Nel mondo AC (“ante coronavirus”) i piccoli pargoli crescevano felicemente coi genitori e facevano esperienze diverse, magari non sempre volevano seguire i genitori, ma ancora erano immersi in un mondo normale. Questa generazione – maggiormente quella piccola che ora ha 11/12 anni, periodo dove nasce una sorta di ribellione che poi porta alla naturale maturità – si è spezzata quando proprio nasceva il progredire di una certa indipendenza che è naturale in certe età. Adesso sono ancora piccoli ma si porteranno appreso un bagaglio pesante, hanno appreso le libertà e le costrizioni che nascono con l’avvento del mondo DC “dopo il coronavirus”, neo-teenagers e teenagers gambizzati mentre delicatamente crescevano all’ombra della vecchia scuola dove ricevevi “diritti acquisiti” e anche libertà relative: dalle prime feste libere alle marachelle dove ragionevolmente i genitori chiudono un occhio.

Questa è una frazione di popolazione su cui cadranno conseguenze a lungo termine, è pura illusione che si dimentichino cosa hanno assaggiato e come sono stati cresciuti, in futuro potrebbero essere la polveriera sociale. Hanno in corpo e in mente un abuso che prima o poi emergerà in modo dirompente.

  • non posso uscire e vedere nemmeno un amico
  • mi hanno richiuso non perché ero ammalato, ma ero semplicemente considerato una minaccia che poteva propagare il covid19, per loro ero un pericoloso vettore che però è ancora tutto da dimostrare
  • sono sano, voglio uscire, attorno a me nessuno è ammalato ma sono il nemico numero 1 e quindi recluso, nemmeno posso godere di un’ora di aria libera

Sembrano affermazioni innocue, ma poi minano il futuro. A loro abbiamo improvvisamente insegnato l’azzeramento delle libertà e il distanziamento sociale, che questo è un male necessario, ma non ci siamo resi conto che abbiamo cresciuto ragazzi a cui è difficile farlo assorbire. Ragazzini a cui poco interessa di politica e di economia, figuriamoci imporgli dall’oggi al domani delle restrizioni spaventose.

Ignobilmente li abbiamo separati quando nel loro sviluppo era la fase dove in modo primario sentono come fondamentali i bisogni umani come la compagnia, la multi connessione che non può essere sostituita dai social media, imporre un distanziamento sociale è veramente insopportabile. Tutto questo gli adolescenti lo hanno vissuto come un enorme sacrificio non a proprio vantaggio ma a vantaggio di pochi, a loro scapito e a vantaggio di una società da cui nulla beneficeranno, né ora né mai.

Evolutivamente – nei paesi occidentali del lockdown – si spezza uno sviluppo e repentinamente si impone un controllo senza precedenti, che non contribuisce al loro benessere e felicità. Piccoli adulti che si scontrano con la montagna del lockdown e della “società dei no”, hanno saltato tutta la fase graduale e ora gli si chiede di comportarsi da piccoli adulti. Precedentemente questo avveniva in zone di guerra, ma loro non possono capire e assimilare che un virus crei dove vivono una zona di guerra: non ci sono missili e non ci sono aree distrutte dalla guerra. Da piccoli a improvvisamente grandi, un muro invisibile come il virus, con una montagna di rinunce che distruggono il mondo in cui sono stati cresciuti e che era disseminato di abitudini e libertà, idee che i loro genitori stessi davano come certezza acquisita. Tutto in un unico momento, troppo presto e senza una traccia di sangue nelle vie polverose e desolate. Tutto questo lascia gravi tracce nello sviluppo di queste nuove generazioni.

Non tutti avranno reagito allo stesso modo, ma si è creata una curvatura dove si può ipotizzare che l’80% supererà l’esperienza senza problemi/traumi, il restante 20% cambia la curvatura della campana e potrebbe essere quello spartiacque che creerà la nuova divisione di due ali diverse della campana. Molti svilupperanno un rancore diffuso verso il sistema, svilupperanno più sensibilità verso certe tematiche e desidereranno gestire in futuro la società degli adulti in modo diverso, e non sarà una semplice contestazione.
Da adulti affronteranno la monolitica società composta da molte persone anziane in modo diverso, hanno compreso che la stessa società in cui sono nati non è un monolite inalterabile e inaggredibile. Il messaggio si è infiltrato e ora non si torna più indietro.

Nel loro nuovo mondo – leggi, regole e abitudini imposte – tutto può cambiare all’improvviso. Avendo imposto loro necessarie costrizioni, ebbene queste ultime le sapranno imporre a noi, perché tutto può cambiare all’improvviso. E’ un motore che si è acceso e sarà molto difficile spegnerlo o contenerlo, abbiamo insinuato nelle loro menti che tutto può cambiare e se ci è riuscita una cosa, e per come loro la vedono una banale influenza, ebbene hanno in mano il grimaldello che non possono dimenticare. Se ce la fa il covid, al prossimo giro saranno loro a dettare condizioni ben più pesanti, in un mondo occidentale che sempre più invecchia e che si è dimostrato poco funzionale e solo capace di auto-proteggersi senza pensare a chi viveva tale epoca.

Più prosegue e più mi convinco che è sbagliato tirare la corda. Come la nuova idea malata di imporre il lockdown al weekend, più strette sono le maglie e più alimenti la futura polveriera. Non è una semplice duna di sabbia desertica dove affondi troppo la gamba e fatichi a risalirla, stanno costruendo un terreno di pericolose sabbie mobili, dove i giovani sapranno come muoversi mentre noi affonderemo senza riemergere. Alessia C. F. (ALKA)

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.