interno di queste serre sulla battigia… Per di più, se ci si sente male, va ricordato che ai bagnini è fatto divieto di praticare la respirazione bocca a bocca!

Sempre in Campania, in questi ultimi giorni è successo anche questo:

Due donne stavano sedute su una panchina senza mascherina sul lungomare di Salerno: i vigili intimano loro di indossarla, le due donne rifiutano e ne nasce un parapiglia. Alla fine le due donne saranno multate e denunciate per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le generalità. Non si vuole entrare nel merito della vicenda, ma almeno un paio di considerazioni le si devono fare. La prima è che se si fosse trattato di un paio di risorse boldriniane c’è da scommettere che i vigili di Salerno avrebbero chiuso non uno e nemmeno due occhi, ma qualsiasi altra cosa avrebbero potuto chiudere. La seconda è che non è propriamente uno dei migliori spot a favore del turismo italiano. Se voi foste un turista straniero, ci verreste mai in Italia quest’estate sapendo che a Colonia, a Stoccarda, in Austria o persino a Lugano, in prossimità del confine italiano, potete comportarvi in un certo modo- ossia l’unico modo da potersi definire come normale – mentre lo stesso comportamento in Italia vi espone a multe e denunce penali? E dire che sull’effettiva utilità delle mascherine ci sarebbe da discuterne a lungo. Ecco, ad esempio, cosa ne pensa il dottor Fauci. Sì, proprio quel dottor Fauci:

Fondamentalmente, dice che le mascherine sono inutili se non addirittura dannose. Nel mio piccolo, ci ero arrivato anche io senza essere certo un luminare della medicina. Semplicemente mi sono ricordato delle vecchie lezioni di biologia al liceo, allorché mi veniva insegnato che un conto sono i batteri, un altro sono i virus. Questi ultimi sono da 10 a 100 volte più piccoli dei primi. Di fatto, le uniche mascherine relativamente efficaci contro i virus sono le cosiddette FFP3, le quali però non danno assoluta garanzia di protezione. Infatti, esse sono in grado di filtrare particelle anche estremamente piccole, fino a 0,3 micrometri. Ma il virus COVID è ancora più piccolo: 0,1 micrometri. Il che significa che nessuna mascherina ci può garantire una protezione sicura al 100%8. Quelle in tela, che la maggior parte di noi utilizza abitualmente, sono proprio inutili tout court. Crediamo che ci proteggano, confondendo evidentemente batteri con virus. Ma di fatto non è così: è solo un placebo. In più le mascherine potrebbero persino rivelarsi pericolose allorquando si praticano sforzi intensi, come ad esempio quando ci si fa jogging. Infatti, potenzialmente potrebbero provocare ipercapnia, ossia un aumento della concentrazione nel nostro sangue di anidride carbonica, dovuta al fatto che a causa della mascherina si finisce col respirare l’anidride carbonica che si è appena espirata. Nel frattempo, si segnalano le prime morti sospette da “porto di mascherina” in Cina9.

Eppure ci viene imposto di indossarle e la polizia è sempre pronta (sempre che non si tratti dei soliti poveri migranti) ad azzannare sul collo come un mastino chiunque non ne faccia uso. Il punto è proprio questo e se ne è già ampiamente parlato anche su queste pagine10. Si è arrivati al punto di definire folle ciò che è sempre stato normale. Il criminale oggi è colui che si sforza di comportarsi normalmente, cioè secondo logica. Se ci si pone dei dubbi circa l’effettiva utilità dell’uso delle mascherine, ad esempio, non è perché si voglia essere bastian contrari o perché ci si senta più furbi degli altri. Semplicemente non si può non notare come altrove non se ne faccia uso, come la gente abbia ripreso a comportarsi secondo normalità e come nessuno, men che meno le forze di polizia, si sogni di trattare il prossimo come un untore nel momento in cui questi non porta la mascherina. Solo da noi si criminalizzano le persone comuni con minacce a volte folkloristiche, come quelle del lanciafiamme del già citato governatore De Luca, con polemiche sterili e senza fondamento, come quelle di Scanzi sui presunti assembramenti sui Navigli di Milano, o con affermazioni apparentemente paternalistiche come quelle del “Noi consentiamo, noi permettiamo” del presidente del consiglio a suon di DPCM – dalla dubbia costituzionalità per altro – con cui gli italiani vengono trattati come se fossero dei bambini viziati cui la madre di tanto in tanto deve togliere il giocattolino affinché i pargoli la smettano di fare i capricci. “Noi consentiamo, noi permettiamo”: pluralis maiestatis? A questo siamo arrivati? Ad un presidente del consiglio che si pavoneggia a sire assoluto?

Purtroppo, però, questa follia porterà a conseguenze ad ora ancora inimmaginabili. Si continua a battere il tasto del turismo e della ristorazione perché è alquanto paradigmatico di ciò che sta per accadere. Poche righe più sopra, ci si domandava se mai un turista straniero possa oggi trovare desiderabile trascorrere le prossime vacanze in Italia nel momento in cui gli viene impedito di comportarsi come farebbe a casa sua: cioè normalmente. Questa domanda è più che mai d’attualità sapendo come alcuni paesi europei stiano letteralmente brigando alle nostre spalle per dirottare i turisti dal Nord Europa lontano dai nostri lidi (è proprio il caso di dirlo). Ad esempio, la confinante Slovenia ha appena dichiarato la fine della pandemia11, primo paese in Europa. E giusto giusto alla vigilia della stagione estiva. Da noi, invece, il governo ritiene di dover prorogare di altri sei mesi, fino a fine gennaio 2021, lo stato di emergenza12. Il che rende la situazione della città di Trieste, posta al confine con la Slovenia, assolutamente paradossale: pochi metri più in là, emergenza finita, pochi metri più in qua, emergenza continua.

Quella delle località di confine sono effettivamente le situazioni più paradossali, per non dire folli. Possibile che nel volgere di pochi metri tutto cambi così radicalmente? Forse il virus COVID è dotato di GPS per cui sa riconoscere un confine, a differenza dei governanti occidentali per il quali ormai, in tema di migranti, le frontiere politiche appaiono superate? Battute a parte, comunque, converrebbe concentrasi un attimo su queste terre di confine, tipo l’Alto Adige, ovvero sulla minoranza germanofona d’Italia. Da sempre, e per ovvi motivi, le valli dell’Alto Adige vivono del turismo tedesco, di cui non possono fare a meno. Non sono l’unica regione italiana che prospera grazie al turismo tedesco: si pensi alla Riviera Romagnola od al Lago di Garda. Tutte queste regioni, giocoforza, non potranno accettare pedissequamente le disposizioni provenienti da Roma. Se nei paesi limitrofi, Svizzera, Slovenia, Austria ed eventualmente anche Francia (ma su Macron non scommetterei una lira), le regole del distanziamento sociale dovessero essere palesemente più blande rispetto all’Italia, vi è non il rischio ma l’assoluta certezza addirittura che i turisti del Nord Europa eviteranno l’Italia negli anni a venire. D’altronde, perché rovinarsi la vacanza andando in un posto dove i tavoli del ristorante sono divisi da un plexiglas, dove si ha l’obbligo di indossare continuamente mascherine dalla dubbia utilità, le quali per altro diventeranno infernali da portare appena le temperature si alzeranno, dove si rischiano multe salatissime per mano di vigili che sanno essere zelanti solo verso le persone per bene, dove – in altre parole – per vie dell’emergenza sanitaria perpetua non vi è la possibilità di condurre una vacanza normale? Nessun turista straniero vorrà più venire in Italia, a queste condizioni.

Ma potranno le regioni di confine, quelle che forse più di tutte le altre vivono del turismo straniero, accettare di tirarsi la zappa sui piedi da sole, accettando le rigidissime direttive del governo centrale, mentre vedono i loro abituali clienti precipitarsi in massa a pochi chilometri di distanza, solo al di là del confine? Chiaro che no. Infatti, la provincia autonoma di Bolzano ha già iniziato ad infischiarsene bellamente delle direttive di Roma13. Sin dall’11 maggio, hanno aperto bar, ristoranti, parrucchieri e persino musei mentre nel resto d’Italia, a seconda delle regioni, queste attività apriranno il 18 maggio, se non addirittura il 01 giugno14. Si tratta di uno vero e proprio schiaffo nei confronti del governo di Roma che pure ha cercato di ostacolare questa apertura anticipata. C’è un elemento in particolare da tenere in considerazione. I due mesi e passa di reclusione decisi dal governo Conte hanno portato sul piede di guerra gli Schützen15. È bene ricordate che anche in Trentino vi sono Schützen. Infatti, il Trentino era parte integrante della Contea del Tirolo; anzi, originariamente per Tirolo del Sud si intendeva non l’Alto Adige, oggi italiano, ma il Trentino propriamente detto:

Gli Schützen trentini non sono necessariamente separatisti, visto che sono pur sempre di lingua e cultura prevalentemente italiane: ma quelli germanofoni sì. Non si sentono italiani e, in nome del principio di autodeterminazione dei popoli, anelano a distaccarsi dal giogo italico. Ovviamente, non sono queste le pagine su cui parlare della legittimità o meno del revanscismo degli indipendentisti altoatesini. Però è interessante soffermarsi sulle parole pronunciate da alcuni dei loro rappresentanti in queste ultime settimane, dopo l’esplosione della pandemia. Hannes Holzner, comandante della compagnia degli Schützen della val Passiria ha dichiarato quanto segue: “L’autonomia mostra di non dare alcuna protezione contro l’attuale soppressione dei diritti civili”; un altro loro rappresentante, Sven Knoll scrive che l’ultimo decreto del governo “suona come uno scherzo ma è follia italiana nella sua forma più pura perché, con le nuove norme, puoi incontrare il partner ma non toccarlo, disposizione questa irrealistica e irragionevole”16. Ancora più esplicito un altro rappresentante degli Schützen, Jürgen Wirth Anderlan: “Mentre Roma si prepara a sfidare le libertà decise dal Consiglio provinciale, l’Austria e la Germania stanno tornando a una vita più normale della nostra. E sta diventando ovvio in che situazione si trova l’Alto Adige. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi continueranno a mostrarci in modo impressionante e duraturo in quale vicolo cieco ci hanno condotto quei protagonisti della vita pubblica che negli ultimi decenni ci hanno venduto l’appartenenza dell’Alto Adige all’Italia come particolarmente desiderabile. La recente crisi ha dimostrato ancora una volta la rapidità con cui si possono creare situazioni che nessuno avrebbe mai potuto immaginare solo poco tempo prima. E non è necessario essere chiaroveggenti per rendersi conto che l’economia dell’Alto Adige subirà in futuro enormi danni a causa dell’affiliazione all’Italia. Turisti, fornitori di servizi e artigiani sono quotidianamente tormentati dal centralismo romano, la disoccupazione raggiungerà livelli inimmaginabili nei prossimi mesi e il bilancio nazionale italiano sarà ben lungi dal riuscire ad assorbire le conseguenze della crisi COVID19. Gli Schützen altoatesini invitano tutti i cittadini della Provincia di Bolzano a battersi per un percorso alternativo per l’Alto Adige. Dove le mezze soluzioni e le parole untuose hanno portato negli ultimi anni, tutti noi lo abbiamo sperimentato in prima persona. Non appena le circostanze lo permetteranno, lo Schützenbund farà una campagna per la separazione da Roma ancora più massiccia di prima, con azioni pubbliche. In misura forse mai vista prima. Per la nostra Heimat ne vale la pena”17.

Ognuno di noi è libero di dare credito o meno alla causa degli Schützen; non è questa cosa che ci compete. Però, in tutta franchezza, non si può che convenire con costoro, almeno su determinati punti. Non ha forse ragione Holzner nel dire che i diritti civili sono stati sospesi? Non ha forse ragione pure Knoll nel rimarcare come le norme del distanziamento sociale di cui il governo di Roma si è fatto fautore siano assolutamente folli? E da ultimo non ha forse ragione Anderlan nel sottolineare come il doppio standard nelle misure per il contenimento del virus adottate da Vienna e Berlino da una parte e da Roma dall’altra potrebbe avere ripercussioni terribili sulla tenuta delle casse pubbliche? Inutile girare attorno al problema. C’è una ragione evidente per la quale il germanofono Alto Adige ha avuto, almeno fino ad ora, una certa convenienza a restare italiano, anche se non lo è interamente: è il fatto che gode di vantaggi fiscali che probabilmente non avrebbe neppure sotto l’Austria. Va premesso, ad onor del vero, che non vi sono gli sprechi delle altre regioni a statuto speciale. Si potrebbe pensare, ad esempio, che anche la piccola Valle d’Aosta, beneficiando grosso modo delle stesse agevolazioni fiscali (in Valle d’Aosta ed in Alto Adige il 90% delle imposte rimane sul posto18), possa essere paragonata all’Alto Adige in quanto ad efficienza della burocrazia o servizi ai cittadini. Invece non è così. La ‘ndrangheta si è pesantemente infiltrata nelle istituzioni politiche valdostane19, la cosa pubblica viene amministrata secondo metodi prettamente clientelari, che ci si aspetterebbe essere più tipici del Sud Italia, ed il Casinò di Saint-Vincent, una volta una gallina dalle uova d’oro per le casse regionali, è oggi ridotto ai minimi termini spremuto come un limone da una classe politica locale estremamente inefficiente e corrotta. Sono lontani i tempi in cui la Valle d’Aosta era un piccolo bengodi. L’Alto Adige, forte di una burocrazia di stampo asburgico, è quindi tutt’altra cosa. Ed è capace di garantire ai propri cittadini servizi impensabili per le altre regioni italiane: la spesa per cittadini della provincia di Bolzano è superiore agli € 8.000 euro pro-capite, praticamente 4 volte più di quanto possa garantire la Lombardia ai suoi cittadini20.

È triste ed al contempo umiliante doverlo ammettere, ma lo Schütz Jürgen Wirth Anderlan non potrebbe avere più ragione di così: il bilancio nazionale italiano non sarà in grado di assorbire le conseguenze economiche della crisi pandemica e le condizioni economico-finanziarie si faranno sempre più difficili anche in quella che sino ad ora era stata l’isola felice della provincia di Bolzano. Con il crescere della disoccupazione, con la chiusura di attività commerciali sino ad ora floride, con il deterioramento dei servizi al cittadino, con l’inasprimento della pressione fiscale, sempre più germanofoni altoatesini finiranno col considerare effettivamente l’affiliazione allo stato italiano come qualcosa di intollerabile e di oppressivo e le spinte secessioniste non potranno che aumentare. Basterà guardare pochi chilometri più in là, al di là del confine del Brennero, per desiderare di fare ritorno all’Austria: vedranno un mondo dove non tutto sarà rosa e fiori, ma che sarà ben diverso dall’inferno che si prospetta qua, al di sotto delle Alpi. Anzi, magari pure qualche italofono di Bolzano potrebbe dare loro manforte.

Per di più, bisogna anche concentrarsi sulle mosse di Faccia d’Angelo Kurz, primo ministro austriaco, che ha sempre manifestato aperta ostilità nei confronti dell’Italia, a cominciare dalla vicenda del passaporto austriaco da concedere ai cittadini germanofoni dell’Alto Adige. Kurz è oggi in prima linea nelle trattative con Germania, Croazia e Slovenia per portare quest’estate i turisti tedeschi sulle coste adriatiche dei due paesi slavi, senza che debbano passare dall’Italia. Chiaramente, “bodenza di fuogo” Gonde sta puntando i piedi all’idea che Croazia e Slovenia possano soffiarci i turisti tedeschi21. Si sa già come finirà: come col MES, cioè malissimo per noi perché le sue saranno solo parole al vento. E va pure segnalato come Kurz fremi dalla voglia di vederci firmare il MES: per lui non abbiamo che questa scelta22.

Ordunque, ricapitolando: Kurz prima semina zizzania minacciando di concedere il passaporto austriaco ai cittadini germanofoni della provincia di Bolzano; quindi si accorda con i paesi limitrofi affinché i turisti dal Nord Europa non transitino per l’Italia portandoci i loro soldini: infine ci suggerisce l’abbraccio mortale del MES, con cui i nordici avranno il controllo sulle nostre entrate erariali. Non si suole mica dire: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”? Insomma, c’è qualcosa in più di un semplice sospetto che Faccia d’Angelo voglia agevolare la previsione degli Schützen: far collassare così rapidamente il sistema fiscale italiano da rendere inarrestabili le spinte secessioniste dell’Alto Adige a favore di un ritorno all’Austria. Non c’è che dire: una bella pensata! È con amarezza che lo dico; però questa volta l’hanno pensata proprio bene. Menti sopraffini. Non certo quella di Kurz; ma questo piano in sé è realmente geniale. Ho davvero paura che questa volta ce l’abbiano messa per bene in quel posto. Inutile nasconderselo: l’integrità territoriale dello stato italiano è fortemente a rischio. L’Alto Adige è certamente un caso a parte; in fin dei conti, quelli non sono italiani. Ma quello è un tana libera tutti che potrà avere ripercussioni incredibili sul resto della penisola. Con un’eventuale secessione dell’Alto Adige, si rischia letteralmente di scoperchiare il vaso di Pandora. A quel punto, si entrerebbe realmente in territori inesplorati, dove ci si deve aspettare di tutto e di più.

D’altronde, c’è un atavico problema su cui in troppi in questo paese preferiscono sorvolare. Si chiama residuo fiscale, ossia la differenza tra quanto un territorio versa sotto forma di tributi allo stato centrale e quanto da esso riceve sotto forma di servizi:

54 miliardi di euro di residuo fiscale per la sola Lombardia nel 2016! In un’unione doganale perfetta, è sacrosanto che vi siano trasferimenti di ricchezza dalle regioni più ricche a quelle più povere. Questo succede effettivamente in Italia, ma non in Europa, dove la Germania fa orecchie da mercante. Già questa asserzione dovrebbe far capire quanto sia ontologicamente sbagliata l’Unione Europea. Non solo per l’ostilità manifesta da parte dei crucchi non vi sono quei trasferimenti compensatori che sarebbe necessario che vi siano tra i singoli paesi della UE: ciò che è ancora peggio è che l’area euro e la stessa moneta unica sono strutturati nel solo interesse di quei paesi del Nord Europa che sarebbero tenuti a garantire questi trasferimenti proprio per il vantaggio che deriva loro dal far parte di un’unione monetaria dove loro ci guadagnano a scapito degli altri. Se non fosse per la nostra classe dirigente dedita a quello che da sempre è lo sport preferito dei politici italiani, il tradimento, questo solo motivo dovrebbe spronarci a prendere in considerazione se valutare se l’affiliazione alla UE ci convenga o meno. Esattamente come potrebbe presto succedere con l’Alto Adige nei confronti dell’Italia.

Diamo ancora una volta un’occhiata alla soprastante tabella. La Lombardia, guarda caso, è la regione più colpita dall’epidemia. Quei 54 miliardi di residuo fiscale che la Lombardia ha garantito allo stato centrale italiano ce li possiamo anche sognare. La righe blu di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, ecc… sono destinate a ridursi drasticamente. Conseguentemente, si ridurranno anche le righe rosse, ovvero i miliardi che le regioni del Sud povero potranno ricevere da quelle del più ricco Nord. Siccome già in partenza la situazione socioeconomica in queste regioni meridionali è difficile, senza i soldi del residuo fiscale garantito dalle regioni del Nord la situazione diverrà a dir poco drammatica. Sarà una catastrofe di dimensioni bibliche. Appare dunque sempre più delittuosa la scelta di questo governo di estendere il lockdown anche a regioni che hanno patito numeri decisamente inferiori a quelli del Nord. Già in Italia, in generale, ogni anno che passa si fanno sempre meno figli; al Sud ancora di meno visto che la povertà diffusa non invoglia certo a figliare (almeno da queste parti, in Africa hanno altre strategie di riproduzione23). Insomma, è con sgomente che ci tocca constatare come un certo conte austriaco con sangue giapponese, se fosse oggi ancora vivo, riderebbe sotto i baffi all’idea di quello che il Sud della nostra penisola potrebbe essere destinato a diventare in un prossimo futuro, salvo miracoli: una mera propagazione del continente africano, anche dal punto di vista genetico.

E nel Nord? Beh, la situazione diverrebbe molto complicata e di difficile gestione, soprattutto qualora l’Alto Adige… Non è un mistero che il Veneto, erede diretto di uno stato con alle spalle una storia millenaria (mica i 160 miseri anni dello stato unitario italiano), potrebbe ritornare ad alzare la voce e chiedere con ancora maggiore veemenza quell’autonomia fiscale ed amministrativa cui anela da tempo. Magari anche qualcosa in più. D’altronde, il passato non si cancella mica con un colpo di spugna. Ad esempio, gioverebbe ricordare come in occasione della battaglia navale di Lissa24, in quella che è nota da noi come Terza Guerra di Indipendenza, la marina militare asburgica (il cui nome fino al 1848 era stato ufficialmente quello di österreichisch-venezianische Kriegsmarine25) fosse ancora in gran parte costituita da marinai italofoni, o per meglio dire venetofoni26, tanto che ancora oggi alcuni storici considerano quella vittoria navale come l’ultima della Serenissima. Per quanto riguarda la Lombardia, nessun problema: noi lombardi continueremo a lavorare a testa bassa e pagare le tasse senza chiederci a chi le versiamo. L’abbiamo sempre fatto. Solo che questa volta ne pagheremo di meno, perché non potremmo fare diversamente perché anche noi ci impoveriremo. Magari in un prossimo futuro le pagheremo, queste tasse, a chi tende a parlare tedesco. Ma sarà un problema relativo: lo abbiamo già fatto. In fin dei conti, la Lombardia è stata sotto Vienna grossomodo il tempo in cui è stata sotto Roma. E andrebbe visto se a quei tempi a Vienna si versasse una cifra comparabile ai 54 miliardi di residuo fiscale che oggi si paga allo stato unitario italiano.

Purtroppo bisogna constatare come vi sia un elemento fortemente penalizzante per l’Italia: la mancanza di coesione tra le sue varie componenti regionali e soprattutto l’incapacità di concepire la possibilità stessa che esista un destino comune. È sicuramente un discorso molto complesso e delicato da trattare, vista l’esistenza di di molteplici sensibilità, ognuna delle quali può portare ad una visione della realtà particolare. Tuttavia, prima o poi gli italiani dovranno risolvere una volta per tutte questo problema. Così non si potrà andare avanti a lungo. L’Italia uscita dal Risorgimento è un qualcosa di profondamente sbagliato. D’altronde, il Risorgimento stesso è una delle due grosse menzogne su cui si è surrettiziamente costruito questo paese. Coloro che veneriamo come padri della patria non solo non sono stati tali ma se conoscessimo chi erano veramente proveremmo solo rabbia e ribrezzo nel leggere oggi i loro nomi sulle targhe delle principali vie e piazze delle nostre città. L’unificazione italiana non è stata voluta dal popolo italiano, così come ci viene insegnato a scuola, ma piuttosto dagli stranieri. Fu l’Inghilterra la vera fautrice dell’unificazione italiana. La perfida Albione desiderava abolire il potere temporale dell’aborrito papato, voleva indebolire l’impero Asburgico scacciandolo dall’Italia del Nord e mirava, negli stessi anni in cui il Mar Mediterraneo andava ad aumentare di importanza per via della prossima apertura del canale di Suez, a conquistare la più completa egemonia sul Mare Nostrum, mettendo fuori gioco la marina del Regno delle due Sicilie, il quale oltretutto in quegli anni si era di molto avvicinato all’impero zarista, nemico giurato di quello britannico. E fu così che i Savoia, che manco sapevano parlare in italiano e che erano in realtà solo desiderosi di rimpinguare le esigue casse del loro regno, allora il più arretrato della penisola, attraverso la spoliazione dei beni degli altri regnami conquistati, si prestarono al progetto degli anglosassoni.

L’inevitabile peggioramento delle condizioni economiche del paese e tutte le conseguenze del caso in termini di disoccupazione, chiusura di attività commerciali, povertà, suicidi, disperazione, fame… porterà all’esplosione di tutte quelle contraddizioni che l’Italia si porta dietro irrisolte da fin troppo tempo: i nodi verranno al pettine e nessuno sa ora quello che succederà. Curioso che sia proprio il governo in apparenza più filo-meridionale di tutti i tempi (per lo meno stando alla provenienza territoriale dei suoi componenti) quello che rischia di dare con la sua folle gestione dell’epidemia il colpo di grazia al tessuto socio-economico del Sud Italia e forse anche all’integrità territoriale dello stato italiano. Non si smetterà mai di rimarcare come non avesse alcun senso, anche nel momento più grave di diffusione del contagio, bloccare l’intero paese; se certe misure erano più che necessarie, ad esempio, a Bergamo, che è stata la città più martoriata, di sicuro non lo erano in altre città del meridione, magari distanti più di mille chilometri dal capoluogo orobico, e in cui il numero di contagiati è stato considerevolmente inferiore. È anche curioso il fatto – un autentico scherzo del destino – che questo governo così “sudista” potrebbe riuscire là dove è sempre fallita la Lega Nord secessionista di Bossi, e questo proprio quando il successore di quest’ultimo, togliendo oltretutto il termine “Nord” dal nome del partito, ne ha fatto sostanzialmente un partito di destra nazionale.

Non ci è dato di sapere ciò che il futuro ci riserverà, a parte una crisi economica spaventosa con conseguenze inimmaginabili sulla tenuta della società. E questo lo possono vedere tutti, tranne evidentemente gli ipocondriaci sofferenti di Sindrome di Stoccolma i quali, a seguito del trauma subito, credono fermamente che Conte sia un figo della Madonna e ne appoggiano tutte le scelte più scellerate, anche quelle che li condanneranno alla povertà. Per tutti noi saranno momenti difficili: per qualcuno a dir poco terribili. Per il nostro paese, sarà la prova del nove. Qui si rischia veramente non di fare l’Italia, ma di disfarla, in senso letterale. Se affrontata correttamente, questa crisi potrà finalmente dare la possibilità di riedificare un’Italia che sia una vera e propria casa comune. Non come è adesso, in cui ci si sente estranei gli uni dagli altri. Le premesse, purtroppo, sono pessime a giudicare da quanto avvenuto in queste ultime settimane di lockdown. Ad esempio, non fa ben sperare il modo in cui alcuni governatori del Sud hanno accolto i propri corregionali mentre lasciavano frettolosamente la Lombardia nelle ore in cui si andava profilando la decisione del governo di trasformare la Lombardia in zona rossa. Costoro hanno definito questo virus come virus “padano”: è stata una definizione alquanto infelice, perché si sottintende il concetto di estraneità, come se gli italiani del Nord fossero percepiti come qualcosa di diverso,di altro da sé, degli stranieri e non dei connazionali con i quali condividere il futuro. Non è un buon viatico. Fatti come questo dimostrano che oggi come oggi in questo nostro disastrato paese è impossibile sviluppare un sentimento di appartenenza ad un destino comune. Questa lacuna esiziale espone l’intero popolo italiano alla vecchia ma sempre efficace strategia del divide et impera che i nostri nemici sanno abilmente utilizzare contro di noi. Vedasi il pischello austriaco.

Occorre come non mai fare un salto di qualità definitivo. Per farlo, bisogna partire da almeno un paio di presupposti. Il primo consiste nel comprendere che l’Italia – come detto sopra – è stata mal costruita sin dall’inizio. In fin dei conti, Vittorio Emanuele II, anche dopo l’incoronazione a Re d’Italia, seguitò a farsi chiamare II e non I. Questo significava che non si riconosceva tanto come il primo re di Italia, per la qual cosa avrebbe dovuto cambiare il nome: semplicemente, per lui l’Italia in quanto tale non esisteva e l’unificazione fu solo un processo di mera espansione territoriale. Il secondo presupposto consiste nel fatto che occorre considerare quello italiano non come un unico popolo, ma come un insieme di popoli diversi, italici più che italiani. Non esiste un’unica Italia. Ne esistono a bizzeffe, di Italie. Ed alla fine, ognuna di esse, con la propria storia millenaria tanto diversificata, con la propria cultura così peculiare, con la sua lingua inintelligibile con le altre, con i suoi usi e costumi, le sue fiere e palii, le sue rappresentazioni folkloristiche, le sue sfilate in abiti tradizionali, i suoi carnevali, le specialità culinarie che fanno della cucina italiana indiscutibilmente la regine delle cucine, persino con la sua popolazione dalle caratteristiche somatiche così ben definite, ebbene, ognuna di esse – si diceva – concorre in modo proprio e completamente autonomo e secondo le proprie specificità a determinare il concetto stesso di italianità. Il limite più grave dell’attuale stato unitario è quello di non voler riconoscere che esistono più Italie. Inutile negarlo: un toscano, non si sentirà mai uguale ad un campano, come un friulano ad un calabrese. Ma non è che, ad esempio, un piemontese sia più “italiano” di un molisano: semplicemente, si è tutti italiani ma secondo modalità differenze. Da sempre la differenza è il vero punto di forza della cultura italiana. Lo si vede chiaramente nella diversificazione regionale dei piatti e dei prodotti alimentari. In nessun altro paese al mondo può capitare di sentirsi, percorrendo solo pochi chilometri, in più mondi differenti come succede in Italia. Attraversi un fiume, e ti sembra di essere in un altro mondo; dopo pochi chilometri ne attraversi un altro, e ti ritrovi in un altro mondo ancora. E così via.

Oggi l’Italia vive realmente un momento cruciale, uno di quelli in cui si fa la Storia con la S maiuscola. Prendere oggi le decisioni sbagliate significa verosimilmente compromettere il futuro della comunità nazionale, e non solo dal punto di vista economico, cosa questa che va data oramai come scontata. Purtroppo ci arriviamo, a questo momento cruciale della Storia, nelle peggiori condizioni possibili. L’adesione alla UE ci ha già messo in ginocchio, economicamente e socialmente, riducendo al lumicino i nostri margini di manovra. La pandemia ha scosso ed impaurito parte della popolazione a tal punto che, mentre in altri paesi si assiste ad una progressiva presa di coscienza dei mali che affliggono la nostra società, da noi al contrario in molti si sono chiusi in se stessi. Siamo governati da una masnada di personaggi sui quali si preferisce non esprimere giudizio, visto che ciò che si pensa di loro è da censura. Francamente è difficile date queste premesse trovare ora le parole giuste per infondere speranza a coloro che oggi vivono nell’angoscia, consci del futuro che li attende. In casi del genere, vi è ben poco da fare se non pregare che il buon Dio ci protegga e mandi presto in nostro aiuto degli uomini di buona volontà, degli uomini veri, giusti e capaci ma inflessibili, che sappiano risollevare le sorti di questo così tanto martoriato e disgraziato paese. Si è soliti dire che l’italiano medio, spesso infingardo e voltagabbana, sappia tirare fuori il meglio di sé soprattutto nelle occasioni in cui è spalle al muro. Speriamo proprio che sia così. In ogni caso, cosa mi sento di dirla spassionatamente: italians do it better. No, nessun riferimento a particolari qualità in una sorta di ars amatoria degna di un novello Giacomo Casanova. Nulla di tutto questo. Gli italiani – e questo non è un luogo comune – sanno eccellere come nessun altro. Abbiamo tanti difetti, difetti spesso terribili che ci fanno vivere esperienze e disfatte ancora più terrificanti. Ma il genio italico è assoluto. Nessuno è come noi. Se mai un giorno, malauguratamente, l’Italia dovesse scomparire come estrema conseguenza di questa immane follia, non resterebbe che accettare il fatto che le porte degli inferi abbiano prevalso. Senza l’Italia, questo non sarebbe più un pianeta sul quale varrebbe la pena di vivere. D’altronde, come diceva Orson Welles ne Il Terzo Uomo27: “In Italia sotto i Borgia, per trent’anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù”.

1 https://it.wikipedia.org/wiki/The_Stranglers

2 https://en.wikipedia.org/wiki/Dave_Greenfield

3 https://it.wikipedia.org/wiki/Florian_Schneider

4 https://en.wikipedia.org/wiki/Jean-Jacques_Burnel

5 https://it.wikipedia.org/wiki/Issei_Sagawa

6 https://reportergourmet.com/172422/la-svizzera-riapre-i-ristoranti-dall11-maggio-senza-plexiglass-e-mascherine-per-i-clienti.html

7 https://www.secoloditalia.it/2020/05/de-luca-posticipa-la-fase-2-apriremo-giovedi-non-lunedi-al-nord-fanno-ammuina-noi-no/

8 https://www.universomamma.it/coronavirus-mascherine-scienza/

9 https://nypost.com/2020/05/06/two-boys-drop-dead-in-china-while-wearing-masks-during-gym-class/?utm_source=facebook_sitebuttons&utm_medium=site%20buttons&utm_campaign=site%20buttons&fbclid=IwAR22JbnHBnc_NQbvRLe3pAbKnL15H_ISadX7icGLd3kj9D-kXDG6tB8umik

10 https://www.orazero.org/sodoma-e-gomorra-parte-seconda/

11 https://www.nordest24.it/sorpresa-in-slovenia-governo-annuncia-fine-dellepidemia/

12 https://www.agi.it/politica/news/2020-05-14/emergenza-coronavirus-costituzionalisti-decreto-rilancio-8603286/

13 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/11/coronavirus-in-alto-adige-riaprono-parrucchieri-e-ristoranti-orario-prolungato-e-prenotazione-obbligatoria/5798003/

14 https://www.tpi.it/cronaca/apertura-bar-ristoranti-parrucchieri-palestre-date-regioni-ufficiali-20200508598942/

15 https://it.wikipedia.org/wiki/Schützen_(associazioni)

16 https://www.rainews.it/tgr/bolzano/articoli/2020/05/blz-los-von-rom-schuetzen-villa-bassa-fuochi-12aa6e3c-b67e-4f8e-8add-4a68354594c7.html?wt_mc=2.social.fb.redtgrtaabz_blz-los-von-rom-schuetzen-villa-bassa-fuochi.&wt

17 https://www.lavocedibolzano.it/schuetzen-autodeterminazione-progetto-a-breve-termine-ve-lo-mostreremo/

18 https://www.ilsole24ore.com/art/alto-adige-quella-terra-ricca-che-trattiene-910-proprie-tasse-AE9AXQbE

19 https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/13/ndrangheta-il-presidente-della-valle-daosta-antonio-fosson-e-indagato-per-voto-di-scambio/5614861/

20 https://www.lettera43.it/sudtirolo-tasse-welfare-lavoro/?refresh_ce

21 https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/coronavirus-conte-dice-no-ai-corridoi-turistici-ma-litalia-come-la-spagna-rischia-di-restare-isolata_18257959-202002a.shtml

22 https://it.sputniknews.com/politica/202005129074843-cancelliere-austriaco-attacca-litalia-ue-unica-speranza-per-suo-enorme-debito/

23 https://www.altreinfo.org/riflessioni/17528/perche-il-quoziente-intelligenza-dei-neri-e-inferiore-a-quello-dei-bianchi-la-teoria-delle-strategie-riproduttive-r-k-philippe-rushton/?print=pdf

24 https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Lissa

25 https://it.wikipedia.org/wiki/K.u.k._Kriegsmarine

26 https://guiotto-padova.blogautore.repubblica.it/2012/07/20/lissa-20-luglio-1866-per-i-veneti-una-vittoria-da-ricordare/

27 https://it.wikipedia.org/wiki/Il_terzo_uomo