PAUL C. F. – Il mondo del divertimento e della socialità come lo abbiamo sempre conosciuto è stato per sempre stravolto dall’avvento del COVID19(84), tanto che potremmo definire un’era avanti Covid (A.C.) e dopo Covid (D.C.). Ristoranti, Bar, discoteche e feste come li abbiamo sempre conosciuti dovrebbero, almeno stando alle indicazioni surreal-dadaiste delle autorità, trasformarsi il punti di aggregazione di esseri umani scafandrati dietro le loro mascherine e guanti, a uno o meglio due metri di distanza, con il sacro terrore di qualsivoglia contatto umano.

A di là di qualsiasi considerazione sulla pericolosità o meno del COVID 19-84 (forse ho detto Orwell?), rimane comunque il fatto che impedire il contatto e la socialità tra le persone è un’impresa impossibile, che si scontra con la natura stessa dell’essere umano, che è un animale sociale per definizione. La socialità è l’essenza stessa della società, come la parola stessa ci indica, pertanto immaginare un mondo fatto di monadi che comunicano attraverso il filtro di un computer, uno schermo in plexiglass o un guanto in lattice è un’assoluta illusione, o la morbosa fantasia di qualcuno.

In questi mesi di allentamento delle restrizioni avrete infatti tutti notato che, nonostante le pressioni fatte dei media e dalle autorità, nei bar, nelle strade, nei luoghi pubblici, ci sia un certo rilassamento della tensione, un certo “sciallo”. Ovunque vedo mascherine abbassate o assenti, persone al bar che parlano in capannelli, e molta voglia di tornare a fare quello che si faceva prima. La tensione non può durare per sempre, la voglia di ritrovarsi non si può comprimere troppo a lungo.

E’ certo che quest’autunno, all’arrivo dei primi freddi e delle influenze stagionali, giornali e TV torneranno a gridare alla pestilenza e a insultare e stigmatizzare tutti quegli “sciagurati” che non rispettano il distanziamento sociale. Tuttavia, pandemia o meno, ritengo che comprimere all’infinito la socialità non sia né fattibile né auspicabile, soprattutto per i giovani ed i giovanissimi, che volenti o nolenti troveranno modalità di aggregazione fuori dagli schemi consentiti. Oramai infatti, la tendenza che si sta sempre più affermando è quella di ritrovarsi nelle case private a fare feste e mangiate senza l’assillo delle mascherine e del controllo sociale. Impazzano le feste clandestine in tutti i luoghi appartati che lo consentono, anche i tornei di calcetto clandestini sono molto in voga. I servizi di catering per le feste in casa stanno avendo uno sviluppo in credibile.

Non ci vuole inoltre molto ad immaginare che quest’inverno andranno di moda i rave party clandestini organizzati in capannoni o edifici isolati senza mascherine e distanziamento di qualsivoglia tipo (e ovviamente senza la minimo sicurezza antincendio e porte antipanico). Il mondo della discoteca ha infatti ricevuto un durissimo colpo con il lockdown, molti locali non riapriranno, e quelli che lo faranno dovranno sottostare a regole surreali, https://tg24.sky.it/cronaca/2020/06/24/riapertura-discoteche-regole-fase-3-, perdendo moltissimi clienti e lasciando a spasso molti lavoratori del settore. Questi ultimi non saranno tutti in grado di riciclarsi all’estero, di conseguenza andranno molto le feste “clandestine” e i rave party basati sul passaparola. Va da sé che ci saranno molti clienti ben contenti di non dover mantenere mascherine e distanziamento: in fondo per un/una giovane (ma non solo) ballare a due metri dal proprio “oggetto del desiderio” è quantomeno impensabile.

Nei prossimi mesi, o forse anni, vedremo svilupparsi una socialità di facciata, la socialità in plexiglass, ligia alle regole, in tutte le occasioni nelle quali bisogna mantenere una certa immagine e mostrarsi rispettosi della formalità , e una socialità più sbracata e vecchio stile, che si svolgerà a parte chiuse.

In questo senso mi è capito per caso di riascoltare uno dei primi pezzi di Ligabue “Le anime in plexiglass”, uscito nel lontano 1991, e ovviamente scritto con tutt’altro scopo. Il testo della canzone potrebbe diventare la futura colonna sonora del mondo del divertimento degli anni ’20:

Prende quota il ritmo della notte
Fra tamburi a canti di guru
E sotto, sotto, sotto, sotto, sotto, sotto
C’è quel movimento clandestino
Di cantine blues
Una volta, qui, c’era il Bar Mario
L’han tirato giù tanti anni fa
E I vecchi, I vecchi, I vecchi
I vecchi, I vecchi, I vecchi
Sono ancora lì che dicono
Che senza non si faE, su, il controllo sembra un tempio
Non sanno che siamo quaggiù
Il plexiglass sarà l’esempio e noi rischiamo
Molto, ma, qua prorpio non se ne può più

Le anime in plexiglass
Stanno ballando un tango
Le anime in plexiglass
Stan dimostrando come si fa uno show.
Le anime in plexiglass
Stan trasudando fango.
Le anime in plexiglass
Stanno insegnando:
Sgarrare non si può, sgarrare non si può
Sgarrare non si può

Camminando nel condotto sette
Si arriva nella New CarboneriaÈ qua, è qua, è qua, è qua, è qua, è quaChe si può far l’amore
Certi che la ronda non ci sia

E poi c’è il capo che ci riempie l’aria
Con la Gibson che ha rubato lui
E sopra, sopra, sopra
Sopra, sopra, sopraVanno avanti con lo showChe è destinato pure a noi
E su, in controllo, son tranquilli
Che replicanti non ce néI vigilantes sono svegli
È dura state al mondo nel 2123 (o 2023 N.d.r.)

Le anime in plexiglass
Stanno ballando un tango.
Le anime in plexiglass
Stan dimostrando come si fa uno show
Le anime in plexiglass
Stan trasudando fango.
Le anime in plexiglass
Stanno insegnando
Sgarrare non si può, sgarrare non si può
Sgarrare non si può

BY PAUL C.F.