Scatta dal prossimo 1° luglio 2020 il credito d’imposta riconosciuto a fronte delle commissioni applicate dai prestatori di servizi di pagamento per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di consumatori finali. Stiamo parlando del beneficio introdotto con l’art. 22 del decreto-legge n. 124 del 2019 (collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2020). Con tale previsione normativa, il legislatore ha istituito un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni addebitate per transazioni effettuate dai clienti con carte di pagamento a decorrere dal 1° luglio 2020. I beneficiari sono gli esercenti attività di impresa, arte o professioni i cui ricavi o compensi abbiano valore inferiore a 400.000 euro nell’anno d’imposta precedente.

Il coronavirus accelera il passaggio dal denaro contante a quello elettronico, la pandemia incoraggia sempre di più le aziende a passare ai pagamenti senza contanti.

Una banconota da cento euro può passare mille volte di mano a costo zero, le transazioni per contanti non costano nulla. Ma mille transazioni da cento euro fatte con un pagamento elettronico hanno sempre un costo, di conseguenza – anche se in modo marginale – diminuisce il potere di acquisto.

Il costo delle commissioni serve per coprire i costi del servizio, più è basso l’importo della transazione più è alta la loro incidenza. Con questo sistema, dove aumentano le transazioni elettroniche, serviranno più server, bisognerà aumentare la rete, i sistemi di sicurezza, gli addetti alla gestione, gli sviluppatori, i sistemisti, i datacenter e l’elettricità.

Scavando ho scoperto che c’è pure altro: sempre loro, in prima linea, i coniugi Bill e Melina Gates.

The Better Than Cash Alliance is a global partnership of 75 governments, companies, and international organizations that accelerates the transition from cash to digital payments in order to reduce poverty and drive inclusive growth.

Better Than Cash Alliance: The Alliance is funded by the Bill and Melinda Gates Foundation, Citi, MasterCard, Omidyar Network, USAID, and Visa Inc. The United Nations Capital Development Fund serves as the secretariat. Ci sono dentro anche i Clinton e tanti altri.

Al momento le nuove cavie sono il Sudan e il Ghana (in India ci hanno provato, è stato il delirio e non ha avuto un successo clamoroso pari al modello cinese). Una sorveglianza totale illimitata. Una collaborazione che nasce tra pubblico e privato negli Stati Uniti, una partnership tra il Ministero del Tesoro USA, la Gates Foundation e i colossi come Visa e Mastercard. Ma il vero problema è che ‘Better Than Cash Alliance’ persegue l’eliminazione del contante col preteso di aiutare i poveri includendoli finanziariamente. Una puttanata di proporzioni bibliche.

Ma il vero obiettivo è chiaro, con la digitalizzazione dei contanti il potere riesce a sorvegliare, a sanzionare, ottieni il controllo delle popolazioni. Non solo, digitalizzando tutto si ottengono montagne di dati preziosissimi che poi possono essere rivenduti, per fini finanziari o pubblicitari. Se tutto quello che paghiamo digitalmente viene registrato, condiviso e archiviato dai vari fornitori di servizi, alla fine sapranno tutto anche del nostro conto bancario. Se non posso usare denaro contante il conto corrente diventa il diario/registro completo della vita. Chi può esaminarlo ha la cronologia di cosa ho fatto, dove sono stata e cosa ho fatto ogni giorno, e tutto questo rimarrà sempre in bella vista per tutta la vita.

Meglio di me lo spiega Romano Prodi http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/la-sfida-di-una-moneta-unica-mondiale_924.html: La sfida di una moneta unica mondiale – Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 16 Luglio 2009 – Negli anni nei quali in Europa si stava costruendo l’Euro, gli incontri bilaterali che ogni anno avevano luogo fra l’Unione Europea e la Cina si svolgevano in un modo abbastanza particolare. Nella prima parte della riunione veniva sbrigata con una certa rapidità l’agenda programmata. In seguito il Presidente Jang Zemin iniziava un analitico bombardamento di domande molto semplici e dirette. Chiedeva se davvero sarebbero scomparse le vecchie monete nazionali come il marco tedesco o il franco francese (nulla mi domandò riguardo alla lira) e poi se sarebbe stata creata una carta moneta comune e, infine se, a mio parere, sarebbe stato opportuno per la Cina immettere l’Euro fra le riserve monetarie del Paese. La mia risposta a tutte queste domande era evidentemente positiva e cercava anche di essere rassicurante nelle motivazioni. L’Euro divenne poi una realtà e, come sappiamo, nei primi mesi di vita il suo valore si indebolì fortemente nei confronti del dollaro, provocandomi una certa preoccupazione riguardo alla validità dei pareri che mi ero permesso di esprimere in precedenza. Nell’incontro successivo fui tuttavia rapidamente tranquillizzato dallo stesso presidente che mi disse che la Cina era ancora interessata a comprare Euro sia perché il suo valore sarebbe aumentato (e ci prese in pieno) sia soprattutto perché la Cina desiderava vivere in un mondo in cui non vi fosse uno solo al comando e che un maggiore equilibrio fra le monete di riferimento avrebbe costituito un ulteriore passo per ottenere questo risultato. E che quindi era un obiettivo di lungo periodo della Cina avere in portafoglio Euro e dollari in misura tra di loro paragonabile. Una visione chiara e lucida di come gli aspetti economici, politici e monetari sono profondamente legati fra di loro. Per quanto mi posso ricordare nessun riferimento fu fatto allora ad un potenziale ruolo della moneta cinese in questo nuovo ordine mondiale. Sono passati poco più di cinque anni e il governatore della banca centrale cinese Zhou, in occasione del G20 e poi del G8, ha proposto la costituzione di una “valuta globale” di riserva per sostituire il dollaro come valore di riferimento degli scambi mondiali. Non un semplice affiancamento dell’Euro al dollaro ma un quadro in cui i nuovi rapporti di forza si esprimano anche nel campo monetario ed includano perciò i nuovi protagonisti della vita economica mondiale a partire dalla Cina. Pur sapendo tutti quante volte (a partire da Keynes nel lontano 1944) questa proposta sia stata ripetuta e pur conoscendo bene quali difficoltà si frappongano e quanto sia lontano questo obiettivo, non possiamo tuttavia esimerci da due riflessioni. La prima riguarda l’indebolimento della leadership americana in un così breve spazio di tempo.
Gli Stati Uniti restano di gran lunga il più potente Paese del mondo. Tuttavia l’errore politico della guerra in Iraq, la debolezza della bilancia commerciale e la quantità di dollari giacenti nei forzieri delle banche centrali degli altri Paesi hanno reso molto più complesso e difficile l’esercizio di questo potere. Gli Stati Uniti non possono cioè esercitarlo da soli sia nel campo della forza militare che della moneta. Ci vorrà ancora tempo perché si possa parlare di unica moneta di riferimento mondiale ma il problema è ormai sul tavolo e, se i nuovi membri del G20 faranno fronte comune, le loro richieste non potranno essere per sempre ignorate. Perché il mondo è veramente cambiato. La seconda riflessione riguarda l’Euro. Questa moneta è una grande positiva realtà che, nella presente crisi, ha salvato l’Europa da disastrose svalutazioni competitive. L’Euro, tuttavia, costituisce solo il 26% delle riserve monetarie mondiali, che sono ancora per il 65% basate in dollari e la Cina stessa, nonostante il suo obiettivo politico di diversificare le proprie riserve, ha continuato a comprare soprattutto buoni del tesoro americani. E le transazioni internazionali, nonostante ripetuti annunci e ripetute minacce e nonostante la grande forza dell’economia della zona Euro, continuano a svolgersi in dollari. La spiegazione è semplice: perché una moneta possa affermarsi come punto di riferimento nel mondo non basta la forza economica rappresentata dalla moneta stessa. Occorre una forza politica che guidi le grandi scelte che dalla moneta verranno sostenute e rafforzate. Un’unione monetaria non sorretta da una comune politica economica non può essere un punto di riferimento per l’economia mondiale.
Se questa è la situazione credo che sia interesse dell’Unione Europea appoggiare apertamente i tentativi in corso per arrivare alla costruzione di una moneta unica mondiale. Ci vorrà un enorme lavoro e tantissimo tempo ma sarà un altro passo in avanti per rendere meno probabili le ricorrenti crisi dell’economia mondiale.

The Struggle for the World: Liberation Movements for the 21st Century
Di Charles Lindholm, José Pedro Zúquete