In principio Dio creò la Sua Sapienza
(Proverbi 8,22-31)
Alla Sua Sapienza diede un volto ed un corpo: Maria
(Luca 1:26-38 – Matteo 1:18-24)
Nel volto e corpo di Maria si è fatto uomo
(Luca 2)
Un giorno il saggio disse: «Seguirò la regola d’oro e convertirò tutti gli uomini. Ma… da dove comincerò? Il mondo è così grande. Comincerò dal paese che conosco meglio, il mio. Ma è così vasto il mio paese! Comincerò dalla città più vicina, la mia. Ma è così grande la mia città! Allora comincerò dalla mia strada… No, comincerò dal mio caseggiato, o meglio, comincerò dalla mia famiglia. No, finalmente ho capito che cosa vuole la regola d’oro: comincerò da me stesso» (Anonimo).

 I testi sapienziali rispondono al Vecchio Testamento. Perché si chiama “Vecchio Testamento”? Perché il Testamento è un’eredità che Dio lascia agli uomini. Il rinnovamento della vecchia eredità si ha nel Nuovo Testamento dove Cristo dona all’umanità i suoi due unici comandamenti: “Amerai Dio sopra ogni cosa ed il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10, 27). Sempre nel Nuovo Testamento Cristo lascia un’eredità ulteriore attraverso l’azione descrittiva di Giovanni che conferma le Parole di Cristo: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della Verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò da voi. (Gv. 15,18)”.

In Proverbi 8,22 la Sapienza dichiara: «Dio mi ha creata principio della sua via, prima delle sue opere. Fin dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, prima della terra»

La Sapienza preesistente fu il principio della creazione. Filone di Alessandria conferma questa esegesi, perché il tempo non esisteva prima del mondo, ma è nato con lei o dopo di lei. Si deve dunque tradurre Bereshit «secondo il numero, secondo l’ordine». Ora, il Logos primogenito è chiamato il Principio, il Nome di Dio, il Verbo, l’uomo ad immagine. Filone si congiunge così all’esegesi giudaica tradizionale.

La Sapienza consta di una serie di testi estremamenti articolati che affondano le radici nella cultura dei paesi dell’ambiente greco ed ebraico e che nella Bibbia assume un significato e una ricchezza peculiari.

L’esposizione chiara e distinta delle caratteristiche generali della letteratura sapienziale dell’Antico Testamento costituisce di per sé un’impresa ardua; se poi si cerca di approfondirne alcuni aspetti particolari (sociali, antropologici e teologici) nell’intento di isolarli chiaramente e di rinvenire tra essi un rapporto di contiguità ideologica o d ’interdipendenza storica, il progetto può risultare scoraggiante. In realtà uno studio disciplinato delle opere e dei testi che ci sono giunti come materiale sapienziale biblico rivela che la definizione di questo fenomeno, quale si sviluppò nell’Israele antico, è sfuggente ed elusiva tanto quanto il fenomeno in sé. Che cosa s’intende con «letteratura sapienziale»? I testi sapienziali sono i seguenti:

  • Proverbi
  • Giobbe
  • Ecclesiaste
  • Ecclesiastico
  • Sapienza
  • Salmi
  • Cantico
  • Qohelet
  • Siracide
  • Lamentazioni
  • Rut
  • Tobia
  • Giobbe

Alcune dispute teologiche affermavano che Giobbe non doveva essere incluso nell’elenco, altri punti di vista erano orientati sull’eliminazione del Libro di Rut. Per ciò che ci concerne li abbiamo inseriti integralmente non curandoci delle varie polemiche fra il sostenitore di un metodo o di un altro.

SIGNORA SAPIENZA

(Pro 9, 1-12)

Signora Sapienza ha costruito la sua casa,

ha intagliato sette colonne per sé.

Ha macellato le sue vittime, ha mescolato il suo vino,

ha anche apparecchiato la sua mensa.

Ha mandato le sue ancelle e grida nelle zone della città alta:

Chi è semplice venga qui. Allo sconsiderato («il senza cuore») ella dice:

Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho mescolato.

Lasciate, o semplici, perché viviate e incamminatevi nella via dell’intelligenza!

Chi corregge il beffardo prende per sé l’insulto e chi rimprovera il malvagio, suo è il danno.

Non rimproverare il beffardo affinché non ti odi, rimprovera il saggio perché ti ami.

Da’ al saggio perché diventi più saggio,

fa’ conoscere al giusto perché accresca l’insegnamento. Inizio della Sapienza è il timore di Dio e la conoscenza del Santo è intelligenza.

Perché per me cresceranno i tuoi giorni e ti aggiungeranno anni di vita.

Se sei saggio, sei saggio per te, se sei beffardo tu solo porterai (il danno).

Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre

e non respingere l’insegnamento di tua madre (Pro 1 ,8).

Ho osservato di persona e ho posto il mio cuore,

ho visto e ne ho tratto insegnamento (Pro 24,32).

Hai osservato un uomo abile nel suo ufficio? (Pro 22,29). Hai osservato un uomo veloce nelle sue parole? (Pro 29,20). Hai visto un uomo saggio ai suoi occhi? (Pro 26,12).

Tutto questo, nelle sue varie forme, è insegnamento del maestro di Sapienza: istruzione familiare, esperienza personale, detti dei maestri antichi, osservazione degli uomini, delle creature, dei fenomeni, degli avvenimenti. La Signora Sapienza unifica nella sua figura i vari canali di apprendimento; tutte le voci del creato che sono la Sua Voce.

Ma chi è la Signora Sapienza? È una figura che sorpassa ogni creatura; stava accanto a Dio mentre creava l’universo, trovando delizia di fronte a Lui; poi anche negli uomini ha trovato delizia. È figura in qualche modo divina e umana, collegamento tra il Creatore e le creature, sua voce e portatrice delle sue esigenze. Nell’Ortodossia la corrente sofianica creò una certa spaccatura, ma Bulgakov, che la concepì, anche grazie all’aiuto dell’amico scrittore, teologo e mistico Pavel Florenskij ne ampliò la descrizione che riporto:

“Secondo il sofianismo la Sofia è presente dappertutto: in Dio in modo infinito e nell’uomo in modo finito: essa è la forza unificatrice del Tutto: «[la Sofia] non è né cielo né terra: essa è la grande volta del cielo che s’inarca sopra la terra. Qui non c’è né Dio né uomo, in essa vive la divinità stessa, essa è il riparo divino sopra il mondo.» Secondo Solov’ëv la Sofia si incarna in Cristo e nella Chiesa, è l’«eterna amica». l’«essere reale e femminile: la vera e pura intera umanità». Per Bulgakov la “Sapienza” è l’«eterna femminilità» che si sta progressivamente attuando nella storia. Secondo Pavel Florenskij la Sofia è la quarta “ipostasi” che ispira di sé e unifica in sé la Trinità1.”

Per quel che ci concerne riteniamo che il Sofianismo descriva più propriamente una Sapienza umana a meno che non vogliano con altro termine far coincidere la Sapienza con la Sofia. Il teologo Vladimir Losskij, infatti, la condannò perché vedeva in essa una commistione tra Spirito Santo e Maria. Da parte nostra consideriamo la Sofia come una Sapienza apollinea e solare che ha diretto le civiltà umane nei secoli con volti diversi e pertanto lo Spirito Santo era sempre stato presente come ordinatore e civilizzatore.

Girolamo, nel suo trattato Liber heb. Quaestio in Genesim, cita la traduzione di Tertulliano, di Giasone e Papisco, i quali leggono bara Elohim (Dio creò) nel senso di bera delohim (il Figlio di Dio). Ne risulta, secondo la loro interpretazione, che è il Figlio di Dio che ha creato il cielo e la terra. Ilario, nel suo trattato sul Salmo 2,2, riprende questa idea e afferma che bereshit (in principio) può avere tre sensi: in principio, in capite et in Filio. Ireneo di Lione trasmette una tradizione analoga (Dimostrazione 43): «Bisogna credere che un Figlio esisteva in Dio e che egli non solo è prima di essere apparso nel mondo, ma ancora prima che il mondo fosse. Colui che per primo ha profetizzato, Mosè, dice: Bereshit bara Elohim: Dio creò un figlio in principio». Il Targum Neofiti rimanda a queste speculazioni con la traduzione: «Il Figlio di Dio creò e portò a compimento». La lettera waw (e) è stata cancellata nel manoscritto. Genesi 1,1 aveva preso un sapore troppo cristiano. Ciò significa che l’esegesi giudaica e l’esegesi cristiana hanno dialogato per secoli prima di ignorarsi anche se, a mio avviso, esistono a livello molto alto ed esoterico contatti continui. Esiste infatti una comunità ebraica negli USA che crede che Cristo sia stato il Messia annunciato dai profeti.

Ma se esisteva il Figlio di Dio già nel concepimento del Padre doveva forzatamente esserci un Volto di Madre che era la Sapienza.

Inoltre doveva esistere una differenziazione tra una Sapienza creata umana ed una Sapienza Creatrice Divina. Ad esempio la civiltà egizia aveva come regolatore il Faraone che rappresentava la Sapienza creata, vale a dire una Sapienza umana.

Il dr. Luigi Gaspari, in un colloquio privato con pochi amici, ci spiegò che quando Giuseppe, Maria ed il Bimbo Gesù per fuggirono in Egitto era anche perché il Santo Bambino doveva non solo sfuggire alla strage degli innocenti, ma anche riprendersi l’antica Sapienza umana egizia2 ed unirla a quella Divina3 in Lui. Ritrovai quella sua bellissima analisi molti anni dopo nel testo indicato nella nota numero 2.

Il libro dei Proverbi costituisce la base di partenza, essendo lo scritto più tipico e diretto in quanto offre una visione classica della Sapienza come ordine del mondo (è quindi il più adatto ad aprire un corso su questa letteratura). Con Giobbe e Qohelet si passa a una riflessione più articolata e travagliata sul mondo e sul rapporto tra il saggio e Dio, per approdare successivamente con il Siracide ad argomenti sapienziali più tradizionali con cui si tentano delle risposte alle questioni aperte dai maestri più critici. Infine, con il libro della Sapienza (il più recente) si giunge a spostare nella vita oltre la morte la discussione sulla retribu­zione dei giusti, consegnando la posizione più avanzata dell’intero Antico Testamento su questo argomento.

Salomone

L’Antico Testamento riconduce a lui esplicitamente il libro dei Proverbi, mentre il rimando alla sua figura si può scorgere in Qohelet («Parole di Qohelet, figlio di Davide [come Salomone], re di Gerusalemme»: Qo 1,1) e nel libro della Sapienza. Questo accostamento si spiega con il fenomeno letterario della pseudo-epigrafia, secondo il quale si attribuivano testi a personaggi illustri del passato. Tra gli «Scritti» della tradizione ebraica anche il Cantico dei Cantici, infatti, si apre menzionando Salomone come il protagonista dell’appassionata storia d’amore con la donna.

Una simile raffigurazione di Salomone fa pensare che il primo luogo di creazione e di trasmissione delle sentenze sapienziali sia stato l’ambiente della vita di corte, oltretutto in ragione delle numerose raccomandazioni rivolte al sovrano (Pr 8,15; 14,35; 16,10; 25,1; 29,14).2 In effetti, secondo alcuni autori, attorno al X secolo a.C., quando Israele visse una condizione di grande prosperità, si crearono i presupposti diplomatici perché i funzionari della corte potessero recarsi in Egitto a imparare l’arte scribale.

Gli scribi, all’interno della reggia, avevano una serie di mansioni: da consiglieri del Re, carica piena di responsabilità che richiedeva competenze molto precise, ad addetti del registro delle entrate e delle uscite del tempio. Questi ministri, tra i quali possiamo includere lo stesso Siracide (Sir 34,9-12), partivano assai frequentemente in viaggio e dovevano rappresentare, nelle missioni politiche e grazie alla propria arte oratoria, gli interessi del loro paese presso le corti straniere (2Re 20,12-19; Ger 27,1- 3).

Tra i perfetti parliamo di Sapienza, ma di una Sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una Sapienza Divina, misteriosa, che è rimasta nascosta (theou sophian en rnustèrioi, tèn apokekru,nenèn), e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria (1 Cor 2, 6-7).

Sebbene la “Sapienza nascosta” di Paolo sia un’espressione greca, dovremmo probabilmente cercare il suo significato nell’educazione giudaica di questo autore. Sappiamo dell’esistenza di numerose tradizioni esoteriche all’interno del tardo giudaismo del Secondo Tempio, specialmente nei circoli apocalittici. Abbiamo inoltre notizia di tradizioni esoteriche, associate con pratiche mistiche e visionarie, all’interno del giudaismo rabbinico dei primi due secoli della nostra era.

Possiamo notare come il libro del Siracide (inizi del Il sec. a.C.) e, in seguito, quello della Sapienza (fine del l sec. a.C.) mostrano di nascere all’interno dello stesso filone che aveva già portato a scrivere i Proverbi, Giobbe e il Qohelet. Pur se il Siracide e la Sapienza non sono stati accolti nel canone ebraico delle Scritture ( e neppure in quello delle Chiese della Riforma), essi attestano, in ogni caso, l’esistenza di un quintetto di testi legati assieme dall’idea di una Sapienza che è arte del vivere, dal ricorso al genere letterario del «proverbio» (v. oltre; il caso di Sapienza, scritto direttamente in greco, è particolare), dal fatto di essere stati composti da un gruppo di autori – i saggi, appunto – che, come vedremo, hanno un loro preciso riferimento storico e culturale. Se, dunque, resta vero che parlare di «letteratura sapienziale» è certamente il frutto di una visione moderna di questi testi, è altrettanto vero che essi costituiscono un gruppo di libri che, all’interno delle Scritture ebraiche e greche, mostrando di avere una comune identità e un’omogeneità che ci permette di trattarli assieme.

Partendo dal Re Salomone la Sapienza si manifesta in modo successiva rispetto al libro dei Proverbi:

“Il re si recò ad offrire sacrifici a Gabaon, che era l’altura più importante; su quell’altare Salomone offrì mille olocausti. A Gabaon il Signore apparve di notte in sogno a Salomone e gli disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone rispose: «Tu hai usato grande benevolenza verso il tuo servo Davide, mio padre, ed egli ha camminato al tuo cospetto con lealtà, con giustizia e con rettitudine di cuore verso di te. Tu gli hai conservato questa grande benevolenza e gli hai dato un figlio che sedesse sul suo trono, come oggi accade. Ora, Signore mio Dio, tu hai fatto re il tuo servo al posto di Davide mio padre, ma io sono un ragazzo, non so come comportarmi. Il tuo servo si trova in mezzo al popolo che hai scelto, un popolo numeroso, che non può essere calcolato né contato, tanto è grande.

Concedi dunque al tuo servo un cuore che sappia giudicare il tuo popolo, in modo da distinguere il bene dal male; altrimenti chi potrà mai governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque al Signore che Salomone avesse fatto questa richiesta (IRe 3,4-10)4”.

Secondo il Pinto5 con Salomone si vuole introdurre l’ideale di iniziatore del movimento intellettuale in Israele affermandone pertanto un’attribuzione psicologica talché si sospetta che il primo ambiente dove sono nati i libri sapienziali sia stato quello della corte del Re.

L’unità di base letteraria attorno alla quale si sviluppa la Sapienza biblica è il màshàl6 (משל). Il suo stile conciso e incisivo ne facilita l’apprendimento mnemonico. Con una piccola frase – quasi una giaculatoria – mette nella condizione di cogliere la verità sostanziale che si vuole comunicare: «La porta gira sul suo cardine e il pigro sul suo letto» (Pr 26,14).

Sapienza e stoltezza si contendono le strade della città: preparano un banchetto, invitano, promettono. Due donne, due forze sulla scena della vita personificazione di due insegnamenti. Usano un linguaggio simile, promettono generosamente, ma invitano in direzioni opposte.

L’insegnamento è indicato sotto forma di banchetto, l’ambiente è una casa. La casa della Sapienza viene costruita dalla signora stessa; quella della stoltezza è posta nello sheol, il luogo delle ombre, dei morti. È palese che non si tratta di un orientamento gnostico, perché la stoltezza agisce senza avere una coscienza della finalità che è invece della Sapienza che può usare la stoltezza per una intenzione di accrescimento della conoscenza. La Sapienza risponde all’uomo nelle situazioni concrete, piccole o grandi dell’esistenza. Occorre sempre cercarla e desiderarla. La Sapienza è come un orizzonte che si apre su un altro orizzonte, senza discontinuità e senza fine. Fermarsi la rovinerebbe. È nel mondo che Dio si rivela come Sapienza e va incontro all’uomo. Ne deriva una morale laica nel senso positivo del termine. Dai Proverbi, attraverso Giobbe sino a Siracide, Sapienza di Salomone e alcuni scritti apocrifi, corre un filo prezioso, forse il più ricco della teologia della Sapienza anticotestamentaria. Corre per secoli, circa un millennio, si accresce e arricchisce fino a Gesù di Nazareth, Maestro di Sapienza e Sapienza incarnata, Voce e Volto del Dio invisibile, armonia compiuta dell’universo.

Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre

e non respingere l’insegnamento di tua madre (Pro 1 ,8).

Non sono in realtà il padre e la madre che parlano; è la voce del maestro di Sapienza, il quale riveste i panni di Padre e Madre. Questo appello «figlio mio» è un tratto tipico dell’insegnamento sapienziale, ma non è soltanto finzione letteraria. È come nei bei tempi antichi quando il maestro prolungava la funzione patema e materna nelle aule scolastiche. Ed è anche un’indicazione puntuale: l’insegnamento del maestro di Sapienza riecheggia l’etica della famiglia e della tribù, questo complesso tradizionale di norme di comportamento che si trasmetteva di bocca in bocca per generazioni nella società patriarcale israelitica.

L’insegnamento del maestro trasmette, inoltre, la sua propria esperienza, il frutto delle sue osservazioni. Non esige apprendimento incontrollato, sulla parola o sull’autorità, ma invita il discepolo ad osservare personalmente, a ripetere l’esperienza.

Ho osservato di persona e ho posto il mio cuore, ho visto e ne ho tratto insegnamento (Pro 24,32).

Hai osservato un uomo abile nel suo ufficio? (Pro 22,29). Hai osservato un uomo veloce nelle sue parole? (Pro 29,20). Hai visto un uomo saggio ai suoi occhi? (Pro 26,12).C’è una via diritta di fronte a un uomo, ma alla fine è via di morte (Pro 14,12; 16,15). Non invidi il tuo cuore i peccatori ma i timorati di Dio ogni giorno; perché certo c’è un futuro e la tua speranza non sarà stroncata (Pro 23,17 -18). Non adirarti contro i malfattori e non indignarti con i malvagi, poiché non c’è futuro per il cattivo, la lampada dei malvagi si spegnerà (Pro 24,19-20).

Per la sua fede in Dio creatore e Signore dell’universo, la persona percepisce che ogni esperienza del mondo è esperienza di Dio e viceversa. Non è una vicenda privata dell’uomo ma un incontro con Dio che è presente in ogni essere, avvenimento perché è presente la Sua Sapienza, cioè il piano della creazione concepito e realizzato a suo tempo. Conoscendo, usando le creature, ascoltando e sperimentando, l’uomo non fa altro che acquisire il senso delle cose, penetrare il piano secondo cui esse sono fatte; in altre parole, acquista la Sapienza e in fondo conosce Dio.

Ecco perché dobbiamo chiedere incessantemente il dono della Sapienza, perché è solo attraverso di essa che ci si può districare dalle apparenti aporie scritturistiche del mondo biblico e dei suoi interpreti, ma anche per essere in grado di valutare con senno le cose del mondo ed esser degni di essere chiamati Figli di Dio7.

“Senza la Sapienza è difficile e quasi impossibile amare i fratelli, perché il demonio è abile nel suscitare dubbi e incertezze anche fra le persone più sante; è solo la Sapienza che ci allontana i dubbi, che allontana la possibilità fra noi cristiani di diventare, invece che amici come vuole Dio, nemici.

La Sapienza è un dono dell’Amore di Dio e di Maria. La Sapienza ci viene data dalle mani di Maria, tanto generosa perché Lei per prima è il Volto della Sapienza di Dio, nel quale il Verbo si è fatto carne per venire a noi, per venire a portare la Parola che deve mutare la realtà della vita, deve far diventare la vita umana vita divina.

Il Verbo entra nel nostro cuore attraverso la Sapienza di Maria, ci trasforma e fa sì che anche noi possiamo generare parole capaci di cambiare la realtà intorno a noi. Maria è la vera madre nostra, la madre che ci toglie l’angoscia, che ci toglie il timore del giudizio, che ci toglie le spine che abbiamo nel cuore. Maria è la vincitrice di tutte le battaglie, Ella è il Volto della Sapienza di Dio che è venuta a noi per aiutarci a ritrovare l’immortale vita di Dio nel nostro cuore. La Sapienza entra in noi, nel nostro cuore, attraverso la Sapienza di Maria. La Sapienza di Maria ha portato il Figlio sulla terra. La Sapienza di Maria porta, al nostro cuore, l’amore pieno di Gesù e dello Spirito Santo che ci dona la Resurrezione. Noi diventeremo, attraverso la Sapienza della Madonna, figli di Dio.

La Madonna è capace ancora di rigenerare il Figlio, che ha generato per l’umanità intera, è capace di rigenerarlo per ognuno di noi, nel nostro cuore. É allora che diventiamo bambini, e quando siamo diventati bambini, non abbiamo più il timore di perdere l’Eterna vita. L’Eterna vita siamo noi quando Maria ha generato il Figlio nel nostro cuore. Cristo parla poco ed ama molto, gli uomini amano poco e parlano molto”. Luigi Gaspari8

Il Separatore – ilseparatore@protonmail.comIlseparatore@yandex.com

  • 1Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Sofianismo
  • 2Nell’ultimo esempio sopra riportato si coglie molto bene il motivo per cui un confronto tra il libro dei Proverbi e la Sapienza egiziana si rivela importante: anche il libro dei Proverbi, come le Istruzioni egiziane. è un testo che ha come scopo la formazione dei futuri funzionari pubblici, di quei giovani israeliti che devono essere educati ai medesimi valori umani sui quali già la Sapienza egiziana aveva riflettuto. Ma c’è qualcosa di ancora più importante: è proprio la fede nel Signore, Dio d’Israele, unico Dio creatore del mondo, che porta i saggi israeliti a far propria la Sapienza degli altri popoli. Cfr. Pag. 15 Luca Mazzinghi – Il Pentateuco Sapienziale Edizioni EDB 2012
  • 3Il cuore di Padre Pio era come uno specchio nel quale si rifletteva tutta piena la ricchezza della Sapienza e dell’Amore infinito di Dio per gli uomini. Ecco dove dobbiamo arrivare: scoprire questa presenza onnipotente dell’Amore che dà tutto, che dà calore a tutto ed a tutto dona significato. È il tutto che ci dona la gioia, perché la gioia eterna è il frutto della conoscenza di questa onnipotenza vivente in noi e nei nostri fratelli. Allora non saremo più capaci di giudicare le debolezze dei nostri fratelli, perché vedremo i nostri fratelli come creature dell’Amore di Dio che si rivelano a noi unicamente per mezzo del nostro amore per loro. Luigi Gaspari – Charleroi 25 novembre 1988 © CDOLG Via San Felice 91 – 40122 Bologna
  • 4Queste sue prerogative sapienziali spiegano anche l’attri­buzione della paternità salomonica di libri scritti diversi secoli dopo la sua morte. L’Antico Testamento riconduce a lui esplicitamente il libro dei Proverbi, mentre il rimando alla sua figura si può scorgere in Qoelet («Parole di Qoelet, figlio di Davide [come Salomone], re di Gerusalemme»: Qo 1,1) e nel libro della Sapienza. Questo accostamento si spiega con il fenomeno letterario della pseudepigrafia, secondo il quale si attribuivano testi a personaggi illustri del passato. Tra gli «Scritti» della tradizione ebraica anche il Cantico dei Cantici, infatti, si apre menzionando Salomone come il protagonista dell’appassionata storia d’amore con la donna. Cfr. I segreti della Sapienza di Sebastiano Pinto – Edit. San Paolo
  • 5losofo e moralista ebreo di origine portoghese (Bordeaux ca. 1715-L’Aia 1787). La sua fama è legata alla Apologie pour la Nation Juive ou Réflexions Critiques (1762), un’appassionata difesa dell’ebraismo dagli attacchi di Voltaire. È autore anche di saggi economici (Traité de la circulation et du crédit).
  • 6E una breve parabola con una lezione morale o allegoria religiosa, chiamata nimshal. Mashal è usato anche per designare altre forme nella retorica, come la favola e l’apothegma. Il talmudista Daniel Boyarin ha recentemente definito משל come un processo di “esemplificazione”, vedendolo come la conditio sine qua non dell’ermeneutica talmudica (Boyarin 2003: 93). Cita il Cantico dei Cantici Rabba: “fino a quando Salomone non inventò l’משל, nessuno poteva capire affatto la Torah.
  • 7Coloro che cercano una vita di saggezza superiore, che cercano di vivere secondo i principi spirituali, devono essere preparati a essere ridicolizzati e condannati. Alcune persone che hanno progressivamente abbassato i loro standard personali nel tentativo di ottenere l’accettazione sociale e le comodità della vita si sentono profondamente minacciate da coloro che mostrano un’inclinazione filosofica, che rifiutano di compromettere i loro ideali spirituali e cercano il miglioramento. Non lasciare che queste piccole anime siano un riferimento nella tua vita. Abbi compassione di loro, ma tieniti saldo a ciò che sai essere il loro bene. Quando inizi il tuo programma di avanzamento spirituale, è possibile che le persone a te più vicine ti prendano in giro o ti accusino di essere arrogante. Sta a te comportarti con umiltà e seguire rigorosamente e con perseveranza i tuoi ideali morali. Rimani fedele a ciò che sai, nel profondo del tuo cuore, per essere il migliore. Se sei irremovibile, le stesse persone che ti hanno ridicolizzato verranno ad ammirarti. Se permetti alle opinioni meschine degli altri di influenzarti al punto da farti vacillare nei tuoi propositi, hai due motivi per vergognarti. Epitteto 26
  • 8© CDOLG Via San Felice, 91 – 40122 Bologna