In Venezuela la situazione è ancora molto tesa. Gli Usa ci hanno provato con più mezzi, ma hanno trovato grossi ostacoli. Come ben saprete di recente il Venezuela è stato colpito da un fragoroso blackout.

Si parla già di sabotaggio esterno: un complesso attacco a distanza sui sistemi di controllo delle principali stazioni di distribuzione, fabbricati e montati dai Paesi occidentali. E la Russia ha deciso di indagare: ormai è esperta di attacchi a infrastrutture quando è in corso una guerra ibrida. Stranamente l’incidente energetico venezuelano è molto simile allo stesso avvenuto a Kherson in Ucraina nell’autunno del 2015. All’epoca era in atto una azione di dissuasione contro gli abitanti della Crimea.

La Russia nota la stessa procedura per raggiungere determinati obiettivi. Dopo il fallimento della “invasione umanitaria” (il Venezuela ha rifiutato gli aiuti umanitari degli Stati Uniti), era chiaro che gli USA avrebbero utilizzato altri sistemi per riuscire ad ottenere gli stessi risultati che hanno ottenuto in Ucraina. Ma il Venezuela non cede sotto la pressione delle sanzioni di Washington e la tanta sofferenza.

Infatti sono arrivati al sabotaggio. C’è un passaggio interessante: qualche giorno prima era arrivato l’allarme di Washington che obbligava tutti i dipendenti della sua ambasciata di Caracas a effettuare una pronta evacuazione. Già molto tempo prima i diplomatici americani – dopo la rottura delle relazioni diplomatiche tra USA e Venezuela – erano stati invitati a lasciare il Paese, ma avevano inizialmente rifiutato di lasciare il Venezuela. Ma arriva una nota inquietante: il segretario di stato USA Pompeo afferma che la presenza del personale in ambasciata è una limitazione per le azioni degli Stati Uniti… Chissà di quali azioni stiamo parlando!

Washington è stizzita perché molti non hanno accettato il suo pupillo, Juan Guaidó, insomma alla scuola di golpe le cose non sempre vanno bene. Alessia C. F. (ALKA)

FONTI E LETTURE CONSIGLIATE:

http://www.mid.ru/ru/foreign_policy/international_safety/crime/-/asset_publisher/3F5lZsLVSx4R/content/id/3571187

https://www.heise.de/tp/features/Guaido-soll-fuer-Stromausfall-in-Venezuela-verantwortlich-sein-4334921.html

http://www.mid.ru/ru/press_service/spokesman/briefings/-/asset_publisher/D2wHaWMCU6Od/content/id/3573250#14

https://amerika21.de/2019/03/223802/russland-stromausfall-venezuela

http://www.libreidee.org/2019/02/gli-usa-vogliono-il-venezuela-ma-il-popolo-86-si-oppone/

http://www.libreidee.org/2019/03/scuola-di-golpe-e-nato-in-serbia-loscuro-progetto-guaido/

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Alessia C. F. (ALKA)
Esploro, indago, analizzo, cerco, sempre con passione. Sono autonoma, sono un ronin per libera vocazione perché non voglio avere padroni. Cosa dicono di me? Che sono filo-russa, che sono filo-cinese. Nulla di più sbagliato. Io non mi faccio influenzare. Profilo e riporto cosa accade nel mondo geopolitico. Freiheit ist ein Krieg. Preferisco i piani ortogonali inclinati, mi piace nuotare e analizzare il mondo deep. Ascolto il rumore di fondo del mondo per capire quali nuove direzioni prende la geopolitica, la politica e l'economia. Mi appartengo, odio le etichette perché come mi è stato insegnato tempo fa “ogni etichetta è una gabbia, più etichette sono più gabbie. Ma queste gabbie non solo imprigionano chi le riceve, ma anche chi le mette, in particolare se non sa esattamente distinguere tra l'etichetta e il contenuto. L'etichetta può descrivere il contenuto o ingannare il lettore”. So ascoltare, seguo il mio fiuto e rifletto allo sfinimento finché non vedo tutti gli scenari che si aprono sui vari piani. Non medito in cima alla montagna, mi immergo nella follia degli abissi oscuri dell'umanità.