BY PAUL C. F. —>>> Nell’ottimo post di Lorenzo Marchetti “Il piano Marshall spiegato da Marshall” del 9 aprile 2020 , viene riportato lo storico discorso che il Segretario di Stato americano George C. Marshall tenne all’Università di Harvard nel giugno del 1947. Il discorso delineò il piano per un vasto programma di aiuti economici che gli USA misero in atto dal ’48 al ’51 verso i Paesi europei distrutti dalla guerra. L’European Ricovery Program, questo il nome ufficiale, permise effettivamente di far ripartire il motore economico europeo e ridiede fiducia alle popolazioni e agli attori economici di un’Europa devastata fisicamente e psicologicamente dalla guerra appena conclusasi.

Il Piano Marshall rappresenta uno dei migliori esempi di lungimiranza, ovvero vedere lontano, in ambito politico. Questa significa non limitarsi ad immaginare il risultato immediato di una certa azione politica, bensì prevederne gli effetti a lungo raggio, e le possibili contro-azioni che altri attori potrebbero mettere in atto. Significa inoltre non farsi guidare solo dalle situazioni del momento o dal desiderio di facili consensi, ma valutare se a lungo termine una certa azione porterà allo scopo desiderato.

Oggi come allora la lungimiranza in politica era una merce rara, infatti la messa in opera del Piano Marshall non fu però un’operazione che si svolse agevolmente e senza opposizione. Esso fu il risultato di un duro dibattito interno agli Stati Uniti e alle potenze vincitrici. Esistevano infatti due approcci opposti nei confronti del trattamento a cui vincitori avrebbero sottoporre le Nazioni sconfitte, in particolare la Germania: uno essenzialmente punitivo, che voleva annichilire la potenza economica tedesca e umiliarne la popolazione (ripetendo così gli errori del post prima guerra mondiale), il secondo che vedeva la necessità di aiutare tutte le Nazioni europee, comprese quelle dell’Asse, per conquistarne le menti e i cuori in vista dello scontro col blocco comunista che si stava già chiaramente delineando.

Il primo approccio fu quello che all’inizio ebbe la meglio, e che si esplicitò con il famigerato Piano Morgenthau, (praticamente cancellato dagli insegnamenti scolastici odierni, perché troppo imbarazzante). Il Piano prese il nome dal Segretario del Tesoro Henry Morgenthau; esso prevedeva, oltre alla spartizione della Germania in 3 blocchi e all’annessione di alcune parti ai paesi confinanti, la cancellazione della capacità industriale tedesca e la riduzione del Paese a un mero territorio agricolo e pastorale. Ciò significava che il 40% dei tedeschi sarebbe rimasto senza lavoro e senza possibilità di sostentamento. Il piano, delineato già nel ’44 alla conferenza di Ottawa, ebbe conseguenze pesantissime sulla popolazione tedesca per il breve periodo in cui venne implementato. L’obbiettivo dichiarato non era solo quello di annichilire la potenza industriale, e quindi bellica, tedesca, ma quello di punire severamente il popolo tedesco per il suo supporto al regime nazista. Anche al prezzo di far morire di fame milioni di tedeschi. https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Morgenthau#cite_ref-36

Il piano Morgenthau venne in seguito accantonato, avendo leadership americana ben presto capito che le conseguenze sarebbe divenute ingestibili e controproducenti per la gestione americana dell’Europa.

Il piano Marshall invece fu una mossa intelligente e decisiva che apportò vantaggi non solo agli Stati Uniti ma anche a tutta l’Europa occidentale, quella che si dice un’opzione win-win. Il programma di aiuti fu vantaggioso per gli americani dal punto di vista economico, strategico e politico.

In primo luogo un’Europa economicamente forte sarebbe potuta divenire un importante partner commerciale per gli USA e un grosso mercato di sbocco per i prodotti americani. Non dimentichiamo che durante il conflitto gli USA raggiunsero la piena occupazione per sostenere lo sforzo bellico, ora che la guerra era finita bisognava trovare il sistema di riconvertire la produzione senza che questa si riducesse repentinamente e portasse a nuova disoccupazione. Senza contare che il piano di aiuti fu fondamentale per instaurare il dominio del dollaro come valuta di riserva internazionale.

In secondo luogo, contribuì a instaurare fiducia nel sistema capitalista americano e nel sistema liberal-democratico. Se gli USA avessero lasciato i Paesi europei a se stessi nella miseria post bellica, la ripresa economica sarebbe stata più lunga e difficile, lasciando ampio spazio propagandistico ai partiti comunisti e socialisti europei. Non dimentichiamo che l’ideologia comunista era allora un’ideologia vincente che riscuoteva crescenti consensi, tali consensi sarebbe sicuramente cresciuti se le difficoltà economiche degli europei non fossero state mitigate, e a lungo andare in alcuni Paesi il Partito Comunista sarebbe potuto arrivare al potere. Cosa assolutamente inconcepibile nel sistema di divisone in blocchi della Guerra Fredda. Il concetto è stato mirabilmente riassunto in questa frase del generale americano Lucius D. Clay: “Non vi è scelta fra l’essere comunisti con 1.500 calorie giornaliere e il credere nella democrazia con un migliaio.”

In fine, non va dimenticato che negli anni ’40 negli Stati Uniti esisteva una larga fetta di popolazione immigrata dall’Europa che era ancora di prima o di seconda generazione, tra cui moltissimi italo-americani e tedesco-americani, i quali ovviamente avevano stretti legami affettivi e familiari con la madrepatria: se glia americani avessero continuato a perseguire una politica punitiva o di disinteresse verso gli europei, i parenti immigrati in America avrebbero riversato la loro disapprovazione sull’amministrazione in carica.

Oggi più che mai la lungimiranza politica è una dote che manca gravemente alla leadership occidentale, lo dimostra chiaramente il triste spettacolo europeo di questi giorni.

I politici europei sembra occuparsi solo della contingenza del momento, a preservare il loro bacino elettorale tentando di sembrare coerenti con quanto detto per anni (vedi il mio articolo sule narrative della politica in Europa), e a guadagnare un vantaggio economico immediato. Tutto questo potrebbe portare presto alla disgregarsi dell’Eurozona e potenzialmente anche della UE.

Personalmente (n.d.r. “io Paul C. F.”) sono sempre stato un feroce critico verso l’apparato politico europeo e ancora di più verso il sistema monetario Euro, tuttavia riconosco che una disgregazione scomposta dell’Eurozona sarà assolutamente dirompente per tutti i suoi partecipanti. Essi non hanno saputo vederne i problemi e le incongruenze e di conseguenza non hanno saputo trovare delle soluzioni per tentare una riforma, o almeno per attenuare l’impatto dei problemi, ognuno intento a perseguire il proprio tornaconto immediato.

Così facendo anche chi più ne a tratto vantaggio ne riceverà un danno. La fine dell’Euro sarà una iattura per i Paesi del Nord Europa che hanno tratto enorme vantaggio in termini di export e di bassa inflazione grazie ad una valuta svalutata rispetto alle loro economie, dato che le loro valutE si riapprezzeranno notevolmente. Massacrare economicamente i paesi del Sud, che importano i beni del Nord, in questo momento di crisi profonda, distruggerà il loro potere d’acquisto riducendo le loro importazioni dal Nord. Il rischio di cambio ridurrà ulteriormente i flussi di capitali Nord-Sud, già molto ridotti dalla crisi del 2008.

I politici del Sud (soprattutto italiani) che hanno sostento la sottomissione all’austerità europea, verranno spazzati via. Le aziende del Sud Europa che hanno tratto enormi vantaggi dal far produrre o importare dai paesi a basso costo del lavoro grazie ad una valuta sopravvalutata per i paesi del Sud, vedranno ridurre i loro profitti, così come coloro che hanno tratto vantaggio dalla bassa inflazione e dalla repressione salariale.

Se poi anche l’Unione politica dovesse disgregarsi, molti Paesi saranno costretti ognuno a trovarsi dei nuovi “protettori ” politici ed economici, sottomettendosi ancora di più alle grandi potenze extra-europee. E si potrebbe continuare a lungo.

Quanto sopra è il risultato della miopia di un’intera classe politica che non ha saputo costruire un’Europa funzionale ed equa, perseguendo solo il proprio interesse immediato – magari coltivando sogni di egemonia – E sperando di governare il continente traendo vantaggio dalle crisi. http://www.derechos.org/nizkor/us/doc/marshall.html

PAUL C. F.

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.